Direzione del 28 ottobre 2017

Documento conclusivo respinto dalla Direzione Nazionale del Prc del 28.10.2017

Il neoliberismo genera mostri: l’avanzata in Europa di forze neofasciste, la cui retorica trasforma l’insicurezza sociale in razzismo e xenofobia, rende quanto mai urgente la costruzione di una alternativa politica e sociale in Europa e in Italia.
La grande coalizione dei partiti del neoliberismo – Popolari, Socialisti, Liberali – ha costruito insieme negli ultimi anni i dispositivi di governance che dominano nello spazio europeo: sia le recinzioni della fortezza Europa, da Frontex all’accordo con la Turchia, fino all’infame accordo con la Libia e al protocollo sulle Ong di Minniti e Gentiloni; sia la gabbia dei trattati, dei patti di stabilità, dei vincoli di bilancio, delle riforme strutturali, di cui la tentata riforma della Costituzione e il Jobs Act sono la traduzione italiana.
In questo quadro è comprensibile il crollo dei partiti socialisti in tutta Europa: dalla Grecia alla Francia, dalla Germania alla Spagna, dove il Psoe ha permesso e continua a permettere al governo di Rajoy una repressione contro il popolo catalano degna del Franchismo. Nella incompatibilità tra neoliberismo e democrazia si è consumata la possibilità del compromesso socialdemocratico: i Socialisti europei hanno scelto il neoliberismo.
La traduzione di questo quadro europeo nel contesto italiano rende sempre più urgente la costruzione di una alternativa politica e sociale ai partiti del neoliberismo. La battaglia per la piena attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza, e difesa con la straordinaria vittoria del No il 4 dicembre, ci parla non solo della necessità di rompere l’Europa dei trattati, ma anche di un discrimine: da un lato l’articolo 3, dall’altro l’articolo 81 modificato. Ci parla della necessità non solo di bocciare qualsiasi ipotesi di centrosinistra, ma anche di costruire una alternativa rispetto a chi ha permesso una così grave ferita nella carta costituzionale. Sappiamo, quindi, che per costruire l’alternativa non basta l’anti-renzismo, oggi peraltro diffuso anche nel Pd stesso, anche alla luce del metodo e del merito con cui è stata approvata la legge elettorale truffa “Rosatellum bis”.
Il nostro compito è – lo abbiamo scritto molte volte nei documenti approvati dal Prc – costruire una alternativa politica e sociale al neoliberismo, dunque anche al Partito socialista europeo. E anche per questo motivo riteniamo la proposta politica di Rifondazione comunista incompatibile con quelle forze come Mdp, strutturalmente interne al Partito socialista europeo. Il modello siciliano non può rappresentare un modello nazionale. Non si tratta solo delle biografie – che contano, e moltissimo – e dunque non si tratta solo di singole candidature. Non si tratta solo del recentissimo passato, fatto del sostegno al governo Gentiloni, della “responsabilità” interpretata come appoggio ai voucher e alle politiche vergognose di Minniti. Si tratta di prospettiva politica, di progetto politico. E per preservare la credibilità della nostra proposta politica non possiamo ipotizzare, in vista delle prossime politiche, di costruire liste con Mdp.
Auspichiamo che la prossima assemblea del Brancaccio sciolga positivamente questa contraddizione, acuita dalle costanti dichiarazioni di esponenti di Mdp su un nuovo centro sinistra: se nel corso della prossima assemblea del 18 novembre, la costruzione di una unica lista a sinistra del Pd – obiettivo del Brancaccio – dovesse essere in contraddizione con la nostra proposta politica – la costruzione di una alternativa politica e sociale a Pd e Pse – non potremo che trarne le conseguenze.
Parimenti auspichiamo che Sinistra italiana – recentemente entrata come osservatore nel Partito della sinistra europea – sia coerente con questa scelta e abbandoni una interlocuzione privilegiata con forze del socialismo europeo in vista delle politiche.
Non possiamo però aspettare all’infinito: è già tardi. Né possiamo rinunciare a una iniziativa autonoma del partito, rendendo subalterna la pratica della linea politica del Prc alla risoluzione delle altrui contraddizioni.
Siamo consapevoli che la costruzione di una proposta politica che non abbia il respiro di una campagna elettorale e non sia la prosecuzione della fallimentare e politicista prospettiva di unire la sinistra a fini elettorali (che questa volta sarebbe aggravata dall’inclusione di forze del Socialismo europeo) si fonda sulla capacità di riattivare processi di soggettivazione politica nel conflitto, nel mutualismo, nel fare società. Questa prospettiva non può risolversi ovviamente con la formazione di una proposta elettorale, ma la proposta elettorale deve essere coerente e non minare la credibilità della prospettiva politica.
Per questa ragione, la costruzione di una proposta elettorale in vista delle prossime elezioni politiche non può che partire, da subito e nei tempi utili che abbiamo di fronte, da una interlocuzione privilegiata con i soggetti politici e sociali – interni ed esterni al Brancaccio – che in questi anni hanno detto no alle politiche neoliberiste, razziste e sessiste che attraversano lo spazio europeo e italiano; con chi – in questi anni difficili in cui abbiamo pagato a prezzo altissimo scelte coerenti – ha resistito e camminato con noi per le strade del no sociale; con chi sta promuovendo la manifestazione dell’11 novembre contro il Governo e questa Ue; con gli spazi sociali, i movimenti, il sindacalismo conflittuale, le lotte che praticano autorappresentazione e autogoverno. L’obiettivo è di costruire una coerente e credibile proposta politica in grado di guardare oltre la scadenza elettorale per ricomporre un blocco sociale di alternativa.
Radicalità, conflitto, mutualismo: in tutta Europa il consenso delle forze di alternativa si è costruito su queste basi. Impegniamoci a praticarli anche in Italia. Perché c’è bisogno di rivoluzione.


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