di Patrizia Aldrovandi

Cari amici, i poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C'è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.
La morte di mio figlio non è un'eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell'ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini.

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di Enrico Bartesaghi

“La grazia per alcuni dei responsabili della più grave violazione dei diritti umani in occidente dal dopoguerra?”

Martedì sera, durante la trasmissione “Quinta colonna” su Canale 5, la giornalista Ilaria Cavo ha comunicato l’intenzione di alcuni dei legali dei condannati in via definitiva per le violenze alla Scuola Diaz di chiedere la grazia al Capo dello Stato per i meriti da loro acquisiti sul campo, per non essersi macchiati di violenze e di fatti di sangue.

Dimentica 63 persone ferite, tra le quali una in coma e due codici rossi, il sangue dei manifestanti che dormivano nella scuola, sparso ovunque sui muri, sui pavimenti, sui banchi. Oppure sono ancora ferite pregresse, come dichiarò allora il portavoce della polizia?

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di Vittorio Agnoletto

Sbaglia profondamente Di Pietro quando difende la decisione con la quale contribuì ad impedire la commissione d'inchiesta sul G8. Il leader dell'Idv motiva tale scelta con la necessità di non interferire con il lavoro dei magistrati.
Nulla di più sbagliato; Di Pietro sa perfettamente che i ruoli dei magistrati e quelli di una commissione d'inchiesta parlamentare sono molto diversi fra loro: i primi devono individuare le responsabilità penali specifiche e individuali e, con i limiti che tutti conosciamo, è quello che è avvenuto ad esempio con la sentenza della Cassazione; la seconda deve innanzitutto individuare le responsabilità di chi ricopre ruoli apicali nelle forze dell'ordine, negli apparati dello Stato e nel governo.

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di Antonio Cipriani

Il capo della polizia, Antonio Manganelli, il manager dello Stato più pagato con i suoi 621.253,75 euro l'anno, si è scusato per le violenze della Diaz. Con i suoi 50mila euro al mese e più guadagna in una settimana quello che guadagna un ricercatore se gli va bene, ma tanto bene, in un anno.

Premessa per dire che per mantenere un tenore di vita del genere si sarebbe scusato persino per il cattivo sapore del caffè di Gaspare Pisciotta. All'epoca dei fatti era il vicecapo della polizia, non un passante. Così viene da pensare che le sue scuse, undici anni dopo le efferatezze di Genova, sono tardive e patetiche.

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di Gianluigi Pegolo

Il risultato del voto amministrativo è stato ormai ampiamente commentato. Quello di cui vi è bisogno ora è una riflessione più approfondita e più ampia per consentirci di cogliere tendenze più profonde che hanno agito e che ci possano essere di guida nell’azione politica. A tale proposito, a me pare che l’esito elettorale modifichi radicalmente la situazione, sconvolgendo equilibri politici e mettendo in luce dinamiche delle quali solo in parte vi era percezione. In ciò sta il suo carattere dirompente. In termini generali, il risultato del voto registra, sul piano politico, la “crisi del ruolo di governo”. Una crisi di tale portata da produrre un quadro molto instabile e suscettibile di evoluzioni imprevedibili.

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Responsabile Gianluigi Pegolo