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Il Forum Cgil dell'economia lancia un appello alle istituzioni Ue, già sottoscritto da molti studiosi: la linea Merkel/Sarkozy ha fallito. Con l'austerità non si esce dalla peggior crisi degli ultimi 70 anni. Bisogna ripartire dal lavoro.

Basta con la linea dell’austerità e del rigore di bilancio: per un folto drappello di  economisti, raccolti dal Forum Cgil dell’economia, più che una linea è un binario morto. Qualcosa che non serve a tirar fuori l’Europa dalla più grave recessione che si sia mai vista dagli anni 20 e 30 del secolo scorso.

Nasce da questa considerazione l’appello “per una nuova politica europea contro la recessione” promosso dal Forum Cgil dell'economia e già stato sottoscritto da molti studiosi (qui il testo integrale). Si tratta – spiegano Laura Pennacchi e Danilo Barbi a nome del Forum - di “una scelta che intende proporre l’assoluta necessità di assumere il cambiamento delle politiche europee, oggi ciecamente orientate su un austerità che azzera ogni prospettiva di sviluppo economico, come condizione per riorganizzare il modello di sviluppo, rafforzare il ruolo pubblico, promuovere politiche di piena occupazione”.

L’appello è stato inviato alle istituzioni dell’Unione europea, al governo italiano, alle forze politiche e sociali e al presidente della Repubblica italiana. «Nel quinto anno della crisi globale più grave da quella del 1929 – si legge -, una drammatica prospettiva di recessione incombe sull'Europa mettendone a rischio non solo l'Euro ma anche il modello sociale e l'ideale della “piena e buona occupazione”».

Eppure, argomentano gli economisti, «si è scelta la linea dell'austerità, del rigore di bilancio - a cominciare dal Patto di Stabilità e Crescita, passando per il Patto Euro Plus, per arrivare all'attuale “Fiscal Compact” - con l'idea di contrarre il perimetro statale continuando a sperare che i privati aumentino investimenti e consumi, sulla base della fiducia indotta dalle immissioni di liquidità nel circuito bancario, a sua volta “sollecitato” ad acquistare titoli di stato europei».

Ma per i promotori dell’appello «non basta scommettere sulle aspettative dei mercati finanziari, degli investitori privati, delle banche, dei consumatori. Non è sufficiente puntare sulla “credibilità” dei governi».

La considerazione è amara, ed è rivolta direttamente alla gestione Bce/Merkel/Sarkozy della crisi: «L’attuale quadro europeo – si legge in un passaggio dell’appello - rappresenta il frutto di una serie impressionante di errori: il mancato salvataggio iniziale della Grecia, che ha portato al dramma odierno di quel Paese, a cui è seguito il contagio degli altri debiti sovrani, con l’aggravante delle politiche deflattive imposte indiscriminatamente a tutti i Paesi dell’Unione monetaria».

«Il nodo che oggi si pone in Europa sta nel decidere se il riequilibrio inevitabile avverrà attraverso la “depressione” (con una ricaduta regressiva e democraticamente pericolosa) oppure con lungimiranti scelte di cooperazione, rilanciando l'originaria “spinta” europeista.»

Secondo il Forum la strategia dev’essere una sola: «Abbiamo bisogno di nuova crescita economica ma questa non può che essere una crescita “nuova”, anche in direzione di un’economia della conoscenza e di un’economia sostenibile in termini ambientali, distributivi e sociali. (…) In sintesi, bisogna ripartire dal lavoro. Bisogna realizzare piani di spesa pubblica diretta per il lavoro e per gli investimenti - a partire da quelli verdi, infrastrutturali, ad alta intensità tecnologica e di conoscenza - finanziati con una tassazione ad hoc e anche in disavanzo, se necessario, tenendo insieme domanda e offerta. In altre parole: “socializzare gli investimenti e l’occupazione” per riqualificare l’offerta e aumentarne la produttività, sostenendo la domanda e, al tempo stesso, contenendo l'inflazione e il rapporto debito/PIL nel medio-lungo periodo».

L’appello si può sottoscrivere in una sezione del sito Cgil.

Per il 30 marzo prossimo, inoltre, è stato organizzato un convegno di presentazione e di discussione sulle suggestioni rappresentate con l’Appello, presso il Conference Center (Capranichetta) Piazza Montecitorio 131, Roma, con inizio alle ore 10.

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