La necessità dell’introduzione di un salario minimo in Italia è diventata così evidente che nemmeno il sistema mediatico mainstream può evitare di parlarne e addirittura fonti padronali ne riconoscono la necessità.
A riconoscere la drammatica situazione dei salari italiani hanno contribuito anche le sentenze di diversi tribunali intervenute contro l’incostituzionalità di salari letteralmente da fame, 4, 5 euro lordi, obbligando le aziende ad aumentare le remunerazioni dei propri dipendenti.
l’Italia è oggi l’unico paese d’Europa in cui i salari dal 1990 a oggi, 33 anni, invece che aumentare sono diminuiti al punto che oggi il 30% delle lavoratrici e dei lavoratori, circa 5 milioni di persone, guadagna meno di 1000 euro al mese; con l’aggravante della perdita di potere d’acquisto di circa il 20% causata dall’inflazione in due anni.
Le motivazioni del crollo dei salari reali sono molteplici, in prima fila la precarizzazione estrema del lavoro e la disarticolazione dei processi produttivi, ma è indubbio che veniamo da anni nei quali la contrattazione collettiva non è stata in grado di difendere i salari di lavoratrici e lavoratori.

L’ennesima conferma arriva dall’ipotesi di contratto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari, concordata con i sindacati confederali che, dopo sette anni di mancato rinnovo, prevede aumenti lontanissimi dal garantire un salario dignitoso e che per l’ultimo livello d’inquadramento lascerebbe addirittura inalterata la vergognosa condizione preesistente.

La proposta di legge di iniziativa popolare per un salario minimo di 10 euro lordi l’ora adeguato automaticamente all’inflazione che abbiamo condiviso come Unione Popolare è la strada giusta per restituire dignità al lavoro nel nostro paese; migliorerebbero le retribuzioni di più di 5 milioni di lavoratori che oggi guadagnano meno di quella cifra e moltissimi uscirebbero dallo stato di povertà; una scelta, la nostra che, lungi da deprimere la capacità contrattuale del lavoro darebbe nuova forza alla contrattazione aprendo la strada per una spinta verso l’alto di tutti i livelli retributivi.
Per questo domani 2 giugno come Rifondazione Comunista e Unione Popolare saremo in tantissime piazze in tutta Italia per l’avvio della raccolta firme per il salario minimo legale e invitiamo tutte e tutti a impegnarsi in prima persona per il successo dell’iniziativa.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra europea

@rifondazione.comunista Negli ultimi 30 anni i #salari medi italiani sono diminuiti del 3% (dati OCSE) mentre in altri paesi europei sono aumentati del 30, 40 e 50%. #10euroMinimo ? suono originale - Rifondazione Comunista

banner lip245-1

Condividi