ingroiaantoniodi Liana Milella (Repubblica)
Per Antonio Ingroia, quello dei funerali di Prospero Gallinari e della partecipazione di un candidato di Rivoluzione civile come Claudio Grassi, è diventato il tormentone della giornata. Ma lui di «pietas» parla la mattina e di «pietas» continua parlare la sera. Non cambia idea. Difende Grassi. Che «si è tenuto fuori da qualsiasi ammiccamento ». Quanto a lui stesso, in quanto magistrato, stoppa le insinuazioni: «Non sono pugni chiusi che condivido ».

Giustifica quella presenza?
«Si tratta di un fatto personale, di una partecipazione in forma privata da parte di un amico di infanzia al funerale di un criminale. Si può colpevolizzare solo per questo una persona che negli anni ha sempre dimostrato di voler condannare ogni forma di violenza, anche ammantata di politica e di ideologia? Sarebbe ingiusto e ingeneroso».


Perché allora in tanti lo hanno fatto?
«Lui è stato alla cerimonia senza unirsi alle esternazioni politiche che potessero suonare come adesione alle posizioni di Gallinari, che invece ha sempre criticato in vita e dalle quali ha sempre preso le distanze, anche con le ultime dichiarazioni. Mi pare che strumentalizzare morte e funerali sia un po’ troppo persino in una campagna elettorale accesa come questa».

Ma stare laddove i toni sono di chiara condivisione di un periodo terribile della storia del nostro Paese non si presta a far dire che i presenti appoggiano quel periodo?
«Avrebbe potuto significare questo solo nel caso in cui Grassi avesse partecipato alle esternazione di quei pochi che hanno cercato di trasformare il funerale in una manifestazione politica. Ma lui si è tenuto ben fuori da tutto questo, stando lì con un paio di preti e qualche esponente del Pd, ben distante dal punto in cui si agitavano i pugni chiusi».

Come si spiega allora non solo la protesta dell’Idv, ma anche le critiche pesanti venuti fuori nelle 24 ore successive?
«Sono comprensibili reazioni di chi ha avuto informazioni incomplete sulla posizione di Grassi nella cerimonia e sulla sua storia personale e politica ben distante da qualsiasi forma di compiacenza o contiguità con ambienti politico eversivi come quelli di Gallinari».

Lei ha parlato di “pietas”. Nessun ripensamento?
«Sono convinto che andare a quei funerali in forma privata non si può considerare un atto politico. Il mio è un appello a mantenere tutti mente lucida e sangue freddo anche in campagna elettorale».

Ma un funerale a pugni chiusi non è uno schiaffo alle vittime? Lei come magistrato se lo può permettere?
«Certamente non sono pugni chiusi che io posso in alcun modo condividere, ma che neppure Grassi condivideva».

Nelle critiche si ritrovano assieme Vendola e l’ex An Corsaro: la meraviglia?
«Dovrebbe indurre Vendola a farsi qualche domanda sul fatto di ritrovarsi in questa compagnia. Lo dovrebbe far riflettere su quello che gli sta succedendo da quando si è messo al traino di un Pd che corre verso destra».

Il caso Gallinari ha creato tensione dentro Rc?
«Assolutamente no, la mia posizione è condivisa da tutti, anche Di Pietro fin dall’inizio ha fatto analoghe e chiare dichiarazioni, e la sua posizione su legalità, sicurezza e lotta al terrorismo è nota in quanto estremamente ferma»

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