Un investimento per il presente e per il futuro

Costruire un archivio, non disperdere la memoria di ciò che si è prodotto, non è un esercizio di mera passione culturale, storica, letteraria, ma una assunzione di responsabilità politica generale rispetto al proprio passato. E’ una scelta politica, un investimento per il futuro.
Sappiamo quanto la ricostruzione della memoria abbia avuto una importanza centrale nella storia per tutti i  soggetti emarginati, esclusi, sfruttati, favorendo quel processo di soggettivazione critica, di emancipazione, di costruzione dell’identità politica  che sono stati alla base dei “tornanti storici” del 900, basti pensare al movimento operaio e al movimento delle donne.
Sappiamo anche quanto questo lavoro di “cura” di ciò che si è prodotto e si produce in ambito politico oggi sia sempre più difficile soprattutto con l’avvento dei supporti virtuali e con la rivoluzione tecnologica che ha mutato le coordinate spazio temporali, le modalità di comunicare, i linguaggi. E’ sicuramente un rischio grandissimo il disperdere, oggi più di ieri, informazioni, documenti, carteggi, la nostra storia. Si tratta di salvaguardare dal deperimento un materiale documentario spesso fragile e di difficile gestione di cui c’è il serio rischio che nel futuro non resteranno tracce. Noi non vorremmo correre questo rischio e contro corrente intendiamo invece costruire l’Archivio del Partito della rifondazione comunista.

Rendere accessibili i documenti prodotti è utile  per il lavoro politico quotidiano

Eppure non è questa l’unica ragione che rende necessaria la conservazione dei nostri documenti e la loro fruibilità. Crediamo che se i fini della ricerca storica di domani siano importanti, prioritaria in questo momento è l’accessibilità alla documentazione da parte dei dirigenti del partito per l’attività politica quotidiana. D’altra parte resta per noi di grande insegnamento l’esempio dell’archivio del Partito comunista italiano, che divenne dagli anni 70 in poi uno strumento fondamentale per l’attività politica corrente, e quindi centro di ricezione quasi immediata dei documenti via via prodotti. Lavoreremo dunque in questa doppia direzione affinchè anche il nostro archivio abbia una utilità per l’uso interno.
Una volta ultimati i lavori proporremo una gestione corrente delle carte perché non vengano disperse e diventino immediatamente fruibili.
Spetterà agli organismi dirigenti competenti stabilire un regolamento per la consultabilità delle carte (sia per la ricerca storica sia per l’uso interno) anche tenendo conto del codice deontologico per la consultazione dei documenti d’archivio e delle normative sulla tutela della privacy.

Le tappe per costruire l’Archivio

Le tappe per la costruzione dell’Archivio saranno le seguenti:  ricognizione del materiale esistente, recupero, ordinamento, descrizione dei materiali cartacei, su supporto elettronico e dei siti web,  stampa dell’inventario.

La ricognizione e il recupero del materiale esistente

La prima fase del lavoro prevede un censimento sui materiali esistenti.
Contando sul massimo coinvolgimento dei compagni e le compagne che hanno concorso alla costruzione del nostro partito sia a livello centrale che periferico, comporremo una mappatura del patrimonio documentario di cui disponiamo utilizzando inizialmente internet per la compilazione di una scheda in cui, sommariamente, vengano descritti quantità e tipologia della documentazione conservata, specificando le sedi in cui al momento si trova il materiale.  
Il recupero dei documenti periferici avverrà in una seconda fase. Inizialmente i versamenti andranno  effettuati presso gli uffici degli organismi e/o dipartimenti nazionali, a partire dal dipartimento organizzazione.
Il Dipartimento Organizzazione infatti sarà il primo a versare i materiali prodotti, che verranno successivamente vincolati dallo Stato come patrimonio pubblico, soggetti dunque alle normative di tutela previste per legge dal Ministero dei Beni Culturali (disciplina del decreto legislativo 29/10/99 n. 490).

Una volta vincolato il fondo dell’Area Organizzazione,  esso sarà mappato, riordinato ed inventariato, ed andrà a costituire un nucleo documentario fondamentale dell’Archivio. Parallelamente al riordino di questa documentazione, lavoreremo al recupero e al riordino dei materiali iconografici prodotti dal partito: manifesti, fotografie, video. 
Si proseguirà solo in una fase successiva a sollecitare il versamento degli altri dipartimenti nazionali, nei materiali prodotti a livello locale, e dei materiali conservati dai dirigenti politici del partito dalla sua nascita ad oggi per costituire i fondi personali. Tutto il patrimonio documentario verrà vincolato dallo Stato e ordinato.

E’ facile prevedere che ci troveremo di fronte a grandi lacune che dovremo colmare. Ciò costituirà la seconda fase del lavoro. Quanto più saremo in grado di sensibilizzare a tutti i livelli del Partito (livello centrale e livelli periferici, gruppi dirigenti e militanti di base)  sollecitando il versamento dei documenti, tanto più saremo in grado di rimediare ai vuoti di memoria.

 L’ordinamento e la descrizione delle carte

L’ordinamento delle carte verrà fatto seguendo il principio di provenienza e non potrà non tenere conto dello stato in cui si presenterà la documentazione al momento del versamento, documentazione che – c’è da prevedere – sarà prevalentemente disomogenea, disordinata, lacunosa,  e della natura dei documenti, che  probabilmente saranno per la maggioranza su supporto digitale. 
I materiali andranno ordinati in maniera tale da rendere la consultazione il più semplice e veloce possibile.

Per ordinare e descrivere i documenti utilizzeremo il software Gea (Gestione elettronica archivi) sviluppato sulla base degli standard internazionali di Isad (International standard for archival description) ed Isaar (International standard for archival authority records). Gea è un software sviluppato per conto del progetto Archivi del Novecento – la memoria in rete – che nasce all’interno del Consorzio Baicr, fondato nel 1991 da cinque istituti culturale (l’Istituto della Enciclopedia Italiana, l’Istituto Luigi Sturzo, la Fondazione Lelio e Lisli Basso-Isocco, la Società Geografica Italiana, la Fondazione Istituto Gramsci).
L’uso di tale strumento informatico ci consentirà di diversificare le possibilità di accesso alle informazioni. Infatti accanto alla consultazione dell’albero gerarchico – consultazione naturale dell’inventario – saranno possibili numerose ricerche effettuabili sia a testo libero (per campi o sull’intero corpo della scheda) sia con l’ausilio di dizionari di campo destinati ad ospitare i nomi di persone, enti, luoghi a qualsiasi titolo citati nella descrizione del documento. .

L’ archivio sarà corredato sia da un inventario cartaceo, sia da un inventario elettronico consultabile in rete nel sito www.archividelnocento.it

L’ordine di lavorazione delle carte seguirà in linea di massima il seguente schema:

Primo nucleo
Fondo Manifesti e iconografico
Secondo nucleo
Congressi nazionali
Cpn
Direzione
Segreteria
Conferenze e assemblee nazionali
Terzo nucleo
Dipartimenti
Giovani comuniste/i
Feste di Liberazione
Quarto nucleo
Federazioni – Congressi – Siti locali
Siti nazionali
Pubblicazioni
Quinto nucleo
Fondi personali

L’attività di conservazione si concentrerà dal 1991 al 2008 fatta eccezione per le carte dei dipartimenti che andranno  dal 1991 al 2001.

Il  gruppo archivio

Il progetto rientra nelle iniziative dell’area organizzazione e sarà realizzato dal “gruppo archivio”, di cui fanno parte: Linda Santilli, responsabile del progetto, Eleonora Lattanzi (archivista della Fondazione Istituto Gramsci); Cristiana Pipitone (archivista della Fondazione Istituto Gramsci). Sarà possibile avvalersi anche della supervisione di Linda Giuva (docente universitaria).  A questo gruppo di lavoro collaboreranno compagni/e che porteranno il loro contributo soprattutto nel campo della ricostruzione storica e della connessione tra i documenti.
Le archiviste del “gruppo archivio” hanno competenze specifiche nell’ordinamento di archivi di partito  e di fondi personali, avendo lavorato alla costruzione dell’archivio storico del PCI e a quello di Antonio Gramsci. 
Verrà fatto il possibile per chiedere il contributo di giovani archivisti tirocinanti che facciano da supporto a chi seguirà direttamente il progetto. 
Poiché, come è stato detto, gran parte della documentazione sarà su supporto digitale, il lavoro di ordinamento e descrizione di questa documentazione e dei siti web costituirà una sorta di ricerca sperimentale per individuare metodologie scientificamente idonee per la conservazione a lungo termine di documenti autentici creati e/o mantenuti in formato digitale Gli esiti del lavoro si auspica quindi che saranno di utilità non solo per il Prc, ma per il mondo della ricerca archivistica nel suo complesso.

Linda Santilli

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