mpsdi F. Man.
«Negli ultimi anni la sinistra italiana è stata subalterna ai poteri finanziari. Ha abbracciato con l’entusiasmo dei neofiti l’idea che il mercato senza Stato fosse la panacea di tutti i mali». Critica doppiamente dura quella di Vladimiro Giacché. Intanto perché arriva da sinistra, visto che si presenta alle politiche con Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia. E poi perché di finanza il candidato arancione, almeno fino a martedì scorso, ne ha masticata parecchia. Cinquant’anni, laurea in filosofia alla Normale di Pisa, Giacchè ha scelto presto il mondo delle banche e dopo un’esperienza al Medio credito Centrale è stato stretto collaboratore di Matteo Arpe al vertice di Capitalia.

Da là è uscito proprio assieme ad Arpe e ad altri manager, dopo un duro braccio di ferro con Cesare Geronzi, per fondare Sator, un operatore di private equity che in Italia ha preso il controllo di Banca Profilo.

Giacché scusi, ma che ci fa un banchiere conIngroia?
«Un bancario e non un banchiere»

Questa è la battuta con cui se la cava sempre Alessandro Profumo…
«Ma lui è un banchiere davvero» .

Quanto ha guadagnato nel 2012?
«Pubblicheremo i nostri redditi sul sito. Comunque circa 100 mila euro. Creando Sator ci siamo ridotti gli stipendi. E da martedì sono in aspettativa non retribuita ».

Però lei è azionista di Sator, no?
«Sì, ho l’1,4% del capitale».

Lei parla di subalternità della sinistra alla finanza. Nel caso di Mps, però, non è stata invece la banca subalterna al Pd,?
«Subalternità nel senso che la sinistra non ha fatto valere le istanze di chi dovrebbe rappresentare e si è accontentata in cambio di qualche posto in cda o comunque di una fettina di potere. Penso anche all’atteggiamento nelle privatizzazioni degli Anni ’90 e in particolare a quella di Telecom. O a operazioni come quelle che hanno portato Sergio Chiamparino al vertice della Compagnia di San Paolo».

Dall’alta finanza a Ingroia. E’ una conversione o un ritorno a casa, per lei figlio di un parlamentare Pci? Il suo nome richiama forse il più noto Vladimir Ili’c?
«Non lo escluderei».

Dunque conversione o no?
«No. Io la vedo come una mossa in continuità con la mia cultura e anche con la mia attività».

Difficile seguire questa continuità.
«Semplice, vedo nei programmi di Rivoluzione Civile elementi che servono a modernizzare davvero il Paese».

E quali?
«Le cito quattro punti. La lotta per la legalità, che è essenziale per rilanciare l’economia. Il fatto che la modernizzazione e la crescita devono andare assieme all’equità sociale anche perché se si continua solo a incidere sui salari le imprese non hanno un incentivo ad aumentare la produttività investendo in Ricerca e Sviluppo. E poi un riequilibrio tra settore pubblico e privato, dando più peso al primo…»

La fermo. Vuole rinazionalizzare?
«Penso che nel settore del credito serva un istituto a medio termine pubblico che finanzi gli investimenti delle imprese. La Germania ce l’ha, noi l’avevamo e l’abbiamo privatizzato senza buoni frutti. E poi quando lo Stato interviene in soccorso di una banca, come sta avvenendo per Mps, deve prendere anche una partecipazione nel capitale».

E il quarto punto?
«E’ l’Europa. Dobbiamo assolutamente rinegoziare il fiscal compact. La politica di austerità, per citare Talleyrand, è peggio di un delitto, è un errore. E se troppo depressive colpiscono anche le finanze pubbliche».

Sembra di sentire Berlusconi…
«Lui e Tremonti ora dicono che l’Europa è cattiva, ma sono loro che hanno accettato queste politiche».

Lei ha curato un volume di scritti di Karl Marx. Oggi si può leggere quello che accade conquegli strumenti ?
«La lettura marxiana è l’unica che permette di capire che questa e altre crisi non sono incidenti di percorso, ma fenomeni insiti in un’economia basata sul debito e la finanza. E le assicuro che come me lo pensano molti altri professionisti e finanzieri».

da La stampa

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