di Ezio Locatelli -

Queste elezioni politiche, come temevamo, sono andate male, molto male. Va aperta una riflessione senza scomporsi dato che i prossimi mesi di forti turbolenze sociali metteranno tutto nuovamente a soqquadro politico. In queste elezioni la destra estrema, populista, razzista e fascisteggiante vince alla grande – quintuplicati i voti di FdI di appena quattro anni fa - intercettando la rabbia cresciuta sul terreno di una crisi sociale e politica priva di una rappresentanza a sinistra.

Dev’essere chiaro, ciò è potuto accadere per palesi responsabilità politiche. La responsabilità di chi si è identificato – Pd e centro sinistra in primo luogo - con un sistema economico plasmato dai poteri forti, di legittimazione della guerra, un sistema basato sul furto legalizzato di denaro e di potere da parte di pochi a danno di molti che provoca degrado sociale e distruzione di risorse naturali. Peraltro la destra, una volta dismessa la maschera elettorale, ha già detto di volere andare avanti sulla stessa strada, alla bisogna con fare più autoritario.

Per quanto ci riguarda, come Unione Popolare, non è bastato mettere in campo tutte le energie e le adesioni disponibili sul terreno elettorale - grazie a tutt@ coloro che l'hanno fatto - per dare il senso di una rappresentanza al disagio sociale e alla contrarietà alla guerra. Non poteva bastare non solo per la precipitazione in tempi brevi della campagna elettorale, l’oscuramento mediatico a cui siamo stati sottoposti, il meccanismo perverso del voto utile che ha premiato questa volta il M5S, quanto per l’assenza di un movimento sociale generalizzato.

Le sorti di nuova soggettività e di rappresentanza politica a sinistra non sono mai l’esito di una operazione meramente propagandistica o elettorale, della personificazione di una operazione politica. Sono sempre e innanzitutto il risultato dell’apertura di una contesa sociale nel Paese. Da qui dobbiamo ricominciare per la ricostruzione possibile e necessaria di una forza di alternativa. Proprio per questo non dobbiamo deflettere come Unione Popolare dal lavoro di convergenza di tutte le forze antagoniste, antiliberiste, ambientaliste, pacifiste stando tuttavia su basi reali, pensando e lavorando sulla ripresa di un movimento di partecipazione e di contestazione sociale alle politiche di sistema. Non sarà un pranzo di gala, ma questo è il compito che abbiamo davanti nei prossimi mesi, quello di far vivere e rafforzare l’unione di forze critiche, antagoniste nel conflitto sociale come condizione necessaria per riaprire un orizzonte di speranza. (e.l.)

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di Ezio Locatelli -

Prostratevi alla mia persona, alle mie direttive, al mio comando. Questo il succo del discorso di Mario Draghi al Senato. Testualmente: “serve un nuovo patto di fiducia…come quello che ci ha permesso finora di cambiare in meglio il paese”. Diamine! Non ci eravamo accorti di questo miglioramento e nemmeno se ne sono accorti svariati istituti di ricerca che hanno rilevato in questi mesi l’aumento spaventoso delle diseguaglianze sociali, delle povertà, della precarietà. Che hanno misurato gli effetti devastanti della guerra riguardo la condizione esistenziale di milioni di persone. Ma forse l’illusionista Draghi, a proposito di miglioramenti, si riferiva ai vantaggi e ai profitti oltremisura concessi al mondo della grande finanza e delle grandi imprese. Sempre Draghi dall’alto della sua posizione di tecnocrate incaricato di formare un governo prone agli interessi economici dominanti: “I partiti e voi parlamentari — siete pronti a ricostruire questo patto? Siete pronti a confermare quello sforzo che avete compiuto nei primi mesi, e che poi si è affievolito?”. Detto in altre parole siete pronti a sottomettervi alle politiche neoliberiste, atlantiste, di guerra portate avanti dalla mia persona in nome e per conto delle grandi potenze economiche del mondo cosiddetto libero? Il più solerte a rispondere un sì convinto, da primo della classe, il segretario del Pd Enrico Letta. Miseria della politica politicante. Peccato che Draghi o non Draghi al governo l’instabilità politica da qui in avanti diventerà un fatto sempre più rilevante. Un fatto che prima ancora di essere il frutto di frizioni interne al sistema è il prodotto di contraddizioni sociali, di fratture con quella parte consistente di popolazione che resta fuori dal sistema. Nella società cova un dissenso e una protesta per il peggioramento della propria condizione sociale e lavorativa che può diventare la leva per una nuova fase di lotte, di conflitti e di possibile cambiamento. Lavoriamo e organizziamoci per dare il massimo di impatto a questa fase di possibile cambiamento oltre che di ricostruzione di una nuova soggettività politica a sinistra.

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Care compagne/i

trasmettiamo copia delle Linee di indirizzo assunte dal CPN e approvate in via definitiva dalla Direzione Nazionale del 6/07/2022 “Immaginare il futuro, cambiare il presente”, per lo svolgimento della V Conferenza Nazionale di Organizzazione che si svolgerà il 25/26 settembre 2022.

La Conferenza nazionale sarà preceduta da Conferenze di Circolo e/o di Federazione e da assemblee regionali previste dall’art. 21 dello Statuto in base al regolamento che viene anch’esso trasmesso in allegato. Nei prossimi giorni vi verranno trasmessi copia dei verbali, questionari e altri materiali utili allo svolgimento delle Conferenze.

Auguriamo a tutte e tutti una proficua discussione volta a riorganizzare l’iniziativa sociale e il progetto politico del nostro Partito, ovviamente tenuto conto degli obiettivi politici che ci siamo dati nel documento approvato dall’ultimo Cpn “Costruire la coalizione popolare contro la guerra”.

Saluti Comunisti

Ezio Locatelli
Segreteria nazionale, responsabile nazionale Organizzazione Prc-Se

 

  • Linee di indirizzo per la Conferenza Nazionale di Rifondazione Comunista - PDF
  • Regolamento - PDF

 

Car@ compagn@

in allegato trasmetto il dispositivo finale approvato dal Comitato Politico Nazionale riguardante la convocazione della Conferenza Nazionale di Rifondazione Comunista per il 17/18 settembre e la modalità di svolgimento della discussione nei territori. Trasmetto altresì il testo base per lo svolgimento della discussione assunto dal Comitato Politico Nazionale (“Immaginare il futuro, cambiare il presente”). Nel chiedere di trasmettere tale materiale agli organismi dirigenti territoriali (regionali, di Federazione, di Circolo) chiedo altresì alle segretarie e ai segretari regionali, di Federazione, di Circolo di attivarsi da subito per predisporre i passaggi necessari allo svolgimento delle conferenze nei territori secondo la tempistica indicata dal dispositivo.

Lunedi 4 luglio, ore 19.00, le segretarie e i segretari di Federazione e regionali sono chiamati a partecipare a un primo incontro on line di avvio del percorso della Conferenza. Sarà inviato link per collegamento a fine settimana. Facciamo di questa Conferenza un’occasione di rinnovamento, di rafforzamento e di rilancio della presenza e della iniziativa politica del Partito della Rifondazione Comunista in tutte le realtà territoriali.

Buon lavoro. Saluti comunisti.

Ezio Locatelli
Segreteria nazionale, responsabile Organizzazione Prc-Se

di Ezio Locatelli - 

Immaginare il futuro, cambiare il presente

"Nella consapevolezza delle nostre difficoltà, nella straordinarietà del contesto in cui si svolge il nostro XI congresso, il partito avvia un percorso di rinnovamento che deve coinvolgere sia il nostro modo di essere che il gruppo dirigente. Questo processo deve attraversare i territori e operare un decisivo salto di qualità sul livello centrale e anche ridefinire il gruppo dirigente nazionale in una conferenza da tenersi tra luglio e settembre 2022. Il Congresso nel dare questo mandato al nuovo Cpn, alla direzione e alla segreteria li impegna a valorizzare le competenze di chi ha fatto decenni di militanza nel partito ma puntando decisamente sugli elementi di novità e sulle energie giovanili che ci sono nel partito. Proprio il carattere unitario del congresso e l’obiettivo della gestione unitaria della nostra organizzazione si devono sostanziare in un’attitudine all’innovazione in direzione di un maggior radicamento del partito nelle lotte sociali".

Così recita un passaggio del documento congressuale, approvato all’unanimità al termine del Congresso di Chianciano nell’ottobre scorso. Un testo chiaro che impegna il gruppo dirigente a perseguire il carattere unitario del Congresso e della sua gestione sull’innovazione e sul radicamento del partito nelle lotte sociali. È sulla base di questa indicazione che viene convocata la Conferenza Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista.

Dal congresso ad oggi

Nel corso di questi mesi abbiamo sviluppato alcuni elementi positivi, quattro in particolare:

- Abbiamo ripreso a fare campagne di massa ed a costruire un minimo di radicamento del partito nel conflitto sociale grazie in particolare alla spinta e al lavoro del dipartimento lavoro.

- Nella guerra, il nostro corretto posizionamento politico che affonda le radici nella nostra lunga storia e pratica pacifista, ci ha permesso di svolgere una positiva azione di orientamento e di lotta politica. La costruzione di un movimento contro la guerra e i suoi deleteri effetti economici rappresenta un obiettivo centrale del nostro progetto politico.

- Grazie all’impegno di quattro deputate elette nelle fila del Movimento 5 stelle e ad un nostro lavoro collettivo si è concretizzata la costituzione del gruppo parlamentare di ManifestA. Oltre ad essere un risultato importante in sé, questo fatto ha fortemente e positivamente dinamizzato la prospettiva di costruzione di una coalizione popolare alternativa ai poli politici presenti.

- La costruzione di un polo politico dell’alternativa, su cui da anni siamo impegnati, vede nel contesto della lotta contro la guerra la possibilità di una sua positiva realizzazione. Senza nasconderci il ritardo con cui ci muoviamo, a distanza di mesi dal congresso, riteniamo che sulla base di quanto proposto nella riunione della direzione nazionale del 29 maggio scorso sia necessario e possibile arrivare in tempi brevi al lancio pubblico del progetto politico.

Questi elementi positivi non risolvono le nostre difficoltà di fondo a cui fa cenno il documento congressuale: pensiamo solo alla scarsità di giovani, donne e migranti nella composizione del partito o alle difficoltà nel declinare oggi il ruolo storico ed un impianto politico di fondo della rifondazione comunista. La mancata realizzazione dei seminari che dovevano precedere il Congresso - a causa delle lungaggini che hanno caratterizzato l’organizzazione dello stesso – certo non ha aiutato ad affrontarle con la dovuta attenzione. Non siamo però oggi chiamati a riaprire una discussione generale ma a praticare quel percorso di rinnovamento che ci viene indicato dal Congresso e che – anche in applicazione delle possibilità offerte dal nuovo statuto – ci permetta di affrontare al meglio le opportunità che abbiamo dinnanzi. Oggi il partito è nel pieno della lotta contro la guerra e le conseguenze sociali della stessa e tra brevissimo sarà impegnato per far partire un ampio processo di aggregazione di una soggettività politica di alternativa. Non possiamo pensare di restare chiusi per mesi in un dibattito interno. Dobbiamo quindi impostare una Conferenza che si possa svolgere rapidamente, attui quel rinnovamento che ci è stato chiesto dal congresso ed imposti il lavoro di riorganizzazione del partito in modo da renderlo più efficace nell’affrontare le sfide e le opportunità che abbiamo dinnanzi.

Non si tratta di amministrare l’esistente: si tratta di porre le condizioni affinché il partito – a partire da chi ha meritoriamente resistito in questi anni - possa diventare un riferimento, un luogo attrattivo per la domanda di cambiamento che viene espressa dagli strati popolari del nostro Paese. A questo obiettivo dobbiamo guardare mentre siamo impegnati nella lotta alla guerra e nella costruzione di una coalizione popolare sul piano politico.

Costruire l’alternativa

Dopo l’emergere del disastro ambientale legato ai cambiamenti climatici abbiamo vissuto due anni di pandemia – tutt’altro che terminata – e oggi siamo nel mezzo di una guerra tra superpotenze mondali. L’elemento che interseca questi fatti è il tratto distruttivo e barbarico che ha assunto il capitalismo odierno. Il capitalismo mantiene il suo potere ma attraversa una vera crisi di egemonia nell’incapacità di prospettare un futuro vivibile per l’umanità e per i popoli. Il dominio del capitalismo oggi si esercita principalmente nell’impedire ogni aggregazione di soggettività popolare, alimentando guerre tra poveri, contrapposizioni tra popoli, senso di isolamento e di impotenza degli individui. La costruzione di un movimento di massa che superi il senso di isolamento e di impotenza individuale, l’aggregazione politica, sociale e culturale delle domande di cambiamento, sono i principali compiti storici che le comuniste e i comunisti hanno dinanzi. Su questo terreno dobbiamo e possiamo operare, qui e ora, un deciso salto di qualità.

La rigenerazione e il rilancio di Rifondazione Comunista

Il balzo in avanti da compiere deve sostanziarsi innanzitutto, per quanto ci riguarda più direttamente, nella fuoriuscita dallo stato di debolezza e di minorità in cui si trova il nostro partito analogamente allo stato di debolezza di tutte le forze di sinistra e di movimento. Se è vero che il nostro partito è stato artefice in non poche situazioni di positivi fatti di resistenza, di partecipazione, di lotta è pur vero che questi fatti non sono riusciti ad andare oltre l’aspetto volontaristico o propagandistico, non sono riusciti a pesare sul corso delle cose, a imporsi sul piano nazionale come un efficace punto di leva nella costruzione di un'alternativa di società. Il problema irrisolto è quello di riuscire a svolgere un ruolo incisivo, socialmente riconoscibile. Dobbiamo realizzare un’iniziativa politica non solo in riferimento alle residue forze disponibili ma in rapporto al bisogno diffuso di cambiamento che è presente nei movimenti, nella società, nell’opinione di vasti settori popolari. È in ragione di ciò che poniamo come obiettivo e, al tempo stesso, come principale linea di ricerca di questa nostra Conferenza la rigenerazione e il rilancio di Rifondazione Comunista come uno (non l’unico ovviamente) degli elementi essenziali per agire un ruolo di cambiamento, per contribuire all’uscita dal sempre più oppressivo, devastante ordine delle cose esistenti. Cercando di dare protagonismo e centralità alle fasce più marginalizzate sui nostri territori e più penalizzate dalle diverse crisi (prima quella economica, poi quella pandemica, oggi quella della guerra): le giovani generazioni, le donne, le/i migranti, l’insieme dei settori colpiti da ingiustizie e discriminazione.

Trasformare il disagio giovanile in conflitto

I giovani sono stati a lungo vittima di un discorso pubblico e di scelte politiche mirate che hanno colpito ogni prospettiva futura, dall’istruzione al lavoro, dalla socialità alla salute, dalla vita privata alla realizzazione individuale. Le paure e le angosce sul futuro, già espresse negli anni scorsi dalla crescita impetuosa di movimenti come Fridays For Future, come la nuova ondata femminista e attraverso le proteste di massa contro il neoliberismo, testimoniano l’acutizzarsi delle contraddizioni politiche, sociali ed economiche. Le periodiche inchieste sulle nuove generazioni evidenziano in tutti i paesi dell’Occidente non solo fattori rassegnazione e depressione ma anche – è la prima volta in questa dimensione - una forte domanda di cambiamento, in non pochi casi con una disponibilità alla contestazione e al conflitto al sistema dato. Una linea di tendenza che è anche una indicazione di lavoro da condurre in rapporto con i giovani comunisti in vista della loro Conferenza Nazionale: il lavoro per trasformare del disagio giovanile in aggregazione e conflitto.

Fratture sociali e spazi politici che si aprono

Della situazione attuale dobbiamo sottolineare il tratto barbarico e distruttivo ma anche cogliere e valorizzare la crisi di consenso, di rottura “del pensiero unico”, che apre nuove possibilità, rende possibili nuovi percorsi di politicizzazione. C’è una rottura tra paese reale e paese legale che parte dall’inaudito aumento delle disuguaglianze di reddito e di ricchezza che oggi può riaprire percorsi di contestazione diffusi: su questa possibilità dobbiamo calibrare il baricentro del partito.

Il tema della soggettivazione della forza necessaria per il cambiamento comporta una rivisitazione del nostro agire politico. Più volte abbiamo richiamato il mutamento avvenuto nel rapporto tra società civile e partiti, con la necessità di fondare la nostra ragione d’essere di forza comunista nel rapporto con la società e nella capacità di prospettare una prospettiva politica. A tal fine non serve una forza genericamente antagonista e radicale: occorre costruire legami concreti con le domande sociali, con l’insofferenza verso le politiche di governo, con i conflitti emergenti. Detto in altre parole occorre costituirci sempre più come forza capace di intervenire nel disagio e nella crisi sociale (le campagne sociali su lavoro, pensioni, contro la guerra e il carovita sono un pezzo importante di questo lavoro) innestando su questa internità al conflitto la prospettiva politica generale.

La necessità di una scelta di campo

Questo significa fare una scelta di campo riaffermando la nostra alterità alle forze di sistema sia di centrodestra che centrosinistra e M5S (alterità che deve essere praticata non solo enunciata), costruendo un’alternativa politica a queste forze (di grande importanza la nascita a livello parlamentare della componente ManifestA-Pap-Rifondazione Comunista), ma soprattutto non riducendo la nostra iniziativa alla “politica tradizionale” che vive una vera e propria crisi di legittimità. Dobbiamo intercettare la rabbia di una massa senza rappresentanza, che non si riconosce nell’attuale sistema politico. Dobbiamo farlo non dall’esterno ma stando all’interno delle tante situazioni di disagio, di protesta, di rabbia sociale. Soltanto stando dentro questo campo, riorganizzando una linea critica del basso contro l’alto, contro un sistema oligarchico che concentra il potere e il denaro in poche mani, abbiamo la possibilità di ricostruire le basi di consenso per una rinascita della Sinistra di alternativa, della stessa Rifondazione Comunista. L’impegno ad intraprendere un’azione costante in questa direzione è già l’indicazione di un percorso rifondativo e rigenerativo che deve orientare la nostra Conferenza Nazionale.

INTRECCIARE IL DIRE E IL FARE.

IL PERCORSO DELLA CONFERENZA

Oggi abbiamo la possibilità di lavorare ad una prospettiva ricostruttiva. Per fare questo abbiamo bisogno oltre che di preservare l’accumulo delle forze e della intelligenza collettiva acquisita di avere immaginazione e apertura riguardo a elementi di innovazione e sperimentazione utili a farci fare passi in avanti. Proponiamo di aprire una discussione pienamente inserita e intrecciata con la quotidianità del lavoro del partito.

Una discussione in entrata della Conferenza con il coinvolgimento in particolare dei/delle segretari/e nonché dei/delle responsabili organizzative provinciali e regionali, del Cpn, volutamente non preordinata ma aperta, in itinere nel confronto che si svilupperà nelle prossime settimane nelle sedi politiche e di lavoro. In ogni caso, in previsione della Conferenza, chiediamo ai regionali di espletare appieno il proprio ruolo di direzione politica, cominciando a predisporre i piani organizzativi e di lavoro regionali.

In uscita della Conferenza proponiamo una tornata di incontri di Circolo, di Federazione, di Regionali volta all’assunzione di impegni e di obiettivi concreti di lavoro.

Di seguito indichiamo alcuni spunti e/o proposte organizzative (non esaustive) su cui aprire la discussione e cominciare in ogni caso da subito a lavorare dando mandato al responsabile organizzazione di espletare tutti i passaggi relativi alla convocazione e alo svolgimento della Conferenza:

1) Una organizzazione più strutturata, più funzionante. Le novità dello Statuto

Dobbiamo realizzare un cambio di passo rispetto ai molti ritardi e inadeguatezze che abbiamo, tra questi il dato di un partito che in non poche situazioni è in difficoltà a rispondere a una domanda di ruolo, di iniziativa, di utilità sociale e politica. Per contribuire al superamento di queste difficoltà è necessario che ci sia un rapporto costante tra le Federazioni e i Circoli, tra i Regionali e le Federazioni, tra il Nazionale e le realtà territoriali per attivare una circolazione di proposte, energie, di risorse disponibili, di socializzazione delle buone pratiche. Se questi rapporti non ci sono vanno costruiti, sollecitati in presa diretta con i/le compagn@ e i territori. Cogliendo il momento di possibilità che abbiamo di lavorare ad una prospettiva ricostruttiva l’impegno del partito deve andare nel senso di una organizzazione più strutturata, più funzionante. Non ci interessa un partito “liquido”, vogliamo costruire un partito solido al passo con i tempi. A tal proposito vanno assunte appieno le novità delineate col nuovo Statuto del Partito (la costituzione di Circoli funzionali oltre che territoriali intorno alla specificità delle pratiche sociali, delle vertenze e dei conflitti; lo strumento dei gruppi di lavoro; le assemblee regionali e i piani organizzativi regionali) volte a sperimentare forme politiche e organizzative che “agevolino il radicamento nel territorio, nel tessuto sociale e nell’ambito delle pratiche sociali (mutualismo conflittuale, sportelli, spazi sociali, autofinanziamento, lotte sociali, ambientali, sui diritti) gli spazi e le modalità di partecipazione, discussione e decisionalità” di acquisire le opportunità legate all’ambito della digitalizzazione.

Proposte e indicazioni di lavoro: in ogni federazione occorre porsi l’obiettivo dalla Conferenza alla fine dell’anno di individuare la questione politica e/o vertenziale principale per l’ambito di riferimento territoriale e se utile di dar vita alla costruzione di un Circolo funzionale. La proposta è di costituire in ogni regione un gruppo di lavoro del partito volto a verificare e a favorire lo stato di avanzamento dei Circoli funzionali e delle pratiche sociali in diversi territori.

2) La direzione politica: più democrazia, più partecipazione

È del tutto evidente che i problemi di organizzazione e di crescita non si risolvono con lo Statuto ma, tra le altre cose, sul piano della capacità di indirizzo e di intervento politico. Per svolgere questo lavoro occorre rispondere a un imperativo funzionale: la direzione politica, una direzione associata a un di più di collegialità e partecipazione. Il nostro modello di partito, volendo riprendere la definizione gramsciana del partito come “intellettuale collettivo”, non può che mettere in primo piano gli elementi della partecipazione, della direzione collettiva, della democrazia organizzata in controtendenza a dinamiche di personalizzazione, di soggettivismo che non rispondono alla necessità di una nostra crescita in quanto soggetto organizzato. C’è la necessità, a tutti i livelli esecutivi e di direzione, a partire dal livello nazionale, di una maggiore condivisione e socializzazione delle decisioni politiche. Contribuire al mantenimento di un piano unitario di discussione è il compito di ogni compagno o compagno del partito, in particolare di quell@ che svolgono ruoli dirigenti, le cui opinioni e/o posizioni personali non possono essere anteposte ma devono essere correlate a quelle che maturano sul piano collettivo. L’unità non come fatto meccanico, coazione a ripetere, ma unità come fatto dinamico, costruita nel confronto e nel rispetto delle decisioni politiche quale fondamento del nostro agire politico.

Proposte e indicazioni di lavoro: occorre garantire incontri di segreterie, direzione e Cpn e organismi vari territoriali più puntuali di quanto non sia adesso. Nell’ottica di costruire un gruppo dirigente più largo, di sollecitare iniziativa politica occorre rimediare a vuoti e ritardi trascinatisi oltre misura nel rinnovo di tutta una serie di incarichi nazionali di lavoro in settori strategici di intervento politico, come per esempio la sanità. Occorre quindi definire le responsabilità dei settori di intervento politico e far vivere, attorno alla figura del responsabile, gruppi di lavoro collettivi.

3) Le campagne sociali come elemento di sviluppo del radicamento sociale

Le campagne sui temi sociali e del lavoro hanno valorizzato potenzialità inespresse del nostro partito permettendo di conseguire risultati positivi che hanno restituito a tutti i compagni una fiducia in sé stessi che mancava da tempo. In primo luogo, la modalità di costruzione delle campagne, contemporaneamente centralizzate e partecipate, un modo di agire da partito, ha favorito l’attivazione dei circoli e delle federazioni, anche quelle meno forti organizzativamente. Il risultato è stato un salto di qualità nella capacità di iniziativa politica del partito e di proiezione esterna delle nostre proposte che, a loro volta, ne hanno guadagnato in termini di chiarezza e definizione. Il carattere nazionale, unitario e coordinato delle campagne è stato alla base di un lavoro sui media che ha permesso di affrontare, almeno in parte, l’annoso problema dell’oscuramento mediatico con una presenza diffusa sulle tv e sui giornali regionali e provinciali.
Le esperienze fatte, con la verifica concreta delle nostre potenzialità, indicano la necessità e possibilità di un ulteriore salto di qualità, su cui proponiamo di ragionare collettivamente. E’ possibile porsi l’obiettivo di una gestione nazionale dei risultati delle campagne che finora è stata lasciata alle federazioni anche per l’incertezza sui risultati effettivamente conseguibili.

Proposte e indicazioni di lavoro. E’ necessario che, parallelamente all’impegno da assumere per la riorganizzazione dei vari dipartimenti/gruppi di lavoro, il metodo delle campagne sia esteso a temi come la sanità, l’ambiente, la scuola e che attraverso le campagne si passi al radicamento sociale del partito a partire dai posti di lavoro. Infine è evidente che un ulteriore valorizzazione esterna delle campagne è strettamente legata ai passi avanti che sapremo fare sul terreno della formazione nell’utilizzo della comunicazione digitale delle compagne e dei compagni.

4) Abitare i luoghi del disagio sociale: autorganizzazione e mutualismo conflittuale

Nei tempi della vita precaria, del dilagare delle disuguaglianze, dell’impoverimento sociale è importante ricostruire legami sociali ispirati ai principi di solidarietà e di giustizia sociale: in ogni territorio. Il nostro Partito ha da tempo indicato la necessità di essere Partito Sociale declinato in forma di Confederalità sociale di prossimità e la nostra esperienza decennale è stata raccolta e presentata nel pamphlet: “mutualismo e pratiche sociali”. Detto ciò, vi è oggi la necessità di uno sviluppo delle nostre attività, di un lavoro collettivo di divulgazione, di generalizzazione delle pratiche in essere (gap, sportelli sociali di vario tipo, case del popolo, scuole di italiano, doposcuola, gruppi di difesa del territorio. Caf, etc.) in un contesto di economia di guerra che colpendo a fondo la vita materiale delle classi popolari chiederà un di più di solidarietà e di mutualismo conflittuale. Le nostre sedi devono riflettere queste pratiche, essere aperte il più possibile alle classi popolari, a chi nel territorio costruisce lotte, solidarietà, antifascismo, confederalità sociale, cultura alternativa.

Proposte e indicazioni di lavoro: Occorre generalizzare le pratiche migliori: oltre a proseguire negli incontri di formazione e di scambio delle diverse esperienze riteniamo necessario pubblicare un vero e proprio manuale finalizzato alla generalizzazione delle pratiche più efficaci e caratterizzanti la nostra impostazione politica.

5) Il nostro comunismo: rifondazione, cultura, formazione

E’ in corso una lotta strategica sul significato del comunismo: dobbiamo attrezzarci meglio per questo compito fondamentale. La lotta delle idee non è un terreno di scontro secondario. Dobbiamo acquisire, considerandola come compito imprescindibile, la capacità di formare tutte/i le/i nostre/i iscritte/i e soprattutto i nostri gruppi dirigenti di Circolo, di Federazione e regionali, a un “saper analizzare, fare e dire”, politicamente orientato, “senza paure e timidezze”. Qualificare il nostro lavoro culturale e la nostra identità politica, sviluppando il confronto con aree dell’intellettualità, i percorsi culturali di sinistra ed utilizzando, sostenendo e promuovendo la rivista “Su laTesta” che svolge una positiva azione di confronto e orientamento. I comunisti e le comuniste si devono rendere riconoscibili per l’internità alle lotte e alle pratiche sociali e per essere portatori di un’idea del comunismo democratica e libertaria, fondata sul superamento dello sfruttamento degli umani e della natura, sul superamento del patriarcato, della guerra, della distruzione ambientale. Tutta la storia del movimento operaio e comunista di cui siamo eredi orgogliosi, che ora si vuole dimenticare o infamare, va trasmessa e rivisitata in funzione del nostro progetto di trasformazione; in particolare è necessario che la critica anti-patriarcale e l’approccio di genere diventi un cardine della formazione, considerando nostro patrimonio anche la storia, i temi e i conflitti che il movimento femminista e femminile ha aperto fin dal suo nascere all’interno del procedere delle rivoluzioni e delle lotte. Non solo, nell’affrontare il tema fondamentale dell’aggregazione del soggetto della trasformazione, non possiamo semplicemente riproporre le formule che valevano all’inizio del ‘900 o negli anni ‘70. Il tema dell’intersezionalità non è qualcosa che riguarda le compagne ma è un punto di metodo e di prospettiva decisivo nella costruzione di un conflitto efficace e nell’aggregazione di un soggetto della trasformazione in grado di sconfiggere il capitale qui e ora, nel terzo millennio.

Proposte e indicazioni di lavoro: Partendo dall'importante lavoro del dipartimento formazione, con un sito in cui molto materiale e molte proposte sono già presenti, occorre promuovere un momento di confronto nazionale all'interno del CPN, per condividere un programma che possa mettere insieme teoria e pratiche, con al centro lo strumento delle inchieste e lo sviluppo di strumenti digitali che possano essere a disposizione di ogni circolo, federazione e regionale. Insieme al dipartimento degli Enti Locali, visto anche lo svuotamento delle assemblee elettive, è necessario pensare a un percorso di formazione legato alla funzione che si può svolgere come opposizione sociale e istituzionale

6) La metà del cielo: costruire un partito di donne e uomini. Non di soli uomini

Rifondazione Comunista non ha vinto la sfida di diventare un partito di donne e uomini. Non è casuale che il numero delle iscritte sia diminuito nel tempo, che ci sia grande difficoltà ad iscrivere nuove compagne. L’immagine pubblica del Partito, malgrado i proposti e le tesi anti-patriarcali, è quella di un Partito maschile e la composizione concreta del partito è drammaticamente sbilanciata in senso maschile. Questo è il prodotto del nostro modo di funzionare ed anche di una cultura politica che non considera centrale per liberare l’umanità dallo sfruttamento e dall’oppressione la lotta contro il patriarcato in tutte le sue forme. Non è sufficiente criticare gli effetti, dobbiamo sradicare le cause, trovare le forme della critica, della modifica, della trasformazione. Bisogna che da parte di tutte e tutti si acquisisca una nuova sensibilità politica al fine di costruire un Partito di donne e uomini.

Proposte e indicazioni di lavoro: operare per superare l’asimmetria di genere nei ruoli dirigenti di Rifondazione Comunista. Nell’ambito del rinnovamento del gruppo dirigente nazionale previsto dal dispositivo finale dell’ultimo Congresso costruire la co-rappresentanza di genere sul piano nazionale avviando una sperimentazione in tal senso nei diversi territori. Non organizzare mai dibattiti pubblici con soli uomini ma attuare il pieno coinvolgimento delle compagne a tutte le iniziative pubbliche. Va valorizzata e favorita la crescita della esperienza di CollettivA Menapace, la nuova modalità di autorganizzazione femminista di compagne del PRC.

6 bis) per superare il patriarcato non è sufficiente che si organizzino le donne, è necessario che cambino gli uomini a partire dai compagni comunisti che sono contro il patriarcato solo a parole. I compagni uomini sono chiamati a discutere del loro ruolo tradizionale. A distanza di cinque anni dal Congresso di Spoleto che pure aveva assunto tale indicazione nulla è stato fatto.

Proposta e indicazioni di lavoro: Proponiamo che in sede di Conferenza si faccia gruppo di lavoro di compagni uomini che promuova dopo anni che ne parliamo, l’avvio di una discussione sulla rimessa in discussione del ruolo tradizionale di autorità maschile

7) Il ricambio generazionale e il nostro futuro

Il rilancio e la riorganizzazione delle/dei GC sono un aspetto decisivo, indispensabile del nostro futuro ed a questo sarà dedicata la prossima Conferenza dei GC. Insieme a ciò bisogna discutere le modalità di lavoro comune, di coinvolgimento e di valorizzazione delle/dei GC nella vita del Partito. Il passaggio da una fase della resistenza ad una fase della ricostruzione e dell’espansione della nostra presenza organizzata comporta necessariamente un afflusso di energie nuove e di un ricambio generazionale, dell’assunzione di ruoli di direzione politica di nuove figure senza che questo assuma alcuna connotazione di rottamazione politica. Il Partito, in tutte le sue articolazioni è chiamato a dare concreta attuazione al mandato dato dal Congresso al nuovo Cpn, alla direzione e alla segreteria che “li impegna a valorizzare le competenze di chi ha fatto decenni di militanza nel partito ma puntando decisamente sugli elementi di novità e sulle energie giovanili che ci sono nel partito”. Questo è ciò che è stato fatto in diversi circoli, federazioni e regionali dando a Rifondazione Comunista il volto di una generazione e di esperienze nuove rispetto a quelle preesistenti. Sempre facendo riferimento al dispositivo del Congresso “l’obiettivo della gestione unitaria della nostra organizzazione si deve sostanziare in un’attitudine all’innovazione”.

Proposta e indicazione di lavoro: attuare pienamente il dispositivo del Congresso di “ridefinire il gruppo dirigente nazionale” senza franchigie aprioristiche che non siano funzionali al rinnovamento del partito. Stessa cosa deve essere intrapresa a tutti i livelli del partito con uno sforzo di individuazione di energie nuove.

8) Una nuova soggettività meticcia

Tra le differenze d’identità che ci devono connotare c’è quella volta alla costruzione di un partito meticcio quale specchio della composizione sociale della popolazione. L’alternativa ad uno sviluppo delle disuguaglianze e delle discriminazioni, dei razzismi, dello sfruttamento e della guerra sta nella prefigurazione e di una soggettività che già nel suo costituirsi e agire concreto è volta all’integrazione, all’uguaglianza, all’unità politica di tutti gli sfruttati e gli oppressi. Questo è l’obiettivo che dobbiamo assumere ad ogni livello di presenza del partito. Una soggettività abitata non da persone considerate stranier@ ma da tutte le persone (migranti e non) unite/i in un'unica lotta per il cambiamento, perché la lotta sia di chi sta in basso contro chi sta in alto. Il partito non può più avere il volto del maschio bianco in totale distonia la composita realtà delle classi popolari.

Proposte e indicazioni di lavoro: aprire le nostre sedi ad associazioni di migranti in lotta contro sfruttamento e discriminazioni; intrecciare la nostra azione a quella dei migranti in lotta per i loro diritti; prestare attenzione all’adesione e alla formazione di quadri provenienti dal mondo dell’immigrazione; chiamare a far parte del nostro Cpn (non in maniera meramente simbolica) e dei nostri organismi territoriali compagne e compagni che rompano la monocromaticità che ci caratterizza.

9) Tesseramento: tornare a crescere

Il tesseramento non può essere vissuto o gestito come una incombenza burocratica o la reiterazione di un atto di fedeltà, ma la proposta di un progetto politico in movimento che, come tale, va continuamente rimotivato in incontri, feste, iniziative politiche. Oltre a tesserare al più presto gli iscritti e le iscritte dello scorso anno, bisogna risalire anche agli iscritti e alle iscritte del 2019, al periodo che ha preceduto il Covid, che tante sofferenze ha inferto non solo ai corpi, ma alla socialità, al desiderio di discutere e incontrarsi. Tante persone che incontriamo nel nostro fare politica potrebbero iscriversi a Rifondazione. Spesso non facciamo loro la proposta perché temiamo che, una volta iscritti, si rendano conto delle nostre lacune e dei nostri difetti. Non deve essere così. L’iscrizione di donne e uomini nuovi va perseguita come condizione imprescindibile di rigenerazione del nostro Partito.

Proposte e indicazioni di lavoro: ci siamo dato come obiettivo il raggiungimento del 100% delle iscrizioni dell’anno scorso entro la fine di luglio. Proponiamo dieci giorni di campagna straordinaria di tesseramento dal 9 al 14 luglio (dopo la prima campagna del 3/10 aprile) contattando iscritt@ per iscritt@, promuovendo iniziative pubbliche varie. Sul piano organizzativo interno l’impegno è alla realizzazione della digitalizzazione di tutte le fasi del tesseramento.

10) L’ autofinanziamento: torniamo a camminare sulle nostre gambe

In questa fase di perdita del due per mille dobbiamo far crescere la consapevolezza che avere risorse economiche certe e in crescita è indispensabile per la vita del Partito a tutti i livelli. L’autofinanziamento è una pratica che deve assumere carattere permanente, non solo essere correlato all’attuale emergenza, ma condizione far fronte al sostentamento del Partito a tutti i livelli, dai Circoli al Nazionale. L’autofinanziamento oltre che garanzia dell’autonomia economica del Partito deve diventare strumento e condizione della sua autonomia politica.

Proposte e indicazioni di lavoro: obiettivo quest’anno è di raccogliere 300 mila euro di sottoscrizione straordinaria per sopperire al mancato introito del 2Xmille. Nulla deve essere trascurato, dall’aumento delle iscrizioni, al pagamento delle quote, alle iniziative periodiche di raccolta fondi tramite cene, sottoscrizioni a premio, feste e tantissime altre iniziative. Quest’ anno, col 5Xmille, si è cercato di rendere organici la sinergia di rapporto con associazioni che il Partito ha contribuito a fondare in alcuni territori, associazioni che spesso usufruiscono delle nostre sedi. Diamo indicazione che in ogni Regione si individui un’Associazione di promozione culturale e/o sociale con la possibilità di accedere al cinque per mille.

11) Le feste del Prc: ricostruire una comunità di popolo

Le nostre feste costituiscono, oltre che una fondamentale occasione di finanziamento, anche un momento importante di visibilità, di incontro di popolo, di rafforzamento della nostra comunità politica. Dopo il lungo periodo di emergenza Covid 19, è più che mai necessario tornare a forme di socialità in presenza in risposta all’atomizzazione digitale. Questo non deve tradursi in sterile opposizione alle nuove tecnologie. Anzi. Dobbiamo immaginare pratiche innovative che tengano insieme i bisogni delle persone con le nuove possibilità di relazionarsi. In ogni caso le feste sono l’occasione per riattualizzare una tradizione in cui la convivialità e il dibattito politico si intreccino con le iniziative culturali: musica, presentazione di libri, spettacoli (abbiamo un discreto portfolio di materiali e informazioni utili).

Proposte e indicazioni di lavoro: oltre alle più impegnative feste tradizionali è altrettanto importante, nelle situazioni in cui abbiamo forze più limitate, organizzare feste pubbliche in luoghi già attrezzati (Circoli Arci, Case del Popolo, centri ricreativi) anche solo di uno o due giorni che siano occasione di convivialità ma anche di discussione del nostro progetto politico. Non è pensabile che ci siano feste senza la distribuzione di nostro materiale politico generale. Il gruppo comunicazione unitamente al gruppo feste e organizzazione è chiamato a mettere a disposizione questo materiale unitamente alla ridefinizione di un punto di supporto per l’organizzazione delle feste.

12) Migliorare la comunicazione. L’impegno per una pubblicazione on line

Dobbiamo migliorare i nostri canali di comunicazione esterna e interna. A oggi la nostra comunicazione nazionale esterna è di scarsa efficacia (non così in alcuni territori), è di fatto una comunicazione che si rivolge prioritariamente ai/alle nostri/e iscritti/e. Senza sottovalutare le modalità di rapporto con i media (che è un rapporto che ha qualche margine di riuscita soprattutto se si producono fatti e non solo comunicati) dobbiamo fare leva innanzitutto su una nostra iniziativa autonoma ponendoci l’obiettivo di una decisa riqualificazione del nostro sito e della nostra newsletter perché siano effettivamente uno strumento utile per la vita del partito. Occorre che ogni realtà territoriale, provinciale, regionale, predisponga da subito la raccolta, l’aggiornamento, l’ampliamento dell’indirizzario mail (diviso tra iscritt@, simpatizzanti ed elettori/elettrici vari). I database devono essere messi a disposizione per la formazione del database nazionale e l’implementazione della newsletter. Un lavoro che abbiamo fatto in maniera capillare qualche anno fa, che va ripreso in maniera sistematica. Dobbiamo avvalerci delle nuove opportunità di comunicazione digitale tenendo tuttavia conto di come la digitalizzazione, in non pochi casi, produca pratiche apparentemente più accessibili ma spesso legata a faglie di divario di accesso che, oltre ad alimentare dinamiche di saturazione, compromettono l’efficacia dell’azione.

Proposte e indicazioni di lavoro: per l’efficacia della comunicazione esterna nazionale è essenziale da un lato qualificare il messaggio in termini di costruzione di immaginario e dall’altra il radicamento sociale, cioè la connessione tra il dire e il fare. Per essere efficace la comunicazione esterna non può limitarsi ad esprimere opinioni: deve comunicare una visione e valorizzare iniziative concrete, vertenze reali, fatti che fanno notizia. Deve cioè esprimere non un commento ma una politica. Bisogna che a loro volta le federazioni curino il rapporto con i giornali locali (qualche volta più aperti dei grandi organi di informazione) con la stessa attenzione di cui sopra. Sul piano interno il sito va migliorato curando in particolare prese di posizione su questioni politiche fondamentali della giornata. Il nostro partito, qualche anno fa, si era impegnato – impegno disatteso - per una pubblicazione online nazionale. La proposta che facciamo è di procedere senza ulteriori lungaggini alla pubblicazione di un periodico settimanale (quattro pagine) di collegamento, di lavoro e di informazione politica che i Circoli, le Federazioni possano riprodurre e far circolare. Occorre inoltre ragionare a fondo e rapidamente sulla produzione di comunicazione in forma non solo letteraria: larghissima parte della comunicazione odierna avviene attraverso forme diverse da quelle che utilizziamo noi. Anche a tal fine proponiamo di dar vita ad un gruppo di lavoro nazionale.

La direzione nazionale da mandato alla segreteria di creare:

a) un gruppo di lavoro, sotto la responsabilità diretta del responsabile organizzativo nazionale, per espletare tutti i passaggi relativi alla implementazione della Conferenza di Organizzazione Nazionale, per coordinare altresì il percorso di attuazione delle indicazioni di lavoro di cui sopra

b) un gruppo di lavoro, sotto la responsabilità del tesoriere, per portare avanti una campagna di autofinanziamento che deve essere rivolta non solo all’interno ma soprattutto all’esterno. Una campagna impegnativa che deve vedere tutto quanto il partito responsabilizzato e partecipe.

c) un gruppo di lavoro sulla comunicazione, coordinato dalla responsabile comunicazione che deve vedere coinvolte/i compagn@ che a vario titolo lavorano su tali tematiche al fine di attuare una riqualificazione dei canali di informazione del partito e implementare le indicazioni di lavoro contenute nel documento.

La direzione nazionale convoca la Conferenza Nazionale nei giorni 16/17 luglio. Entro questa data sono convocati i Comitati regionali e/o le assemblee regionali per una prima definizione e sperimentazione di un piano di lavoro a carattere regionale.

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