Intervista a Paolo Ferrero
di Giorgio Salvetti

Paolo Ferrero, adesso che il matrimonio tra Bersani e Vendola è ufficiale, e Casini prima o poi sembra destinato a convolare a nozze con il centrosinistra, non rischiate l'isolamento?
Il governo Monti per noi non è una parentesi ma un governo costituente. E' il tentativo di uscita a destra dalla crisi della seconda repubblica, basta guardare allo smantellamento dello stato sociale, all'accettazione oggettiva delle politiche neoliberiste, al rapporto con l'Europa e i poteri forti, e al lavoro. Alcuni di questi provvedimenti sono binari per il futuro, costringono i prossimi governi a seguire la stessa linea: il fiscal compact obbliga l'Italia a tagliare 45 miliardi all'anno per venti anni. L'idea del Pd secondo cui adesso si dice sempre di sì a Monti ma finita la legislatura si riaprirà il gioco democratico è vuota di contenuti se non si chiarisce fin da ora che certi provvedimenti verrano totalmente rivisti: il fiscal compact, la riforma delle pensioni, l'attacco all'articolo 18. Altrimenti il fatto che al governo ci saranno le destre o il centrosinistra costituirà solo una variante ad un quadro prefissato. Per questo Nichi fa un grave errore ad aderire alla proposta del Pd.

Vendola però sostiene che non c'è un accordo con l'Udc.
La proposta del Pd è chiara e di questo gli va dato atto. Bersani vuole costruire un alleanza tra moderati e progressisti. Se poi questo avvenga prima delle elezioni o dopo le elezioni in base all'attuale legge elettorale o a una nuova questo cambia poco. Si tratta di tattiche inessenziali. La sostanza è che la proposta del Pd non pone alcuna discontinuità con Monti e penso che molti dei sostenitori di Sel si aspettavano un altra cosa.
E voi adesso che fate?
Intanto Sel poteva fare un altra scelta e quindi continueremo a chiederle di cambiare idea. Abbiamo chiaro cosa fare. Si tratta di costruire una coalizione alternativa sia alle destre che al centrosinistra. Ci rivolgiamo all'Idv e a tutte le forze che hanno fatto opposizione a questo governo. Parlo dei comitati come quello per l'acqua pubblica, della sinistra sindacale, di Alba e anche dei compagni di Sel che vogliono seguirci.
Ma l'Idv potrebbe starci?
Non c'è due senza tre, a Napoli e Palermo abbiamo vinto insieme senza Sel. Dò atto all'Idv di non essere una forza di sinistra ma ha fatto opposizione a questo governo da sinistra.
In Italia siamo lontani dall'emerge di un fronte de gauche, perché?
Viviamo come in sospensione chimica e il composto non è ancora precipitato, ma la crisi è destinata a cambiare i rapporti di forza anche tra le formazioni politiche. La sinistra italiana sconta il disastro del governo Prodi e della sinistra arcobaleno. Dobbiamo costruire il contrario di quell'esperienza. Non quattro persone in una stanza che decidono, ma un percorso aperto, dal basso, dentro alla quale il Prc e la sinistra siano parte di un movimento ampio. A settembre apriremo questa fase e metteremo in campo un manifestazione contro le politiche di Monti propedeutica alla costruzione di un fronte unitario e in grado di rafforzare l'opposizone sociale lasciata solo dal sindacato.

 

il manifesto 3 agosto 2012

 

 

 

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