di Enrico Piovesana

Mentre nuvole sempre più nere si addensano sulla Grecia in vigilia elettorale e sulla Spagna in crisi bancaria, imperversano le ipotesi sulle misure che l’Unione europea – Germania permettendo – potrebbe adottare per scongiurare il collasso economico dell’Eurozona: dalla costituzione di fondi nazionali di ‘risoluzione’ per gestire in modo

ordinato i fallimenti delle banche, come primo passo verso una futura unione bancaria europea, alla creazione di un fondo europeo di ‘redenzione’ per assorbire gradualmente i debiti nazionali in eccesso, alternativa ‘light’ agli eurobond osteggiati da Berlino. E-il Mensile ha chiesto un commento all’economista Loretta Napoleoni.

 

Sulla stampa economica specializzata britannica o americana non c’è traccia di queste cose – esordisce la Napoleoni al telefono da Londra. Le ipotesi che si leggono in questi giorni sulla stampa, soprattutto italiana, sono solo chiacchiere, fumo negli occhi per nascondere la drammatica realtà, nota solo a chi ha fonti di informazione privilegiate. La verità è che siamo vicinissimi all’implosione dell’euro, a un passo dal baratro: hanno appena tagliato il rating perfino alle banche tedesche! E non c’è alcuna possibilità concreta di trovare in tempi utili un accordo politico per scongiurare il disastro ormai inevitabile e imminente.

Ma si dice che i leader europei siano vicini a un accordo su unione bancaria, filscal compact e forse addirittura sugli eurobond…
Ma per carità! Per arrivare a queste forme di integrazione reale ci vorranno anni di trattative al fine di vincere le resistenze dei singoli Stati. La Germania non accetterà mai di accollarsi la responsabilità del debito dei Paesi mediterranei più deboli, a meno che questi ultimi non accettino come condizione di diventare la Cina dell’Europa, abbattendo il costo del lavoro a livelli vietnamiti per recuperare produttività attraverso la deflazione. Non si arriverà mai a un accordo, di certo non nei tempi strettissimi che ci separano dal collasso finale dell’euro, che inizierà presto con l’uscita della Grecia dall’euro, e che travolgerà anche Spagna e Italia.

Condivide quindi le previsioni catastrofiste dell’economista premio Nobel americano Paul Krugman?
Certamente. Chiunque vinca le elezioni greche del 17 giugno non sarà in grado di soddisfare le condizioni di austerità imposte dall’Ue, e i politici greci si sbagliano illudendosi che alla fine i soldi arriveranno lo stesso. I soldi non arriveranno e la Grecia uscirà dall’euro, seguita dalla Spagna e dall’Italia. Torneremo alle monete nazionali in una situazione di emergenza, non pilotata, quindi sarà il caos. I ricchi greci, spagnoli e italiani lo sanno benissimo e sono corsi ai ripari per tempo, mettendo al sicuro i loro capitali all’estero, ad esempio facendo incetta di case qui a Londra.

Sta dicendo che anche l’Italia andrà gambe all’aria nonostante il governo tecnico di Mario Monti?
Monti in questi mesi non ha portato a termine nessuna delle riforme inizialmente prospettate. Si è limitato a fare pubbliche relazioni in giro per l’Europa e per il mondo, ad aumentare le tasse e a reintrodurre l’Ici rinominandola Imu. In ultima analisi Monti ha semplicemente guadagnato sei mesi di tempo utili alle élite italiane affinché potessero prepararsi all’inevitabile.

E gli italiani ‘normali’, quelli che hanno i propri risparmi in banca o in titoli di Stato o nemmeno quelli?
Purtroppo sono sempre i poveri a pagare…

 

 

da eilmensile.it

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