Un altro morto sul lavoro! Un operaio è morto precipitando nel vano dell’ascensore durante le operazioni di manutenzione nella sede del ministero egli esteri a Roma.
Nemmeno oggi giornata mondiale sulla sicurezza sul lavoro ha avuto tregua la catena senza fine di morti che continua a funestare il mondo del lavoro nel nostro paese.
Nemmeno in una delle sedi delle massime istituzioni è garantita la sicurezza e la vita di chi lavora per vivere.
Ad aggiungere sconforto e rabbia giungono proprio oggi i dati dell’INPS su infortuni e morti sul lavoro nei primi tre mesi dell’anno; i primi sono aumentati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso del 50%, le seconde del 2,2%:
Si succedono i governi, si susseguono le promesse di impegno nei talk show in occasione dei rari casi che bucano gli schermi televisivi e superano il livello del trafiletto sui giornali e poi, immancabilmente, tutto torna come prima. Prevale la volontà politica di non interferire con la logica del profitto prima di tutto, di accettare di fatto una situazione in cui spesso le imprese, anche a fronte della certezza di non essere accusate per le inadempienze, non investono sulla salute e la sicurezza dei lavoratori.
Il gruppo ManifestA ha presentato alla Camera una proposta di legge che inasprisce le pene per omicidio sul lavoro nel caso di evidente non rispetto di norme di legge vincolanti; pensiamo vada accompagnata con l’apertura di un percorso di mobilitazione sociale e sindacale nel Paese che rimetta al centro l'urgenza di norme, controlli e ruolo centrale dei RLS per la ricostruzione di una cultura della salute e sicurezza tra le lavoratrici e i lavoratori.

Antonello Patta, responsabile lavoro Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Europea

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