Domani 12 aprile la città di Torino si ferma per lo sciopero unitario di 8 ore indetto da Fiom, Fim , Uilm e diverse altre sigle sindacali dei metalmeccanici.
La giornata di lotta vuole richiamare l’attenzione sui processi di deindustrializzazione che da Stellantis si sono estesi a tutta l’automotive e sono all’origine di una crisi che coinvolge tutta l’economia della città.
Questa condizione è la metafora del declino del paese risultato di decenni di politiche neoliberiste che hanno lasciato nelle mani del mercato il destino dell’economia e delle produzioni mentre i governi condannavano a morte le grandi imprese pubbliche lasciandole ai capitali predatori, privatizzano ilwelfare e si incaricavano di sostenere l’attacco ai salari e ai diritti dei lavoratori.
Con Stellantis rischia di ripetersi quanto abbiamo visto accadere a grandi aziende e settori produttivi saccheggiati e poi smembrati fino al collasso definitivo ; Tavares continua infatti con le false promesse proprio mentre annuncia la distruzione di migliaia di posti di lavoro, prosegue un uso selvaggio della cassa integrazione, il sottoutilizzo degli impianti e la riduzione delle auto prodotte, non si assegnano i modelli necessari al rilancio promesso.
Il prezzo è pesante per Torino e per tutti i territori in cui il progressivo smantellamento di Stellantis produce chiusure e disoccupazione in tutto il tessuto produttivo a partire dall’indotto.

Il Governo resta fedele alla linea del “lasciar fare alle imprese” che responsabile del disastro dell’economia nazionale: si limita a concedere ancora incentivi a fondo perduto, invece di fare l’unica cosa che permetterebbe di incidere davvero sui piani della multinazionale sempre più franco americana: l’ingresso nel capitale di Stellantis come ha fatto lo stato francese.
Per costringere il governo delle destre a cambiare rotta occorre che l’esempio di Torino si estenda a tutto il paese; occorre unificare in una vera e propria vertenza nazionale tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore e, come ha fatto la Gkn, chiamare alla lotta le popolazioni dei territori che la fine dell’automotive condanna alla desertificazione delle produzioni locali e all’aumento della disoccupazione con effetti nefasti su tutta l’attività economica locale;

Una nuova grande stagione di lotte è l’unica strada per il rilancio del sistema auto e la sua riconversione guidata da un piano nazionale della mobilità sostenibile che affronti positivamente sia la necessaria transizione ecologica verso produzioni sostenibili che i bisogni di mobilità individuale e collettiva in città più vivibili e nel rispetto dell’ambiente.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Fausto Cristofari, segretario della federazione di Torino
Alberto De Ambrogio, segretario regionale del Piemonte
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Non c’è giorno dell’anno in Italia che non sia funestato dal lutto dei morti sul lavoro, ma lo sciopero generale di 4 ore indetto per domani 11 aprile da Cgil e Uil capita proprio mentre è ancora in corso il drammatico bilancio delle vittime di un’altra strage di lavoratori.

Per ora risultano dieci lavoratori feriti di cui cinque ustionati gravi, tre morti e quattro dispersi a causa dell’esplosione di una turbina verificatasi ieri pomeriggio all’interno della centrale idroelettrica della diga di Suviana, sull’Appennino bolognese, di proprietà dell’Enel. Lavoratori che prestavano servizio anche per ditte appaltatrici.

Lo sciopero era già stato indetto per ricordare tutte le persone che hanno perso la vita sul luogo di lavoro e per chiedere che finalmente vengano garantite alle lavoratrici e ai lavoratori la salute e la sicurezza che a oggi mancano; che si aboliscano le norme che hanno reso il mondo del lavoro una giungla di lavori precari, diffusi ancor più nelle catene di appalti e subappalti attraverso cui si eludono i diritti, si riducono i salari e si rende il lavoro meno sicuro.

L’Emilia-Romagna, colpita da vicino dall’ennesima terribile strage avvenuta in provincia di bologna, è chiamata da Cgil e Uil a esprimere la propria rabbia e vicinanza alle vittime con uno sciopero generale prolungato a 8 ore con manifestazioni in ogni capoluogo di provincia.

Rifondazione Comunista, mentre esprime il cordoglio alle famiglie per le vittime di Suviana e chiede che si accertino le responsabilità, annuncia la propria adesione a questa giornata di lotta e la propria presenza nelle mobilitazioni promosse.

Parteciperemo per dire basta ai morti sul lavoro e per ribadire la richiesta dell’introduzione del reato di omicidio sul lavoro;

Parteciperemo anche per denunciare la complicità morale di governanti che pronunciano farisaici cordogli a ogni tragico evento e poi continuano da anni a impedire l’applicazione delle norme esistenti per la sicurezza sul lavoro; che continuano a ridurre i funzionari addetti alla prevenzione e ai controlli, mentre si prodigano per smontare le leggi esistenti riducendo sempre più i vincoli e le penali alle imprese che non rispettano le norme sulla prevenzione e la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Questo nella chiarezza che anche la lotta non si deve limitare alle giornate del lutto, ma deve continuare su tutti i fronti finché non cambierà un sistema che per il profitto condanna a morte chi lavora per vivere.

Maurizio Acerbo segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Stefano Lugli, co-segretario regionale Emilia e Romagna
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Dieci lavoratori feriti di cui cinque ustionati gravi, quattro morti e tre dispersi. Peggiora di ora in ora il drammatico bilancio dell’esplosione verificatasi all’interno della centrale idroelettrica della diga di Suviana, sull’Appennino bolognese di proprietà dell’Enel.
La deflagrazione è avvenuta nel primo pomeriggio di oggi in un generatore situato nei locali che si trovano 30 metri sotto il livello del lago per motivi ancora da accertare.
Desta grandissima preoccupazione il fatto che i vigili del fuoco non riescano a entrare nei locali in cui è avvenuta l’esplosione, seguita da un incendio, nei quali tecnici dell’Enel e di ditte appaltatrici erano impegnati in opere di manutenzione.
In attesa di capire le dinamiche dei fatti esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro cordoglio alle famiglie dei lavoratori coinvolti e delle vittime accertate e chiediamo che sia fatto tutto il necessario per accertare fino in fondo le cause e le eventuali responsabilità dell’accaduto.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta responsabile nazionale lavoro
Andrea Scagliarini segretario della federazione di Bologna
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Si susseguono gli schiaffi di Stellantis in faccia ai lavoratori e al governo italiano. Dopo i 2510 esuberi negli stabilimenti di Torino, Cassino e Pratola Serra, la multinazionale ha annunciato la distruzione di altri 1087 posti di lavoro negli stabilimenti di Melfi, Pomigliano, Termoli, Cento e Verrone.
E’ del tutto evidente che dietro le promesse di investimenti futuri in Italia fatte dall’amministratore delegato Tavares continua il percorso di smantellamento degli stabilimenti ex Fca, ex Fiat da parte di un gruppo sempre più franco -americano.
Solo chi non voleva vedere non ha tratto le dovute conclusioni da anni di chiusure di siti, utilizzo selvaggio della cassa integrazione, incentivi alle dimissioni perfino delle maestranze con profili tecnici altamente qualificati, sotto utilizzo degli impianti, spostamento di produzioni in altri paesi.
Ora vengono depauperati tanto siti produttivi storici come quelli dell’area torinese quanto quelli di più recente insediamento ed è gravissima la decisione delle sigle sindacali che hanno firmato le dismissioni;
In questo modo si aiuta la multinazionale a continuare su un percorso in fondo al quale c’è la fine di una delle industrie che hanno fatto la storia dell’Italia, producendo un danno enorme anche a tutto il sistema dell’automotive.
Apprezziamo la scelta della Fiom di non firmare accordi perché "Le decisioni attuali contraddicono l'intera storia del CEO Tavares sull'importanza dell'Italia per Stellantis. La vera realtà è rappresentata da un disimpegno programmato e drammatico della multinazionale dal nostro Paese",
A fronte di ciò che accade gridano vendetta le dichiarazioni solamente d’immagine di tavares, “sentiamo una responsabilità etica verso i nostri dipendenti”, e i falsi impegni di John Elkan, ultimo rampollo della dinastia Agnelli che ha ripagato le valanghe di miliardi ricevuti dallo stato portando Fca fuori dall’Italia.
E’ una storia che il capitalismo italiano ripropone da decenni, dai capitani coraggiosi, ai Riva, ai tronchetti Provera, ai Benetton che al grido di “prendi i soldi e scappa” hanno contribuito al declino industriale del nostro paese spesso depredando e portando alla chiusura grandi imprese ex pubbliche privatizzate.
Operazioni opache, spesso veri e propri regali, come nel caso dell’Alfa Romeo portate avanti dai vari Prodi, D’alema, Amato, Ciampi, Draghi; scelte figlie dell’ubriacatura neoliberista ben visibile anche nelle scelte di questo governo con lo slogan “lasciar fare alle imprese” si appresta a nuove disastrose privatizzazioni; continua buttar via risorse pubbliche in incentivi alle imprese senza vincoli su produzioni e occupazione; rinuncia come i suoi predecessori, per incapacità mista a scelta politica, di fare una cosa efficace per accompagnare il settore automotive in Italia verso il futuro: costruire un piano sulla mobilità privata e pubblica, basata sui bisogni dei cittadini e sulla sostenibilità ambientale dei nuovi mezzi.
E rifiuta di fare l’unica cosa che potrebbe costringere Tavares a investire davvero nello sviluppo della produzione in Italia: l’ingresso dello stato nel capitale della multinazionale sempre meno italiana.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro del Prc

La narrazione trionfalistica delle destre sull’occupazione è stata demolita dai dati forniti ieri dall’Istat che fotografano il record dell’incidenza della povertà assoluta in Italia, in particolare tra le persone che lavorano stabilmente.
L’aumento significativo dell’incidenza della povertà tra le famiglie con un lavoratore dipendente, passata dall’8,3% del 2022 al 9,1% del 2023,svela cosa c’è dietro l’occupazione in crescita: lavori precari o a part time, spesso sottopagati, un inflazione che ha continuato ad erodere il potere d’acquisto di salari e pensioni, più della metà dei contratti scaduti e non rinnovati. Non è un caso che il maggior aumento del numero di famiglie in povertà assoluta si registri nel nord dove l’incidenza della povertà è passata nell’ultimo anno dall’ 8,5 al 9%.
In generale la fotografia dell’istituto mostra un paese sempre più povero, ben diverso da come lo dipingono le destre al potere: sono 5 milioni e 700 mila le persone in stato di indigenza assoluta, il 9,8% del totale nazionale; ancor più grave la situazione al sud dove la povertà arriva al 12% e quella dei giovani tra i 18 e i 34 anni sui quali l’incidenza è dell’11,9%; il dato più desolante è quello che riguarda la condizione dei minori tra i quali l’incidenza della povertà assoluta individuale è giunta al 14% e colpisce 1,3 milioni di ragazze e ragazzi, il valore più alto della serie storica dal 2014.
La drammaticità della situazione trova riscontro in un nuovo calo dei consumi di circa il 2% rispetto al 2022 a causa del maggiore aumento dei prezzi rispetto alla spesa delle famiglie.
I dati mostrano come anche col governo delle destre prosegua la corsa dell’aumento della povertà e alla riduzione dei consumi misurate dal 2014 spinta anche dall’abolizione del reddito di cittadinanza decisa dal governo Meloni.
Nei dieci anni assunti a riferimento la povertà assoluta è passata dal 6,9 del 2014 al 9,8% del 2023, la spesa delle famiglie nello stesso periodo, pur essendo sostenuta da una significativa erosione dei risparmi, è diminuita in termini reali del 10,5%.
Tutto ciò è il prodotto delle politiche liberiste che durano da tempo e che questo governo prosegue anche rifiutando di calendarizzare la discussione della proposta di salario minimo a 10 euro l’ora che abbiamo depositato in Senato. Chiediamo a tutte le forze politiche e sociali che credono davvero nella necessità dell’introduzione di questa legge per contrastare il disastro sociale in atto di mobilitarsi con noi perché sia discussa e approvata.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro del Prc

Uno studio della Cgil aggiunge una nuova conferma a quanto sosteniamo da tempo: in Italia più di 5 milioni di lavoratrici e lavoratori, 5 milioni e 700 mila per l’esattezza, guadagnano meno di 11 mila euro lordi all’anno.
Una condizione insopportabile se si considera che ciò corrisponde a 850 euro netti mensili, una retribuzione sul filo della soglia di povertà relativa per i single, molto al disotto nel caso di familiari a carico, situazione molto frequente per le famiglie monoparentali con capofamiglia donna.
E’ questa una fotografia dei salar italiani i che risulta ancor più drammatica se si tiene presente che gran parte dei soggetti indagati ricevono emolumenti molto al disotto, essendo milioni i lavoratori che devono accontentarsi di paghe orarie da fame di due, tre, quattro euro; e questi dati non considerano il lavoro nero ancor più sfruttato e sottopagato.
I miseri salari esistenti aumentando il potere di ricatto sull’insieme del mondo del lavoro come dimostrato dal fatto che nel 2022 il salario medio in Italia si è attestato a 31,5 mila euro,22,800 nel settore privato, a fronte di quello francese a 41, 7 mila e di quello tedesco a 45,5 mila.
E’ l’ennesima riprova della giustezza della battaglia sul salario minimo promossa come Unione Popolare che ci ha portato nelle piazze di tutta Italia a raccogliere le firme sulla proposta di legge per un salario minimo di dieci euro indicizzato all’inflazione.
Ricordiamo ancora una volta a tutte le forze politiche che raggiunto con successo il numero delle firme richieste la proposta è ora depositata presso la decima commissione del Senato in attesa di essere calendarizzata; le invitiamo ad attivarsi, se davvero credono nella necessità inderogabile di introdurre in Italia il salario minimo per costruire intorno ad essa una lotta che si concluda con la sua approvazione. Lo chiede il 70% dei cittadini italiani che condivide l’urgenza di questo provvedimento.

Antonello Patta
responsabile nazionale lavoro

Siamo alle solite, dopo ogni strage sul lavoro ricomincia il festival delle promesse cui dovrebbe seguire un nuovo decreto legge in materia di lavoro.
Leggeremo il testo del decreto, ma dalle dichiarazioni rilanciate dai giornali alcune considerazioni si possono fare. Sicuramente dal punto di vista dei controlli ispettivi l’aumento di Personale è del tutto insufficiente se non si rafforzano in modo consistente le dotazioni delle Regioni e delle ASL in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Così come promettere percentuali di aumento dei controlli, il 40% in più, non significa nulla, a maggior ragione partendo da una situazione come quella attuale in cui il numero di controlli è irrisorio. Molto grave è il rifiuto di rafforzare il peso negoziale dei Lavoratori ripristinando la parità di trattamento economico e normativo per tutti i lavoratori di tutta la filiera degli appalti come chiesto dalla Cgil e come previsto da una legge che è stata cancellata nel 2003. Non ripristinarla vuol dire di fatto lasciare la giungla del subappalto. Vergognoso la decisione di valutare la vita di un lavoratore 20 punti di una patente recuperabili con corsi di formazione.
Parimenti non è più accettabile il netto rigetto della proposta d’introdurre nel codice penale il delitto di omicidio sul lavoro che nel caso di omicidio stradale è stato introdotto a tamburo battente. Lo stesso discorso vale per il rifiuto nei confronti della costituzione di una Procura Nazionale per i reati concernenti la sicurezza nei luoghi di lavoro e di Procure Distrettuali con elevata specializzazione tecnica ed adeguata disponibilità di ufficiali di polizia giudiziaria.
Solo promesse dunque, e per di più insufficienti, utili a passare la nottata che testimoniano ancora una volta l’insensibilità anche di questo governo verso la strage quotidiana di figli della classe operaia.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Non abbiamo ancora superato lo sconcerto, la rabbia e il dolore per i 5 lavoratori morti nel cantiere Esselunga di Firenze che arriva un’altra mazzata: un altro operaio è morto, schiacciato da una macchina di cui faceva la manutenzione, anche lui alle dipendenze di una ditta in appalto, questa volta nello stabilimento Stellantis di Pratola Serra.
Non bastano più le parole per dire lo sdegno per questo stillicidio quotidiano di vite stroncate di cui portano la responsabilità morale questo e i governi che l’hanno preceduto per l’illegalità che lasciano colpevolmente operare; per esprimere la riprovazione per il sacrificio di tante vite, fratelli, sorelle, padri e madri immolate giorno dopo giorno, anno dopo anno, al moloch del profitto.
Sentiamo come un peso l’inutilità delle sole parole, sarebbe da tempo il momento di una lotta vera, una vertenza che non si fermi finché non si ottengono finalmente risultati veri.
Ne scriviamo perché il silenzio fa il gioco di chi punta da sempre a far passare quelli che in moltissimi casi sono dei veri e propri omicidi come delle tragiche fatalità senza responsabili di fronte a cui non si può far nulla e quindi, a far prevalere la rassegnazione e l’assuefazione.
Bisogna allora resistere e non stancarsi di denunciare, ma occorre soprattutto impegnarsi per costruire la mobilitazione più ampia possibile e in grado di continuare nel tempo non fermandosi alla protesta per il caso del giorno; una lotta sia per l’applicazione delle leggi potenziando i controlli oggi sotto il minimo necessario e per il loro miglioramento affiancata da una battaglia culturale che sollevi nel paese una rivolta diffusa contro tutte le illegalità che mettono a rischio la sicurezza, la salute e la vita di chi lavora per vivere.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Altri 5 morti nel cantiere della Esselunga di Firenze che si aggiungono alla tragica sequenza di morti sul lavoro che normalmente sono liquidati come incidenti, fatalità senza responsabili e che non valgono più di un trafiletto di un giorno sulla stampa, spesso solo locale.

Questa volta no, la tattica del silenzio non funziona, la cosa è troppo grossa; allora ecco in scena l’ipocrito balletto del cordoglio sui tutti i media e il presenzialismo farisaico di esponenti di governo che insieme a quelli che li hanno preceduti portano la responsabilità morale di queste come degli oltre mille morti all’anno, più di 20 mila dal 2009, che funestano la classe operaia del Paese e gettano nella disperazione i familiari cui spesso viene a mancare l’unico sostegno per vivere.

E anche questa volta il rumore mediatico copre promesse già del tutto insufficienti che come al solito tenderanno a sfumare lasciando inalterata la situazione attuale che vede un infinita sequela di comportamenti illegali messi in atto da moltissime aziende per aumentare la produzione mettendo a rischio l’incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori: mancanza di misure e dispositivi di protezione, mansioni svolte con organici inadeguati, aumento insostenibile dei ritmi, lavoro nero e grigio(come in questa strage), mancanza di formazione sulle norme di sicurezza.

C’è una complicità di questo come dei precedenti governi nel non applicare le leggi esistenti aggravata da un’attività continua per ridurre ulteriormente i vincoli e le penali alle imprese che non rispettano le norme sulla prevenzione e la tutela in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Non è un caso che di fronte a tassi di irregolarità del 75% i controlli sono così limitati da rendere conveniente per le imprese risparmiare sui costi relativi: c’è la quasi certezza dell’impunità!

Sono anni che indichiamo le misure necessarie:
la ricostruzione dei sistemi di prevenzione e controllo assumendo almeno 10 mila ispettori; l’inasprimento delle sanzioni penali a carico del datore di lavoro e dei dirigenti per il mancato adempimento degli obblighi relativi alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori; l’istituzione di una apposita Procura Nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro; l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro; il ripristino del testo originale del D.lgs. 81/08, eliminando le modifiche peggiorative per la salute e la sicurezza dei lavoratori introdotte dalle successive modifiche (D. Lgs.106/09, Decreto del fare, Decreto semplificazioni, Decreti attuativi del Jobs Act.
Ma sappiamo che di fronte al governo del “lasciar fare alle imprese” non bastano le pur giuste proteste di un giorno, occorre una mobilitazione ampia e di lungo respiro che impedisca il riprecipitare del paese nell’assuefazione tra una tragedia e l’altra e a questo siamo impegnati.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito del Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Prosegue senza sosta l’iniziativa del governo Meloni per favorire l’estensione del lavoro precario. È della leghista Tiziana Nisini la manina che ha colto l’occasione del decreto milleproroghe per far approvare un emendamento che rinvia dal 30 aprile al 31 dicembre la data entro cui poter rinnovare contratti a termine col semplice accordo individuale tra impresa e dipendente, possibilità tutta a vantaggio dell’impresa introdotta da questo governo nel famigerato decreto lavoro del maggio 2023.

E dice tutto della natura filo padronale di questa maggioranza la motivazione addotta dalla leghista: lo chiedono le imprese che sarebbero in difficoltà in quanto i contratti collettivi sono in fase di rinnovo.

Infatti in virtù di una misura “temporanea” introdotta dal governo Draghi durante il covid e poi resa definitiva da questo governo i contratti collettivi possono definire ulteriori motivazioni per il rinnovo dei contratti a termine oltre i 12 mesi

Uno schiaffo doppio ai lavoratori e alle lavoratrici: una nuova spinta all’aumento della precarietà e un incentivo alle aziende a non rinnovare i contratti di lavoro potendo utilizzare comunque lavoro precario.

Sono infatti ben 6, 5 milioni i lavoratori che attendono da anni il rinnovo dei contratti per recuperare in parte la perdita di potere d’acquisto generata dall’inflazione e, guarda caso, la gran parte di questi contratti riguarda proprio settori dove il ricorso alla precarietà è più massiccio.

Di fronte a tanto disprezzo per la dignità di chi lavora non è più possibile rinviare la lotta contro questa piaga che rovina la vita delle persone e il futuro delle nuove generazioni.
In Italia la precarietà ufficiale colpisce 3 milioni di lavoratrici e lavoratori, l’osservatorio dell’Inps sul precariato ci ha informato che nei primi 11 mesi del 2023 le attivazioni di contratti di lavoro di tipo precario sono state più dell’80% del totale. E’ ora di dire basta!

Antonello Patta
Partito della rifondazione Comunista/Sinistra Europea

“Facciamo come gli agricoltori” l’indicazione di lotta nasce spontanea dai lavoratori di Mirafiori in sciopero e corteo interno dopo una partecipatissima assemblea indetta dalla Fiom.

La rabbia dei lavoratori è esplosa di fronte all’ennesimo annuncio di messa in cassa integrazione, questa volta fino al 30 marzo, per 2260 lavoratori delle linee della 500 elettrica e della Maserati, che segue l’intervista nella quale Tavares, l’amministratore delegato della multinazionale, dichiarava a rischio il futuro degli stabilimenti di Mirafiori e
Pomigliano. “la fabbrica si sta spegnendo- denuncia la Fiom- dal 2027 non ci saranno più modelli”

E’ la cronaca di una fine annunciata da 17 anni di cassa integrazione, dal calo degli occupati da 20 a 12 mila lavoratori, dall’uscita, solo negli ultimi anni di 1500 tecnici e ingegneri.

Poco rassicurano le parole di Jhon Elkan ultimo rampollo della dinastia Agnelli, primi responsabili dei disastri del gruppo e del trasferimento del comando dell’azienda in un Paese, la Francia, il cui governo, azionista della società, diversamente dal nostro, tutela le produzioni nazionali.

Si faccia la stessa cosa anche in Italia : per tutelare il futuro delle produzioni è necessario l’ingresso dello Stato nella società; nell’immediato si mandi un segnale forte contro bloccando la destinazione d’uso delle aree.

Invece, al di là degli incentivi che da soli sono acqua fresca, è gravissima l’ assenza di qualsiasi piano d’intervento del governo dei sovranisti nostrani che mentre vantano essere l’Italia la seconda manifattura d’Europa l’abbandonano a un declino inesorabile.

Lo diciamo da tempo, vale per Stellantis come per l’Ilva, come per le tante aziende in crisi abbandonate al proprio destino, come per tutto il mondo del lavoro colpito da bassi salari, precarietà e perdita di tutele e diritti: l’unica strada è un nuovo grande ciclo di lotte che porti fuori dalle fabbriche nelle strade, nelle piazze e nelle sedi istituzionali preposte la difesa dei diritti, della buona occupazione e del tessuto produttivo del Paese.

Facciamo come gli agricoltori!

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea.

Carlos Tavares, l’amministratore delegato di Stellantis minaccia neanche tanto velatamente di continuare sulla strada del progressivo smantellamento degli stabilimenti italiani già gravemente messi in crisi dalla riduzione delle produzioni e delle maestranze spinte all’uscita, dall’assenza di prospettive e dagli incentivi, uso massiccio della cassa integrazione, mancanza di certezze sul piano industriale e sui modelli.
Col ricatto occupazionale e produttivo, la paventata chiusura di Mirafiori e Pomigliano, l’ad pretende un aumento delle risorse pubbliche per incentivi all’acquisto, senza impegni veri sul futuro del gruppo in Italia. Ancora una volta si scaricano sullo Stato le responsabilità dei disastrosi ritardi dell’industria dell’auto europea e italiana in particolare rispetto all’emergenza climatica e la crisi di un capitalismo che in tutta Europa per sopravvivere gioca sulla competizione tra gli Stati che il neoliberismo imperante ha ridotto a “camerieri del re”.
Come commentare altrimenti le fanfaronate di un ministro che si dice disposto a entrare nel capitale di Stellantis mentre il suo governo dichiara di mettere soldi pubblici nell’Ilva per riconsegnarla al più presto possibile ai privati; quando per raccattare 20 miliardi vengono svendute quote di aziende strategiche perfino sul piano della sicurezza nazionale.
La sudditanza alla religione del mercato è tale che ci si rifiuta di comprendere come gli incentivi, senza un forte ruolo dello stato nella gestione e nelle politiche industriali, non determinano risultati in termini produttivi e occupazionali.
Oltretutto è noto che gli incentivi finiscono per l’80% in auto non prodotte in Italia.
Basta solo soldi a pioggia. Si investano le risorse necessarie per entrare nel capitale di Stellantis, come ha fatto il governo francese, unica strada per fermare la fuga delle produzioni all’estero e salvare un settore strategico per l’industria nazionale.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Care, cari,

come vedete nella convocazione riportata di seguito il dipartimento Lavoro è convocato per lunedì 5 febbraio alle ore 19.

Vi chiediamo di informare tutt* i/le Compagn* che seguono il lavoro. Poiché, come scritto nell'ordine del giorno, discuteremo della "lotta"

degli agricoltori in tutta Europa, vi chiediamo in particolare di sollecitare la partecipazione di compagn* del settore o che sono interessati/e e o competenti in materia.

Convocazione riunione:

Care, cari,

la riunione del dipartimento Lavoro è indetta per lunedì 5 febbraio alle ore 19 con il seguente odg:

1. punto sul salario minimo dopo l'assegnazione della nostra proposta di legge alla X commissione del senato;

2. presentazione e discussione sui 3 Seminari in preparazione;

3. valutazioni sulla "rivolta" degli agricoltori in tutta Europa.

Visto quest'ultimo punto vi chiediamo di invitare compagne/i che operano o hanno specifiche competenze nel settore.

Di seguito, vi inviamo il link per il collegamento alla riunione:

- Argomento: DIPARTIMENTO NAZIONALE LAVORO PRC-SE
- Data/Ora: 5 febbraio 2024 ore 19:00
- Entra Zoom Riunione https://us02web.zoom.us/j/84639868867
- ID riunione: 846 3986 8867

Cari saluti e grazie per la collaborazione

Antonello Patta
Segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se

L’inflazione cumulata tra il 2021 e il 2023 ha ridotto pesantemente il potere d’acquisto dei salari obbligando le famiglie a rinunce e privazioni nell’acquisto di beni necessari. E si badi bene parliamo di un danno economico che resterà negli anni anche nel caso assai improbabile che l’inflazione tornasse a zero. Una situazione gravissima confermata perfino da Odm consulting, una società al servizio delle imprese, secondo cui l’inflazione media cumulata in tre anni ammonterebbe al 16,7% a fronte di una crescita media delle retribuzioni del 10%.
Una fotografia resa ancor più drammatica per gli oltre 5 milioni di lavoratrici e lavoratori che di aumenti salariali non ne hanno visto perché hanno i contratti scaduti da anni e ancor più per altri milioni di lavoratrici e lavoratori che un contratto vero se lo sognano.
Si tratta oltretutto di un’ampia porzione del mondo del lavoro con stipendi bassi e bassissimi, spesso sotto la soglia di povertà relativa, su cui l’inflazione colpisce molto di più di quanto non dicano le statistiche perché la gran parte del salario, se non tutto, se ne va per coprire il carrello della spesa fatto di prodotti di consumo, specie alimentari sui quali l’inflazione reale è ben oltre quella media dichiarata arrivando fino a dieci punti in più.
Applicare la Costituzione e approvare la proposta di legge di iniziativa popolare per un salario minimo di 10 euro agganciato automaticamente all’inflazione depositata da Unione Popolare in Senato è una scelta doverosa.
Siamo impegnati a costruire la più ampia e unitaria mobilitazione sociale a sostegno della nostra proposta di legge e invitiamo tutte le forze politiche presenti in Parlamento che credono davvero in questa misura di civiltà a battersi per la sua rapida messa in discussione e approvazione.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

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