Dieci mila posti di lavoro a rischio, la fine di un altro polo strategico nazionale , l’esplosione di una bomba ecologica e sociale dirompente per il territorio del sud-est della Sicilia: è questa la conseguenza di anni di distrazione dei governi nazionali e locali e delle sanzioni di guerra che colpiscono più l’ Europa che la Russia.
Lo sapevano tutti da anni, ma in ossequio agli enormi profitti in ballo, si è lasciato volutamente che la situazione degenerasse completamente.
Di fronte a questa patata bollente lasciata irrisolta dal governo Draghi, quello delle destre così solerte nella repressione di rave party, di studenti e di migranti non sembra capace di immaginare altro che copiare quanto fatto in altri paesi, ma con un ritardo tale da rischiare la chiusura, senza un progetto strategico e il risanamento ambientale necessario.
Lo dicono le inchieste della magistratura che hanno fatto emergere la totale inadeguatezza dell’impianto di smaltimento dei reflui industriali (Consorzio IAS), che ha inquinato impunemente per anni e che continua ad inquinare con la complicità a tutti i livelli istituzionali e di tutte le aziende del Petrolchimico che hanno, per anni, sversato veleni nell’acqua e nell’area.

Occorre una nazionalizzazione vera con provvedimenti drastici e lungimiranti
Primo, derogare unilateralmente all’embargo e alle sanzioni che si sono rivelate completamente inutili e che anzi hanno imbarbarito ulteriormente l’escalation militare; secondo, attuare il risanamento ambientale dei processi produttivi e imporlo alle altre aziende del polo pena la confisca degli impianti e degli asset strategici. Terzo, avviare un processo di riconversione ecologica di tutta l’area in grado di valorizzare le competenze del territorio e la creazione di energia pulita.
Solo così sarà possibile salvaguardare i posti di lavoro, l’ambiente e la salute dando una prospettiva al futuro del territorio.

La manifestazione del 18 novembre a Siracusa è stato un momento estremamente positivo, tuttavia per realizzare un vero progetto di cambiamento occorre sia la mobilitazione dei lavoratori di tutti i comparti produttivi del territorio sia dell'intera popolazione siciliana.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Nicola Candido, segretario regionale della Sicilia
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

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