di Paolo Ferrero

La Carta d'intenti dei Democratici e Progressisti nelle ultime 10 righe è molto chiara. PD, SEL e PSI si impegnano a:

- vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta;

- assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi; 

 - appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell’eurozona.

Con questo accordo il Fiscal Compact non si cambierà mai perché quel trattato la Germania non è disponibile a rinegoziarlo, si può solo disdettare unilateralmente.
Qui si dice chiaramente che la politica economica impostata da Monti continuerà. Del resto visto che i simboli hanno il loro valore, forse non è un caso che quello schieramento abbia abbandonato non solo la parola sinistra ma anche quella centro sinistra.

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