di Gennaro Carotenuto

L’unica guerra che varrebbe la pena di essere combattuta è quella contro il segreto bancario. Lo dimostra un rapporto firmato da James S. Henry, della Rete per la Giustizia Fiscale statunitense (TJN), per il quale nei paradisi fiscali si nasconderebbe una somma calcolata tra un minimo di 16.000 e un massimo di 26.000 miliardi di €.

È una cifra, teniamoci su quella minima, che supera il PIL degli Stati Uniti e del Giappone insieme ed è pari a 8 volte il debito estero dell’Italia.

Il rapporto è utile per capire cose come che le classifiche sui paesi indebitati riflettono in realtà classifiche occulte sui paesi maggiori creditori.

Ovvero: più un paese risulta indebitato, più invece è creditore di capitali occultati dalla propria classe dirigente in paradisi fiscali. Il rapporto si concentra proprio sul Sud del mondo e dimostra come una minuscola élite di questi paesi ha sistematicamente privato gli Stati di cifre tali da impedire sia lo sviluppo che la democrazia.

Tra le principali banche che hanno trasferito soldi nei paradisi fiscali: UBS, Credit Suisse, Citigroup, Deutsche Bank, Bank America/Merril Lynch, JP Morgan Chase, BNP Paribas, HSBC, Goldman Sachs, ABN Amro, Barclays, Credite Agricole, Julius Baer, Societe General and Lombard Odier. Questo ristrettissimo gruppo di banche sarebbe responsabile per il 62-74% del trasferimento di valuta verso i paradisi fiscali. Molte di queste, tutte del nord del mondo, hanno ricevuto miliardi di dollari in aiuti per non fallire dal 2008 ad oggi. Come scrive Henry nel rapporto: “troppo grandi per essere oneste”?

 

da Gennarocarotenuto.it

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