Ancora una volta i dati certificano impietosamente quanto drammatica sia la questione salariale nel nostro paese e quanto sarebbe necessario l’apertura di un programma di lotte generali e articolate su questo tema. E mostrano ancora una volta l’intensità dell’attacco ai salari delle lavoratrici e dei lavoratori italiani portato avanti da imprese e governi negli ultimi decenni mentre smentiscono le lamentele padronali sul costo del lavoro.

Nell’indagine sui “reddito e condizioni di vita 2021” si mostra chiaramente come nel solo 2020 il costo del lavoro per le imprese si sia ridotto del 4,3% mentre le retribuzioni dei dipendenti sono diminuite del 5%.
Tra il 2007 e il 2020, prosegue l’indagine, mentre i contributi a carico delle imprese sono diminuiti del 4%, i contributi dei lavoratori sono rimasti sostanzialmente invariati e le imposte sul lavoro dipendente sono aumentate e la retribuzione netta dei lavoratori si è ridotta del 10%.

Drammatica risulta la fotografia dei redditi individuali al lordo delle tasse in riferimento al 2020: circa il 76% non supera i 30.000 euro annui: la metà si colloca tra 10.001 e 30.000 euro annui, oltre un quarto è sotto i 10.001; quest’ultimo dato in particolare ci parla di circa 4 milioni di lavoratori “regolari” spesso giovani e donne che sopravvivono con salari letteralmente da fame.

A conferma di come decenni di politiche neoliberiste abbiano creato un progressivo depauperamento del mondo del lavoro e una continua redistribuzione dei redditi a vantaggio dei profitti e delle rendite è arrivato ieri un report pubblicato dall’INAPP secondo cui negli ultimi 30 anni la quota di ricchezza posseduta dalla metà più povera della popolazione è diminuita dal 18,9% al 16,6%, mentre quella dell’1% per cento più ricco è aumentata di ben il 60%.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo: solo con un nuovo grande ciclo di lotte per aumenti generalizzati dei salari e per un salario minimo legale di 10 euro l’ora sarà possibile invertire la svalorizzazione progressiva del lavoro, riconquistare salari e stipendi dignitosi e riaffermare il valore e il ruolo sociale del lavoro previsti dalla Costituzione.
Se non ora quando?

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

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