Perché il centrosinistra italiano non riesce a esprimere il livello minimo di alterità rispetto alle politiche di rigore in Europa su cui si sono attestate le sinistre socialdemocratiche e ambientaliste di tutto il continente? E perché, nel nostro Paese, chi si dichiara portatore di un punto di vista alternativo non riesce mai a pensarsi come alternativo al Partito Democratico nella costruzione di una proposta politica di governo? E che cosa è il Pd se non già in se stesso una coalizione di interessi e di culture politiche, spesso in aperta contraddizione tra loro?
Siamo amministratrici e amministratori locali e persone impegnate in diverse esperienze politiche e civiche nelle regioni del Nordest italiano, che guardano con prevalente attenzione a un cambiamento reale che parta dai conflitti e dai movimenti sociali. Sulla base di questo punto di vista, siamo interessati a capire e a interagire con quanto accade sul piano della politica istituzionale, per aprire spazi più ampi a una prospettiva di radicale trasformazione ambientale e sociale. Se guardiamo a come in Italia ci si sta preparando all'appuntamento con le elezioni politiche ci sentiamo insieme sconfortati e arrabbiati. Le manovre adottate dal governo Monti hanno colpito con un rigore a senso unico i redditi medio-bassi, le autonomie locali e quanto resta del welfare. Le cosiddette riforme strutturali si sono allineate ai diktat della Bce e del Cancelliere Merkel nel perseguire un disegno di azzeramento di diritti e tutele sociali universali. Provare a costruire un'alternativa, anche sul terreno politico-istituzionale, non può che significare produrre una drastica inversione di rotta rispetto a queste scelte. Per questo ci chiediamo se chi si dichiara portatore di un punto di vista di cambiamento può continuare a porsi, nei fatti, come un alleato subalterno, una specie di satellite della galassia chiamata Pd, o non dovrebbe piuttosto esplicitare fino in fondo la propria natura di concorrente, pronto a contendere alla "coalizione Pd" la guida futura di una più ampia alleanza, che sia centrata su una proposta di governo capace di rompere con l'attuale governance europea; che sia cioè disponibile anche a stare e ad andare insieme, ma sulla base di rapporti di forza riconquistati e di un esplicito riorientamento della bussola del programma. (...)
Serve un colpo d'ala. Non ci si può accontentare del ripiegamento sulla testimonianza ideologica né della rappresentanza pura e minoritaria. Non si può pensare che basti un rinnovamento metodologico, un approccio formalistico e procedurale alla crisi della democrazia rappresentativa, per cavalcare da un punto di vista civico la diffusa delegittimazione della casta, quando vi è chi, più attrezzato sul piano della suggestione mediatica, già occupa lo spazio di un generico rifiuto che non si traduce in alternativa. E non è neppure sufficiente evocare la primavera dei nuovi sindaci, se a questa stagione non ne seguono altre in cui il ruolo delle autonomie locali sia giocato in chiave non subalterna ma di costruttiva rottura con le politiche del rigore, riducendo invece la novità a ipotesi elettorali troppo personalistiche. Si tratta piuttosto di darsi il coraggio di osare di più, di percorrere sentieri inesplorati, mettendosi in sintonia con milioni di europee ed europei che stanno provando a sottrarsi al ricatto del debito, alla paura della crisi. Non crediamo sia possibile farlo a partire dall'attuale frammentazione del campo a sinistra e oltre il Pd, dalla riproposizione delle proprie identità, delle proprie forme-partito, del proprio piccolo tornaconto. Ci chiediamo allora se sia possibile immaginare e praticare in Italia esperienze che in vari paesi europei e oltre, in questi anni, hanno avuto la capacità di far convergere insieme forze diverse orientate alla trasformazione radicale dell'esistente, ultima solo in ordine di tempo l'esperienza greca di Syriza. Si tratta di decidere di costruire, a partire dalle proprie biografie, dalle proprie storie collettive, senza forzatamente annullarne le differenze, un nuovo patto, una forma politica inedita, coalizionale e federativa, capace di mettere in campo la forza di un'alternativa, di programma e di governo, e di costringere tutti gli altri attori a misurarsi con essa. (...) È con questo spirito e con questa prospettiva che proponiamo di affrontare anche il passaggio delle consultazioni primarie, che altrimenti rischierebbero di risultare un rito d'investitura dagli esiti scontati e dalle nefaste conseguenze.

Luigi Amendola (cons. prov. Treviso), Beatrice Andreose (cons. Parco Colli Euganei), Gianfranco Bettin (ass. com. Venezia), Valter Bonan (ass. com. Feltre), Cinzia Bottene (cons. com. di Vicenza), Beppe Caccia (cons. com. Venezia), Federico Camporese (coord. Sel Mestre), Flavio Dal Corso (pres. Mun. Marghera), Roberto Del Bello (componente coord. prov. Sel Venezia), Roberta Di Salvatore (cons. com. Montagnana), Mattia Donadel (cons. com. Mira), Renata Mannise (componente ass. reg. Sel), Carlo Martin (cons. com. Campolongo Maggiore), Francesco Miazzi (cons. com. Monselice), Alessandro Pieretti (coord. Sel Bassa Padovana) Per aderire: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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