di Bruno Steri

L'altro ieri 7 dicembre, nel tardo pomeriggio, la comunità argentina di Roma ha organizzato un sit-in davanti alla sua ambasciata per festeggiare l’entrata in vigore della cosiddetta “legge dei media”, un importante insieme di norme - fortissimamente voluto dall’attuale presidente Cristina Kirchner - che regola e democratizza l’accesso alla proprietà dei mezzi comunicazione di massa e la ripartizione delle frequenze, sottraendole al monopolio di pochi e potenti gruppi privati (su tutti, il Clarìn e la Naciòn).

Il varo della legge, approvata sin dal 2009 ma ferma in attesa di ottenere la legittimazione costituzionale, ha invece subito un’ulteriore proroga, chiaro segnale di un duro confronto istituzionale e politico tuttora in corso.

La nuova normativa, che manderebbe in soffitta quella vigente approvata durante la dittatura militare (1976-1982), pone un drastico limite al possesso di frequenze e distribuisce lo spazio sull’etere ripartendo equamente le licenze tra operatore pubblico e privati, e riservando un ultimo terzo all’iniziativa dal basso, associativa, sociale e civile. 

L'altro ieri non si è quindi potuto festeggiare, ma si è colta l’occasione per una riflessione comune tra cittadini democratici, rappresentanti di istituzioni e forze politiche sul decisivo tema dell’informazione e degli assetti mediatici: approfittando dell’ospitalità dell’ambasciata, presente con lo stesso ambasciatore e con alcuni deputati argentini che si sono uniti ai loro connazionali e agli italiani presenti. Insieme al Partito dei Comunisti Italiani, anche Rifondazione Comunista ha portato la sua solidarietà, consapevoli di quel che significa in tempi di crisi confrontarsi quotidianamente con un’informazione embedded, uniformata agli orientamenti dominanti, e sensibili dunque alla tutela del pluralismo ma anche alla qualità dell’informazione. Abbiamo preso l’impegno di seguire con attenzione l’evolvere di questa vicenda argentina, nella convinzione che l’esame attento di questa nuova e innovativa legge sui madia possa essere assai utile anche qui da noi, ad esempio nell’ambito dell’elaborazione del programma elettorale da presentare al nostro Paese: anche in questa materia evidentemente è dall’America Latina che arrivano alla vecchia Europa sollecitazioni in direzione di una democrazia sostanziale. Come è stato ieri giustamente ricordato da Roberto Natale, già segretario dell’Usigrai (Sindacato dei giornalisti Rai) e oggi presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), lo stato di salute dell’informazione è un termometro fondamentale per verificare lo stato di salute di una democrazia.

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