121019gcdi Roberto Musacchio
L’ultimo esempio viene dalle elezioni amministrative in Belgio dove la formazione della sinistra radicale,il partito del lavoro, comunista, ha ottenuto un successo importante entrando per la prima volta in moltimunicipi. Ma qualche giorno fa, in Repubblica Ceca, il Partito comunista era arrivato in elezioni politiche asuperare il 25%. Di Syriza, in Grecia, si sa e si è detto molto. Ma anche in Spagna le recenti amministrativehanno visto una ripresa di Isquierda Unida che, nei sondaggi sulle intenzioni di voto politico, supera il12%. In Portogallo Bloco e Pcp raggiungono sommati il 20% delle stime.

In Olanda, il Pomodoro, forza cheaderisce al gruppo europeo del Gue, se non ha conseguito il successo assegnatogli dalle previsioni, è statoperò l’unica forza a resistere, confermando un 15%, alla micidiale campagna che ha portato al successoe al conseguente governo comune di popolari e socialdemocratici uniti all’interno delle attuali politicheeuropee. Ma aldilà dei risultati elettorali, c’è un nuovo protagonismo delle forze che si muovono fuori delfronte definito dall’austerità e dal Fiscal Compact. In Francia ad esempio, il Front de Gauche che avevasubito alle legislative la preponderanza del voto utile ad Hollande, ha continuato la sua iniziativa sociale conuna importante e riuscita manifestazione di massa contro l’approvazione del Fiscal Compact da parte dellostesso Hollande, il cui governo comincia a conoscere contraddizioni evidenti.Il quadro in cui si muovono le forze della sinistra radicale ha da un lato elementi comuni e dall’altro unaarticolazione legata alla specificità delle realtà in cui operano. Da parte di tutte c’è la discriminante dellacontestazione della politica dell’austerità e della fase costituente tecnocratica che intorno ad essa si vadefinendo. Sono molti gli osservatori politici, penso ad esempio ad articoli usciti di recente su Le Monde,che sostengono che questo processo è destinato a ridisegnare la geografia politica europea intorno aduno spartiacque che sta precisamente nell’accettazione o meno di tale processo. Da questo punto di vista,mentre molte forze del socialismo europeo sono interne a questa ridefinizione dell’Europa in terminidestinati ad andare fuori dal proprio modello sociale e democratico, la Sinistra alternativa lo contesta eprova a contrastarlo. Questo fatto è già fondamentale in sé in quanto toglie spazio alle destre antieuropeee prova a frenare la deriva socialista. Che sia in grado di proporre una vera alternativa è naturalmente tuttoda vedere e richiederebbe una riflessione approfondita. Che possa determinare sommovimenti storici lovediamo però in Grecia con il rovesciamento dei rapporti di forza a sinistra.C’è poi una dimensione nazionale che permane. Nelle realtà nordiche, quelle scandinave, ad esempio, c’èun rilancio di accordi a sinistra tra le forze radicali e quelle socialdemocratiche. Conseguenza delle primesconfitte subite con le vittorie elettorali delle destre ma anche spazio reso possibile dal sopravvivere didimensioni nazionali di welfare ormai invece consunte altrove. Sta di fatto che lo stesso Pomodoro eraandato alle elezioni proponendo un governo con i socialdemocratici che hanno però poi dato vita ad unagrande coalizione con i popolari.In Germania la situazione è molto complessa e difficile per la Linke che infatti subisce un calo e uncerto isolamento. La realtà tedesca però è quella di un Paese che impone l’austerità all’Europa e dovele contraddizioni sociali, che ci sono e sono grandi, provano ad essere ricondotte ad una sorta di pattocorporativo di tutela di interessi “ nazionali “. Votare contro l’austerità, in particolare quella impostaagli altri, in Germania non è facile. La Linke lo fa mentre Spd e Grunen votano praticamente tutto ciòche propone la Merkel. E la Spd continua a dar vita a grandi coalizioni in molti governi locali e candida aCancelliere un uomo della destra del partito che fu già ministro delle finanze nel governo Cdu-Spd.Della Francia, ho già accennato ma è bene tornarci perché vi si gioca una partita di grande interesse.Hollande proprio in questi giorni ha affidato ad uno scritto che appare in contemporanea su vari giornalieuropei, la sua idea di Europa possibile. Un testo molto pragmatico che si muove tra l’accettazione delrigore e il tentativo di ritrovare qualche margine di manovra magari ricorrendo ad una vecchia ideasocialdemocratica di elementi di doppia velocità nella azione europea. Che margine possa avere questoè assai difficile dirlo. Tanto più che in contemporanea nel dibattito in corso nel Parlamento tedesco sulprossimo Consiglio Europeo, si avanza da settori della Cdu l’idea di un Supercommissario, cioè di unuomo forte con diritto di decisione su tutte le questioni riguardanti precisamente l’area euro che, sempresecondo questa impostazione, dovrebbe dotarsi di strutture istituzionali dedicate e separate, anche quandonello stesso ambito come ad esempio nel Parlamento Europeo. Sta di fatto che il consenso di Hollandeè in calo e la sua manovra finanziaria risente comunque dell’accettazione del Fiscal Compact, dovendoprevedere una sterilizzazione dell’inflazione rispetto alle aree di esenzione fiscale che dunque determinafiscal drag sui redditi medio-bassi.In Italia la situazione è, rispetto all’Europa, veramente unica e un poco paradossale. C’è un partito, il PD,che punta a muoversi nello spazio del socialismo europeo cui però non appartiene in quanto ha sceltodi essere altro e cioè un soggetto di centrosinistra e non di sinistra. Il che, siccome la politica ha pure lesue logiche, comporta un profilo ulteriormente moderato, che legge la fase ancora meno in chiave diconflitto sociale e ancora più in modo subalterno ad una condivisione di sorte da parte dei “ produttori “e di esigenza di un generale e generico rilancio di economia. Se si legge la parte della recente dichiarazionid’intenti, prima del PD e poi in gran percentuale transitata nella Carta di coalizione, riferita al superamentodelle “ vecchie “ visioni del conflitto si ha una conferma illuminante.Proprio la lettura della Carta di coalizione dovrebbe essere un esercizio minimo di buona politica che inItalia si è perso. La Carta a me appare molto chiara. C’è al centro la proposta di una fase costituente perl’Europa che va fatta con un patto di legislature con le forze liberali moderate. Questa fase costituenteassume come irrinunciabili le scelte di austerità, e gli atti sottoscritti per esse come il Fiscal Compact,da accompagnare con equità sociale e costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Poco importa dunque senon si parla di Monti, che pure invece una sinistra dovrebbe esplicitamente criticare, e di Casini. C’è unasostanziale internità ai processi in atto, quelli già svolti, e i prossimi. Se la costruzione degli Stati Unitid’Europa procede infatti per integrazioni bancarie e finanziarie, super commissari e magari l’elezionediretta di un Presidente che ancora di più rafforza gli elementi di governance e senza che il ParlamentoEuropeo abbia neanche le prerogative di proposizione legislativa, il carattere abnorme si accresce inveceche correggersi. Lo spazio di manovra che ci si dà come possibile governo poi è quello strettissimo,ancor meno di quello francese per ragioni evidenti e strutturali di condizione del debito e di collocazionegeopolitica, che deriva da una riduzione dello spread. Riduzione dello spread che è in realtà affidata aimemorandum, imposti o autoimposti. Che questo sia lo scenario obbligato dall’accettazione del FiscalCompact, che impone il pagamento di 40 miliardi annui per 20 anni all’Italia, lo confermano le continuemanovre di Monti che non trovano nessun reale contrasto.La cosa che rende particolare la situazione italiana, ancor di più, è che tale Carta d’intenti venga sottoscrittada forze che pure esprimono una critica radicale d’impianto. E che queste forze accettino per giunta unadisciplina di voto che tra l’altro cambia il senso stesso della rappresentanza oltre che rendere possibile loscenario in cui si possa perpetuare l’attuale situazione che ha visto ad esempio cambiare la Costituzionecon l’inserimento dell’obbligo del pareggio di bilancio, in modo praticamente bulgaro. Se guardo alleforze delle sinistre europee di cui ho parlato credo che sia evidente come nessuna potrebbe accettarené contenuti né metodo della Carta d’intenti. Perché siamo arrivati a questo punto è cosa lunga su cuiriflettere. Ma stiamo all’oggi. La cosa più europea che si potrebbe fare è dar vita ad una unione di sinistree movimenti, autonomi come profilo e proposta e capaci, proprio per questo, di pesare sulla situazione.Se non lo si fa, e si lascia al Pd, e al suo segretario che dimostra per altro di saperlo fare bene, tutta lacentralità i problemi rischiano, per il quadro di cui ho scritto, di essere seri soprattutto per il futuro delPaese guardato dal punto di vista dei soggetti cui si riferisce una sinistra. Io credo dunque che sia bene,nonostante le sordità, continuare a proporlo e comunque provare a farlo per quello che è nelle possibilitàdi chi non si rassegna a questa incredibile storia italiana per cui si rischia che non vi sia in questo Paesenessuna sinistra mentre in tutta Europa ce ne sono due.

Lavorincorsoasinistra.it - 19.10.12

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