120610fiomRedazionale
Si è svolto ieri mattina l'incontro pubblico promosso dalla FIOM con i segretari e i rappresentanti delle forze politiche e sociali del centro-sinistra.
Ha aperto l'incontro Giorgio Airaudo, che ha focalizzato l'attenzione sul problema dei problemi nel nostro Paese: la solitudine del lavoro, l'assenza di un punto di riferimento politico per i lavoratori e l'esigenza che il lavoro - le lavoratrici e i lavoratori in carne ed ossa - riprenda la parola.
Dopo Airaudo è stato il turno di Maurizio Landini e della sua lunga e articolata relazione introduttiva. In un quadro storico senza precedenti, è a rischio - sotto i colpi di violenti e ripetuti attacchi al lavoro - la tenuta democratica del Paese e dell'Europa intera.
Per questo serve che la sinistra torni a dare risposte e dica chiaramente cosa intende fare per combattere la crisi e le politiche dei governi espressione dei poteri forti. Landini ha avanzato proposte precise, esponendo un programma di alternativa a tutto tondo: c'è bisogno innanzitutto di una legge sulla rappresentanza che applichi l'articolo 39 della Costituzione, e cioè una legge che tuteli il diritto dei lavoratori ad eleggere i propri delegati e a votare gli accordi per farli diventare validi.

In secondo luogo il lavoro precario va ridotto, riducendo e cancellando le forme contrattuali inutili e introducendo  nei contratti e nelle leggi il principio della parità di diritti e di salario a parità di lavoro e di mansione. Va poi introdotto un reddito di cittadinanza, difeso ed esteso l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e riformate le pensioni, facendo come Hollande ha promesso di fare in Francia.
E poi serve, complessivamente, un nuovo modello di sviluppo, la patrimoniale, la tassazione delle rendite finanziarie, un piano straordinario per il Mezzogiorno, nuovi investimenti nella scuola pubblica, nella mobilità.
Le risposte attese sono arrivate innanzitutto dalle forze politiche, e tra loro sono state molto diverse.
Ha aperto le danze Paolo Ferrero, dichiarando di condividere integralmente il programma della FIOM e aggiungendo altre proposte, a partire dalla necessaria lotta contro il fiscal compact (per Ferrero l'equivalente del memorandum greco) e da una serie di iniziative referendarie che si propone di supportare unitariamente (sull'articolo 18, sul reddito sociale, contro il vincolo sul pareggio di bilancio). La proposta politica di Rifondazione è una: mettere insieme le forze che si riconoscono nei contenuti della FIOM e costruire un polo di sinistra alternativo alle forze moderate.
Dopo Ferrero è stato il turno di Antonio Di Pietro, che ha attaccato frontalmente il Pd. Bisogna essere coerenti, ha detto Di Pietro, tra quello che si dichiara e quello che si fa. E non si può difendere gli interessi dei lavoratori e al contempo sostenere il governo Monti.
Bersani ha provato a difendere le ragioni del suo partito, sostenendo che l'alternativa al governo Monti sarebbe stato un nuovo governo Berlusconi che avrebbe portato l'Italia al fallimento. Contestato ripetutamente dalla platea, Bersani ha però anche sottolineato i punti di convergenza con la piattaforma FIOM, a partire dalla politica industriale e dalla critica al piano di Finmeccanica.
Nichi Vendola ha insistito molto sulla necessità di superare la separazione tra riformismo e radicalismo e ha ribadito l'urgenza di costruire un alternativa di governo che restituisca dignità al lavoro.
Oliviero Diliberto ha condiviso questa prospettiva, insistendo sulla necessità di verificare senza preconcetti le possibilità di un'alleanza, a partire però dall'unità delle forze della sinistra.
Landini nelle conclusioni ha ringraziato tutti i presenti (tra gli altri hanno preso la parola, molto apprezzati, Mario Tronti e Stefano Rodotà) e ha sottolineato che per la Fiom si è trattato di un primo momento, dell'inizio di un percorso di confronto e di dialogo. Del resto la storia della FIOM lo insegna, sempre a difesa dei lavoratori dentro le fabbriche ma anche fuori.

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