di Ritanna Armeni

Nell'anno che sta per concludersi 124 donne sono state ammazzate, stuprate, fatte a pezzi da mariti, fidanzati, padri compagni. Il fenomeno è preoccupante e, infatti, preoccupa.
È stato denominato femminicidio perché - si è scoperto - ha una radice comune: l'odio per le donne, la voglia insana di eliminarle in modo sadico e violento. Ci sono molte domande da porsi: a che cosa è dovuta questa violenza? Perché è esplosa in questi ultimi anni? che cosa si può fare per fermarla? Tal Bruno Volpe sul blog Pontifex non ha dubbi «Le donne e il femminicidio: facciano sana autocritica. Quante volte provocano?». E ancora «Domandiamoci. Possibile che

in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, ... si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti».
Fa male pensare che un uomo, anche un solo uomo, la pensi così. Fa male pensare che abbia il coraggio di mettere queste opinioni in rete. Ma in fondo - pensiamo - la rete è così, ospita tutto, anche posizioni isolate di pazzi o squilibrati. Il punto è che non finisce qui.
Anzi il blog di Volpe è solo l'inizio. Perché il parroco di Lerici Don Piero Corsi ha fatto affiggere un estratto dell'articolo di Volpe sulle porte della chiesa di San Terenzio. Abbiamo così appreso che quella che aveva accusato le donne non era una voce isolata ma aveva avuto ascolto, era stata condivisa ed era stata addirittura amplificata da un rappresentante della Chiesa.
Perché Don Piero non pago delle parole di Volpe ci aggiunge del suo. Fa un volantino nel quale accusa la stampa " fanatica e deviata" che se la prende con gli uomini e spiega il motivo di quell'odio che ha portato a tanti atroci assassini. «Il nodo - dice - sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise».
Insomma se un uomo ammazza una donna - questa l'originale tesi - la colpa è almeno da dividere a metà fra l'assassino e l'assassinata. Se l'uomo è violento la donna, affermando la sua libertà, questa violenza la provoca. È lei insomma il mandante del suo assassino. E infatti, prosegue il pio rappresentante della Chiesa «quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno.
Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo. roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?».
Lo confesso: sono rimasta senza parole. Non sono riuscita neppure ad esprimere lo sdegno.
Non sono riuscita neppure a commentare le parole di questo "pastore di anime". E non ci riesco tuttora. Da dove cominciare?
Da che cosa è la libertà? dal fatto che tutti ne hanno diritto, uomini e donne? dal fatto che rivendicarla è giusto e sacrosanto e nessuno per questo merita la morte? da una analisi dei rapporti fra uomo e donna oggi? da che cosa è cambiato? dalla banale, semplice affermazione che c'è un comandamento divino che dice di non uccidere? No francamente mi sembra del tutto inutile. Dopo le parole di Don Piero solo una richiesta mi sembra utile. Che la Chiesa intervenga, che spazzi via anche il minimo dubbio che qualcuno al suo interno condivida le parole di Don Piero.
E poi rimuova quel parroco e lo mandi in uno dei centri antiviolenza dove arrivano tante donne ferite nel corpo e nell'anima. Per ascoltarle per mesi, per anni. In silenzio. In silenzio assoluto.

da Pubblico giornale

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