di Vittorio Macrì

Un rientro amaro in Sardegna quello dei 450 operai dell’Alcoa che ieri per l’ennesima volta hanno portato a Roma, sotto i palazzi del potere centrale, la rabbia e la disperazione di un intero territorio, il Sulcis. Ancora stamane con l’occupazione di alcune ore del traghetto che li ha riportati in Sardegna e con alcune manifestazioni in programma nella serata a Cagliari, vogliono mandare un chiaro messaggio: la battaglia non è finita, la rassegnazione non prevale, l’incapacità del governo ad affrontare la situazione e risolvere positivamente la vertenza non scoraggia. Sarà l’assemblea di tutti i lavoratori a stabilire le prossime azioni di lotta quotidiane.

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di Paolo Ferrero

Solidarietà alle lavoratrici ed ai lavoratori dell'Alcoa di Portovesme (CI) che stamane si sono buttati in mare davanti ad un traghetto della Tirrenia che stava attraccando nel porto di Cagliari.

E' molto grave che a pochi giorni dalla presunta chiusura dello stabilimento non ci sia un intervento del governo per risolvere una vertenza che aggraverebbe in maniera drammatica la crisi in un territorio che già ha una disoccupazione del 33%. Bisogna impegnarsi nella risoluzione della crisi e non trasformarla, come fa il governo Monti in questo caso, in un problema di ordine pubblico.

di Giacomo Bottos

Si va formando una corposa corrente di opinione che propone di uscire dalla crisi essenzialmente con misure di stampo liberista: liberalizzazioni, privatizzazioni, deregolamentazioni.

Si tratta di una ricetta che affonda le sue radici in una lettura della realtà italiana ormai da tempo consolidata: l'Italia non avrebbe mai avuto una sua riforma liberale, sarebbe ingessata da corporativismi, veti incrociati, privilegi, "diritti acquisiti", elevata tassazione e spesa pubblica improduttiva che inibirebbero le potenzialità di crescita del paese.

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di red.

Dai Ligresti a Zunino, passando per Coppola, Zaleski, Tronchetti Provera e il San Raffaele.  I debiti dei grandi clienti del credito italiano e le relative problematiche sono molto spesso all’ordine del giorno. Lo sanno bene i banchieri del Paese che tanto si sono spesi per salvare il salvabile e che stanno continuando ad aumentare le riserve di denaro fresco per far fronte al previsto aumento delle insolvenze. Ma anche a recuperare il recuperabile dalle tasche della massa dei clienti normali, via crediti concessi col contagocce previa fornitura di garanzie a prova di bomba e, soprattutto, a tassi d’interesse in continua crescita.

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di Maria Zegarelli

«Il percorso è indicato proprio nell’ordinanza del gip. Si può garantire fin da subito la salute dei cittadini senza dover chiudere gli impianti: l’Ilva è una città e se chiudesse ci troveremmo di fronte al più impressionante cimitero industriale del mondo». Nichi Vendola insiste sulla necessità di una mediazione, quella a cui stanno lavorando governo, Regione e la stessa magistratura.

Vendola alla fine ritiene possibile arrivare ad una soluzione che scongiuri la chiusura?
«Non bisogna smarrirsi. Ripeto, l’ordinanza del gip descrive puntualmente quali sono gli elementi che pregiudicano la salute dei cittadini e credo che l’Ilva abbia le competenze per attuare un programma di interventi a brevissima, media e lunga scadenza.

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