eni11L'industria chimica ha segnato la storia di diversi territori, compromettendone inevitabilmente il futuro. danni al suolo, alle falde, al mare, agli animali e alle popolazioni coinvolte in disastri ambientali  causati dall’industria chimica sono incalcolabili, e molto spesso sono tenuti nascosti.  Quando la salute del pianeta e di chi lo abita viene danneggiata si commette un crimine e chi ha promosso questo modello di sviluppo ha commesso un crimine.  
Se queste considerazioni fossero state fatte prima del 26 settembre del 1976, Manfredonia, un comune marittimo del foggiano, non avrebbe il più alto tasso di tumori polmonari della regione, il numero di malformazioni infantili non sarebbe ben al di sopra della media nazionale, nelle falde e nel mare i livelli di arsenico sarebbero nella norma.


In quel maledetto giorno a 1 km dal centro abitato di Manfredonia ( in località Macchia, comune di Monte Sant’Angelo), nello stabilimento ANIC ( il colosso industriale del gruppo Eni) scoppiò la colonna di lavaggio dell'impianto di sintesi dell’ammoniaca, riversando nell'aria 10 tonnellate di Arsenico. La popolazione fu informata della portata del disastro solo diverse ore dopo. Quell'evento segnò il destino di quel territorio.

I rischi del IV petrolchimico italiano erano emersi già prima del '76, la stessa Giunta comunale a seguito di un alluvione avvenuta nel '72 aveva richiesto maggiori accertamenti sui rischi che l’impianto avrebbe potuto avere sulla popolazione manfredoniana.  Ma lo Stato aveva già scelto che tipo di sviluppo avrebbe dovuto avere Manfredonia, uno sviluppo “senza autonomia, alimentato del ricatto occupazionale per imporre un modello altamente inquinante, dissipativo delle risorse locali, corrosivo per la comunità, incentrato sulla cessione di salute e ambiente in cambio di lavoro”.
L'incidente del ’76 fu sicuramente il più disastroso, ma non fu l’unico. Infatti fino alla sua chiusura definitiva nel 1994 si susseguirono incendi, perdite di composti azotati e solforati altamente pericolosi che incominciarono a causare forte indignazione nella popolazione. Ma alla fine degli anni Ottanta avvennero tre eventi che portarono la città alla rivolta. Il primo fu la concessione da parte del Ministero allo scarico di Sali sodici in mare. Poi arrivò la notizia che la Regione Puglia aveva consentito la realizzazione di un inceneritore all'interno dello stabilimento, e infine, come ciliegina su una torta fatta di rifiuti tossici il governo De Mita approvò un decreto che autorizzava la nave nigeriana Deep See Carrier ad attraccare a Manfredonia per lo smaltimento di 2500 tonnellate di rifiuti tossici.

Ma i cittadini manfredoniani non vollero diventare la pattumiera dello Stato. Dopo anni di ripetuti incidenti, questi nuovi avvenimenti sarebbero stati l’elemento scatenante di un movimento di protesta molto singolare per la sua complessità  e durata, movimento che provocò una profonda spaccatura tra la fabbrica e la città: si organizzarono scioperi e manifestazioni e per due anni (dall’88 al 90) tutte le sere la popolazione di Manfredonia occupò  la piazza più grande del paese trasformandola in una vera e propria agorà, un luogo condiviso di partecipazione civica e politica. Questo esempio di resistenza riuscì a respingere la "nave dei veleni" e successivamente a far chiudere l'impianto urlando più volte nei cortei "l’Enichem c n ua jè" (l'Enichem se ne deve andare). Un ruolo fondamentale in questa lotta lo ebbero le donne manfredoniane che con l’associazione "Bianca Lancia", dopo varie battaglie riuscirono ad ottenere nel 1998 dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo una condanna ai danni dello Stato Italiano per la violazione dell'articolo 8 della Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Uomo, che sancisce il diritto ad essere tutelati dall'inquinamento ambientale ed essere informati sui potenziali rischi (cosa che Enichem non ha mai fatto).

Dopo aver causato danni inquantificabili all'ambiente e alla popolazione, dopo aver generato un grave problema occupazionale dovuto alla chiusura dell’impianto avvenuta nel '94, l'"ecomostro" Enichem ha anche portato ad una profonda spaccatura sociale tra gli ex-operai che avevano l’esigenza di lavorare e il resto dei cittadini che volevano che la fabbrica chiudesse il prima possibile. Ma un gruppo di operai ai quali erano stati diagnosticati una serie di patologie collegate alla continua esposizione e inalazione di materiali tossici, cercando di ricucire il rapporto con la propria salute e dignità oltre che con la città, nel 1996 decisero di iniziare una lotta giudiziaria contro 12 dirigenti dell’Enichem. Tra quegli operai c'è anche Nicola Lovecchio, un uomo che decise di non essere solo vittima, un uomo che ha deciso di impugnare il suo male con coraggio e ne ha fatto un’arma con cui denunciare e cercare giustizia.

Grazie a lui e al lavoro del dottor Maurizio Portaluri  di Medicina Democratica che ha seguito la battaglia di Nicola fino al giorno della sua morte(contribuendo alla stesura del libro "Di fabbrica si muore"), si è fatto luce sulle diverse violazioni, sui crimini ambientali e sulla morte di diversi operai causate dal petrolchimico e dallo Stato. Ma 18 anni dopo l’esposto del ’96 la Cassazione ha deciso di assolvere i 12 imputati. Secondo la Cassazione per la morte degli operai e per l’incidente del ’76 non c’è alcun colpevole, anzi la colpa del livello di arsenico di 300 volte superiore alla norma sarebbe stata imputata all’eccessivo consumo di crostacei, e non serve spiegare quanto questo sia assurdo. Ma per il Collettivo InApnea di Manfredonia e di tutti i cittadini che non vogliono dimenticare anni di soprusi l’esempio di Nicola non è stato vano, e per questo gli è stato intitolato un luogo, uno spazio, un laboratorio politico e sociale, punto di riferimento per la nostra comunità.

L'esempio di Nicola non va dimenticato anche perché Manfredonia è le città limitrofe, oggi restano un territorio inquinato. Inoltre grazie al Contratto d'Area firmato nel '98, oggi sulle ceneri dell'Enichem sorgono nuove industrie insediatesi sui terreni ancora contaminati da decine di sostanze tossiche e solo da pochi anni avviate alla bonifica.  Bonifica iniziata nel 2001 con l’ingresso, avvenuto un anno prima, del Comune di Manfredonia tra i siti SIN (siti di bonifica di interesse nazionale) perché contaminato da benzene, toluene, xilene, arsenico, caprolattame, mercurio, piombo e azoto ammoniacale. La bonifica è stata paradossalmente affidata alla società Syndial appartenente proprio al gruppo Eni, come se si volesse dare la possibilità all’azienda inquinante di nascondere i disastri commessi in questi anni. Lo stabilimento ex Enichem ha una superficie complessiva di circa 130 ha, 10,7 km2  sono destinati alla bonifica, tra aree private ed aree pubbliche. Delle aree pubbliche la porzione di territorio con estensione maggiore (8,5 km2 ) è rappresentata dall'area marina rivolta al polo chimico; il resto del territorio è costituito da tre discariche, estese 45.500 m2 (Pariti I), 35.100 m2 (Conte di Troia) e 2.100 m2 (Pariti Liquami).

Le aree Private, costituite primariamente dal polo chimico ex Enichem, sono quelle destinate Syndial. I fondi finora utilizzati dall’azienda superano i 240 milioni di euro, ma come evince da indagini ARPA e ISPRAR lo stato della bonifica oltre a non essere efficace (dati i livelli di arsenico nelle falde) è anche difficile da controllare infatti come sottolinea il sindaco  “le modalità di intervento di Syndial nel corso delle attività di bonifica non consentono ad alcuno degli enti preposti al controllo di corrispondere adeguatamente ai propri compiti: ed infatti ARPA ha lamentato una costante intempestività e carenza nella trasmissione dei dati (misurazioni e monitoraggi) ISPRA ha lamentato persino la ‘irrazionalità’ del sistema di monitoraggio nonché la carenza di informazione relativa allo stato ed alla condizione degli impianti di trattamento, dei quali è stata messa in discussione persino la ordinaria attività di manutenzione (pozzi)".

Nel 2015, per fare chiarezza sull’effettiva efficacia della bonifica, e per venire a conoscenza dei danni causati dal disastro del '76 è stato avviato dal Comune di Manfredonia un centro di Ricerca Epidemiologica con professori ricercatori guidati dalla prof.ssa Mariangela Vigotti e dal prof. Annibale Biggeri, con la partecipazione attiva fin dall’inizio di cittadini e cittadine del Coordinamento Salute e Ambiente e del Collettivo InApnea. I risultati dello studio non sono incoraggianti:

– Manfredonia dal '76 in poi ha perso il vantaggio di salute che deteneva rispetto al resto della Regione Puglia e ci si ammala di più;
– si muore di tumore ai polmoni nella misura di 14 casi all’anno in più rispetto ai dati regionali che comprendono Taranto e Brindisi, siti largamente inquinati;
– dagli anni novanta in poi si registrano 2 casi in più di morti al mese per malattie cardiovascolari;
– lo studio del dott. Bianchi, che evidenzia come a Manfredonia nascono più bambini con malformazioni congenite rispetto alla media regionale e nazionale;
– la stessa ricerca ha evidenziato inoltre la necessità di azioni concrete per la bonifica e la riqualificazione del sito ex EniChem (SIN). Infatti, considerati gli aggiornamenti al dicembre 2017 dei risultati dello studio Sentieri si evidenzia come Manfredonia resta “tra i siti più inquinati” con un eccesso di mortalità per cancro più alto del 4-5% rispetto al resto d’Italia;

Si chiede di sottoporre l'operato di Syndial ad un processo partecipato di trasparenza e chiarezza, con verifiche da parte di esperti indipendenti e completo accesso da parte dei cittadini alle informazione relative all'emergenza ambientale e alle sue conseguenze sulla salute.
Chiediamo infine che, alla luce del principio del contraddittorio, i collettivi, le associazioni e i comitati cittadini impegnati nella lotta all'inquinamento causato dall'industria chimica possano partecipare in modo attivo ed efficace al processo decisionale sul futuro della bonifica.

Marco Cassatella, "Collettivo in Apnea" di Manfredonia.

FONTI:
libro "Manfredonia. Storia di una catastrofe continuata" di Giulia Malavasi
https://rsaonweb.weebly.com/uploads/9/6/2/6/9626584/focus_2015_sin-manfredonia.pdf
https://www.statoquotidiano.it/14/10/2013/bonifica-ex-enichem-arsenico-in-mare-e-nella-falda-indagini-arpa-ispra-asl/166968/
https://www.statoquotidiano.it/26/09/2013/qui-sin-manfredonia-la-vera-discarica-e-il-mare/164336/
MANFREDONIA La catastrofe continuata docu-film. Regia e montaggio: Massimiliano Mazzotta
"Di fabbrica si muore: la storia come tante di Nicola Lovecchio morto di tumore al petrolchimico di Manfredonia". Libro di Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri

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