
di Massimo Franchi
Fascisti vivi e vegeti nel Comasco. Con perfino un prete a benedire loro e la lapide nel luogo dove furono fucilati Benito Mussolini e Claretta Petacci del 28 aprile del 1945.. È successo ieri a Giulino di Mezzegra. A sessantasette anni esatti dalla sentenza di morte decisa dal Comitato di Liberazione Nazionale, la sedicente Unione nazionale combattenti della



È una recente acquisizione la ricorrenza nazionale del ricordo degli italiani giustiziati e gettati poi nelle foibe slave accomunati alla Giornata della memoria, dedicata ai morti nei campi di sterminio tedeschi in gran parte per la sola colpa di appartenere ad una etnia che gli uccisori dichiaravano meritevole di sterminio, dal dato comune dell’innocenza: tutti ugualmente vittime di odio razziale, tutti senza colpe. Ma gli ebrei erano cittadini italiani, tedeschi, polacchi, francesi e slavi, da secoli, i rom trascorrevano la loro esistenza nomade in giro per l’Europa da millenni, c’erano fra loro ricchi e poveri, persone più o meno oneste, ma nessuno di loro aveva invaso un paese e oppresso un popolo.
L’esercito nazista in ritirata dall’Italia, lascia solo morte e sangue. Il 29 giugno 1944, 203 abitanti di Civitella, Cornia e San Pancrazio (Arezzo), vengono uccisi. Si spara a donne, bambini, uomini e vecchi, compreso il parroco del paese. Ottobre del 2008, con una storica sentenza la Corte di Cassazione condanna la Germania al risarcimento per quelle vittime, spianando la strada ad un atto di giustizia che potrebbe portare a far luce sulle tante altri strage perpetrate in quegli anni. La Germania fa ricorso al tribunale dell’Aja, appellandosi alla non punibilità per i crimini commessi dal terzo reich. Il Tribunale Onu, da ragione su tutti i fronti alla Germania.
