Rosa Rinaldi, responsabile Ambiente di Rifondazione comunista-FdS, dichiara:

"Prima vittoria nella battaglia contro l'installazione del sistema Muos a Niscemi. Nel giorno della manifestazione nazionale è arrivata infatti una bellissima notizia: la procura di Caltagirone ha fatto mettere sotto sequestro per violazione delle leggi sull'ambiente la stazione radio Usa costruita all'interno di una riserva naturale.
La lotta contro l'antenna da "guerre stellari" e contro la smilitarizzazione delle Sicilia prosegue ora con maggior vigore, a partire proprio da questo pomeriggio con la manifestazione nazionale di Niscemi a cui Rifondazione comunista parteciperà. Da parte del Prc inoltre massima solidarietà ai 17 attivisti No Muos recentemente denunciati perché "rei" di aver protestato contro il mega impianto".
6 ottobre 2012


Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista e Rosa Rinaldi, e responsabile Ambiente, territorio e beni comuni di Rifondazione comunista, dichiarano:

«In Sicilia, a Niscemi, la Marina Usa vorrebbe impiantare uno dei quattro Muos esistenti sulla Terra: un sistema di telecomunicazioni satellitari che servirà a controllare ogni angolo del pianeta e consentirà agli Stati Uniti di sfruttare ancora di più le propria enorme forza distruttrice militare. Quello di Niscemi ha ottenuto il benestare del governo Lombardo e del PD che lo ha sostenuto e verrà gestito direttamente dal Dipartimento Difesa Usa. Si tratta di uno strumento di guerra a cui noi ci opponiamo con forza: no alla militarizzazione del territorio, all’enorme inquinamento elettromagnetico prodotto dalle antenne, all’impatto devastante sul territorio (le strutture verranno impiantate all'interno della riserva naturale "Sughereta"). Sabato 6 ottobre a Niscemi si terrà una manifestazione per impedire questo scempio, l’ennesimo che andrebbe a colpire la regione siciliana. Rifondazione comunista aderisce e invita tutte e tutti alla mobilitazione».

5 ottobre 2012



COMUNICATO STAMPA DELLA CELLULA DI FABBRICA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA:

Il piano di interventi dell'ILVA presentato qualche giorno fa dal Presidente Ferrante (e bocciato dai custodi e dalla Procura, come c’era da aspettarsi) rappresenta tre passi indietro rispetto alla soluzione positiva della difficile situazione scaturita dal sequestro preventivo degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento.

Il primo passo indietro è rappresentato dalla resistenza della proprietà nel recepire gli interventi individuati dai custodi come gli unici in grado di permettere il venir meno del dolo che – vogliamo ricordare, riguarda reati come il disastro ambientale (non propriamente cosette di second'ordine). Salta all'occhio infatti che, a titolo esemplificativo, tra le altre cose i custodi individuano la fermata per i rifacimenti degli altiforni 1 e 5, mentre la proprietà risponde inserendo nel suo piano gli AFO 1 e 2.

Il secondo passo indietro è rappresentato dal numero di zeri della cifra stanziata e in cui far rientrare gli interventi di miglioramento delle “performances ambientali” dello stabilimento. Lo spot Ilva fatto passare in TV qualche mese fa recitava: “hai mai misurato il nostro impegno?”; ebbene, la mole degli interventi da attuare per rimuovere gli elementi di pericolosità delle aree sottoposte a sequestro è tale che anche i semplici operai hanno chiaro che questo impegno, dal quale discende direttamente il loro futuro occupazionale, è largamente insufficiente. Non è un caso infatti che i tentativi di “mobilitazione” fatti partire dall'azienda attraverso la linea del comando abbiano sempre meno successo.

Il terzo passo indietro è la cosiddetta “facoltà d'uso”. I custodi hanno individuato, all'interno delle aree sottoposte a sequestro, due tipologie di interventi da attuare: il fermo col susseguente rifacimento e il cosiddetto “adeguamento”. Senza volere in nessun modo “interpretare” le decisioni dei custodi e della Procura possiamo dire che le riduzioni delle emissioni inquinanti nelle varie fasi della produzione possono essere raggiunte temporaneamente anche attraverso ottimizzazioni mirate delle pratiche operative e una riduzione e stabilizzazione dei ritmi produttivi, nel mentre che gli interventi strutturali di adeguamento vengono portati a termine. I tentativi degli avvocati dell'azienda di dare una lettura diversa del pronunciamento del Tribunale del Riesame è insieme forzosa e preoccupante.

Insomma, la proprietà e lo stesso Presidente Ferrante – che pure aveva dichiarato di voler agire in discontinuità con quanto fatto dalla dirigenza ILVA nel recente passato – continuano a voler ignorare la gravità della situazione. Di questo passo tale atteggiamento potrebbe provocare conseguenze irreparabili per la vita dello stabilimento e per la sicurezza occupazionale dei suoi addetti.

Rifondazione Comunista da tempo ribadisce che un altro modo di fare acciaio è possibile. Lo dimostrano importanti stabilimenti sparsi per l’Europa: si pensi al centro Thyssen Krupp di Duisburg (Germania), dove agli inizi degli anni 2000 sono state investite somme ingenti per ammodernare le parti più inquinanti del ciclo. I risultati non si sono fatti attendere: p. es., a seguito della sostituzione delle cokerie con modelli di nuova generazione le emissioni del cancerogeno più pericoloso, il benzo(a)pyrene, sono crollate ben al di sotto della soglia d’allarme di 1 nanogrammo/m³. In quello stesso stabilimento i lavoratori non sono costretti a respirare fumi tossici durante l’orario di lavoro.

Ma per ottenere risultati analoghi anche all’ILVA sono necessarie cifre ben superiori ai 400 milioni di Euro (in quattro anni) sventolati dal Presidente Ferrante! Solo per la costruzione delle nuove batterie di Duisburg la Thyssen Krupp ha speso, fra 2000 e 2003, 800 milioni di Euro!

Questo importante investimento è stato reso possibile anche dal fatto che nelle grandi fabbriche tedesche i rapporti fra azienda e lavoratori sono improntati al coinvolgimento di questi ultimi nelle decisioni strategiche.

Dunque la proprietà e la dirigenza ILVA farebbero bene a mutare complessivamente il loro atteggiamento: servono più risorse, un piano di investimenti che affronti i reali problemi ambientali dello stabilimento e un modo diverso di rapportarsi ai lavoratori. Questi non possono essere considerati ancora come oggetti da manovrare dentro i cancelli per ottenere i massimi profitti e fuori dai cancelli per fermare il necessario processo di ambientalizzazione. I lavoratori ILVA sono sempre più consapevoli del fatto che i Riva e i loro amministratori stanno giocando con la loro pelle due volte: facendo corrergli il rischio di procurarsi malattie gravi e ora anche mettendo a repentaglio il loro lavoro. Non c’è più tempo da perdere: Riva ha le possibilità economiche per risolvere il problema ma il suo impegno è insufficiente, esca i soldi necessari!


Rosa Rinaldi, responsabile nazionale Ambiente di Rifondazione comunista, dichiara:

"L'articolo 29 della proposta di decreto Sviluppo prevede il divieto di opporsi all’installazione di antenne di telecomunicazioni su propri immobili da parte di cittadini e condomini. Reputiamo gravissima questa proposta che apre la strada ad un proliferare di antenne, con un aggravamento dell'inquinamento elettromagnetico, senza possibilità per i cittadini di opporsi all’installazione di tralicci e antenne.

Ancora una volta questo governo si appresta a varare una norma che, in nome di un presunto sviluppo, calpesta il diritto alla salute dei cittadini. Rifondazione Comunista invita tutte le forze politiche ed i numerosi comitati spontanei sorti in difesa del controllo delle emissioni elettromagnetiche ed a tutela del territorio a manifestare apertamente il dissenso contro una tale, scellerata ipotesi".

Roma, 14 settembre 2012