Care compagne e cari compagni,

il progetto Calderoli di dissoluzione del Paese sta andando avanti: ieri è passato nella Conferenza Stato-Regioni, con l’opposizione di Campania, Puglia, Emilia Romagna e Toscana.

Calderoli lo considera approvato e intende riportando in Consiglio dei Ministri.

Intanto si moltiplicano le iniziative tese a impedire questo scempio, con numerosi soggetti scesi in campo: il Tavolo Nazionale NO AD, promosso dal Comitato contro ogni Autonomia Differenziata, i sindaci del Recovery Sud, l’Anpi, le piazze della Riscossa del Sud, oltre a numerose associazioni e settori del sindacalismo confederale e di base.

Rifondazione è interna e promotrice di questa lotta: numerosi circoli del partito, da Sud a Nord, stanno promuovendo incontri e momenti di approfondimento; molti compagni e compagne partecipano attivamente alle iniziative.

È necessario intensificare il nostro impegno: la posta in gioco è altissima, praticamente irreversibile, e non consente scorciatoie o mediazioni di “differenziazione buona”.

Il disegno Calderoli- Governo Meloni deve fallire.

In allegato, oltre agli ultimi volantini che vi rimandiamo, trovate un documento di approfondimento su alcune materie oggetto di devoluzione, che può essere utilizzato per la formazione militante.

Ovviamente siamo a disposizione di ogni territorio e federazione.

Restiamo umani.

Tonia Guerra, segreteria nazionale, responsabile Campagna NO A.D. Prc-Se

 

Care compagne e cari compagni,

come sapete il progetto di Autonomia Differenziata sta continuando il suo percorso.

Il Ministro Calderoli ha presentato il disegno di legge “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario”, che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 2 febbraio scorso.

Si tratta di un testo che, pur con lievi aggiustamenti rispetto alle bozze precedenti, frutto di alcuni mugugni all’interno della maggioranza e delle critiche sollevate anche da alcuni presidenti di regione, contiene tutte le criticità che avevamo denunciato: l’aumento delle diseguaglianze sociali e del divario fra Nord e Sud e la rottura dell’unità e indissolubilità della Repubblica, con la marginalizzazione definitiva del Parlamento, chiamato, dopo semplici “atti d’indirizzo” da parte dei “competenti organi parlamentari”, ad approvare senza discussione le intese che ogni Regione che ne faccia richiesta stipula con il Governo, fino a tutte le 23 materie previste nella riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001 (20 materie a legislazione concorrente Stato/Regioni e 3 materie di esclusiva potestà statale, tra le quali “norme generali sull’istruzione e tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”).

Si tratta di un progetto devastante, non minimamente limitato dalle modalità con cui nella Legge di Bilancio 2023 (commi dal 791 all’801) viene delineato il percorso per la mera “determinazione”, dei LEP (livelli “essenziali” e non “eguali”, delle “prestazioni” e non dei “diritti”), a cui è subordinata l’autonomia. Anche qui il Parlamento è esautorato e l’iter è affidato ad una “cabina di regia” e all’emanazione di DPCM, meri atti amministrativi.

È necessario continuare e intensificare, a livello locale oltre che nazionale, l’opposizione a questo disegno scellerato che inizialmente avrebbe ripercussione drammatiche nel Mezzogiorno ma che rappresenta un pericolo per tutti e tutte (basti pensare alla rottura del contratto nazionale, allo smembramento delle infrastrutture, ai servizi sanitari ancora più regionalizzati, alle privatizzazioni, a 20 sistemi scolastici diversi…).

Domenica 29 gennaio si è svolta a Roma un’importante assemblea promossa dal Tavolo No Autonomia differenziata, di cui facciamo parte insieme e all’interno del Comitato contro ogni autonomia differenziata e a numerosi soggetti sociali, politici e sindacali. L’assemblea ha deciso di darsi un programma di mobilitazione nazionale e territoriale.

Molti nostri compagni e compagne, da Sud a Nord, sono attivi nei comitati locali e molti circoli stanno promuovendo momenti di approfondimento e mobilitazione.

I circoli del Sud sono impegnati in campagne specifiche e nell’organizzazione delle “piazze per il Sud” di cui si occupa direttamente Loredana Marino, insieme a LabSud.

Vi sono altre iniziative che parallelamente si stanno attuando, come la raccolta firme sulla LIP conosciuta come Legge Villone. Si tratta di un tentativo di “riduzione del danno”, con innegabili punti positivi, ma anche con rischi di smottamento verso un esito più che moderato. Per questo, pur non contrastandola, non la consideriamo come nostra proposta.

Oggi è più che mai indispensabile unire tutte le forze per impedire che questo governo porti a casa lo smembramento del paese, nello scambio Regionalismo Differenziato/Presidenzialismo.

In allegato trovate un volantino PRC-Up, il documento e la mozione finale dell’assemblea nazionale svoltasi presso il Liceo Tasso il 29 gennaio scorso. Sulla pagina del comitato trovate la registrazione di tutti gli interventi, a partire dalle relazioni dei proff Azzariti e Liberati e l’introduzione di Marina Boscaino.

In allegato anche, per conservarne memoria, le dichiarazioni di Giovanni Russo Spena in Parlamento, nel lontano 2001, in occasione del dibattito sulla modifica del Titolo V, che ci vide oppositori lungimiranti.

Restiamo umani.

Tonia Guerra, segreteria nazionale, responsabile Campagna NO A.D. Prc-Se

di Tonia Guerra* -

Il vertice ristretto di ieri, 18 gennaio, a Palazzo Chigi, si è concluso con l’intento dichiarato di “arrivare, in una delle prossime sedute del Consiglio dei Ministri, all’approvazione del disegno di legge sull’Autonomia differenziata”, secondo il disegno Calderoli ora al vaglio dell’Ufficio legislativo.

Contemporaneamente prosegue l’iter della svolta presidenzialista e si ipotizza una Bicamerale sul tema.

La combinazione del regionalismo differenziato, bandiera e promessa elettorale della Lega, con il semipresidenzialismo, cavallo di battaglia di FdI, è devastante: disgregazione sociale insieme a svolta autoritaria.

Né possiamo farci minimamente abbagliare dalle contraddizioni e dalle indiscrezioni che penetrano la cortina fumogena delle dichiarazioni ufficiali circa la presunta armonia sulle riforme.

È urgente nell’immediato far saltare il disegno Calderoli, uno spezzatino istituzionale che confligge con l’uguaglianza dei diritti e mette i territori in competizione fra loro per l’accaparramento di funzioni e risorse.

Non ci accontenteremo delle briciole di piccoli aggiustamenti “perequativi” al Sud e alle zone più svantaggiate, né della mera “definizione” dei livelli “essenziali” (e non “eguali”) delle prestazioni sociali da garantire, come previsti nella recente legge di Bilancio, vero cavallo di Troia in funzione della “secessione dei ricchi”.

L’autonomia differenziata è inemendabile: un disegno eversivo, figlio di una modifica del Titolo V sbagliata e da rivedere.

Finalmente tante voci si stanno mobilitando per impedire questo scempio: comitati, associazioni, forze politiche e sindacali, studiosi e rappresentanti delle istituzioni locali.

Il 29 gennaio parteciperemo all’assemblea nazionale al Liceo Tasso di Roma indetta dal Tavolo NO Autonomia Differenziata, per organizzare la mobilitazione in difesa dell’unità della Repubblica e dell’uguaglianza dei diritti.

*Responsabile campagna NO Autonomia Differenziata – Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea

di Tonia Guerra* -

La prospettiva disegnata in sequenza dalla legge di Bilancio 2023 e dalla proposta di Legge Calderoli offre un quadro a dir poco allarmante di un Paese ulteriormente diseguale, con livelli di povertà insostenibili, un deficit preoccupante di democrazia e un grave squilibrio dei poteri.

Finanziaria e LEP

La Legge di Bilancio appena approvata dedica i commi dal 791 all’801 ai Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), presupposto per l’Autonomia differenziata.

La “determinazione” dei diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale, che la Costituzione affida come competenza esclusiva allo Stato, viene attribuita ad una “cabina di regia”, presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri che delega il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, a cui partecipano i titolari di vari ministeri, il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, il Presidente dell’Unione delle Province d’Italia e il Presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani.

Tale organismo, partendo dal criterio della “spesa storica” e sulla base delle ipotesi tecniche formulate dalla “Commissione per i fabbisogni standard”, determina i LEP e predispone i DPCM da adottare nella Conferenza Unificata (Stato/Enti locali).

Nel caso di inosservanza dei tempi stabiliti, viene nominato un Commissario.

I costi del procedimento sono quantificati in 500.000 euro per ogni anno dal 2023 al 2025; a questi si aggiungono 1.145.000 euro per ogni anno a partire dal 2023 per i componenti della segreteria di nomina ministeriale.

Complessivamente, per far partire l’autonomia differenziata sono stanziati circa 6.600.000 euro nei 3 anni.

L’intero iter dovrebbe concludersi entro dicembre 2023.

In pratica

  • il tutto è gestito dal Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie;
  • l’esito sono decreti amministrativi che non hanno forza di legge;
  • il Parlamento viene esautorato anche se i Lep sono materia esclusiva dello Stato;
  • si definiscono livelli “essenziali” (non “eguali”) di prestazioni, ma non il relativo finanziamento, né ci si pone il problema della perequazione, dovuta e per anni disattesa.

DDL “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario”

Il quadro diventa ulteriormente preoccupante se accompagnato in successione dal progetto di legge Calderoli, presentato, in una versione aggiornata ma non ancora ufficiale, il 29 dicembre scorso.

Strizzando l’occhio a quanti avversavano l’autonomia differenziata appellandosi esclusivamente alla determinazione dei LEP, il DDL li prevede secondo quanto previsto dalla normativa vigente, la Legge di Bilancio appena approvata.

  • L’iniziativa per l’acquisizione di ulteriori forme di autonomia è in capo alla singola Regione, che può richiedere tutte le 23 materie.
  • La trattativa Regione-Governo è in capo al ministro per gli Affari Regionali e Autonomie, che propone l’intesa da far approvare in seno al Consiglio dei Ministri e inviare alla Conferenza Unificata e alla Commissione parlamentare per le questioni regionali, per un parere tutt’altro che vincolante.
  • Dopo la sottoscrizione, l’intesa viene inviata alle Camere, che l’approvano con maggioranza assoluta.
  • Per finanziare il trasferimento delle funzioni fino alla determinazione dei fabbisogni standard si fa riferimento alla “spesa destinata a carattere permanente, fissa e ricorrente, a legislazione vigente, sostenuta dallo Stato nella Regione per l’erogazione dei servizi pubblici corrispondenti fatte salve le diverse previsioni contenute in ciascuna intesa”. Quindi, la spesa storica.
  • Le risorse umane, strumentali e finanziarie sono determinate da una Commissione paritetica Stato-Regione e l’intesa può essere modificata mediante iniziativa congiunta Stato-Regione.

C’è da rilevare, oltre che l’ennesimo sfregio al Parlamento, l’assenza di regole e motivazioni oggettive per accedere a ulteriori forme di autonomia, di riferimenti alle ripercussioni che ricadrebbero su altre zone del Paese, l’assenza di criteri rispetto al numero di materie, il fatto che non tutte vengano considerate riferibili ai LEP.

In pratica, l’autonomia differenziata è un fatto privato fra due stati, quello regionale e il governo.

Scompare l’interesse generale nazionale.

Per questo da anni ci battiamo contro tale progetto, che oggi acquista una pericolosità maggiore con un governo di destra e leghista, privo di un’opposizione parlamentare efficace e coerente, in molti casi connivente.

In questi mesi si sono moltiplicate le voci di dissenso, dal Tavolo contro l’Autonomia differenziata, ai sindaci del Sud, alle associazioni e ordini professionali, ai sindacati, ai movimenti che operano sul piano dei diritti umani, alle forze politiche di sinistra e di opposizione, ai rappresentanti istituzionali e sociali, alle comunità del Mezzogiorno che lottano contro l’impoverimento economico, lo svantaggio sociale e il pregiudizio culturale.

A loro si sono unite le ragioni di chi maneggia dati e fatti: Banca d’Italia, Svimez, Corte dei Conti, Caritas …

Il dissenso innervosisce il potere: Calderoli minaccia di rappresaglie giudiziarie chi lo accusa di voler spaccare l’Italia, chi dice la verità.

Ha paura ma non fa paura: possiamo fermarli.

*Resp. Mezzogiorno e campagna contro autonomia differenziata

Care compagne e cari compagni,

Vi inviamo il testo di una proposta di Ordine del Giorno (ODG ) contro il disegno di legge di Autonomia Regionale differenziata , elaborato dalla compagna Loredana Marino, segretaria della Federazione di Salerno, insieme ai consiglieri comunali del territorio(allegato).

Non ci soffermiamo in questa lettera di trasmissione sul merito della nostra proposta come PRC SE contro ogni autonomia differenziata e sul suo valore strategico e costituzionale: tali contenuti ed indicazioni sono espressi in maniera chiarissima ed articolata nella proposta di ODG .

Vi chiediamo di presentare o di far presentare questo ODG allegato in tutti i Comuni dove è possibile.

Ovviamente in ogni Comune l’ ODG può essere modificato in qualche punto, per renderne più facile l’ approvazione.

Si tratta, insomma, di costruire come PRC SE, insieme a tutte le forze politiche e sociali della sinistra antiliberista ed anticapitalista disponibili, ed insieme al coordinamento nazionale delle Città in Comune, una campagna politica e culturale per la difesa e l'attuazione della Costituzione (art. 5 “la Repubblica una e indivisibile..)

Chiediamo, infine, a tutte le compagne ed i compagni destinatari di questa circolare di informarci tempestivamente di tutti i Comuni dove viene presentato l’ ODG, (e poi eventualmente approvato), scrivendo alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , o telefonando per ogni chiarimento a Raffaele Tecce al 3346603135 in modo da poter valorizzare nazionalmente il carattere diffuso di questa campagna.

Affettuosi saluti comunisti e per un buon anno di speranza e di lotta per un mondo migliore

Tonia Guerra, segreteria nazionale, responsabile campagna contro Autonomia Differenziata PRC-.SE
Raffaele Tecce, segreteria nazionale, responsabile Enti Locali PRC-SE

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