di Nicola Gesualdo

La vera emancipazione femminile non c'è mai stata, c'è stato forse qualche piccolo passo in avanti che poi si è rivelato un passo nel vuoto. Con la crisi, il ruolo della donna nel mondo lavorativo è messo ancora più in discussione; i dati parlano chiaro: nel secondo trimestre del 2012, secondo l'Istat, il tasso di occupazione tra le under 30 del Mezzogiorno d'Italia è del 16,9%.Un divario ampissimo con il nord che registra il 45,7%. Innanzitutto va tratto un quadro generale della situazione lavorativa nel nostro Paese.
Il Rapporto Istat (maggio) racconta che al Sud hanno perso il lavoro 280mila persone e al nord 228mila.

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di red.

Il 2012 è stato un anno nero per gli italiani. La crisi ha colpito l'80% delle famiglie e l'86% ha dovuto ridurre le spese. Emerge da un sondaggio Confesercenti-Swg secondo cui il 41% della popolazione ha avuto difficoltà ad arrivare a fine mese sia con i propri redditi che con quelli familiari. E se nel 2010 circa il 72% del campione riusciva a far fronte alle spese della famiglia per tutto il mese, quest'anno la percentuale cala bruscamente al 59%. Cresce invece di 5 punti rispetto a due anni fa il numero di coloro che ce la fanno solo fino alla seconda settimana (ora il 23% del

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di Keynes blog

“Fermare il declino” è il titolo del manifesto di quello che si candida ad essere un nuovo partito liberale-liberista-libertarian, promosso da alcuni liberisti noti al grande pubblico come Oscar Giannino e Michele Boldrin. Al manifesto hanno aderito anche diversi esponenti del partito di Fini e della fondazione di Luca Cordero di Montezemolo.

Analizzeremo qui, punto per punto, le proposte avanzate nel documento.

1) Ridurre l’ammontare del debito pubblico: è possibile scendere rapidamente sotto la soglia simbolica del 100% del PIL anche attraverso alienazioni del patrimonio pubblico, composto sia da immobili non vincolati sia da imprese o quote di esse.

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da Sinistra in rete.info

Helena Janeczek intervista Vladimiro Giacchè. Si chiama Titanic Europa (Aliberti, 14,00€), ma in circa 170 pagine contiene una nave e un iceberg ben più grandi: la crisi economica presa da molto prima del crack di Lehman Brothers, fino alla Grecia e l’Italia, perno del possibile naufragio, too big to fail ma troppo grande per essere salvata. L’ha scritto Vladimiro Giacché, dirigente della finanziaria Sator e, al contempo, marxista dichiarato.

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di Agenor

Nel Regno Unito c'è chi pensa a un referendum sulla permanenza nell’Unione europea che, se si tenesse oggi, secondo i sondaggi potrebbe spingere il paese ad uscirne. L’uscita della Grecia dall'Unione, pur non essendo auspicata dalle forze politiche greche, non è più un tabù sui media tedeschi. Anche questi sono gli effetti di un decennio di frenata nel processo d’integrazione fra Stati e di costruzione dell’Unione europea. Nei momenti chiave, la diffidenza verso una maggiore integrazione ha prevalso sull'orizzonte federalista dei padri fondatori, veti espliciti e pressioni implicite hanno determinato le nomine dei vertici comunitari, i negoziati sulle questioni finanziarie si sono fatti più aspri, il modello “intergovernativo” ha prevalso sul “metodo comunitario”.

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di Alberto Burgio

Proviamo a guardare la crisi da lontano, come facciamo con i quadri di grandi dimensioni. Se ci sottraiamo per un momento all'incessante bombardamento di cifre (spread e indici di borsa, rendimento dei titoli pubblici e tassi d'interesse, debiti, deficit e percentuali di caduta del pil) che cosa vediamo?
Questi, dopo cinque anni di crisi, sembrano i principali effetti macroeconomici e sociali. In primo luogo, la caduta dei redditi da lavoro (salari, stipendi, pensioni) anche in conseguenza dei tagli del welfare e dell'aumento dei prezzi e della pressione fiscale. In Italia il fenomeno è esasperato dal record di evasione ed elusione fiscale (una scelta politica, non un accidente).

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di Daniela Palma

Intervenire su una crisi economica quale è quella che sta attraversando l’Europa in generale, e l’Italia in particolare, richiede un’analisi delle sue cause ben più complessa di quella che normalmente viene diffusa dai grandi mezzi d’informazione. Il termine di riferimento di tale crisi è – come ben noto – rappresentato dai valori dello “spread”, o in altre parole del differenziale (positivo) tra tassi di interesse sui titoli dei paesi “a rischio” e tassi dei titoli tedeschi - come “premio” per gli investitori per l’incertezza che grava sulla solidità delle economie più deboli - la cui crescente entità aumenta l’onere dei cosiddetti “debiti sovrani”. Comprendere quali siano le ragioni che inducono gli investitori

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di red.

Le imprese in Italia sono sempre più in affanno. Hanno troppi debiti con le banche, non riescono a restituire i soldi. L’allarme arriva dalla Cgia di Mestre, che spiega: «Non riescono a restituire i prestiti ricevuti dalle banche. Le sofferenze sfiorano ormai gli 88 mld di euro: un record mai raggiunto dopo l’avvento dell’euro».

Per Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia, «ricevono sempre meno prestiti e nel contempo fanno sempre piu’ fatica a restituire quelli ricevuti.

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di Sbilanciamoci

Dopo il “Manifesto degli economisti sgomenti” che in Francia ha venduto 80 mila copie – in Italia tradotto da Sbilanciamoci! come e-book Finanza da legare e stampato da Miminum fax – il gruppo di economisti francesi ha pubblicato L’Europe mal-traité (a cura di Benjamin Coriat, Thomas Coutrot, Dany Lang e Henri Sterdyniak, Les liens qui libèrent, 2012).
Il testo analizza i cambiamenti nelle regole europee e gli effetti del “Fiscal compact” in via di introduzione in questi mesi. Presentiamo qui le conclusioni del volume, che chiede di rifiutare il “Fiscal compact” – che sarà votato nelle prossime settimane dal parlamento francese – e propone alternative.

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