L’incontro governo sindacati sul tema dei licenziamenti si è concluso con la conferma della scelta gravissima del governo di sbloccare i licenziamenti tranne che per settori limitati.
Così si legge nell’inusuale “presa d’atto” firmata da Governo, sindacati e imprese che si riassume nel risibile impegno a “raccomandare” alle aziende di utilizzare le nuove settimane di cassa integrazione gratuita(!) concesse in alternativa ai licenziamenti
Non poteva che finire così con un presidente del consiglio e un governo schierati con Confindustria. Dopo la pugnalata di Letta che ha blindato la scelta del governo era difficile far retrocedere Draghi.
Prevale di nuovo Confindustria assecondata pienamente dal governo Draghi che tutto ha fatto meno che mediare, sempre teso, come ribadito a chiare lettere anche nel Recovery Plan, a finanziare le imprese ed eliminare tutti i vincoli che possono ostacolare la libertà delle stesse di ristrutturarsi con soldi pubblici ai danni dei lavoratori.
L’accordo non ci sembra una vittoria per le lavoratrici e i lavoratori. Tutto il senso delle misure decise si riduce al fatto che viene data totale libertà alle aziende di decidere se licenziare o no. Vale per il tessile e la moda che avevano già chiesto loro stessi l’estensione della cassa covid per reggere fino alla ripresa, vale per tutte le altre che decideranno in base ai propri interessi.
È il caso che nella Cgil si apra una riflessione sulla reale natura del governo Draghi e su una piattaforma in grado di unificare un mondo del lavoro su cui sta ricadendo il peso della crisi.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista

Rifondazione Comunista sostiene lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori del settore ambientale, elettrico, gas, acqua indetto da Cgil, Cisl e Uil per chiedere la modifica dell’articolo 177 del codice degli appalti.
Con l’entrata in vigore di questa norma le aziende concessionarie sarebbero obbligate a esternalizzare entro il 31 dicembre 2021 l’80% delle attività con gravissime ricadute immediate sui posti di lavoro, la destrutturazione dell’intero settore con conseguenze pesanti sui servizi essenziali forniti.
I lavoratori verrebbero colpiti doppiamente pagando da un lato la perdita di posti di lavoro nelle aziende che vedrebbero ridimensionate le proprie attività, dall’altro gli effetti nefasti di uno spezzettamento che produrrebbe appalti al ribasso, lavoro precario e contratti pirata.
Si distruggerebbe un grande patrimonio di professionalità che durante il lockdown è stato decisivo per continuare a fornire servizi di qualità ai cittadini e si allargherebbe l’area del lavoro non tutelato, malpagato e spesso illegale.
Abbiamo sempre criticato la trasformazione delle aziende pubbliche in Spa, aziende di diritto privato soggette alle leggi del mercato in nome dell’efficienza; con la stessa forza ci opponiamo al tentativo di procedere a questa ulteriore privatizzazione selvaggia il cui unico scopo è garantire profitti sempre più alti e distruggere ancora di più i diritti dei lavoratori senza nessun riguardo per la qualità dei servizi.
Ci uniamo ai sindacati del settore nel chiedere al governo e al parlamento una modifica immediata di questa norma.
A dieci anni dal referendum invece di ripubblicizzare come avrebbe imposto il voto popolare la politica continua a lavorare per la consegna del settore dei servizi alla logica del capitalismo selvaggio.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Oggi pomeriggio i sindacati incontreranno il governo per ribadire la richiesta di proroga del blocco dei licenziamenti fino a ottobre.
Ma Enrico Letta ha già pugnalato alle spalle lavoratrici e lavoratori definendo "unica opzione ragionevole" quella del governo.
Il segretario del PD con un tweet ha ammesso che il PD non si è mai battuto per mantenere il blocco. Ma la cosa più grave è che Letta definisce la posizione del governo come "l'unica opzione ragionevole" delegittimando completamente le richieste di Landini e dei sindacati che evidentemente sono per il PD irragionevoli.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Oggi 23 giugno è la giornata mondiale dei servizi pubblici sancita dall’ONU nel 2002 per celebrare il loro fondamentale ruolo per i diritti e la coesione sociale.

Ma le politiche neoliberiste degli ultimi 20 anni non solo non ne hanno sostenuto l’estensione, ma li hanno colpiti con tagli alle strutture e al personale che li hanno gravemente impoveriti e reso difficile il loro funzionamento indispensabile per la salute e la vita delle persone.

Le conseguenze si sono viste nell’incapacità delle economie più potenti del mondo di far fronte alla tragedia del covid con le note drammatiche conseguenze in termini di sofferenze e vite perdute.

Nonostante questo è solo grazie a ciò che di pubblico è rimasto e al profondo senso dell’etica pubblica dei lavoratori e lavoratrici della sanità, della scuola, dei servizi che si sono evitate conseguenze più gravi.

È risultata evidente a tutte e tutti la necessità di un rafforzamento del pubblico, specie in Italia dove le politiche di austerità e le privatizzazioni hanno colpito più duramente strutture e organici sottodimensionati al punto che servono 1 milione di dipendenti per stare almeno nella media europea.

Ora bisogna evitare il rischio, trascorsa la retorica degli “eroi” che prevalgano di nuovo gli interessi, le logiche e i vincoli che negli ultimi vent’anni hanno impoverito il pubblico e l’economia italiana.

Quelli nei quali l’obiettivo di spostare la ricchezza verso i profitti e le rendite tagliando la spesa pubblica, i salari e le pensioni veniva mascherato con la bugia della scarsità propagandata a reti unificata col mantra “i soldi non ci sono”

Oggi i fondi europei mostrano la falsità di quella solfa, da noi sempre denunciata. I soldi ci sono e altri se ne potrebbero ricavare da un fisco più giusto, ma, come dimostra il recovery plan non vengono utilizzati per un potenziamento strutturale del pubblico per il quale sarebbe indispensabile un grande piano di assunzioni, di riqualificazione e valorizzazione del personale. Non solo non si vuole assumere il personale necessario, ma anche sul fronte dei salari, tra i più bassi d’Europa, l’atteggiamento del governo è di chiusura rispetto alle legittime richieste.

Occorre una grande ripresa delle lotte per il rilancio del pubblico dentro un nuovo modello economico e sociale che metta al primo posto i diritti universali, la cura delle persone e dell’ambiente. Per questo da tempo proponiamo:

Assunzione di 500 mila lavoratrici e lavoratori stabili e consistenti aumenti salariali in tutti i settori della pubblica amministrazione per avvicinare l’Italia agli standard europei

Ripubblicizzazione dei servizi esternalizzati e ritorno alla gestione pubblica dei servizi dati in appalto con riassorbimento del Personale coinvolto

Cancellazione di tutte le forme di precarietà e ripristino del contratto a tempo pieno e indeterminato come norma in tutti i comparti della P.A

Eliminazione nella P. A. di tutti gli ostacoli occupazionali, professionali e salariali alla piena parità di genere

Partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici all’organizzazione di uffici e servizi, prevedendo forme certe di partecipazione degli utenti.

Rosa Rinaldi, responsabile nazionale sanità
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

di Antonello Patta* -

Oggi, 22 giugno 2021, il sole 24 ore e Salvini spiegano magistralmente il reddito di cittadinanza come strumento per fornire alle aziende lavoro precario a basso costo. Il giornalista offre l’assist ricordando come la proposta del comitato scientifico istituito dal ministro Orlando per fare il tagliano al Rdc dovrà “necessariamente comprendere il link con l’occupazione”. Il leader leghista coglie la palla al balzo per sottolineare che così com’è oggi la legge è un disincentivo al lavoro perché “ci sono tante aziende calabresi che faticano a trovare personale per la stagione estiva”. E stigmatizza quei lavoratori che invece di lavorare per 500 euro preferiscono stare a casa e prendere il reddito di cittadinanza. Non si poteva chiarire meglio l’obiettivo originario perseguito da MS5 e Lega, non realizzato anche a causa del covid, di legare il “sussidio” all’accettazione obbligatoria di lavori anche intermittenti e poco dignitosi. E’ il tentativo di attuare fino in fondo anche in Italia un sistema di workfare che, come si vede nel bel film di Ken Loach “Io Daniel Blake”, esprime la morale autoritaria del capitalismo contemporaneo che pretende di educare i lavoratori a meritare i diritti sociali bollando come parassiti quanti si rifiutano di accettare lavori poveri, precari e malpagati. Un sistema che, come ricorda Roberto Ciccarelli, nei paesi in cui è attivo da anni ha prodotto la “trappola della povertà” che imprigiona le persone in un “circolo vizioso di bisogni non soddisfatti, carenza di proposte serie di lavoro e indebitamento”.

Occorre contrastare con forza il tentativo dei partiti di governo di emanare norme che legando il “reddito di cittadinanza” alle cosiddette politiche attive del lavoro lo trasformano in un sussidio funzionale all’ulteriore estensione di un mercato del lavoro senza tutele e diritti e del fenomeno dei lavoratori poveri.

Battersi per un vero reddito di cittadinanza universale senza vincoli di sorta è il modo migliore per affiancare le lotte contro tutte le forme di precarietà, per l’introduzione di un salario minimo legale in linea col dettato costituzionale, per restituire valore al lavoro e dignità ai lavoratori.

*Resp lavoro Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Consideriamo il governo Draghi responsabile politico del clima di tensione che si è creato nel settore della logistica e che ha portato oggi all'assassinio del compagno Adil Belakhdim, coordinatore del SICOBAS di Novara. Di fronte ai più di 400 licenziamenti della FedEx a Piacenza e ripetute azioni di sciopero e protesta il ministro Giorgetti non ha mai convocato il tavolo con il SICOBAS e i lavoratori licenziati, ma ha scelto di incontrare solo l'impresa. Il governo è responsabile di quanto accade perché non solo non modifica le leggi inique che hanno trasformato il mercato del lavoro in un far west senza diritti e con salari da fame, non solo non è intervenuto per impedire i licenziamenti alla Fedex di Piacenza, ma lascia che la polizia stia a guardare le azioni violente contro i lavoratori e intervenga solo contro questi ultimi.

L’omicidio di Nadil è figlio della protervia dei padroni che negli ultimi mesi sono ricorsi nella logistica a tutti i mezzi per piegare le lotte e continuare a mantenere condizioni di sfruttamento, bassi salari, precarietà: licenziamenti di massa, aggressioni violente ai presidi dei lavoratori, utilizzo di vigilantes come mazzieri.

Parteciperemo e invitiamo a partecipare alla manifestazione nazionale indetta dal Sicobas per domani a Roma con concentramento in piazza della Repubblica alle 14.

Non si può accettare passivamente questa guerra contro lavoratrici e lavoratori che quotidianamente vengono ammazzati sul lavoro come accaduto a Luana D'Orazio o perchè scioperano come Adil Belakhdim.

La manifestazione e gli scioperi in corso sono una prima giusta risposta non solo all'omicidio di Adil ucciso, ma anche a tutte le iniziative violente messe in campo contro il diritto di lottare e scioperare.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

Il coordinatore del Sicobas di Novara, Adil Belakhdim, è stato travolto e ucciso da un camion che ha forzato il presidio dei lavoratori davanti alla Lidl di Biandrate in occasione dello sciopero nazionale della logistica.
Dopo le aggressioni subite dai lavoratori a Prato, a San Giuliano Milanese e quella violentissima con l’utilizzo di vigilantes di Tavazzano appare chiara la volontà padronale di uno scontro duro per piegare le lotte dei lavoratori e del Sicobas.
L’omicidio del sindacalista è figlio della protervia padronale che non accetta che possano essere messe in discussione le condizioni di sfruttamento, i bassi salari e la precarietà vigenti nella logistica.
E’ l’ennesimo attacco al diritto di scioperare e lottare per tutele e diritti minimi e contro il potere di ricatto dei lavoratori garantito alle aziende da leggi inique e dall’utilizzo a rotazione di finte cooperative sostituite alla bisogna per poter licenziare e ridurre i salari.
Chiamiamo in causa le gravissime responsabilità di padroni che stanno riportando indietro di cento anni le condizioni dei lavoratori riportandoli al rango di sudditi senza parola e senza diritti.
Ma non si possono tacere le vere e proprie connivenze di questo e dei governi degli ultimi trent’anni che hanno approvato e non stanno modificando leggi che hanno trasformato il mercato del lavoro in un suk di braccia.
Nell’esprimere solidarietà alle compagne e ai compagni del Sicobas e alla famiglia di Adil ribadiamo con grande forza la necessità di abolire tutte le leggi che hanno precarizzato il mercato del lavoro e di introdurre un salario minimo orario legale.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

La notte scorsa a Tavazzano (LO) un presidio di lavoratori della logistica indetto dal SI Cobas per ottenere la riassunzione di lavoratori licenziati è stato vittima di un’aggressione con bastoni da parte di vigilantes che ha causato diversi feriti, tra cui uno che da una prima ricostruzione parrebbe grave e trasportato in codice rosso in Pronto soccorso.
Un caso simile è accaduto settimane fa a San Giuliano Milanese (MI) e secondo il Sindacato queste aggressioni sono la risposta padronale alla lotta dei lavoratori di Piacenza e di tutti i siti della FEDEX- ZAMPIERI che l’hanno seguita con l’obiettivo ultimo di attaccare il diritto di sciopero.
Il tentativo di diffondere versione diverse sui fatti si scontra contro il fatto inconfutabile che all’origine ci siano interventi repressivi contro i lavoratori in lotta, altre volte la polizia, questa volta, scrivono diversi giornali, addirittura i bodyguard con bastoni.
Anche questa volta all’origine ci sono le condizioni di sfruttamento e la mancanza di diritti e tutele dei lavoratori diffuse in tutti i comparti della logistica e soprattutto la pratica dei licenziamenti per sostituire i dipendenti con personale delle finte cooperative più precario, con paghe sempre più basse e più ricattabile.
La Fedex non giochi al rinvio e firmi subito l’accordo raggiunto grazie alle lotte che prevede tra l’altro la stabilizzazione di 500 lavoratori!

Rifondazione Comunista esprime la propria solidarietà ai lavoratori in lotta e l’auspicio di una risoluzione positiva delle condizioni del lavoratore al pronto soccorso in codice rosso.

Antonello Patta – responsabile nazionale lavoro
Fabrizio Baggi – segretario regionale Lombardia
Partito della Rifondazione Comunista/ Sinistra Europea

Il 30 giugno si potrà licenziare in tutti i settori dell’industria e delle costruzioni. Così nel decreto sostegni bis che ha segnato una vittoria di Confindustria nell’orientamento del governo indifferente alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro prevista dalla Banca d’Italia.
Oggi tutti i partiti e i rappresentanti degli industriali si affannano a smentire, col sostegno dell’ufficio parlamentare di bilancio, gli effetti gravissimi di questa scelta sul mondo del lavoro; fino a ieri avevano raccontato che con il blocco dei licenziamenti non si sarebbero potuti assumere i giovani, oggi la versione appare diversa solo perché l’accento è posto sul fatto che le imprese prevedono un saldo positivo di occupati, invece che sui licenziamenti.
In altre parole le imprese che hanno ricevuto e continuano a ricevere valanghe di miliardi di soldi pubblici potranno scaricare sulla società il costo e le sofferenze di centinaia di migliaia di nuovi disoccupati per modificare la composizione dei propri occupati.
Il come lo si capisce osservando il lavorio dei partiti di governo, dal Pd alla Lega, per ammorbidire ancor di più le causali per i contrati a termine per “renderli più flessibili per consentire alle imprese di ripartire” come sostiene la sottosegretaria al lavoro leghista Tiziana Nisini. E’ evidente che guardando i numeri del mercato del lavoro trainato già oggi dai contratti a termine si punta a sostituire occupazione stabile con altri contratti precari.
Si spiega così la contraddittorietà delle scelte, e dei discorsi dei vari politici di governo. Se si stanno attivando una serie di strumenti che permetteranno alle imprese di gestire le uscite dal lavoro evitando ai lavoratori di finire disoccupati ( estensione del contratto di espansione, contratti di solidarietà) perchè non attuarli mantenendo in vigore il blocco dei licenziamenti?
Non si spiega nemmeno il perché non si voglia attendere nemmeno il varo degli ammortizzatori sociali che però temiamo condizionati, anche loro, all’accettazione di lavori precari.
E’ del tutto insufficiente la mediazione dei ministri Orlando del Pd e Giorgetti della Lega che concordano sulla proroga del blocco dei licenziamenti solo per i settori della moda e del tessile dove, con tutta evidenza. fa comodo anche alle aziende continuare a vivere di cassaintegrazione covid pagata dallo stato finche non escono dalla crisi.
Come Rifondazione Comunista sosterremo tutte le lotte necessarie a contrastare la gravissima situazione occupazionale del paese per affrontare seriamente la quale proponiamo:
-blocco dei licenziamenti;
-un grande piano per la piena e buona occupazione centrata su: assunzione di almeno un milione di persone nel pubblico; riduzione dell’orario di lavoro; riconversione ambientale dell’economia
-un piano di risanamento idrogeologico del territorio;
-il ripristino dell’articolo 18 contro i licenziamenti senza giusta causa
-l’abolizione del jobs act e di tutte le leggi che hanno prodotto precarietà

Antonello Patta Responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Oggi 9 giugno 2021 mobilitazione con presidi in molte città italiane tra cui Roma, davanti a Montecitorio tra le 15 e le 18, per chiedere modifiche al decreto Sostegni bis, la cui conversione in legge è cominciata alla Camera e prevede la stabilizzazione di appena 9.000 precari rispetto alle oltre 100 mila cattedre vacanti.
La protesta è organizzata da diversi sindacati tra cui Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola che contestano “I criteri per le stabilizzazioni costruiti scientemente a tavolino proprio per ridurre il numero delle persone da assumere in pianta stabile”.
Si pretende contemporaneamente il possesso dell’abilitazione o della specializzazione nel sostegno e l’anzianità di servizio di 36 mesi quando è noto che: gli abilitati sono pochi perché i corsi abilitanti non si fanno dal 2014.
Per il sostegno è altrettanto noto che dei circa 30 mila specializzati disponibili, che permetterebbero di coprire i 25 mila posti in organico scoperti, pochi hanno l’anzianità di servizio richiesta.
E’ evidente che, dietro la retorica sull’importanza dell’istruzione e della formazione è ancora una volta in atto un'operazione di risparmio ai danni della scuola…. mentre si danno miliardi alle imprese.
Con i provvedimenti in campo, concorso Azzolina, decreto sostegni bis e immissioni in ruolo si arriverebbe all’inizio della scuola con almeno 60 mila cattedre da assegnare rispetto alle 110 mila attualmente vacanti. Altro che “ci rivediamo a settembre” per studenti e insegnanti! La girandola degli incarichi, la perdita di continuità didattica, la condizione di precariato per decine di migliaia di insegnanti segnerà anche il prossimo anno scolastico, alla faccia della centralità della Scuola decantata dal ministro Bianchi e da Draghi.
Rifondazione Comunista sostiene tutte le mobilitazioni del personale precario della scuola, docente e ATA, che va stabilizzato sia se in possesso di abilitazione senza i tre anni di servizio, sia non abilitato con i tre anni di servizio, inserendolo in un percorso di formazione durante l'anno di prova. Va abolita la distinzione tra organico di fatto e organico di diritto e coperto subito almeno quello di fatto che ammonta a circa 100.000 cattedre vacanti. Va abolita la norma assurda e incostituzionale che vieta la di ripresentarsi a successivi concorsi ordinari.

Loredana Fraleone, responsabile Scuola
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

La Commissione Europea ancora una volta si schiera contro i lavoratori con Draghi e Confindustria per lo sblocco dei licenziamenti.
Non è una novità e non ci sorprende. Alla Commissione Europea i licenziamenti sono sempre piaciuti. Infatti c'è anche un indice - si chiama NAWRU - che indica la disoccupazione ottimale per ogni paese. Per l'Italia è sempre intorno al 10%. In contrasto con il "diritto al lavoro" sancito dall'articolo 4 della Costituzione le politiche economiche dell'UE hanno come fine un'alta disoccupazione per tenere bassi i salari.
Fin dal Trattato di Maastricht l'Unione Europea è nata per smantellare i diritti conquistati dai lavoratori, precarizzare, ridurre il peso dei salari, smantellare lo stato sociale. Tutte le sciagurate riforme dell'ultimo trentennio sono state consigliate, raccomandate, imposte dall'UE che è talmente neoliberista da dire di no persino alla proposta Biden sui vaccini.
Bisogna dire no a questo diktat come hanno fatto i lavoratori francesi stoppando la riforma delle pensioni.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro di Rifondazione Comunista

Ieri il governatore della Banca d'Italia Visco ha detto chiaro e tondo che la scarsa domanda di lavoro qualificato in Italia dipende da caratteri strutturali del nostro sistema produttivo. Dunque non erano i diritti e la rigidità del mercato del lavoro spianati col bulldozer delle riforme a costringere tanti laureati e giovani a lasciare il nostro paese con un'emigrazione pari a quella del dopoguerra.
In particolare ha puntato il dito contro gli assetti del sistema produttivo nazionale caratterizzato da una presenza sproporzionata rispetto agli altri paesi europei di piccole imprese specializzate in attività tradizionali, con scarso livello d’innovazione e a basso tasso di valore aggiunto, responsabili della piaga dei bassi salari e delle modeste opportunità di impiego.
Bisognerebbe però andare oltre e da un lato individuare le responsabilità politiche ed economiche della situazione in cui versa il paese e soprattutto indicare le scelte da fare per cambiare la struttura produttiva del paese.
Dovrebbe avere il coraggio di denunciare le scelte di politica economica e monetaria che hanno favorito la finanziarizzazione dell’economia e lo sciopero degli investimenti, la privatizzazione e poi la distruzione delle grandi aziende pubbliche, le esternalizzazioni e le delocalizzazioni, il crollo degli investimenti pubblici e privati insieme alla spesa pubblica, il crollo della spesa in istruzione, formazione e ricerca, la rinuncia assoluta dei governi degli ultimi trent'anni a qualsiasi politica industriale lasciando nelle mani dei mercati il destino economico e sociale del paese.
Se a tutto ciò aggiungiamo decenni di politiche mirate alla distruzione delle tutele e dei diritti dei lavoratori, all’introduzione delle norme che hanno generalizzato la precarietà e concesso alle imprese la libertà di farsi finti contratti a piacere, risulta chiaro il perché di quei salari da fame che permettono a
molte delle piccole imprese di sopravvivere senza innovare e produrre occupazione di qualità.
Il disastro dei 3 milioni di neet e dei giovani costretti ad emigrare perché troppo formati per le imprese italiane sta tutto qui.
Il punto caro Governatore della Banca d’Italia è che nel Recovery Plan di Draghi non c’è traccia di un cambiamento di rotta, non c’è l’idea di un profilo economico per il paese diverso da quello che ha descritto. Di conseguenza mancano quelle politiche industriali in grado di modificare la specializzazione produttiva nazionale mettendola al livello delle principali economie europee.
Limitarsi all’elargizione di soldi pubblici alle imprese a pioggia e ai salvataggi pur giusti delle imprese che non ce la fanno non funziona se non all’interno di un progetto di riconversione dell’economia guidato dal pubblico nella direzione di un modello economico e sociale alternativo all’esistente.
Ma soprattutto Visco non dice che è la Repubblica che è venuta meno ai suoi doveri costituzionali rinunciando a una politica per l'occupazione. L'Italia ha bisogno di un piano per il lavoro a partire dal rilancio del pubblico. Bisogna colmare il gap con gli altri paesi europei sono necessarie almeno 1 milione di assunzioni. E' lo Stato che ha bisogno di tanto lavoro qualificato per fornire risposte ai problemi dei cittadini. E' lo Stato che dovrebbe dare una risposta laddove non lo fanno l'impresa e il mercato.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Oggi, martedì 1 giugno, sciopero nazionale di 24 ore di autobus, tram e metropolitane indetto dalle organizzazioni di categoria dei sindacati confederali, contro l’arroganza delle 900 imprese del settore che rifiutano il rinnovo del contratto di lavoro.
E’ intollerabile che aziende aiutate a superare la crisi prodotta dalla pandemia con generose quantità di soldi pubblici, circa tre miliardi, ora neghino la firma di un contratto scaduto da più di tre anni e il riconoscimento dei miglioramenti salariali, normativi e delle condizioni di lavoro richiesti.
Abbiamo già denunciato ripetutamente la scelta del governo di elargire molti miliardi alle imprese senza alcun vincolo per arrecare vantaggi a chi lavora. Ora chiediamo con forza al ministro delle infrastrutture di fare quanto necessario per sostenere le giuste richieste dei lavoratori e delle lavoratrici del settore nei confronti delle aziende.
Come Rifondazione Comunista riteniamo la lotta per il salario, i diritti e migliori condizioni di lavoro, specie in un paese come il nostro con salari tra i più bassi d’Europa, un momento importante del percorso necessario per restituire valore al lavoro e dignità ai lavoratori.
Sosteniamo quindi questa lotta e invitiamo i cittadini e le cittadine a fare altrettanto considerando che ci riguarda tutte e tutti.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Antonello Patta responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Continua la strage di lavoratori e lavoratrici nei luoghi di lavoro. ieri è toccato a due lavoratori impiegati in un’azienda di Villanterio in provincia di Pavia uccisi dalle esalazioni di vapori di ammoniaca a causa a causa della rottura di un tubo. I loro nomi Alessandro Brigo, di Copiano, 50 anni oggi, e Andrea Lusini, 51, residente a Linarolo ma di origini senesi. Si aggiungono all’interminabile elenco dei figli della classe operaia morti a causa di un sistema che antepone il profitto alla vita delle persone.
E per responsabilità di chi al governo oggi come negli ultimi 10 anni si è assunto la gravissima, criminale responsabilità di tagliare le strutture e il personale addetto ai controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a tal punto che i pochi addetti rimasti riescono a fare in un anno solo 10mila controlli a fronte di 4 milioni e 400 mila imprese.
Verrebbe voglia di stare zitti tanto è la rabbia e lo sconcerto per le tante denunce rimaste inascoltate. Ma faremo un favore a quanti vorrebbero che se ne parlasse il meno possibile o si parlasse, come fa oggi un importante quotidiano nazionale, di “incidente sul lavoro”. No, non si tratta di incidenti, né del destino, né di tragica fatalità: ci sono responsabilità precise e continueremo ad indicarle, ma siamo convinti che la vita e la dignità dei lavoratori verrà recuperata davvero solo con la ripresa di un grande ciclo di lotte e come Rifondazione Comunista siamo impegnati in tal senso con tutte le nostre forze.

Che la sicurezza del lavoro non sia una priorità del PNRR dopo i tagli dell'ultimo decennio vuol dire che i morti sul lavoro rientrano per quelli come Draghi nel rischio calcolato.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

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