Lo sciopero odierno delle lavoratrici e dei lavoratori delle telecomunicazioni ha sacrosante ragioni che dovrebbero essere al centro del dibattito politico e mediatico.

Non solo perché in ballo ci sono 20.000 posti di lavoro, ma anche la transizione digitale del nostro paese, il digital divide, l'attuazione del Pnrr.

Siamo di fronte al fallimento della privatizzazione del settore a cui 25 anni fa ci opponemmo solo noi di Rifondazione Comunista mentre centrosinistra e destre seguivano le indicazioni dell'allora commissario europeo Mario Monti.

Fu dichiarata guerra al monopolio pubblico, pienamente giustificato per un settore strategico, aprendo la strada a spezzatini e saccheggio di privati. Il risultato è il ritardo del nostro paese in un settore fondamentale per la modernizzazione e anche per la sovranità democratica.

Ritardo che si fa sempre più grave anche grazie all’inerzia del governo sulla vicenda Tim lasciata ai giochi di mercato dei soci privati, tra cui una società francese che detiene la quota maggioritaria, mentre solo un pieno ritorno del pubblico potrebbe garantire gli interessi nazionali.

Come al solito la "riforma" neoliberista ha portato al moltiplicarsi di appalti esterni a spese di diritti e salari di chi lavora e al tentativo delle aziende di customer service di fuoriuscire dal contratto nazionale.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale, Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista

Care compagne e cari compagni,

la campagna di raccolta firme per la Legge di Iniziativa Popolare sul salario minimo è partita, ed è partita bene!

Abbiamo bisogno di monitorare i banchetti e le iniziative per poter rispondere alle tante richieste che ci stanno arrivando. Richieste per poter firmare, ma anche per dare una mano.

Vi consigliamo vivamente, di informare agenzie stampa e testate locali, ogni volta e con anticipo, degli appuntamenti per i banchetti.

Vi chiediamo quindi di compilare il form sottostante ogni volta che farete un banchetto, un punto di raccolta firme, un'iniziativa dedicata (vi ricordiamo che trovate tutti i materiali e il testo di legge qui)

Questo ci permetterà di fare una buona comunicazione e migliorare il lavoro di tutte e tutti noi.

Compilate e buon lavoro!

Modulo da compilare

Anna Camposampiero, Segreteria Nazionale, Responsabile Comunicazione Prc-Se
Antonello Patta, Segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se

La necessità dell’introduzione di un salario minimo in Italia è diventata così evidente che nemmeno il sistema mediatico mainstream può evitare di parlarne e addirittura fonti padronali ne riconoscono la necessità.
A riconoscere la drammatica situazione dei salari italiani hanno contribuito anche le sentenze di diversi tribunali intervenute contro l’incostituzionalità di salari letteralmente da fame, 4, 5 euro lordi, obbligando le aziende ad aumentare le remunerazioni dei propri dipendenti.
l’Italia è oggi l’unico paese d’Europa in cui i salari dal 1990 a oggi, 33 anni, invece che aumentare sono diminuiti al punto che oggi il 30% delle lavoratrici e dei lavoratori, circa 5 milioni di persone, guadagna meno di 1000 euro al mese; con l’aggravante della perdita di potere d’acquisto di circa il 20% causata dall’inflazione in due anni.
Le motivazioni del crollo dei salari reali sono molteplici, in prima fila la precarizzazione estrema del lavoro e la disarticolazione dei processi produttivi, ma è indubbio che veniamo da anni nei quali la contrattazione collettiva non è stata in grado di difendere i salari di lavoratrici e lavoratori.

L’ennesima conferma arriva dall’ipotesi di contratto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari, concordata con i sindacati confederali che, dopo sette anni di mancato rinnovo, prevede aumenti lontanissimi dal garantire un salario dignitoso e che per l’ultimo livello d’inquadramento lascerebbe addirittura inalterata la vergognosa condizione preesistente.

La proposta di legge di iniziativa popolare per un salario minimo di 10 euro lordi l’ora adeguato automaticamente all’inflazione che abbiamo condiviso come Unione Popolare è la strada giusta per restituire dignità al lavoro nel nostro paese; migliorerebbero le retribuzioni di più di 5 milioni di lavoratori che oggi guadagnano meno di quella cifra e moltissimi uscirebbero dallo stato di povertà; una scelta, la nostra che, lungi da deprimere la capacità contrattuale del lavoro darebbe nuova forza alla contrattazione aprendo la strada per una spinta verso l’alto di tutti i livelli retributivi.
Per questo domani 2 giugno come Rifondazione Comunista e Unione Popolare saremo in tantissime piazze in tutta Italia per l’avvio della raccolta firme per il salario minimo legale e invitiamo tutte e tutti a impegnarsi in prima persona per il successo dell’iniziativa.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra europea

@rifondazione.comunista Negli ultimi 30 anni i #salari medi italiani sono diminuiti del 3% (dati OCSE) mentre in altri paesi europei sono aumentati del 30, 40 e 50%. #10euroMinimo ? suono originale - Rifondazione Comunista

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Carissime, carissimi,

come sapete, l’avvio della campagna sulla legge di iniziativa popolare promossa da UP per introdurre in Italia un salario minimo legale è fissato per il 2 giugno, data scelta anche per il legame simbolico con la festa della Repubblica che la Costituzione vuole fondata sul lavoro.

Consapevoli di quanto una buona partenza sia importante per la pubblicizzazione della proposta invitiamo tutte le federazioni, soprattutto quelle delle città capoluogo, a organizzare nella giornata del 2 giugno presidi e banchetti in luoghi significativi per il lancio della raccolta sulla lip per il salario minimo in base ai criteri di seguito esposti.

Aspetti politici. Laddove oltre al Prc esistono altri soggetti promotori di Up si concordino anche iniziative comuni; nelle situazioni in cui è presente solo il Prc facciamoci carico noi dell’organizzazione delle iniziative.

Aspetti organizzativi. La qualità dell’iniziativa in termini numerici e organizzativi è decisiva per la percezione esterna della stessa. Quindi sono importanti la mobilitazione del maggior numero possibile di compagne/i e l’utilizzo dello striscione, del manifesto e dei volantini di cui sono stati inviati i files, da stampare localmente, e le bandiere sia di UP che di partito.
Insieme alla raccolta delle firme si colga l’occasione per stringere contatti, raccogliere mail e numeri di telefono e chiedere alle persone di sottoscrivere per l’autofinanziamento

Comunicazione.
Prima dell’iniziativa. Nel mentre a livello nazionale si convoca la conferenza stampa che si terrà a Roma è importante che in tutti i territori si inviino comunicati a tutti i media locali e segnatamente ai tg regionali (specificando luogo, giorno e ora dell'iniziativa/lancio campagna che si farà nel rispettivo territorio), utilizzando nel caso quello ricevuto dal nazionale (in allegato), invitandoli a seguire l’evento.

Durante l’iniziativa. Si producano brevi video del presidio con interviste e foto, molto importanti per il rilancio delle iniziative sui social a tutti i livelli, da inviare poi agli indirizzi che seguono. Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; Whats app: Anna Camposampiero 339 211 9597.

Raccolta dei moduli. Una volta raccolte e autenticate le firme si raccomanda di procedere alla certificazione periodicamente (una volta al mese) per evitare accumuli che poi rendono tutto più complicato; i moduli completi di certificazioni andranno raccolti dai regionali che avranno cura di inviarli al nazionale del Prc quando raccolti solo da noi o ad Up (comunicare comunque il dato al partito). L’indirizzo nazionale del Prc è Via degli Scialoja 3, 00196, Roma.

Auguriamo buon lavoro a tutte e tutti noi consapevoli di quanto L’impegno organizzativo del nostro partito sia importante per il raggiungimento, e auspichiamo il superamento, dell’obiettivo delle 50 mila firme da raccogliere. I regionali riceveranno a breve una proposta con gli obiettivi di raccolta firme per ogni regione che poi dovranno tradurre in obiettivi per le singole federazioni.

Attenzione: la raccolta delle firme sulla lip per il salario minimo va accompagnata con quelle sulle lip di Riprendiamoci il Comune e sui due referendum contro la guerra (seguirà circolare).

In allegato il comunicato stampa di UP e una tabella per la raccolta dei dati delle persone interessate a ricevere comunicazioni.

Fraterni saluti

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale Prc-Se
Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se
Ezio Locatelli, segreteria nazionale, responsabile Organizzazione Prc-Se

Comunicato Stampa

 

Unione Popolare: 2 giugno, parte la campagna contro i salari da fame

 

Il 2 giugno, in numerose città italiane, inizia la campagna di raccolta firme promossa da Unione Popolare affinché si introduca, anche in Italia, un salario minimo orario di almeno 10 euro. Quella che lanciamo è una Legge di iniziativa popolare, di cui alleghiamo il testo, depositata in Cassazione che ci vedrà per sei mesi nelle piazze, davanti ai luoghi di lavoro, soprattutto laddove le condizioni di sfruttamento si manifestano in tutta la loro spregiudicata arroganza. Il salario minimo esiste in gran parte dei Paesi europei, con quali motivazioni, governi di centro sinistra e di destra, hanno impedito l’introduzione di tale misura anche da noi? Siamo il Paese in cui il potere d’acquisto degli stipendi si riduce ogni giorno, da anni anche a causa dell’inflazione ed è per questo che proponiamo un’indicizzazione automatica del salario minimo, nel rispetto dei Contratti di categoria che non devono scendere mai sotto tale cifra. La nostra è una proposta concreta contro l’impoverimento dilagante e per il rispetto della Costituzione che impone “una retribuzione…sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”.
Che la “festa della Repubblica” sia anche un giorno di mobilitazione per i diritti del lavoro su cui è fondata la Carta costituzionale.

 

Coordinamento Unione Popolare

Esprimiamo solidarietà e vicinanza alle lavoratrici, ai lavoratori, alle studentesse e agli studenti alle/i quali oggi a Milano è stato impedito, a colpi di manganellate, di raggiungere la sede di Assolombarda per protestare contro salari e pensioni da fame, la sempre più estesa precarizzazione del lavoro, la cancellazione dei diritti, i continui tagli alla spesa sociale, il mancato rispetto delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro responsabili oggi, 26 maggio 2023, di ben 5 morti in sole 24 ore.

È inaccettabile che si usi la polizia per reprimere il dissenso ed impedire la protesta democratica sotto le sedi delle organizzazioni padronali.

Come Rifondazione Comunista e Unione Popolare da tempo siamo impegnati per il rilancio delle vertenze delle lavoratrici e dei lavoratori e delle lotte per aumenti generalizzati dei salari e delle pensioni e contro il carovita provocato in gran parte dall’aumento dei profitti ed a giorni saremo in tutte le piazze d’Italia per raccogliere le firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per un salario minimo legale di almeno 10 euro l’ora e per il referendum contro l’invio delle armi nel teatro di guerra ucraino.

Milano, 26 maggio 2023

Antonello Patta, Responsabile nazionale lavoro
Fabrizio Baggi, Segretario regionale Lombardia
Matteo Prencipe, Segretario provinciale Milano
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

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Ieri 5 morti sul lavoro, tre in Lombardia, uno in Sardegna e un altro in Calabria. Uno di loro era al suo primo giorno in azienda pare neanche assunto. Un altro era appena diventato papà. Di fronte a questa strage senza fine sentiamo il dovere di ricordare che ai responsabili è garantita la quasi totale impunità.
Basti pensare alla scandalosa sentenza per l'orribile morte di Luana D'Orazio con i titolari che hanno patteggiato ottenendo solo due anni di condanna.
Per il nostro ordinamento pare che le vite di lavoratrici e lavoratori non contino.
Per questo sosteniamo la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall'USB per l'introduzione del reato di omicidio e lesioni sul lavoro con pene dai 10 ai 18 anni. Si tratta di una proposta che fa parte nel programma elettorale di Unione Popolare e che riporteremo all'attenzione del parlamento con la raccolta firme.
Basta con l'impunità!

Questa è una guerra quotidiana contro il lavoro che ha causato già centinaia di vittime nei primi mesi del 2023 e più di mille morti, secondo i sindacati 1550, nel 2022.
Una strage che va avanti grazie alla complicità dei governi che da decenni tagliano le risorse e le assunzioni necessarie per le attività di prevenzione e controllo, smontano le leggi per ridurre i vincoli e le penali a carico delle imprese che non rispettano le norme esistenti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
C’è una responsabilità criminale che nasce dalla scelta di “lasciar fare alle imprese” come ha precisato l’attuale Presidente del Consiglio; si lascia volutamente che le imprese risparmino sui costi della sicurezza, anche se ne va della vita delle persone, facilitate in ciò dalla ricattabilità dei lavoratori sempre più precari e privati dei diritti.
L’unica strada per fermare il massacro è che il mondo del lavoro tutto dica basta e sorga una mobilitazione che rompa il muro di indifferenza e di assuefazione che accetta come mere fatalità incidenti e morti in cui nella maggior parte dei casi di fatale non c’è nulla.
Occorre uscire dalla logica delle singole risposte che durano il tempo del coccodrillo sui giornali per aprire una vertenza nazionale per ottenere: le assunzioni necessarie per la ricostruzione dei sistemi di prevenzione e controllo; l’inasprimento delle sanzioni penali a carico del datore di lavoro e dei dirigenti per il mancato adempimento degli obblighi relativi alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori; l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro; il ripristino del testo originale del D.lgs. 81/08, eliminando le modifiche peggiorative per la salute e la sicurezza dei lavoratori introdotte dalle successive modifiche peggiorative.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra europea

Il governo Meloni continua con le politiche neoliberiste che da 30 anni colpiscono i diritti, i salari, le pensioni, i redditi e le condizioni di esistenza dei ceti popolari. L’Italia è l’unico Paese d’Europa in cui i salari dal 1990 invece che aumentare sono diminuiti del 2,9%, dal 2008 del 12%.
Questa condizione già drammatica è stata esasperata dall’inflazione prodotta da guerra, sanzioni e speculazioni delle imprese che hanno colto l’occasione per accrescere a dismisura i profitti, con la conseguenza che in soli due anni salari già tra i più bassi d’Europa hanno perso il 20% del potere d’acquisto.

La legge finanziaria di questo governo è stata una dichiarazione di guerra contro i poveri, i precari, le donne. Col documento di economia e finanza si prevede una drastica stretta fiscale e nuovi tagli a scuola, sanità e servizi pubblici già allo stremo, alle risorse per il rinnovo dei contratti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e per il sostegno alle famiglie in difficoltà.
Con lo sfregio del cosiddetto decreto lavoro del 1° maggio è stato eliminato il reddito di cittadinanza che salvava dall’indigenza assoluta centinaia di migliaia di famiglie e allargate ancora di più le maglie del lavoro precario ai danni soprattutto dei giovani che continuano a esser derubati del loro futuro e delle donne.
E’ da tempo che sosteniamo l’inaccettabilità della situazione in cui versano milioni di lavoratori e lavoratrici e i ceti popolari e la necessità di una nuova grande unitaria stagione di lotte per contrastare le scelte antipopolari e riconquistare redditi dignitosi e diritti negati.

Le rivendicazioni alla base dello sciopero di oggi sono le stesse che anche noi sosteniamo da tempo per contrastare inflazione e perdita di potere d’acquisto: aumenti generalizzati dei salari e ripristino di un meccanismo di recupero automatico dell’inflazione; pensioni a non meno di mille euro; introduzione di un salario minimo legale; abolizione delle leggi della precarietà; assunzione di un milione di dipendenti pubblici; cancellazione degli aumenti delle bollette , calmieramento dei prezzi dei beni di prima necessità.
Per tutto questo Rifondazione Comunista sostiene la giornata di lotta indetta per oggi dall'Unione Sindacale di Base, come tutte quelle che possano preludere a una ripresa generalizzata delle lotte in tutto il paese , unica via per contrastare le politiche neoliberiste contro i lavoratori e i ceti popolari e riaprire la strada al cambiamento.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Care, cari,
siamo finalmente in grado di inviarvi il MODULO per la raccolta firme sulla legge di iniziativa popolare per il salario minimo.

Buon Lavoro!

Un caro saluto

Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se

Modulo raccolta firme

Carissime, carissimi,

siamo in dirittura d’arrivo per l’avvio della campagna per la raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare sul salario minimo.

Non è qui il caso di sottolineare l’importanza di questa iniziativa con cui si vuole fornire una risposta a milioni di lavoratrici e lavoratori con salari sotto la soglia di povertà, operare per l’unificazione delle molteplici figure lavorative private di diritti e determinare una conquista che può aumentare il potere contrattuale dei lavoratori.

Il lancio della campagna avverrà con una conferenza stampa che si terrà il 2 giugno, festa della Repubblica (fondata sul lavoro) in concomitanza con l’avvio, nello stesso giorno, della raccolta firme in tutta Italia.

L’impegno organizzativo del nostro partito come sapete è, come sempre, fondamentale per il raggiungimento e, auspichiamo, il superamento dell’obiettivo di raccogliere 50 mila firme entro i 6 mesi previsti dalla legge.

Vi inviamo subito i materiali necessari a predisporre tutto quanto necessario per essere pronti a partire il 2 giugno e faremo seguire a breve un’altra circolare con indicazioni organizzative (monitoraggio della raccolta, centralizzazione della raccolta dei moduli ecc) e sulle modalità di comunicazione.

Attenzione! Occorre che vi attiviate da subito per la vidimazione dei moduli secondo le indicazioni contenute nel vademecum e per le richieste di occupazione del suolo pubblico per i banchetti.

Buon lavoro a tutte e a tutti

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale Prc-Se
Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se
Ezio Locatelli, segreteria nazionale, responsabile nazionale Organizzazione Prc-Se

Oggi, 19 maggio, noi di Unione Popolare abbiamo depositato in Corte di Cassazione la “Proposta di legge per l’istituzione del salario minimo legale”.

I salari da fame sono un'emergenza italiana. È ora di costruire una campagna dal basso per imporre l'introduzione di un salario minimo di 10 euro l'ora. Come Rifondazione Comunista, insieme alle altre realtà di UP, organizzeremo banchetti in tutta Italia per raccogliere le 50.000 firme necessarie. La nostra proposta prevede che il salario minimo sia indicizzato per evitare che venga eroso dall'inflazione.

Respingiamo la tesi che il salario minimo inibisce la contrattazione. Piuttosto fissa un limite sotto il quale non si può scendere.

La raccolta firme sarà condotta parallelamente a quella per l'introduzione del reato di omicidio sul lavoro, ai referendum per lo stop all'invio di armi in Ucraina e alla mobilitazione per la difesa e l'estensione del reddito di cittadinanza a partire dalla manifestazione che si terrà a Roma sabato 27 maggio.

Per noi rimane valido lo slogan degli scioperi operai della Resistenza: Pane, Pace, Lavoro.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

10euro2

Gli occupati nel settore pubblico in Italia sono sempre meno, in assoluto e rispetto agli altri paesi europei, e sempre più precari.
IL rapporto Fpa presentato ieri nel Forum Pa conferma quanto denunciamo da anni nell’indifferenza colpevole dei governi che si sono susseguiti: l’impoverimento complessivo del sistema pubblico prodotto dalle politiche neoliberiste e di austerità che, come si è visto nella pandemia rappresenta l’unica ancora per la cura delle persone e la tenuta del Paese.
Secondo il rapporto i dipendenti pubblici in Italia sono 5,5 ogni 100 abitanti a fronte di 8,3 in Francia, 8,1 in Gran Bretagna, 7,3 in Spagna; i nostri dipendenti pubblici rappresentano il 14% del totale degli occupati mentre sono il 19,2% in Francia, il 17,2% in Spagna, il 16,9% nel Regno Unito.
Cifre da allarme rosso a volerle leggere, ma la situazione è ancora peggiore perché questi numeri non tengono conto della qualità dell’occupazione pubblica di casa nostra che vede ridursi gli occupati stabili ai minimi storici e crescere a dismisura la quota di precari.
Sempre secondo lo stesso rapporto infatti i dipendenti stabili sono 2.932.529, regrediti al livello del 2001, mentre aumentano a 437 mila, 22 mila in più solo nel 2022, quelli con contratti a termine; nella sola scuola i precari sono 297.000 il 30% del totale; nella sanità 63 mila, dimenticata la lezione della pandemia.
La situazione è drammatica per le conseguenze sull’impoverimento dell’Welfare e del sistema formativo, per il contributo alla disoccupazione e alla precarietà, per gli effetti nefasti sull’economia del Paese.
La perdita di dipendenti dei Comuni, crollati dal 2007 a oggi del 28,4% è alla base della mancanza di organici, profili tecnici e competenze che da anni fa dell’Italia la maglia nera quanto a capacità di spesa dei fondi europei e oggi spiega in gran parte i ritardi nell’utilizzo dei fondi del Pnnr.
E’ la fotografia di un paese allo sbando che, mentre con i tagli all’occupazione e il ricorso sempre più ampio al lavoro precario colpisce le lavoratrici e i lavoratori, impoverisce sé stesso, aumenta la divergenza verso il basso dagli altri paesi europei e del sud dal nord del Paese.
La goccia che fa traboccare il vaso: nel documento di economia e finanza approvato dal governo non ci sono i soldi per i contratti dei pubblici dipendenti.
Unica soluzione: l’assunzione immediata di un milione di dipendenti pubblici stabili.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

La strage di lavoratrici e lavoratori non si placa. Ieri un’ennesima vittima in un cantiere edile di Sala Comacina (CO). Le indagini faranno il loro corso per individuare le eventuali responsabilità sull’accaduto. Quel che è certo, è che si accresce la drammaticità dell’insicurezza sul lavoro confermata anche dati pubblicati dall’INAIL: nel primo trimestre del 2023 sono state 196 le denunce che hanno riguardato incidenti con esito mortale (+3,7%).

Il Governo Meloni, come quelli precedenti, non solo non interviene per garantire più controlli e rafforzamento delle norme sulla sicurezza, ma spinge sul lavoro precario che rende lavoratrici e lavoratori più ricattabili, aumenta lo sfruttamento e quindi aumenta l’insicurezza nei luoghi di lavoro.

Occorre usare i soldi disponibili non per le armi ma per ricostruire i sistemi di prevenzione e controllo, inasprire le pene per il mancato adempimento degli obblighi relativi alla salute e la sicurezza, introdurre il reato di omicidio sul lavoro, eliminare le modifiche che hanno peggiorato il decreto legislativo 81 del 2008.

Esprimiamo la nostra vicinanza alle/i colleghe/i, alle/i amiche/i e alla famiglia di questa ennesima vittima di un sistema che mette il profitto davanti alla vita delle persone.

10 maggio 2023

Antonello Patta, Responsabile nazionale lavoro
Fabrizio Baggi, Segretario regionale Lombardia
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

Antonello Patta*

Il governo Meloni prosegue le politiche che scaricano i costi delle crisi in atto, della guerra e delle sanzioni sulle classi lavoratrici e i ceti popolari colpendo salari e pensioni, riducendo i diritti ed estendendo la precarietà.
Ha varato un documento di economia e finanza che impone una brutale stretta fiscale che produrrà riduzioni della spesa per la scuola, la sanità, i servizi, tagli pesanti ai fondi per l’occupazione e i contratti dei pubblici dipendenti, per i salari e per il sostegno alle famiglie contro il carovita; in soffitta la tanto decantata promessa di cancellare la Fornero.
Ha scelto il primo maggio per cancellare il reddito di cittadinanza; ampliare la platea della manodopera precaria a basso costo attraverso l’estensione diretta dei contratti a termine, i vincoli del cosiddetto reddito d’inclusione e l’allargamento del ricorso ai voucher; ridurre demagogicamente il cuneo fiscale, per sei mesi, proprio mentre coi tagli alla spesa pubblica verranno colpiti pesantemente occupazione e salario indiretto.
Con questo governo della peggior destra neoliberista che agisce in totale spregio del mondo del lavoro non è possibile nessun dialogo; l’unica strada per contrastare le sue politiche e riconquistare i diritti calpestati è l’avvio di una grande unitaria stagione di lotte indispensabile anche per ottenere dalle imprese aumenti generalizzati di tutti i salari già tra i più bassi d’Europa e oggi falcidiati da un’inflazione spinta dai superprofitti.
Rifondazione Comunista sarà a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori con le proprie proposte nelle manifestazioni nazionali, la prima domani 6 maggio a Bologna, indette dai sindacati confederali considerandole in preparazione e non certo in sostituzione di uno sciopero generale ormai non più rinviabile.
Le nostre proposte: aumenti generalizzati dei salari e delle pensioni; la reintroduzione della scala mobile per il recupero automatico dell’inflazione; un salario minimo legale di dieci euro all’ora indicizzato all’inflazione; più risorse per la sanità e la scuola pubbliche; l’abolizione di tutte le leggi che producono precarietà; la salvaguardia e l’estensione del reddito di cittadinanza; la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; il ritiro immediato della proposta di legge sull’Autonomia Differenziata.

*responsabile nazionale lavoro del Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Antonello Patta*

In aprile l’inflazione continua a correre smentendo tutte le previsioni ottimistiche di governo e operatori economici e finanziari. In aprile, ci informa l’Istat, i prezzi tornano a crescere dello 0,5% portandosi sull’8,3% su base annua, il carrello della spesa che incide più pesantemente sui redditi medi e bassi continua a registrare più del 12%.
Da mesi ci bombardano a reti unificate sui rischi di una spirale prezzi-salari attribuendo a ciò la possibilità di una ripresa dell’inflazione; un’operazione ideologica vergognosa in un paese in cui i salari medi sono fermi ai livelli più bassi d’Europa, non si rinnovano i contratti a milioni di lavoratori e i contratti firmati registrano un ulteriore arretramento dei salari reali, milioni di lavoratori sono poveri pur lavorando a tempo pieno.
Si inserisce in questo clima la manovra sul cuneo fiscale che concede un bonus per 5-6 mesi pagato con il taglio del reddito di cittadinanza e con l’aumento delle tasse a carico dei lavoratori causato dal fiscal drag che anche questo governo non si sogna di neutralizzare; ed è già noto che, stante la stangata prevista dal governo per i prossimi anni nel documento di economia e finanza, da gennaio 2024 non ci saranno i soldi per confermare la misura per un altro anno.
Una misura, fortemente voluta da Confindustria, che poi paghiamo tutti in termini di minori entrate per lo stato e che risponde a un tacito accordo, condiviso anche da parti rilevanti del mondo sindacale, inteso a evitare l’apertura di una stagione di lotte per aumenti generalizzati dei salari e l’introduzione di un salario minimo legale che garantiscano il dettato dell’art 36 della costituzione.
Una ripresa delle lotte resa tanto più urgente in quanto la vera causa dell’inflazione in questo momento è la spirale prezzi-profitti come ammesso dalla stessa Bce che mentre attua una politica monetaria recessiva ci informa che i due terzi degli aumenti dei prezzi sono dovuti alla crescita esponenziale dei profitti; a riprova che i padroni la lotta di classe la sanno fare e non si fanno scrupoli sugli effetti sociali della loro voracità.
Tutto ciò può avvenire grazie alla complicità del governo, di destra e neoliberista, che non tassa gli extraprofitti di imprese e banche, non pone limiti ai prezzi e alle tariffe, non fa nulla per tutelare seriamente salari e pensioni, estende la precarietà al fine di spingere i salari sempre più in basso.

*responsabile nazionale lavoro, Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

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