Missione compiuta. Il CNEL composto da una maggioranza di componenti indicati dal centrodestra boccia, in nome e per conto del governo, l’introduzione di un salario minimo legale nel nostro paese. Il salario minimo non serve in quanto, come prevede la direttiva europea in materia, non è necessario nei paesi come l’Italia in cui la contrattazione collettiva copre più dell’80% dei lavoratori; è questa la conclusione del documento approvato a maggioranza dall’assemblea del CNEL.
Ma il documento approvato dall’ente guidato dal ministro della guerra ai dipendenti pubblici non si ferma qui, nega anche la necessità del salario minimo sia nei settori in cui la contrattazione è debole sia nei casi in cui la contrattazione è assente.
Siamo all’opposto di quanto sancito dalla Cassazione che con sentenza ha ristabilito Il “ diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto e comunque sufficiente a garantire a sé e alla propria famiglia una vita dignitosa” stabilito dall’art 36 della Costituzione.
Una sentenza che, esplicitando la prevalenza della Costituzione anche sui contratti firmati dai maggiori sindacati nazionali e dichiarando illegali i salari da fame che prevedono, introduce di fatto la necessità di una legge in materia salariale.
Il governo, le associazioni datoriali e sindacati come la Cisl: che in assemblea ha votato con la maggioranza, sono serviti: per il Cnel è giusto che le imprese continuino ad avere un gigantesco serbatoio di manodopera a basso prezzo, che restino le disuguaglianze tra i lavoratori, specie quelle di genere che rendono il mondo del lavoro ricattabile e disposto a salari da fame e senza diritti.
Per il resto il documento contiene generiche raccomandazioni e proposte evasive di cui sono pieni gli annali degli atti parlamentari e che certamente non saranno tra le priorità del governo in carica: fumo negli occhi.
Mentre il governo si appresta dunque a ignorare la richiesta che sale dal 75% delle italiane e degli italiani a favorevoli al salario minimo legale noi intensificheremo nelle piazze di tutta Italia la raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare, presentata come Unione Popolare, per il salario minimo che presenteremo a breve in parlamento.
Una legge, la nostra che prevede un salario minimo di 10 euro l’ora agganciato automaticamente all’inflazione e pagato dalle imprese, non dallo stato, è la giusta risposta alla domanda che arriva dal mondo del lavoro tutto.
10 euro è il minimo per una vita dignitosa.

Antonello Patta, responsabile lavoro PRC-S.E.

Con tre sentenze la Cassazione rovescia quanto stabilito dalla Corte d’Appello e ristabilisce il primato della Costituzione anche sui contratti firmati dai maggiori sindacati nazionali.
Il “ diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto e comunque sufficiente a garantire a sé e alla propria famiglia una vita dignitosa” sancito dall’articolo 36 della costituzione” diventa d’ora in poi il riferimento per la giustizia in Italia.
Le sentenze riguardano le cause intentate da lavoratori della vigilanza con contratti che fino a pochi mesi fa prevedevano retribuzioni orarie sotto i cinque euro, ma ritenuti validi dalla corte d’appello in quanto firmati dai sindacati “maggiormente rappresentativi” Cgil, Cisl, Uil.
Ora la corte di Cassazione da finalmente ragione ai lavoratori e soprattutto, assumendo come riferimento la Costituzione, stabilisce che i salari non possono stare sotto la soglia di povertà relativa.
Una vittoria importante perché considera illegali i salari da fame che coinvolgono milioni di lavoratori e perché introduce la necessità di una legge in materia salariale laddove la contrattazione non arriva o si è rivelata incapace di tutelare la dignità del lavoro.
Una vittoria che da ragione e un ulteriore spinta al nostro impegno per la raccolta firme su una legge di iniziativa popolare per il salario minimo che presenteremo a breve in parlamento.
La legge che prevede un salario minimo di 10 euro l’ora agganciato automaticamente all’inflazione e pagato dalle imprese, non dallo stato, è la giusta risposta alla domanda che arriva dal mondo del lavoro tutto.
10 euro è il minimo oggi più di ieri considerando anche che 2 anni d’inflazione a due cifre hanno ridotto del 20% il potere d’acquisto dei salari, mentre sono circa 5 milioni le lavoratrici e i lavoratori che hanno minimi contrattuali sotto questa soglia.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Care compagne, cari compagni,

A poco più di due mesi dal termine della raccolta firme per il salario minimo crediamo sia chiara a tutt* la partita politica che giochiamo come Rifondazione Comunista e Up con questa nostra iniziativa in previsione delle importanti scadenze politiche dei prossimi mesi.
Ci limitiamo dunque a fissare alcuni impegni indispensabili per la conclusione positiva della campagna chiedendo a tutt* di assumerli con convinzione.

È necessario:

1. Intensificare la raccolta firme direttamente con i banchetti. Solo dove ciò non è possibile occorre invitare le persone a firmare nei Comuni cui, come già detto nella circolare precedente, occorre comunque telefonare per verificare che abbiano pubblicizzato e avviato la raccolta firme.

2. inviare rapidamente alla sede nazionale del partito (Via degli Scialoja 3, 00196 Roma) i moduli delle firme già raccolte complete di certificazioni in modo che le/i compagne/i dell’organizzazione possano procedere a verificarle e predisporle per la consegna in parlamento;

3. prepararsi a comunicare a* compagn* dell’organizzazione che chiameranno tutte le federazioni l’11 e il 12 ottobre il numero delle firme raccolte fino a martedì 10 ottobre.

Quest’ultimo passaggio è fondamentale per fare il punto sulle firme raccolte e pianificare in tempo utile l’impegno da profondere, nel mese rimanente, per portare a compimento la nostra impresa.

Ricordiamo che l’invio o la consegna finale dei moduli con le firme e le certificazioni alla sede nazionale del partito andrà fatto il 15 novembre.

Torneremo a breve con informazioni sulla raccolta delle firme per la proposta di legge sull’omicidio sul lavoro su cui, come sapete, siamo parimenti impegnati.

Buon lavoro a tutte e tutti noi

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale Prc-Se
Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se
Ezio Locatelli, segreteria nazionale, responsabile nazionale Organizzazione Prc-Se

La busta paga dei dipendenti CIVIS, azienda che applica il contratto della vigilanza e dei servizi fiduciari, passerà dai 950€ lordi di maggio 2023 a 1200€ a partire dal mese di settembre 2023 .
E’ il risultato delle lotte e delle sentenze favorevoli ai lavoratori sostenuti in giudizio dagli avvocati D’Andrea e Gianolla, come quella promossa dall’Adl Cobas presso il tribunale di Milano che ha riconosciuto il diritto individuale delle lavoratrici e dei lavoratori a una retribuzione adeguata e coerente con l'articolo 36 della costituzione, a prescindere dal CCNL anche quando firmato dai sindacati confederali.
Si tratta di una vittoria importante sulla strada della conquista di salari che garantiscano una vita degna per tutte/i.
Lo stesso obiettivo che perseguiamo come Unione Popolare con la proposta di legge sul salario minimo di 10 euro all'ora, con aggancio automatico alla inflazione, pagato dai datori di lavoro, senza ricorso a contributi pubblici.
La nostra proposta richiama direttamente la centralità ineludibile della questione salariale nel nostro su cui non è più rinviabile l’apertura di una grande vertenza nazionale intorno alla quale costruire un fronte più ampio sui redditi e i diritti.
La ripresa del conflitto sociale nella forma più larga possibile, unificando il mondo del lavoro e i settori popolari impoveriti dalle politiche del governo Meloni come di quelli precedenti, dalle scelte della BCE e dell'Unione Europea, dalle conseguenze della guerra in Ucraina, oggi è più che mai l’unica strada per fermare la deriva antipopolare del paese e riconquistare quanto perduto.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Paolo Benvegnù, segretario regionale del Veneto
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra

Una presa in giro. Non si può definire diversamente l’incontro di ieri sulle sorti dello stabilimento ex Ilva di Taranto tra il governo e i sindacati dei metalmeccanici chiamati solo per raccontare cose già note: la produzione è ai minimi storici; non si sa chi metterà i soldi per la decarbonizzazione e lo sviluppo delle produzioni con i forni elettrici; la mancanza di manutenzioni crea condizioni di lavoro molto pericolose; continua l’uso massiccio della cassa integrazione.
Un tracollo che più passa il tempo più rischia di diventare fatale per il futuro della più grande acciaieria d’Europa, spiegabile solo dando ragione a chi ritiene che la sua fine sia proprio l’obiettivo dell’attuale gestione.
“Siamo all’eutanasia di acciaierie d’Italia e della siderurgia in Italia” ha infatti commentato il segretario della Fiom Michele De Palma di fronte alla drammaticità della situazione.
Enorme la responsabilità del governo che dopo non aver fatto nulla per quasi un anno ha lasciato cadere senza spiegazioni il passaggio della gestione allo stato, concordata precedentemente, per puntare di nuovo sul socio privato responsabile del disastro attuale.
Così i nostri sovranisti si rendono corresponsabili della distruzione della siderurgia nazionale.
L’unica strada per salvare lo stabilimento di Taranto, d’importanza strategica per il paese, lo diciamo da tempo, è quella ribadita oggi dai sindacati metalmeccanici: mettere fine alla tragica epopea delle gestioni private riportando lo stabilimento sotto il controllo statale.
Solo così sarà possibile avviare la decarbonizzazione salvaguardando l’ambiente, rilanciare insieme produzione, occupazione, salute e sicurezza sul luogo di lavoro.
Per tutto questo Rifondazione Comunista sostiene convintamente lo sciopero odierno dei lavoratori del polo siderurgico di Taranto in risposta all’inazione del governo e alla malagestione della multinazionale Anglo-Indiana.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

La società giapponese Calsonic Kansei controllata dal fondo statunitense Kkr ha deciso di chiudere il proprio stabilimento Magneti Marelli di Crevalcore per spostare le produzioni nello stabilimento di Bari.
Il sito produttivo nella provincia di Bologna attualmente occupa 229 lavoratrici e lavoratori.
Nella nota della società si legge che pur ritenendo strategica la presenza in Italia ritiene il proseguo dell'attività del sito insostenibile.
Noi riteniamo invece che non sia più sostenibile questo capitalismo predatorio che fa delle lavoratrici e lavoratori e le loro famiglie delle pedine da muovere a proprio piacimento nella scacchiera del profitto, riteniamo insostenibile un sistema produttivo che fa della riduzione del costo del lavoro, della scarsa innovazione tecnologica e ricerca la base sulla quale arricchirsi dimostrando una miopia che porta palesemente all'impoverimento della società, dell'industria e del tessuto produttivo.
Nell'esprimere la nostra solidarietà incondizionata ai lavoratori coinvolti e alle loro famiglie condividiamo le richieste fatte dai sindacati i quali chiedono a Marelli di rivedere la propria decisione e al governo di convocare immediatamente un tavolo istituzionale di confronto.

Per questi motivi riteniamo giusta la decisione di indire immediatamente un presidio ai cancelli della fabbrica e sosteniamo lo sciopero di 8 ore indetto per venerdì 22 settembre durante il quale saremo al fianco dei lavoratori per sostenere la loro lotta.

Questa mattina una delegazione di Rifondazione Comunista guidata dal segretario nazionale Maurizio Acerbo e dal responsabile lavoro Nello Patta si è recata a portare solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta.

Ufficio Stampa

Lo sciopero di 8 ore proclamato da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento Stellantis di Melfi, che coinvolge anche le fabbriche dell’indotto re tutta la provincia di Potenza, registra secondo i sindacati un’adesione tra il 90 e il 100%.
E’ un risultato molto importante e dall’alto valore simbolico per le motivazioni da cui parte, per gli obiettivi che si pone e per il modo in cui si è giunti a uno sciopero unitario delle tre sigle sindacali
La mobilitazione è la risposta a condizioni di lavoro insostenibili (per carichi di lavoro, riduzione pause, peggioramento dell’ambiente di lavoro, trasferimenti forzati di lavoratori e lavoratrici verso altri stabilimenti, …) ed alla mancanza di garanzie sul mantenimento delle produzioni e di migliaia di posti di lavoro.
Gli obiettivi della lotta sono migliori condizioni di lavoro e piani produttivi e occupazionali certi.
La riuscita dello sciopero e la convergenza di Fim e Uilm nella proclamazione premiano il coraggio della Fiom che prima non ha voluto firmare gli accordi del 12 luglio e poi aveva indetto i primi scioperi da sola.
E’ questa l’unità che vogliamo, quella che parte dall’unità delle lavoratrici e dei lavoratori per contrastare concretamente lo sfruttamento, controllare le condizioni di lavoro e ricostruire nella lotta rapporti di forza favorevoli rispetto al comando d’impresa.
Dopo anni di arretramenti generalizzare l’esempio di Melfi è un passo fondamentale per aprire una vertenza generale che coinvolga gli stabilimenti di tutto il gruppo, una chiara richiesta di rilancio con innovazione dell’automotive in tutto il paese, un segnale di mobilitazione a tutti quei territori come la Basilicata che si verrebbero fortemente penalizzati da una incontrollata deindustrializzazione.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro, Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Care, cari,

come anticipato nell’attivo nazionale di ieri, lunedì 11 settembre, vi inviamo in allegato la tabella con i dati sulle firme raccolte e gli obiettivi di quelle da raccogliere nei restanti 2 mesi della campagna. Lo scopo che ci siamo prefissi è quello di raggiungere e superare le 60 mila firme, importante anche per l’impatto della nostra iniziativa sul dibattito pubblico e sui soggetti politici e sindacali con cui saremo chiamati a interloquire nei prossimi mesi.
Nello stabilire gli obiettivi assegnati a ogni federazione si è tenuto conto del numero di iscritti, dei circoli esistenti, della popolazione della provincia di riferimento e dell’impegno profuso finora. Siamo a disposizione per discuterne con chi lo ritenesse opportuno;

Vi preghiamo di prestare la massima attenzione alle indicazioni che seguono:

1.La scadenza di legge per la consegna delle firme è il 2 dicembre e quindi occorre che i moduli delle firme raccolte comprensive di certificati elettorali siano consegnati alla nostra sede nazionale entro il 20 novembre:

2. Le firme già comunicate vanno inviate subito alla sede nazionale corredate dei certificati elettorali per evitare inutili accumuli dannosi per tutti; potete approfittare per la consegna della festa nazionale a Bologna;

3. Comunicare con immediatezza i casi in cui i Comuni facciano problemi nel rilasciare prontamente i certificati elettorali; hanno l’obbligo di farlo in 24 ore;

4. È importantissimo verificare, anche per telefono, se i Comuni stanno procedendo nella raccolta firme informandone i cittadini come previsto dalla legge ed eventualmente intervenire con determinazione nel caso non lo stiano facendo; anche poche firme per ognuno degli 8 mila Comuni italiani possono fare molto.

Cari saluti e buon lavoro

Antonello Patta
Segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se

Care, cari,

facendo seguito alla mail di convocazione della riunione, riportata di seguito, vi inviamo il link cui collegarsi per partecipare all’attivo nazionale sulla campagna per il salario minimo che si terrà lunedì 11 settembre alle ore 19.00:

https://tel.meet/emy-gexc-agk?pin=1022100898776

Restiamo in attesa, per chi non l'avesse ancora fatto, tramite i regionali, della comunicazione del numero di firme raccolte entro e non oltre domani sabato 9 settembre, all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Grazie e fraterni saluti

Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se

I Dati sulle offerte di lavoro pubblicati sulla piattaforma del Siisl (sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa) fanno carta straccia della favola dei cosiddetti occupabili che poltrivano a spese dello stato mentre le imprese non trovano persone disposte a lavorare.
Le nude cifre, pubblicate dal fatto quotidiano, dicono più di qualsiasi discorso del fallimento della ricetta delle destre per risolvere in un colpo solo la presunta impossibilità delle imprese di trovare la manodopera necessaria e la domanda di lavoro facendo risparmiare allo stato le spese per mantenere i “fannulloni”.
Gli annunci di lavoro pubblicati dal sistema sono poco meno di 21 mila per circa 60 mila posti a fronte di 159 mila famiglie che hanno perso il diritto al reddito di cittadinanza e che diventeranno circa 600 mila entro la fine dell’anno.
Non basta, Il 65% delle offerte viene da aziende del nord, meno del 7 % da quelle del sud a fronte del fatto che il 70% delle persone che sono state escluse dal reddito di cittadinanza vive nel sud.
Alcuni esempi danno conto della debacle catastrofica della ricetta delle destre: in Sicilia abbiamo 150 annunci di lavoro con 38 mila famiglie rimaste senza reddito di cittadinanza; in Campania 37 mila famiglie senza più Rdc e 340 proposte di lavoro; in Calabria 80 posti per 14 mila… Tra i vari spunti che offre l’analisi dei dati ce n’è uno che rivela il carattere tutto ideologico dell’operazione costruita, con l’aiuto dei media, per demolire il reddito di cittadinanza: i camerieri richiesti in tutta Italia sono 300.
È evidente che le migliaia e migliaia di albergatori, ristoratori e affini, che con l’aiuto dei media hanno sostenuto la campagna delle destre, i dipendenti li cercano quando servono, per il tempo minimo possibile, pagandoli una miseria e in nero. Lavoro usa e getta.
Continuando a scorrere le cifre si scopre poi che Il 75% delle offerte , in linea con un trend generale, riguardano posti di lavoro precari per pochi mesi per i quali è previsto l’obbligo di accettazione solo se situati entro 80 chilometri dal luogo di residenza.
Una vera disfatta quella subita dalle destre al governo che pagheranno decine di migliaia di persone oggi, centinaia di migliaia nei prossimi mesi, destinate a lavori precari o a rimanere senza lavoro e senza reddito considerando un insulto i 350 euro del cosiddetto supporto formazione lavoro.
Due le risposte immediate possibili e necessarie: il ripristino di un vero reddito di cittadinanza svincolato dalle cosiddette politiche attive per il lavoro e l’assunzione di un milione di dipendenti pubblici per sanare il disastro in cui è precipitato tutto il comparto in particolare al sud e ricostruire la sanità, la scuola e le pubbliche amministrazioni.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Carissime compagne, carissimi compagni,

Sono trascorsi oramai 3 mesi dall’avvio della campagna di raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare per il salario minimo presentata da Unione popolare e possiamo tracciare un bilancio politico organizzativo utile per orientare l’iniziativa futura.
Le compagne e i compagni che hanno organizzato i banchetti hanno segnalato una grande attenzione e l’adesione di molte persone che hanno accolto l’invito a firmare più numerose che in campagne precedenti.
La campagna ha permesso a Unione Popolare e a Rifondazione di rendersi visibile su un tema molto sentito mostrando una sensibilità sociale vicina ai bisogni delle lavoratrici, dei lavoratori e dei ceti popolari.
Di grande interesse l’apertura di interlocuzioni con soggetti politici sindacali e di movimento realizzata promuovendo dibattiti in cui abbiamo chiamato al confronto sulla nostra proposta.
Il lancio della proposta di legge di iniziativa popolare ci ha permesso di essere presenti con i banchetti nelle piazze e con i tanti momenti di confronto promossi nel dibattito che è diventato centrale nel Paese; non solo, il confronto tra nostra e la proposta di Pd, 5 stelle, Azione e Si ha permesso di evidenziare in modo chiaro l’insufficienza di quest’ultima e il suo essere condizionata pesantemente dalle compatibilità del sistema dato che fa pagare il salario minimo alle casse dello stato e impedisce un reale aggancio all’inflazione delegando al buon cuore dei padroni.
Occorre continuare su questa strada e riprendere con maggior forza l’iniziativa al fine di superare l’obiettivo delle 60 mila firme entro la metà di novembre.

Per una valutazione sul percorso compiuto, fare il punto sulla situazione e programmare gli impegni necessari per raggiungere il risultato è convocato l’attivo nazionale di tutte le segretarie e i segretari regionali e di federazione per lunedì 11 settembre 2023 alle ore 19.

Per poter fornire a tutte/i il quadro esatto della situazione ribadiamo la richiesta alle federazioni di comunicare, tramite i regionali, il numero di firme raccolte entro e non oltre sabato 9 settembre 2023 all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Un caro saluto

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale Prc-Se
Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se

Cinque operai morti. Il più giovane aveva solo 22 anni. Non si tenti di scaricare sul macchinista la responsabilità della mancata interruzione
Mentre esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie dei lavoratori chiediamo che al dolore dei familiari non si aggiunga l’offesa di liquidare con la parola incidente quella che è una vera e propria strage sul lavoro.
Di sicuro siamo di fronte a una tragedia che riguarda lavoratori di un'azienda esterna ed è noto che il ricorso agli appalti è uno dei metodi per ridurre i costi che pagano i lavoratori in termini di aumento dello sfruttamento e riduzione delle condizioni di sicurezza.
L'analogia con il film di Ken Loach del 2001 'Paul, Mick e gli altri' è inquietante.
Non è più tempo di ipocrisie e chiacchiere. Queste cinque morti sono il risultato di processi che denunciamo da tempo. Sono la conseguenza del progressivo smantellamento del sistema di prevenzioni e controlli che si traduce in un tacito e colpevole invito alle aziende a non investire nella sicurezza sul lavoro; della spinta a ridurre i vincoli e le penali a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti; a liquidare quelli che sono veri e propri assassini come tragiche fatalità.
Se RFI non è in grado di fare rispettare le regole sulla sicurezza deve cambiare la sua governance immediatamente. Chiediamo le dimissioni dell'amministratore delegato e del ministro dei trasporti e che sia fatta luce sulle ragioni della mancata interruzione della linea. Subito.

E bisogna evitare che, come accade sistematicamente, alla strage seguano l'ingiustizia e l'impunità.
Per queste ragioni come Rifondazione Comunista e Unione Popolare invitiamo tutte e tutti a firmare la proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro nei banchetti che stiamo organizzando in tutto il paese.

Basta stragi sul lavoro! Basta esternalizzazioni!

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

È un coro di consensi accompagnato da varie rivendicazioni di primogenitura sulla misura, “l’abbiamo detto prima noi”, quello con cui le opposizioni accolgono la tassa sui profitti alle banche.
E una boccata d’ossigeno per la Meloni in difficoltà sul salario minimo che riscuote consensi altissimi anche tra l’elettorato delle destre, e soprattutto a causa di una manovra finanziaria che comunque la si componga colpirà ancora una volta i lavoratori e i poveri.
L’adesione acritica delle opposizioni alla misura è un regalo alla Meloni, utile per nascondere che si è fatto tanto rumore per molto poco e accreditare la favola populista di un governo che non “risponde ai banchieri e fa pagare i furbi”.
E’ stata accreditata l’idea che le banche avrebbero sborsato finalmente il maltolto restituendo 9-10 miliardi guadagnati erogando interessi risibili ai correntisti e lucrando cifre enormi con tassi altissimi sui mutui.
E così sarebbe stato se si applicasse davvero l’aliquota del 40% sui differenziali dei margini d’interesse sbandierata a fini elettorali, le europee sono vicine, dal governo.
Infatti tra il2022 e il 2023 i margini d’interesse e gli utili delle banche sono aumentati dal 50 all’80% e nel caso di MPS del 2193%; tradotto in cifre solo nel 2023 i margini di interesse saranno circa 68 miliardi, 23 in più rispetto al 2022 e 30 in più del 2021.
Ma c’è il trucco! Nella norma è stata infatti inserita una clausola in base alla quale il prelievo complessivo a carico delle banche non dovrà superare lo 0,1% del totale degli attivi che secondo Banca d’Italia ammontano a 3200 miliardi.
Una cifra ridicola rispetto agli enormi profitti realizzati speculando sui tassi d’interesse ai danni di circa tre milioni e mezzo di famiglie e a vantaggio di manager e azionisti.
Tassare davvero tutti gli extraprofitti e la speculazione è un’altra cosa;
La verità pura e semplice è che questo governo continua con le politiche iperliberiste e antipopolari dei governi che l’hanno preceduto sotto i quali pandemia, inflazione galoppante e alti tassi sono state altrettante occasioni per favori finanza e imprese a danno dei ceti popolari.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Con l’approvazione della legge delega per la riforma fiscale il governo prosegue sulla strada, già percorsa dai governi precedenti, del totale smantellamento della progressività prevista dalla costituzione.

Già nel 2022 eravamo il paese in cui oltre il 90% del gettito Irpef gravava sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati conseguenza di anni di misure a vantaggio dei redditi da capitale, d'impresa e da lavoro autonomo a discapito di quelli da lavoro dipendente e pensione
Ciò è stato possibile grazie a due processi paralleli. Il primo è stata la continua riduzione del numero di scaglioni ed eliminazione delle aliquote alte con conseguente spostamento del prelievo verso i redditi più bassi; si è passati dai 32 scaglioni del 1970 con aliquote dal 10 al 72% a 4 scaglioni con l’aliquota massima per redditi sopra 50 mila euro solo del 43%
Il secondo è quello che ha prodotto la Riduzione progressiva della quota di reddito soggetta all’irpef con deroghe e regimi speciali tra cui: -cedolare affitti liberi al 21%,cedolare su vendite immobiliari al 20%, tasse su titoli e dividendi del 26 e 12, 5 %, partite iva, del 20% fino a 65 mila euro, imposte sul reddito d’impresa 24%.
Agevolazioni, di cui beneficiano ben 28 milioni di contribuenti, motivate come mezzo per ridurre l’evasione e aumentare il gettito e che invece come mostrano i dati sulla cedolare degli affitti producono l’effetto contrario.
A tutto ciò va aggiunta la tolleranza sull’evasione dell’iva da parte di imprese e lavoro autonomo
Con la legge delega, mentre derubano i poveri con l’abolizione del reddito di cittadinanza, le destre al governo, per favorire l’insaziabile voracità della loro base sociale si apprestano ad estendere le flat tax, incentivano l’evasione fiscale estendendo i già numerosi condoni e premiano l’infedeltà fiscale.
Solo un odio di classe senza uguali può spiegare queste scelte che ridurranno le entrate dello stato proprio mentre il governo si appresta a varare una finanziaria lacrime e sangue che colpirà i ceti popolari tagliando la spesa pubblica soprattutto per Sanità, Welfare e stipendi ai pubblici dipendenti; Persino il giornale di Confindustria, ragionando su dati di Bankitalia, prefigura una austerità che farà impallidire quella del governo Monti.
La guerra dichiarata dalle destre ai lavoratori e ai poveri può essere contrastata solo con la messa in campo di un percorso di mobilitazione generalizzata a tutte/i le/i lavoratrici/lavoratori e ai ceti popolari che porti a un vero sciopero generale di popolo per un fisco giusto, per la ricostruzione del welfare, per il salario minimo e aumenti generalizzati di tutti i salari e delle pensioni, per un vero reddito di cittadinanza.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

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