Ieri il governatore della Banca d'Italia Visco ha detto chiaro e tondo che la scarsa domanda di lavoro qualificato in Italia dipende da caratteri strutturali del nostro sistema produttivo. Dunque non erano i diritti e la rigidità del mercato del lavoro spianati col bulldozer delle riforme a costringere tanti laureati e giovani a lasciare il nostro paese con un'emigrazione pari a quella del dopoguerra.
In particolare ha puntato il dito contro gli assetti del sistema produttivo nazionale caratterizzato da una presenza sproporzionata rispetto agli altri paesi europei di piccole imprese specializzate in attività tradizionali, con scarso livello d’innovazione e a basso tasso di valore aggiunto, responsabili della piaga dei bassi salari e delle modeste opportunità di impiego.
Bisognerebbe però andare oltre e da un lato individuare le responsabilità politiche ed economiche della situazione in cui versa il paese e soprattutto indicare le scelte da fare per cambiare la struttura produttiva del paese.
Dovrebbe avere il coraggio di denunciare le scelte di politica economica e monetaria che hanno favorito la finanziarizzazione dell’economia e lo sciopero degli investimenti, la privatizzazione e poi la distruzione delle grandi aziende pubbliche, le esternalizzazioni e le delocalizzazioni, il crollo degli investimenti pubblici e privati insieme alla spesa pubblica, il crollo della spesa in istruzione, formazione e ricerca, la rinuncia assoluta dei governi degli ultimi trent'anni a qualsiasi politica industriale lasciando nelle mani dei mercati il destino economico e sociale del paese.
Se a tutto ciò aggiungiamo decenni di politiche mirate alla distruzione delle tutele e dei diritti dei lavoratori, all’introduzione delle norme che hanno generalizzato la precarietà e concesso alle imprese la libertà di farsi finti contratti a piacere, risulta chiaro il perché di quei salari da fame che permettono a
molte delle piccole imprese di sopravvivere senza innovare e produrre occupazione di qualità.
Il disastro dei 3 milioni di neet e dei giovani costretti ad emigrare perché troppo formati per le imprese italiane sta tutto qui.
Il punto caro Governatore della Banca d’Italia è che nel Recovery Plan di Draghi non c’è traccia di un cambiamento di rotta, non c’è l’idea di un profilo economico per il paese diverso da quello che ha descritto. Di conseguenza mancano quelle politiche industriali in grado di modificare la specializzazione produttiva nazionale mettendola al livello delle principali economie europee.
Limitarsi all’elargizione di soldi pubblici alle imprese a pioggia e ai salvataggi pur giusti delle imprese che non ce la fanno non funziona se non all’interno di un progetto di riconversione dell’economia guidato dal pubblico nella direzione di un modello economico e sociale alternativo all’esistente.
Ma soprattutto Visco non dice che è la Repubblica che è venuta meno ai suoi doveri costituzionali rinunciando a una politica per l'occupazione. L'Italia ha bisogno di un piano per il lavoro a partire dal rilancio del pubblico. Bisogna colmare il gap con gli altri paesi europei sono necessarie almeno 1 milione di assunzioni. E' lo Stato che ha bisogno di tanto lavoro qualificato per fornire risposte ai problemi dei cittadini. E' lo Stato che dovrebbe dare una risposta laddove non lo fanno l'impresa e il mercato.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Oggi, martedì 1 giugno, sciopero nazionale di 24 ore di autobus, tram e metropolitane indetto dalle organizzazioni di categoria dei sindacati confederali, contro l’arroganza delle 900 imprese del settore che rifiutano il rinnovo del contratto di lavoro.
E’ intollerabile che aziende aiutate a superare la crisi prodotta dalla pandemia con generose quantità di soldi pubblici, circa tre miliardi, ora neghino la firma di un contratto scaduto da più di tre anni e il riconoscimento dei miglioramenti salariali, normativi e delle condizioni di lavoro richiesti.
Abbiamo già denunciato ripetutamente la scelta del governo di elargire molti miliardi alle imprese senza alcun vincolo per arrecare vantaggi a chi lavora. Ora chiediamo con forza al ministro delle infrastrutture di fare quanto necessario per sostenere le giuste richieste dei lavoratori e delle lavoratrici del settore nei confronti delle aziende.
Come Rifondazione Comunista riteniamo la lotta per il salario, i diritti e migliori condizioni di lavoro, specie in un paese come il nostro con salari tra i più bassi d’Europa, un momento importante del percorso necessario per restituire valore al lavoro e dignità ai lavoratori.
Sosteniamo quindi questa lotta e invitiamo i cittadini e le cittadine a fare altrettanto considerando che ci riguarda tutte e tutti.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Antonello Patta responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Continua la strage di lavoratori e lavoratrici nei luoghi di lavoro. ieri è toccato a due lavoratori impiegati in un’azienda di Villanterio in provincia di Pavia uccisi dalle esalazioni di vapori di ammoniaca a causa a causa della rottura di un tubo. I loro nomi Alessandro Brigo, di Copiano, 50 anni oggi, e Andrea Lusini, 51, residente a Linarolo ma di origini senesi. Si aggiungono all’interminabile elenco dei figli della classe operaia morti a causa di un sistema che antepone il profitto alla vita delle persone.
E per responsabilità di chi al governo oggi come negli ultimi 10 anni si è assunto la gravissima, criminale responsabilità di tagliare le strutture e il personale addetto ai controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a tal punto che i pochi addetti rimasti riescono a fare in un anno solo 10mila controlli a fronte di 4 milioni e 400 mila imprese.
Verrebbe voglia di stare zitti tanto è la rabbia e lo sconcerto per le tante denunce rimaste inascoltate. Ma faremo un favore a quanti vorrebbero che se ne parlasse il meno possibile o si parlasse, come fa oggi un importante quotidiano nazionale, di “incidente sul lavoro”. No, non si tratta di incidenti, né del destino, né di tragica fatalità: ci sono responsabilità precise e continueremo ad indicarle, ma siamo convinti che la vita e la dignità dei lavoratori verrà recuperata davvero solo con la ripresa di un grande ciclo di lotte e come Rifondazione Comunista siamo impegnati in tal senso con tutte le nostre forze.

Che la sicurezza del lavoro non sia una priorità del PNRR dopo i tagli dell'ultimo decennio vuol dire che i morti sul lavoro rientrano per quelli come Draghi nel rischio calcolato.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

Nello stabilimento ex-Fiat ora Stellantis di Pomigliano è in atto una violenta discriminazione nei confronti dei lavoratori con ridotta capacità lavorativa (RCL). In pratica vengono chiamati solo per pochi giorni al mese senza poter raggiungere neanche il rateo mensile previsto solo se si raggiunge il 50% delle giornate lavorative. Limite necessario ai fini di 13a, ferie, contributi ecc.. La cosa più odiosa è quella che si usa la Cassa Integrazione per COVID-19 per portare avanti questa discriminazione. Onore al merito ai compagni della RSU della Fiom per aver sollevato il caso. La solidarietà tra lavoratrici e lavoratori - soprattutto verso i più fragili - è un valore essenziale. La famiglia Agnelli-Elkan ancora una volta fa una figura pessima.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
di Rifondazione Comunista

Esprimiamo la solidarietà di Rifondazione Comunista ai lavoratori aggrediti ieri sera durante un picchetto a San Giuliano Milanese. Secondo quanto riferisce il SICobas i lavoratori FedEx di Piacenza che ieri sera erano in presidio davanti al magazzino Zampieri di San Giuliano Milanese hanno subito l'aggressione di bodyguard armati di mazze e pistole taser.
I lavoratori del SI Cobas hanno mantenuto il presidio fino all'arrivo delle forze dell'ordine in assetto antisommossa.

I lavoratori sono stati accerchiati e identificati dai 200 agenti. Ci domandiamo se siano state svolte indagini anche sui bodyguard.

Le forze di polizia dovrebbero garantire agibilità del conflitto sindacale.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito del Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea

Non va bene al governo di Confindustria nemmeno il timido prolungamento del blocco dei licenziamenti fino ad agosto nonostante l’abbuffata di miliardi già ricevuti e quelli che si appresta a ricevere nei prossimi anni da quello stato che dovrebbe esistere il meno possibile.
E’ bastato un accenno di protesta di Salvini che si è tornati alla formulazione iniziale osteggiata dai sindacati che prevede la possibilità di licenziare dal primo luglio con le gravi conseguenze occupazionali note a tutti.
E’ la seconda retromarcia in due giorni dopo il timido tentativo di introdurre una parvenza di tassa di successione pubblicizzata come strumento estemporaneo e improbabile di affrontare il tema del fisco e di risoluzione dei problemi dei giovani di questo paese che esprimono una percentuale di
disoccupati di oltre il 30% e la più alta percentuale europea di giovani che non studiano e non lavorano.
Per recuperare lo smacco subito, per la verità senza grandi resistenze “fonti di governo del Pd” rivendicano il pacchetto di incentivi a disposizione delle aziende per non licenziare e assumere che ripropongono logiche perdenti del passato e oggi assolutamente insufficienti di fronte a un paese con 6 milioni di disoccupati reali.
Lo ripetiamo da tempo: solo una ripresa generalizzata delle lotte può contrastare le grandi spinte neoliberiste dei capitalisti nostrani e del governo amico; ora auspichiamo che le minacce di scioperi proferite vengono messe davvero in pratica per rivendicare una serie di proposte all’altezza della
situazione occupazionale del paese:
-no allo sblocco dei licenziamenti a giugno;
-estensione del blocco di licenziamenti e degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021;
-ripristino dell’articolo 18 contro i licenziamenti senza giusta causa;
-abolizione del jobs act e di tutte le leggi che hanno prodotto la precarietà.

Antonello Patta, responsabile lavoro nazionale
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Rifondazione Comunista denuncia la gravità delle cariche contro la manifestazione dei lavoratori FedEx tenutasi venerdì scorso a Roma dal SI Cobas presso Montecitorio.

280 lavoratori già colpiti dalla chiusura dell'hub di Piacenza e dal pericolo di centinaia di licenziamenti non meritano pure le manganellate. Le ragioni per arrabbiarsi col governo Draghi e il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti sono più che legittime. Da due mesi chiedono l'intervento del ministro e l'apertura di un tavolo istituzionale senza ricevere risposta.

Secondo quanto riferisce il SI.COBAS il ministro leghista avrebbe incontrato solo i vertici della multinazionale statunitense garantendo la non interferenza del governo.

Quando i lavoratori esasperati hanno cercato di spostarsi in corteo sono stati bloccati e manganellati.

Non possiamo tacere il fatto che mentre dei lavoratori subivano la repressione, i neofascisti hanno tenuto a Roma una manifestazione vietata dal Questore senza che nessuno sia intervenuto.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Care compagne, cari compagni,
come sapete per il giorno 28 maggio, abbiamo fissato l’avvio della campagna sul pubblico; nel frattempo è stata lanciata la giornata nazionale per rilanciare la raccolta di firme relative alla campagna europea “No profit on Pandemic” contro i brevetti sui vaccini.
Essendo i due temi facilmente conciliabili vi proponiamo di organizzare la giornata in modo da tenere insieme nella stessa uscita pubblica le due attività connesse.
Arriverà due giorni prima il comunicato nazionale da usare come traccia per i comunicati locali nel quale si annuncia e si motiva l’iniziativa per il rafforzamento/ricostruzione del pubblico esplicitando che si coglierà l’occasione per permettere ai cittadini di firmare per l’ICE europea.
Praticamente si tratterà di andare in piazza con lo striscione “NO RECOVERY PER I PROFITTI, PRIMA IL LAVORO PER IL LAVORO, IL PUBBLICO, LE PERSONE”, distribuire il volantino “PRIMA IL PUBBLICO” e invitare le persone ad avvicinarsi al banchetto predisposto ad hoc per apporre la propria firma.

Fraterni saluti

Antonello Patta
Segreteria Nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se

Rosa Rinaldi
Segreteria Nazionale, responsabile Sanità Prc-Se

Note e allegati:

Invitiamo i regionali e le Federazioni che non avessero già prodotto lo striscione e necessitano del layout di richiederlo in tempo.

Le infografiche relative alla campagna sul lavoro vi sono in parte già arrivate ed in parte vi arriveranno nei prossimi giorni. Dal 29 maggio vi giungeranno quelle sul “Pubblico” e 15 giorni dopo quelle sul reddito, seguendo l’ordine già stabilito.

Link ai volantini per la campagna “Nessun profitto sulla pandemia”

Locandina nessun profitto sulla pandemia

Locandina campagna ICE con simbolo PRC

Il ministro del lavoro Orlando ha dichiarato che il blocco dei licenziamenti può finire a giugno e propone una serie di misure ancorate alla logica, risultata ampiamente fallimentare, degli incentivi alle imprese che assumono.
IL ministro del Pd è saldamente ancorato al campo delle politiche neoliberiste che affidano alle scelte delle imprese l’andamento dell’economia, del mercato del lavoro e dell’occupazione, pur sapendo, lo dicono le stesse previsioni del governo, che in questo modo fino al 24 non si recupereranno i livelli occupazionali del 2019; e che nel pubblico si attuerà appena il turnover senza neanche provare a recuperare il gap di un milione di posti di lavoro rispetto alla media europea stimato nello stesso recovery plan.
In un paese in cui nella pandemia si sono persi un milione di posti di lavoro portando la disoccupazione reale del paese a livelli drammatici, sono sei milioni le persone disoccupate, occorrerebbe un piano nazionale per il lavoro che invece il recovery plan non prende neanche in considerazione.
La filosofia del governo e del piano sta tutta nell’investire grandi risorse pubbliche da destinare direttamente alle imprese o da utilizzare per rendere tutto il pubblico più funzionale al mercato al fine di aumentare la produttività delle imprese.
In questo contesto appare chiara l’idea di futuro del lavoro di tutti i neoliberisti al governo; l’obiettivo dichiarato è quello di garantire l’occupabilità cioè l’idea che l’unica cosa che conta realmente sia aumentare le competenze per permettere ai lavoratori di riconvertirsi rapidamente da un lavoro all’altro in base alle mutevoli condizioni del mercato e ai bisogni delle aziende; cosa che nelle condizioni date significa erigere definitivamente a sistema la precarietà.
Rifondazione Comunista ha un’altra idea di futuro centrata sulla qualità e dignità del lavoro; per questo invita gli iscritti a proseguire con rinnovato impegno la campagna “Prima il lavoro” e accrescerà gli sforzi per unire tutti gli antiliberisti per avviare una nuova stagione di lotte a partire dall’opposizione a questo governo e alle sue politiche dicendo con forza:
-no allo sblocco dei licenziamenti a giugno;
-estensione del blocco di licenziamenti e degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021;
-ripristino dell’articolo 18 contro i licenziamenti senza giusta causa;
-abolizione del jobs act e di tutte le leggi che hanno prodotto la precarietà;

Antonello Patta, responsabile lavoro nazionale
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Vi inviamo il comunicato stampa da utilizzare, ed inviare alla stampa locale, per l'avvio della Campagna sul Pubblico.

Buon lavoro

Rifondazione - No al Recovery Plan per i profitti. Prima il lavoro, il pubblico, le persone

Sabato 15 maggio prende il via con presidi in tutta Italia la campagna di Rifondazione Comunista per dire no alle politiche neoliberiste del governo, in difesa dell’occupazione, dei salari, dei redditi e per la ricostruzione del pubblico

La lezione drammatica del covid non è servita a nulla: il governo Draghi continua con le politiche neoliberiste ad esclusivo sostegno dei profitti affidando il destino del paese alle stesse logiche del mercato che hanno prodotto il disastro economico e sociale che la pandemia ha messo con forza davanti agli occhi di tutti.
Sono recentissimi i dati provenienti da autorevoli fonti della Bce che indicano la disoccupazione reale in Italia attestarsi ben oltre i 25%, è in forte aumento il numero di occupati con salari sotto la soglia di povertà, la precarietà sempre più diffusa, il lavoro discontinuo e irregolare, il part time obbligato condannano soprattutto i giovani e le donne a una condizione esistenziale di totale incertezza sul proprio futuro.
Il pubblico è stato impoverito drasticamente nelle strutture e nelle risorse umane indispensabili per garantire servizi di qualità sia in tempi normali che per far fronte alle emergenze che rischiano di diventare la norma in un mondo in cui il profitto prevale su tutto.
I continui tagli alle protezioni sociali hanno ridotto in povertà milioni di persone: pensionati senza una pensione dignitosa, tanti che pur lavorando non guadagnano di che vivere decentemente, crescita delle marginalità sociali dove albergano gli ultimi degli ultimi. A ciò si aggiunge una moltitudine di “normali” che nella crisi sono rimasti senza reddito.
Nel Recovery Plan del governo molti sono i miliardi destinati direttamente alle imprese e ad elevare la competitività mentre non sono previsti interventi diretti sul dramma della disoccupazione, dei salari, delle protezioni sociali; tant’è che si prevede il recupero degli occupati del 2019 non prima di tre anni, che nello stesso periodo sia i salari che i consumi sono previsti in calo.
Si ammette che in Italia manca 1 milione di dipendenti pubblici rispetto alla media europea, ma poi si prevede appena il recupero del turnover; non solo non c’è nulla contro la precarietà, ma si assumono lavoratrici e lavoratori precari da lasciare a casa una volta finita l’emergenza; manca totalmente una riforma fiscale che garantisca strutturalmente le entrate indispensabili per garantire protezioni sociali, redditi dignitosi, l’universalità dei diritti, la cura delle persone e dell’ambiente .
Sabato 15, la prima delle tre giornate in cui si articolerà la campagna diffonderemo le nostre proposte per un fisco giusto, una buona e piena l’occupazione, un lavoro e un salario dignitosi come previsto dalla Costituzione .

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile nazionale Lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

La disoccupazione reale in Italia è del 25%, una persona su quattro in età da lavoro è disoccupata. A dirlo è Fabio Panetta, autorevole componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea nel suo recente discorso “Monetary autonomy in a globalised Word”.

L’economista ha sommato i 2,5 milioni di disoccupati ufficiali ai 3 milioni di “scoraggiati”: coloro che avevano un posto di lavoro e oggi hanno verificato che non se ne trova un altro. Si arriva al 22% di disoccupazione reale; a questi poi vengono aggiunti i “cassintegrati stabili” per i quali il ritorno al lavoro è incerto e si arriva oltre il 25%.

Ad un italiano su quattro tra i 15 e i 65 anni è preclusa la possibilità di guadagnarsi da vivere volendo lavorare.

Una situazione drammatica e resa più grave dalle diffusissime forme di lavoro precario, discontinuo e i part time, 4,3 milioni di persone, costrette a tali condizioni, in gran parte donne.

Sarebbe lecito aspettarsi dal governo, misure adeguate all’emergenza in atto orientando, per far fronte a questa emergenza sociale, il Recovery plan. Niente di tutto ciò accade.

Dei grandi investimenti beneficiano le imprese cui è lasciato l’arbitrio di assumere. Molte non lo faranno. Sono infatti lo stesso piano e il documento di economia e finanza 2021 a dirci che si tornerà ai livelli occupazionali del 2019 solo fra tre anni; nello stesso arco di tempo ci sarà un calo delle retribuzioni e, di conseguenza, dei consumi. Nelle previsioni sull’impatto macroeconomico del PNRR si prevede un recupero del 3,6 del Pil solo nel 2026, obiettivo che il piano Biden si prefigge per il solo 2021.

Siamo ben lontani persino dal Piano del presidente Usa che prevede l’utilizzo di gran parte delle enormi risorse stanziate, 6mila miliardi, per incrementare i redditi e il salario sociale; con Draghi si persiste nella logica neoliberista che, punta tutto sulla competitività delle imprese e sull’aumento dei margini di profitto, non intervenendo direttamente sull’occupazione e i redditi che come è noto hanno effetti moltiplicativi maggiori accrescendo la domanda aggregata e imprimendo, per questa via, un forte stimolo alle produzioni.

Rifondazione Comunista ha altre proposte: creazione di 1 milione di nuovi posti di lavoro nel pubblico, a partire da sanità e scuola; riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; un grande piano di investimenti per la messa in sicurezza del territorio, la riconversione ecologica delle produzioni, la cultura e la tutela dell'ambiente.

Antonello Patta responsabile nazionale lavoro del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

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Rifondazione Comunista parteciperà e invita i propri iscritti a partecipare alle molte iniziative di protesta contro l’inarrestabile stillicidio di morti sul lavoro che si terranno da oggi a giovedì in diverse parti d’Italia.
Perugia , Varese, Bergamo, Gubbio, Padova sono alcune delle città che vedranno il modo del lavoro mobilitarsi per i/le morti sul lavoro stringendosi nel cordoglio intorno alle famiglie delle vittime.
Luana D’Orazio, 22 anni, Christian Martinelli, 49 anni, Maurizio Gritti, 46 anni, Andrea Recchia 37 anni, Mario Tracinà, 55 anni, Marco Oldrati, 52 anni, Samuel Cuffaro, 19 anni, Elisabetta D’innocenzo, 52 anni: fa fatica scriverli, nominarli tanta è la pena per l’insopportabile stillicidio di vite umane sacrificate sull’altare del profitto a tutti i costi e prima di tutto.
Ancor più forte è la rabbia nel vedere i tanti politici che hanno governato negli ultimi 10 anni che, nei talk show e perfino nelle commemorazioni dei morti, si profondono in farisaici attestati di cordoglio verso le famiglie delle vittime.
Sono proprio i tagli al personale e ai servizi di controllo sulla sicurezza del lavoro attuati dai loro governi i principale responsabili della tragedia, del triste rosario di morti, che tutti i giorni angoscia noi e getta nella disperazione migliaia di famiglie ogni anno.
La realtà è che nella spinta irrefrenabile ad ampliare all’inverosimile la libertà dell’impresa eliminando ogni vincolo per l’iniziativa privata e ogni tutela sul lavoro gli investimenti sulla sicurezza sono considerati un fardello fastidioso di fare a meno.
Ma le lavoratrici e i lavoratori e i sindacati che li rappresentano non possono più sottostare alla ricorrente e infinita ritualizzazione postuma della scomparsa di migliaia di figli della classe operaia; Occorre dire a chiare lettere che il tempo è scaduto, che bisogna finirla con l’ipocrisia di chi, anche nel momento in cui col PNRR si appresta a spendere valanghe di miliardi per le imprese, non mette una lira per la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Basta partecipare alle commemorazioni! Il governo sia chiamato a compiere l’unico atto concreto accettabile: l’assunzione immediata di almeno 7 mila addetti degli enti preposti ai controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il minimo indispensabile solo per riportare gli addetti ai livelli del 2010.
E lo si dica con la sola iniziativa che può esprimere la forza necessaria quando si tratta di smuovere resistenze politiche e padronali che da troppi anni si rifiutano di ascoltare sia le ragioni che le grandi sofferenze di cui portano tutta la responsabilità: lo sciopero generale.

Maurizio Acerbo, Segretario Nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

L’orrore, il dolore e la rabbia per la morte atroce di Luana D'Orazio hanno riacceso l’attenzione sulla strage quotidiana sui luoghi di lavoro. Nel giorno in cui la procura di Prato apre un'inchiesta sulla morte della giovane operaia di Pistoia, questa mattina un operaio di 49 anni ha perso orrendamente la vita rimanendo schiacciato da un tornio meccanico alla Bandera di Busto Arsizio (VA).
Se fossero confermate le notizie che attribuiscono il tragico evento all’insufficiente numero di operai impegnati, ci troveremmo di fronte a responsabilità gravissime che vanno perseguite fino in fondo.
Non è tollerabile che la classe di quelli che devono lavorare per sostenere sé stessi e le proprie famiglie continui a pagare uno spropositato tributo di morti, tre al giorno negli ultimi 5 anni, alla logica del profitto.

Se il padronato ha le sue responsabilità sono lo Stato e le Regioni che devono controllare. Invece di fare dichiarazioni di cordoglio governo e regioni facciano il loro dovere. La sicurezza sul lavoro non c’è nel Recovery Plan e questo la dice lunga su come si sottovaluti il problema, come se le vite di chi lavora non contassero.

Bisogna potenziare tutte le strutture deputate ai controlli e alla prevenzione degli infortuni sul lavoro, gravemente depauperate da 20 anni di politiche neoliberiste. Si tratta di una priorità assoluta.
Vanno immediatamente assunti almeno 3000 funzionari di vigilanza sanitaria , senza i quali le Asl sono assolutamente impossibilitate ad effettuare il minimo di controlli necessari e almeno 5000 ispettori del lavoro.

La politica la smetta di assecondare il padronato e la si smetta di proporre semplificazioni come fa il PNRR.

Come Rifondazione Comunista, nel confermare il nostro impegno per porre fine a questo interminabile stillicidio di morti, esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alla moglie, alle figlie, alle/i amiche/i e colleghe/i di Christian Martinelli.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Fabrizio Baggi, segretario regionale Lombardia
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

Rifondazione Comunista sostiene lo sciopero della scuola indetto dai sindacati della Scuola COBAS, UNICOBAS, USB, CUB per il 6 maggio, data prevista per lo svolgimento dei test di “misurazione delle capacità” nella scuola elementare, solo rinviati negli altri ordini di scuola.

La piattaforma della mobilitazione prevede oltre alla contestazione delle prove invalsi una serie di richieste quanto mai condivisibili come l’aumento delle risorse da destinare alla scuola, la riduzione del numero di alunni per classe, la stabilizzazione dei precari, l’internalizzazione dei servizi in appalto, consistenti aumenti salariali, fine della didattica a distanza da settembre e altre

riguardanti questioni che affliggono la Scuola da anni e che la pandemia ha solo evidenziato.

Lo sciopero è importante perché con le sue proposte vuole introdurre nel dibattito sul pubblico, cresciuto in questa fase idee e proposte alternative a quelle degli attuali governanti.
E’ infatti chiaro che le misure dell'attuale governo, rispetto all'avvio del prossimo anno scolastico, non si discostano da quelle precedenti e le riforme preannunciate si pongono nel solco tracciato dalla “Buona scuola” di Renzi, con un'ulteriore svalorizzazione del lavoro docente, una gerarchizzazione finalizzata a rafforzare la catena di comando che parte da un ministero legato a doppio filo con Confindustria, l'affermazione di un impianto culturale sempre più dipendente dai valori dell'impresa e del mercato.

I soldi ci sono! Rifondazione Comunista ritiene preziosa ogni mobilitazione che vada nella direzione di un uso delle risorse finalizzato ai diritti colpiti in questi anni dalle privatizzazioni e da una ridistribuzione della ricchezza sempre più a favore di una piccola minoranza della popolazione.

Loredana Fraleone - responsabile Scuola Università Ricerca PRC/SE
Nello Patta – responsabile lavoro PRC/SE

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