Questa mattina, a Roma, di fronte alla prefettura - la piazza del Viminale è stata negata - si è tenuta una manifestazione sindacale delle donne e degli uomini, assunti nel giugno 2020, per facilitare le pratiche di emersione dal lavoro nero previste dal decreto rilancio e di coloro che sono stati assunti e formati per portare a compimento le pratiche delle commissioni territoriali per la richiesta di asilo. Si tratta di circa 1200 persone, in gran parte giovani, dislocati, nelle diverse prefetture e questure del Paese, grazie al cui lavoro è stato possibile recuperare il ritardo accumulato, permettendo a tante e tanti, donne e uomini migranti, di uscire dal ricatto dell'invisibilità. Con la nuova manovra si prevede un drastico taglio di questo personale che metterebbe a rischio il futuro del servizio le cui esigenze obbligherebbero peraltro ad assumere lavoratori interinali il cui costo è maggiore, rispetto a chi è stabilizzato e che necessita di un periodo di formazione di almeno 4 mesi. Alla manifestazione hanno partecipato anche rappresentanti di associazioni di migranti e di sportelli sociali che beneficiano della presenza di queste figure in grado di rendere esigibili i loro diritti. Come Rifondazione Comunista consideriamo questa convergenza che si è realizzata in piazza importante sia sul piano sindacale che politico. Rispetto ad uno Stato che non accetta di considerare l'immigrazione come parte strutturale della propria quotidianità e che ricorre unicamente a soluzioni emergenziali danneggiando l'intera collettività, chiediamo che tale comparto venga non solo garantito nell'immediato e senza tagli, ma stabilizzato con un contratto a tempo indeterminato, di cui non solo chi è migrante ha bisogno. Quella di oggi è stata una bella giornata di lotta e solidarietà che vorremmo vivere più spesso: trovarsi insieme in piazza cittadini immigrati e lavoratrici e lavoratori che, con dedizione e professionalità, ne garantiscono la dignità è un segnale positivo per l'intero Paese.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra europea

Ancora una volta i dati certificano impietosamente quanto drammatica sia la questione salariale nel nostro paese e quanto sarebbe necessario l’apertura di un programma di lotte generali e articolate su questo tema. E mostrano ancora una volta l’intensità dell’attacco ai salari delle lavoratrici e dei lavoratori italiani portato avanti da imprese e governi negli ultimi decenni mentre smentiscono le lamentele padronali sul costo del lavoro.

Nell’indagine sui “reddito e condizioni di vita 2021” si mostra chiaramente come nel solo 2020 il costo del lavoro per le imprese si sia ridotto del 4,3% mentre le retribuzioni dei dipendenti sono diminuite del 5%.
Tra il 2007 e il 2020, prosegue l’indagine, mentre i contributi a carico delle imprese sono diminuiti del 4%, i contributi dei lavoratori sono rimasti sostanzialmente invariati e le imposte sul lavoro dipendente sono aumentate e la retribuzione netta dei lavoratori si è ridotta del 10%.

Drammatica risulta la fotografia dei redditi individuali al lordo delle tasse in riferimento al 2020: circa il 76% non supera i 30.000 euro annui: la metà si colloca tra 10.001 e 30.000 euro annui, oltre un quarto è sotto i 10.001; quest’ultimo dato in particolare ci parla di circa 4 milioni di lavoratori “regolari” spesso giovani e donne che sopravvivono con salari letteralmente da fame.

A conferma di come decenni di politiche neoliberiste abbiano creato un progressivo depauperamento del mondo del lavoro e una continua redistribuzione dei redditi a vantaggio dei profitti e delle rendite è arrivato ieri un report pubblicato dall’INAPP secondo cui negli ultimi 30 anni la quota di ricchezza posseduta dalla metà più povera della popolazione è diminuita dal 18,9% al 16,6%, mentre quella dell’1% per cento più ricco è aumentata di ben il 60%.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo: solo con un nuovo grande ciclo di lotte per aumenti generalizzati dei salari e per un salario minimo legale di 10 euro l’ora sarà possibile invertire la svalorizzazione progressiva del lavoro, riconquistare salari e stipendi dignitosi e riaffermare il valore e il ruolo sociale del lavoro previsti dalla Costituzione.
Se non ora quando?

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

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Parte oggi con lo sciopero e la manifestazione della Calabria la settimana di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori contro la manovra del governo indetta da Cgil e Uil con scioperi e manifestazioni che nei prossimi giorni si svolgeranno in tutte le regioni.
Al governo si contesta giustamente l’iniquità di una manovra contro i lavoratori, i pensionati e i poveri, che con la flat tax e i condoni premia il lavoro autonomo e gli evasori fiscali, che taglia le tasse sulle rendite da capitale, non tassa come dovrebbe gli extraprofitti delle aziende che hanno speculato sui prezzi dell’energia, non interviene seriamente contro l’inflazione e il carovita che depredano salari e pensioni, continua a tagliare su sanità scuola e servizi, allarga le maglie della precarietà e del lavoro grigio e nero.
Sosteniamo queste scioperi casomai in ritardo rispetto a un anno in cui sui lavoratori e i ceti popolari sono stati scaricati i costi pesantissimi della guerra e delle sanzioni volute dal partito euroatlantico; li sosteniamo perché la lotta è l’unica risposta possibile di fronte a questo governo che prosegue le politiche neoliberiste di quelli che l’hanno preceduto e ad un parlamento che non fa un’opposizione vera o la fa su aspetti marginali delle scelte economiche e sociali.

Li sosteniamo perché tra le richieste avanzate ci sono punti che sosteniamo da sempre come una riforma fiscale improntata a criteri di progressività, il recupero del drenaggio fiscale, una vera lotta all’evasione, l’eliminazione della precarietà, l’abolizione reale della legge Fornero e il riconoscimento del lavoro di cura e delle differenze di genere nel calcolo dell’età per la pensione, la rivalutazione delle pensioni e l’aumento delle minime a 1000 euro, una seria tassazione degli extraprofitti, , il rilancio del pubblico attraverso investimenti e un piano straordinario di assunzioni, un piano per l’occupazione.
Rifondazione Comunista sarà come sempre con le lavoratrici e i lavoratori in lotta sostenendo però la necessità di dare continuità e più forza alle lotte ed evitando la ritualità degli appuntamenti annuali; che questo sia solo l’inizio del grande ciclo di lotte necessario per battere le politiche neoliberiste che, non da questa finanziaria, ma da decenni impoveriscono il lavoro, favoriscono l’aumento dello sfruttamento e della precarietà mentre scaricano i costi della guerra e della crisi che ha prodotto sui ceti popolari e arricchiscono ancora di più i già ricchi.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

L’Osservatorio Placido Rizzotto ha pubblicato oggi il suo VI rapporto su “agromafie” e lavoro agricolo. Il quadro che ne emerge è incompatibile con qualsiasi stato di diritto. Si contano – per difetto – 230 mila lavoratrici e lavoratori, in gran parte con back ground migratorio, che lavorano al nero, un quarto del totale degli impiegati del settore. Il rapporto registra: paghe da fame, caporalato diffuso, in maggioranza nel Meridione - ma è una piaga che colpisce anche il centro nord -, assenza di politiche attive di contrasto al fenomeno. A leggere i dati sembra di tornare indietro di due secoli, il confine fra lavoro apparentemente regolarizzato, quello al nero, fino a forme di vera e propria riduzione in schiavitù, sembrano costituire la norma. E quello che emerge è solo una parte di un mercato invisibile delle braccia, che non riguarda solo l’agricoltura e che coinvolge anche 55 mila donne, spesso autoctone, costrette a tali condizioni dall’avanzare della crisi. Tacere e non mobilitarsi insieme a queste lavoratrici e questi lavoratori è per noi un dovere politico e morale. Ogni volta che ci rechiamo in un supermercato ad acquistare quella frutta e quelle verdure, dobbiamo sapere e far sapere che, fino a quando non cesserà lo sfruttamento, sono macchiate di lacrime, sudore e spesso anche di sangue.

Antonello Patta, Responsabile nazionale lavoro
Stefano Galieni, Responsabile nazionale immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Care compagne, cari compagni,

inviamo il volantino sulla finanziaria da utilizzare nelle iniziative quanto mai importanti sul tema, in due versioni grafiche tra cui scegliere la preferita.

Un caro saluto

Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se

Care compagne, cari compagni,

colgo l’occasione dell’invio del volantino allegato per riprendere quanto già scritto nella circolare a firma di Maurizio Acerbo, mia e di Ezio Locatelli e ricordarvi l’impegno del partito per la giornata nazionale di mobilitazione del 6 dicembre sulla Salute e la sicurezza e contro le morti sul lavoro e da lavoro.
Come Rifondazione Comunista abbiamo aderito all’appello, come hanno fatto Pap e Unione Popolare, e siamo impegnati a promuovere in tutte le città iniziative sul tema, da quelle più creative ( flash mob, disposizione di corpi veri o sagome o lumicini o caschi nelle piazze rappresentanti i morti sul lavoro e tutto ciò che la fantasia può suggerire ) a quelle tradizionali (volantinaggi davanti alle Asl, all’Inail, all’Inl o davanti a fabbriche simbolo).
Lanciamo anche e diffondiamo in tutti i modi l’idea che in quella giornata tutti portino al braccio una fascia da lutto in ricordo dei caduti sul lavoro
Le iniziative che dovrebbero svolgersi preferibilmente, ma non obbligatoriamente nel secondo pomeriggio del 6 dovrebbero collegarsi in una diretta nella quale si raccontano brevemente i motivi e i promotori dell’iniziativa. Col vostro impegno puntiamo su tantissime iniziative e collegamenti.
Ci sarà naturalmente un comunicato nazionale che vi verrà inviato preventivamente per uscire con comunicati locali.

In allegato il volantino da distribuire nella giornata e nei giorni precedenti.

Fraterni saluti

Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se

Il due dicembre tutte le sigle del sindacalismo di base hanno indetto uno sciopero nazionale per protestare contro le scelte del governo Meloni che, in continuità con Draghi, destina risorse del tutto insufficienti per alleviare gli effetti drammatici che l’inflazione e l’economia di guerra producono sui salari, sulle pensioni e sulle condizioni di vita dei ceti popolari.
Aumentano le spese militari, si favoriscono con regali fiscali evasori e autonomi, non si tassano seriamente gli extraprofitti mentre si taglia il reddito di cittadinanza, la scuola e la sanità pubbliche; la legge finanziaria di di questo governo è una dichiarazione di guerra contro i poveri, i precari, le donne.
Le rivendicazioni avanzate dai sindacati sono le stesse che anche noi sosteniamo da tempo per contrastare inflazione e perdita di potere d’acquisto: aumenti generalizzati dei salari e ripristino di un meccanismo di recupero automatico dell’inflazione; introduzione di un salario minimo legale; cancellazione degli aumenti delle bollette, calmieramento dei prezzi dei beni di prima necessità.
Si potrebbe fare prendendo le risorse da: tassa completa di tutti gli extraprofitti, riduzione delle spese militari, lotta vera all’evasione fiscale, tassazione delle grandi ricchezze.
Il giorno dopo, sabato tre dicembre le sigle dei maggiori sindacati di base, tra cui USB, Sicobas, Cub e Sgb, con lo slogan “Giù le armi, su i salari” terranno a Roma una manifestazione nazionale contro la guerra e il carovita, con gli stessi obiettivi dello sciopero del giorno precedente.
Rifondazione Comunista sostiene queste due giornate di lotta ritenendole un momento importante per la ripresa di una nuova grande stagione di lotte in tutto il paese, unica via per contrastare le politiche neoliberiste dell’austerità contro i lavoratori e i ceti popolari e riaprire la strada al cambiamento.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

Dieci mila posti di lavoro a rischio, la fine di un altro polo strategico nazionale , l’esplosione di una bomba ecologica e sociale dirompente per il territorio del sud-est della Sicilia: è questa la conseguenza di anni di distrazione dei governi nazionali e locali e delle sanzioni di guerra che colpiscono più l’ Europa che la Russia.
Lo sapevano tutti da anni, ma in ossequio agli enormi profitti in ballo, si è lasciato volutamente che la situazione degenerasse completamente.
Di fronte a questa patata bollente lasciata irrisolta dal governo Draghi, quello delle destre così solerte nella repressione di rave party, di studenti e di migranti non sembra capace di immaginare altro che copiare quanto fatto in altri paesi, ma con un ritardo tale da rischiare la chiusura, senza un progetto strategico e il risanamento ambientale necessario.
Lo dicono le inchieste della magistratura che hanno fatto emergere la totale inadeguatezza dell’impianto di smaltimento dei reflui industriali (Consorzio IAS), che ha inquinato impunemente per anni e che continua ad inquinare con la complicità a tutti i livelli istituzionali e di tutte le aziende del Petrolchimico che hanno, per anni, sversato veleni nell’acqua e nell’area.

Occorre una nazionalizzazione vera con provvedimenti drastici e lungimiranti
Primo, derogare unilateralmente all’embargo e alle sanzioni che si sono rivelate completamente inutili e che anzi hanno imbarbarito ulteriormente l’escalation militare; secondo, attuare il risanamento ambientale dei processi produttivi e imporlo alle altre aziende del polo pena la confisca degli impianti e degli asset strategici. Terzo, avviare un processo di riconversione ecologica di tutta l’area in grado di valorizzare le competenze del territorio e la creazione di energia pulita.
Solo così sarà possibile salvaguardare i posti di lavoro, l’ambiente e la salute dando una prospettiva al futuro del territorio.

La manifestazione del 18 novembre a Siracusa è stato un momento estremamente positivo, tuttavia per realizzare un vero progetto di cambiamento occorre sia la mobilitazione dei lavoratori di tutti i comparti produttivi del territorio sia dell'intera popolazione siciliana.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Nicola Candido, segretario regionale della Sicilia
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

Care compagne, cari compagni,

come sapete il 6 dicembre ricorre il 15° anniversario della tragedia della Thyssen Krupp di Torino in cui morirono sette operai. Grazie alla nostra iniziativa importanti associazioni da sempre impegnate sui temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, hanno lanciato un appello per fare del 6 dicembre una giornata nazionale di sensibilizzazione e lotta sui temi della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. L’intento è in primo luogo quello di rompere il clima di assuefazione alla tragedia dei morti e degli infortuni sul lavoro e per il lavoro creato assimilandoli a tragiche fatalità su cui l’attenzione pubblica si spegne ancor prima di aver seppellito i morti.
Cosa molto importante perché è su questo contesto artificioso che hanno contato i governi degli ultimi 15 anni per smontare le leggi, come la 81 del 2008, al fine di ridurre i vincoli e le sanzioni nei confronti delle imprese che non le applicano; e per smantellare, con i tagli di fondi e personale, le strutture pubbliche dedicate alla prevenzione e ai controlli con il risultato atteso che per le imprese il rischio di essere sottoposte a controlli è così improbabile da indurle a non investire e violare le norme a tutela della salute e della sicurezza.
In secondo luogo ci si prefigge l’obiettivo di creare una rete nazionale in grado di dare continuità all’iniziativa su questa grande questione e di coinvolgere nella mobilitazione sull’importante piattaforma, che leggete nella parte finale dell’appello, lo schieramento di forze più ampio possibile.
Non c’è bisogno di sottolineare quanto il tema rischi di tornare tristemente d’attualità con le destre al potere delle quali la finanziaria chiarisce fin troppo bene l’intenzione di estendere su larga scala aumento dello sfruttamento, precarietà, lavoro nero e grigio e tutte le forme di illegalità.
Come Rifondazione Comunista abbiamo aderito all’appello, come hanno fatto Pap e Unione Popolare, e siamo impegnati a promuovere in tutte le città iniziative sul tema, da quelle più creative ( flash mob, disposizione di corpi veri o sagome o o lumicini o caschi nelle piazze rappresentanti i morti sul lavoro) a quelle tradizionali ( volantinaggi davanti alle Asl, all’Inail, all’Inl o davanti a fabbriche simbolo).
Le iniziative che dovrebbero svolgersi preferibilmente, ma non obbligatoriamente nel secondo pomeriggio del 6 dovrebbero collegarsi in una diretta nella quale si raccontano brevemente i motivi e i promotori dell’iniziativa. Col vostro impegno puntiamo su tantissime iniziative e collegamenti.

Ci sarà naturalmente un comunicato nazionale che vi verrà inviato preventivamente per uscire con comunicati locali.

Un abbraccio e buon lavoro!

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc-Se
Antonello Patta, segreteria nazionale, responsabile Lavoro Prc-Se
Ezio Locatelli, segreteria nazionale, responsabile Organizzazione Prc-Se

La prima manovra del governo Meloni è una ciofeca. Non si fanno interventi seri per affrontare il carovita e si rispettano i diktat di Bruxelles contro cui si ululava dall'opposizione.
Svanite come neve al sole le promesse elettorali, la finanziaria del governo delle destre si pone in perfetta continuità con l’austerità del governo Draghi del quale mantiene i tagli alla scuola e alla sanità a cui i soldi destinati non bastano nemmeno per coprire gli aumenti delle bollette e l’aumento dei costi generali dovuto all’inflazione. Ma ciò che si può già notare in attesa del testo definitivo e dell’approvazione del Parlamento è che il tratto distintivo della manovra è un feroce segno di classe a vantaggio di lavoratori autonomi, settori imprenditoriali che vivono sullo sfruttamento e sul lavoro nero e povero ed evasori, il nocciolo duro della base sociale delle destre.

Con il taglio del reddito di cittadinanza preparato dalle grida estive sulla mancanza di lavoratori a causa dei fannulloni, e la ridotta rivalutazione delle pensioni si prendono soldi dai poveri e dai pensionati per dare, poco, ad altri poveri e soprattutto ridurre le tasse a settori che già non le pagano e incentivare con sgravi fiscali forme di salario funzionali all’aumento del potere delle imprese sul lavoro. Una serie di misure infine, come l’introduzione dei quozienti familiari in misure fiscali e bonus, e la scelta di vincolare l’età di pensionamento delle donne al numero di figli sono un chiaro segnale di cosa promette per il futuro in termini di attacco ai diritti delle donne l’integralismo familista e patriarcale delle destre.

Ma proviamo ad analizzare i punti della manovra come apparsi sui giornali, lasciando per il momento da parte il suo carattere recessivo su cui torneremo e concentrandoci sui suoi effetti sul lavoro e i ceti popolari. Il primo dato che colpisce è la nessuna considerazione sul tema dei salari medi delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, già tra i più bassi d’Europa, crollati drammaticamente sotto i colpi dell’inflazione arrivata ormai al 13%. I pochi spiccioli messi sono destinati a sgravi fiscali che incentivano il salario di produttività e i bonus aziendali finalizzati a fidelizzare il lavoro al comando d’impresa. Niente nemmeno sul salario minimo la cui assenza è funzionale a lasciare milioni di lavoratori con paghe indegne e in balia di offerte di lavoro le più precarie; la reintroduzione dei famigerati voucher favorisce ancora di più la trasformazione del mercato del lavoro in un suk delle braccia a la carte costrette a sottostare allo sfruttamento fino al limite del lavoro schiavile, un favore a padroni e padroncini diffusi specialmente in agricoltura, nel turismo e nei servizi poveri e nel lavoro domestico.

L’intervento sul cuneo fiscale del lavoro dipendente, che Confindustria avrebbe voluto anche a beneficio delle imprese e molto più corposo in sostituzione di sacrosante rivendicazioni salariali, si limita a confermare la riduzione di due punti già introdotta da Draghi e all’aggiunta di un ulteriore punto per i redditi fino a 20 mila euro, un'altra mancetta che vale da 6 a 10 euro.
Per quanto riguarda le pensioni siamo alla minestra riscaldata: le promesse magnificate durante la campagna elettorale dal duo Berlusconi e Salvini, le pensioni minime a mille euro e la pensione a 41 anni di contributi, sono svanite. Non si fa nulla per i milioni di pensionati sotto i mille euro. Il millantato aumento sulle pensioni minime attuali si traduce, fatta salva la rivalutazione dovuta per l’inflazione, in una misera mancetta di meno di dieci euro. Così milioni di pensionati saranno costretti a continuare a vivere con 560 – 570 euro! Intanto si continua a utilizzare i pensionati come bancomat per fare cassa riducendo la rivalutazione delle pensioni per gli assegni sopra i 1600 – 1700 euro netti.

Non è andata meglio per chi si era illuso sulla tanto gridata rottamazione della legge Fornero; finita in fumo la promessa della pensione con 41 anni di contributi, per il diritto al pensionamento resta in vigore il doppio criterio dell’età, 62 anni, e degli anni di versamenti, 41, la cui applicazione permetterà solo poche migliaia di pensionamenti, a patto di non superare il valore massimo della pensione di 2670 euro lordi. Infine sempre in tema di pensioni va ricordata una misura che conferma l’ideologia familista sottostante la manovra; opzione donna mantiene gli svantaggi già noti in termini di riduzione dell’assegno di circa il 30% e peggiora ulteriormente diventando una sorta di opzione mamma punitiva verso le donne senza figli: avranno il diritto alla pensione a 58 anni le donne con due figli, a 59 quelle con un figlio, a 60 quelle senza figli.
il tratto di questa manovra che giustamente ha sollevato l’indignazione di molti è stato l’intervento brutale sul reddito di cittadinanza, una vera e propria rapina beffa contro i poveri; viene ridotta la copertura a soli 8 mesi per l’anno in corso per coloro i quali sono inseriti nella categoria inventata all’uopo degli occupabili, mentre da gennaio 2024 la misura viene eliminata del tutto ; è un altro gigantesco regalo alle imprese che fanno profitti su precarietà e paghe infami che completa il quadro degli interventi mirati a colpevolizzare chi il lavoro non lo trova e incentivare la guerra tra i poveri a vantaggio delle imprese.

Particolarmente grave è quanto deciso per “contrastare” il carovita in un contesto in cui crisi epocali e un inflazione alle stelle riducono i salari reali, aumentano la povertà anche di chi ha un lavoro, con milioni di famiglie che non riescono a pagare bollette esorbitanti e spese condominiali, a far fronte a mutui resi più gravosi dalle scelte monetarie recessive della Bce; Vengono messi pochi soldi per lavoratori e ceti popolari solo per qualche mese contro il carovita con un bonus sociale che copre meno del 30% degli aumenti delle bollette e dei generi alimentari per chi ha fino a 15 mila euro di reddito, per gli altri poco o nulla. Dimezzati gli sconti sui carburanti. Non si calmierano i prezzi dei beni di prima necessità.

E tutto ciò avviene mentre si tagliano le tasse ai lavoratori autonomi fino a 85 mila euro di reddito che diventano fittizi perché con la flat tax anche sugli incrementi di reddito fino a 40 mila euro si supera di gran lunga questa soglia; un iniquità assurda che premia di nuovo il lavoro autonomo andando a ridurre ancora di più le tasse che paga rispetto a un lavoratore dipendente di pari reddito. Gli autonomi pagheranno il 15% contro il il 23% minimo dei dipendenti, che arrivano al 43% a 50.000 € di stipendio; si premia l’evasione fiscale con nuovi condoni e la si incentiva con il tetto del contante a 5 mila euro; si continua a non colpire gli extra profitti (vedi le aziende dell’energia), favorendo la speculazione. Tutto ciò mentre continua l’aumento delle spese militari, si continua vergognosamente a non tassare le grandi ricchezze.

Oggi più che mai, di fronte a questa manovra ferocemente classista, occorre ripetere che le destre possono essere sconfitte solo rilanciando le lotte sociali e unificando tutti i soggetti colpiti in una grande mobilitazione popolare contro questa legge finanziaria per difendere il reddito dei dipendenti, dei pensionati e dei ceti popolari; per rafforzare e riqualificare lo stato sociale e la previdenza pubblica; per investimenti significativi nella scuola e nella sanità pubbliche; per difendere il diritto delle donne alla parità in famiglia e sul lavoro. Uniamoci e mobilitiamoci!

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro del Prc

Massima solidarietà ai lavoratori della GKN di Campi Bisenzio che ieri hanno chiesto la sospensione dei lavori del Consiglio Comunale di Firenze.

È positivo che il Consiglio comunale abbia scelto di sospendere la seduta invece di chiuderla, permettendo di rimanere in presidio permanente a chi è in lotta per la propria dignità. Dentro e fuori il Comune non faremo mancare il nostro supporto.

Le istituzioni hanno il dovere di dare risposte alla richiesta dei lavoratori di intervento pubblico. La protesta non nasce solo dal fatto che a centinaia di lavoratori è stata interrotta l'erogazione della cassa integrazione. Il tema di fondo è che l'imprenditore Borgomeo che è subentrato al fondo Melrose non ha presentato mai un piano industriale determinando anche il rifiuto da parte dell'Inps del riconoscimento della cassa integrazione.
I lavoratori propongono che la ex-Gkn diventi una fabbrica pubblica socialmente integrata. Il dramma è che gli operai studiano e progettano un futuro ecologico oltre la crisi dell'automotive mentre le istituzioni latitano. Finora dal governo Draghi e da quello Meloni non è arrivato nessun serio impegno. Dato che il ministro è lo stesso, il leghista Giorgetti, c'è da preoccuparsi.
Regione Toscana e comuni si facciano parte attiva supportando la proposta degli operai Gkn per una soluzione pubblica. L'unica industria pubblica in Italia deve essere quella delle armi?

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro di Rifondazione Comunista
Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Firenze Città Aperta04

La decisione di Acciaierie d’Italia di sospendere l’attività di 145 aziende che operano nell’appalto è, a nostro avviso, un ricatto nei confronti degli operai e di tutta la città.

Nei mesi scorsi più volte i sindacati hanno lanciato l'allarme per i ritardi degli stipendi degli operai dell'indotto, con uno scaricabarile tra la multinazionale e le aziende locali che lamentavano ritardi nei pagamenti.

Oltretutto non è la prima volta che accade: già nei confronti del governo “Conte I” Arcelor Mittal non esitò ad usare gli operai diretti come arma di ricatto per chiedere il ripristino dell'immunità penale.

Riteniamo che sia necessaria la nazionalizzazione di quella fabbrica in modo che si possano garantire diritti, salute e lavoro attraverso l’introduzione di VIIAS e l’attuazione di una vera transizione ecologica.

Non possiamo lasciare il nostro futuro nelle mani di una multinazionale: il presidente Bernabè dica qualcosa e spieghi cosa ha intenzione di fare Invitalia con i 700 milioni stanziati per questo stabilimento, riteniamo ormai improcrastinabile il tempo delle scelte che riguardano questo stabilimento siderurgico e la città.

Taranto, 12 novembre 2022

Maurizio Acerbo segretario nazionale e Antonello Patta responsabile nazionale lavoro del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

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Si è vergognosamente chiusa con il patteggiamento dei titolari, che così non faranno neanche un giorno di carcere, la vicenda dell’uccisione di Luana d’Orazio, l’operaia pistoiese morta stritolata dalla macchina su cui lavorava.
Giustissima la rabbia della madre, cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà, di fronte a una decisione inspiegabile di fronte alle criminali violazioni delle norme di sicurezza accertate dalla perizia degli esperti: per aumentare la produzione facendo andare più velocemente le macchine erano state “disattivate le protezioni di sicurezza e il macchinario era utilizzato in modo non conforme”.
Si commenta da sola la decisione di mandare a giudizio solo il manutentore nel tentativo, già visto in altri casi, di scaricare su lui tutta la responsabilità, trasformando un crimine, figlio del primato del profitto sulla vita delle persone, in un fatto puramente tecnico.
Questa sentenza, tragicamente ingiusta, si inserisce nel quadro di oltre un decennio di modifiche legislative tese a deresponsabilizzare il datore di lavoro riguardo al rispetto delle norme di sicurezza; come fa il disegno di legge Sacconi già presentato in senato che prevede la trasformazione della valutazione dei rischi e la definizione conseguente delle misure di prevenzione e protezione in una semplice “certificazione” della “diligenza del datore di lavoro” da parte di un professionista pagato dall’azienda.
I governi neoliberisti degli ultimi 15 anni portano la responsabilità criminale di aver operato per smontare la legislazione sulla sicurezza all’origine della tragedia quotidiana delle morti sul lavoro, e purtroppo a sentire l’intenzione della presidente del Consiglio di “lasciar fare” le imprese temiamo che questo governo farà peggio.
Per questo riteniamo indispensabile il rilancio delle lotte per: la ricostruzione dei sistemi di prevenzione e controllo; l’inasprimento delle sanzioni penali a carico del datore di lavoro e dei dirigenti per il mancato adempimento degli obblighi relativi alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori; l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro; il ripristino del testo originale del D.lgs. 81/08, eliminando le modifiche peggiorative per la salute e la sicurezza dei lavoratori introdotte dalle successive modifiche (D. Lgs.106/09, Decreto del fare, Decreto semplificazioni, Decreti attuativi del Jobs Act).
Salute e sicurezza sul lavoro, carovita, bollette, salari, pensioni, disoccupazione, disastri ambientali, diritti negati: uniamoci per la convergenza delle lotte fino allo sciopero generale!

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Rifondazione Comunista sostiene la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità pubblica e privata che parteciperanno alla mobilitazione nazionale con manifestazione a Roma il 29 ottobre promossa da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp , Fials e Nursind.
La lotta è l’unica risposta possibile di fronte a un governo che, a sentire le dichiarazioni della Presidente del Consiglio, intende mantenere i tagli alla spesa sanitaria di circa un punto e mezzo di pil decisi da Draghi; nulla dice sul fatto che si spendono i fondi del PNRR per costruire nuove strutture senza prevedere l’assunzione di personale, con la conseguenza di impoverire ancora di più il pubblico a vantaggio del privato.
Come è successo negli ultimi vent’anni che hanno visto tagli per decine di miliardi, 37 solo negli ultimi dieci, alla sanità pubblica, attraverso tagli lineari prevalentemente risolti con la riduzione del personale. Ciò ha reso fragilissimo il nostro sistema sanitario pubblico che ha retto l’urto drammatico del Covid solo grazie all’abnegazione dei lavoratori e delle lavoratrici, prima considerate eroiche, ora nuovamente dimenticate e sottoposte a turni massacranti. Alla mancanza di personale si aggiunge un esodo preoccupante dalle professioni sanitari. La gravità della situazione è rappresentata dall' aumento dei bandi per la esternalizzazione delle ore ai Pronto Soccorso. Il servizio pubblico viene depauperato e avanza la sanità privata, ormai in mano a potenti multinazionali
Da tempo sosteniamo la necessità di maggiori risorse per la sanità pubblica, di un corposo piano di investimenti e assunzioni superando i limiti di tetti per il personale, la reinternalizzazione di tutto quanto è stato esternalizzato e la stabilizzazione dei precari; per cui non possiamo non sostenere questa lotta , che ricorda al paese che il Servizio Sanitario Pubblico è in pericolo . Ma perché la lotta sia efficace oltre le mobilitazioni come quella importante di sabato ci dovrebbero essere scioperi e una offensiva mediatica e politica che metta al centro il diritto alla salute, cui tutti i cittadine e le cittadine sono interessati e alla fine una mobilitazione generale ,a uno sciopero non solo di categoria . La salute è un diritto di tutti e tutte. difendiamolo

Giovanna Capelli Responsabile Sanità PRC Lombardia
Antonello Patta, Responsabile Nazionale Lavoro PRC

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