Lo sblocco dei licenziamenti, com’era prevedibile, ha creato un clima favorevole ad operazioni di macelleria sociale.

Per quanto la rinuncia, da parte della Whirlpool, all’utilizzo delle 13 settimane di cassa integrazione - col relativo avvio delle procedure di licenziamento collettivo -sia una manifestazione di sfrontatezza ed arroganza, non si può nascondere l’inerzia del Governo rispetto ad una vertenza che va avanti da due anni che, nella migliore delle ipotesi, ha visto soltanto inconsistenti proposte di riconversione dello stabilimento di Via Argine.

La vicenda Whirlpool è la drammatica conferma della mancanza di una politica industriale, nello specifico lo stabilimento napoletano fa parte di un territorio, quello della Zona Orientale del capoluogo partenopeo, che da tempo è stato individuato formalmente come “area di crisi industriale complessa”, eppure le istituzioni nazionali e regionali non vanno oltre periodici incentivi che servono soltanto a spostare risorse pubbliche a garanzia dei profitti senza fermare le delocalizzazioni.

In questi giorni, il governo Draghi - difronte all’entusiasmante successo degli europei di calcio - ci ha riempito di retorica patriottarda ma, come le istituzioni europee, “dimentica” l’interesse nazionale quando si tratta di difendere il patrimonio produttivo.

Occorre una politica industriale pubblica all’interno di un modello di sviluppo ad economia mista, l’unico che può porre un freno alle politiche liberiste anche forzando il quadro di direttive e regolamenti europei sempre più insostenibili sotto il profilo sociale e di una politica economica che rilanci un’ottica di programmazione generale nel campo industriale favorendo anche processi di autogestione come strumento di risoluzione delle crisi.

E’ tempo che questo cambiamento di indirizzi sia uno dei temi centrali di uno SCIOPERO GENERALE che unifichi le sempre più numerose vertenze.

Antonello Patta, Responsabile lavoro
Rosario Marra, Segretario provinciale Napoli, Partito della Rifondazione Comunista- Sinistra Europea

Lo sblocco dei licenziamenti deciso dal governo Draghi continua a mietere vittime. Dopo la Gianetti di Ceriano Laghetto è il turno della GkN di Campi Bisenzio: l’azienda del settore automotive ha avviato una procedura di licenziamento che lascerà a casa tutti i propri dipendenti, 422 lavoratrici e lavoratori.

Un’iniziativa intollerabile quella dell’azienda, già condannata dal tribunale di Firenze per condotta antisindacale, tanto più in quanto messa in pratica sprezzantemente attraverso una semplice comunicazione a freddo via mail direttamente ai dipendenti.
Questo vergognoso comportamento messo in atto da un’azienda, la GKN, associata a Confindustria, un vero e proprio insulto ai lavoratori e alle rappresentanze sindacali, la dice lunga sul senso della “raccomandazione” sottoscritta dalle rappresentanze padronali insieme a governo e sindacati.
E conferma tristemente, come l’approvazione in parlamento della norma che allarga ancor di più le maglie del lavoro precario, quanto denunciamo da tempo: l’utilizzo delle risorse del Recovery Plan per ristrutturare le imprese ai danni dei lavoratori, dell’economia di interi territori e di importanti settori produttivi senza nemmeno mettere in campo piani industriali e occupazionali alternativi.

La GKN è un'altra delle aziende che nel tempo ha beneficiato dei soldi della legge 808 per il sostegno all'industria aeronautica. GKN infatti nel 1986 aveva acquistato per 286 milioni la Westland Aircraft, per poi guidarne la fusione con l'italiana Agusta, e poi rivendere il tutto intascando oltre 1 miliardo di sterline.

La GKN aveva acquisito l'Agusta Westland e in base alla legge 808 ha ricevuto, tra comparto civile e militare, ben 450 milioni, restituendone ad oggi meno di 100.

E’ indispensabile unirsi subito intorno alle lavoratrici e ai lavoratori della GKN perché questo fatto gravissimo merita, come già hanno affermato i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista sul territorio di Firenze, una risposta immediata contro tutti i tentativi di colpire i lavoratori anche durante una ripresa realizzata con soldi pubblici.
No ai licenziamenti. Sosteniamo la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della GKN!

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Il parlamento ha approvato la norma, voluta con forza da Lega e Pd, che elimina del tutto, per i contratti a termine, le causali, definite dal decreto “dignità”, che giustifichino la temporaneità reale delle esigenze dell’impresa, in assenza delle quali lo stesso decreto aveva previsto l’obbligo della conversione del
contratto a termine in contratto a tempo determinato.
Già il governo Draghi, aderendo alle pressanti richieste di Confindustria, aveva approfittato dell’emergenza per consentire alle aziende, che già godevano della possibilità di assumere lavoratori a termine per un anno senza giustificazione alcuna, il rinnovo per una volta per 12 mesi senza causali.
Ora con la modifica approvata dal parlamento la regolazione delle proroghe e dei rinnovi è lasciata totalmente nella disponibilità della contrattazione collettiva anche aziendale;
Viene così smantellato il decreto bandiera del Ms5 stelle, un argine già insufficiente rispetto alla precarizzazione introdotta dalla legge 30 e dal jobs act che si manifesta soprattutto con la prevalenza di contratti di lavoro inferiori a 6 mesi.
E’ comunque un'ulteriore via libera alle assunzioni precarie che saranno facilitate in parte dalla debolezza delle rappresentanze sindacali aziendali, ma soprattutto dalla complicità dei sindacati gialli firmatari delle centinaia di contratti pirata, ma legali, che in questi hanno hanno ridotto salari e tutele a livelli vergognosi.
Pd e Lega fanno a gara nell’esprimere la propria soddisfazione per il risultato raggiunto, Confindustria ringrazia, ma ad uscirne confermata è l’ispirazione neoliberista complessiva di questo governo che anche nel PNRR prefigura una ristrutturazione del sistema economico aumentando la precarietà e la flessibilità.
Ci sarebbe bisogno di una svolta con un piano per il lavoro che preveda la riduzione d'orario a parità di salario, il rilancio dell'obiettivo della piena occupazione a partire da un milione di assunzione nel pubblico, largamente al di sotto della media europea, un salario minimo orario legale contro i salari da fame, la fine delle esternalizzazioni, dei subappalti e delle false cooperative, l'abrogazione delle norme che precarizzano. Tutti obiettivi che questo governo dei padroni non intende perseguire.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

L’incontro governo sindacati sul tema dei licenziamenti si è concluso con la conferma della scelta gravissima del governo di sbloccare i licenziamenti tranne che per settori limitati.
Così si legge nell’inusuale “presa d’atto” firmata da Governo, sindacati e imprese che si riassume nel risibile impegno a “raccomandare” alle aziende di utilizzare le nuove settimane di cassa integrazione gratuita(!) concesse in alternativa ai licenziamenti
Non poteva che finire così con un presidente del consiglio e un governo schierati con Confindustria. Dopo la pugnalata di Letta che ha blindato la scelta del governo era difficile far retrocedere Draghi.
Prevale di nuovo Confindustria assecondata pienamente dal governo Draghi che tutto ha fatto meno che mediare, sempre teso, come ribadito a chiare lettere anche nel Recovery Plan, a finanziare le imprese ed eliminare tutti i vincoli che possono ostacolare la libertà delle stesse di ristrutturarsi con soldi pubblici ai danni dei lavoratori.
L’accordo non ci sembra una vittoria per le lavoratrici e i lavoratori. Tutto il senso delle misure decise si riduce al fatto che viene data totale libertà alle aziende di decidere se licenziare o no. Vale per il tessile e la moda che avevano già chiesto loro stessi l’estensione della cassa covid per reggere fino alla ripresa, vale per tutte le altre che decideranno in base ai propri interessi.
È il caso che nella Cgil si apra una riflessione sulla reale natura del governo Draghi e su una piattaforma in grado di unificare un mondo del lavoro su cui sta ricadendo il peso della crisi.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista

Rifondazione Comunista sostiene lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori del settore ambientale, elettrico, gas, acqua indetto da Cgil, Cisl e Uil per chiedere la modifica dell’articolo 177 del codice degli appalti.
Con l’entrata in vigore di questa norma le aziende concessionarie sarebbero obbligate a esternalizzare entro il 31 dicembre 2021 l’80% delle attività con gravissime ricadute immediate sui posti di lavoro, la destrutturazione dell’intero settore con conseguenze pesanti sui servizi essenziali forniti.
I lavoratori verrebbero colpiti doppiamente pagando da un lato la perdita di posti di lavoro nelle aziende che vedrebbero ridimensionate le proprie attività, dall’altro gli effetti nefasti di uno spezzettamento che produrrebbe appalti al ribasso, lavoro precario e contratti pirata.
Si distruggerebbe un grande patrimonio di professionalità che durante il lockdown è stato decisivo per continuare a fornire servizi di qualità ai cittadini e si allargherebbe l’area del lavoro non tutelato, malpagato e spesso illegale.
Abbiamo sempre criticato la trasformazione delle aziende pubbliche in Spa, aziende di diritto privato soggette alle leggi del mercato in nome dell’efficienza; con la stessa forza ci opponiamo al tentativo di procedere a questa ulteriore privatizzazione selvaggia il cui unico scopo è garantire profitti sempre più alti e distruggere ancora di più i diritti dei lavoratori senza nessun riguardo per la qualità dei servizi.
Ci uniamo ai sindacati del settore nel chiedere al governo e al parlamento una modifica immediata di questa norma.
A dieci anni dal referendum invece di ripubblicizzare come avrebbe imposto il voto popolare la politica continua a lavorare per la consegna del settore dei servizi alla logica del capitalismo selvaggio.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Oggi pomeriggio i sindacati incontreranno il governo per ribadire la richiesta di proroga del blocco dei licenziamenti fino a ottobre.
Ma Enrico Letta ha già pugnalato alle spalle lavoratrici e lavoratori definendo "unica opzione ragionevole" quella del governo.
Il segretario del PD con un tweet ha ammesso che il PD non si è mai battuto per mantenere il blocco. Ma la cosa più grave è che Letta definisce la posizione del governo come "l'unica opzione ragionevole" delegittimando completamente le richieste di Landini e dei sindacati che evidentemente sono per il PD irragionevoli.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Oggi 23 giugno è la giornata mondiale dei servizi pubblici sancita dall’ONU nel 2002 per celebrare il loro fondamentale ruolo per i diritti e la coesione sociale.

Ma le politiche neoliberiste degli ultimi 20 anni non solo non ne hanno sostenuto l’estensione, ma li hanno colpiti con tagli alle strutture e al personale che li hanno gravemente impoveriti e reso difficile il loro funzionamento indispensabile per la salute e la vita delle persone.

Le conseguenze si sono viste nell’incapacità delle economie più potenti del mondo di far fronte alla tragedia del covid con le note drammatiche conseguenze in termini di sofferenze e vite perdute.

Nonostante questo è solo grazie a ciò che di pubblico è rimasto e al profondo senso dell’etica pubblica dei lavoratori e lavoratrici della sanità, della scuola, dei servizi che si sono evitate conseguenze più gravi.

È risultata evidente a tutte e tutti la necessità di un rafforzamento del pubblico, specie in Italia dove le politiche di austerità e le privatizzazioni hanno colpito più duramente strutture e organici sottodimensionati al punto che servono 1 milione di dipendenti per stare almeno nella media europea.

Ora bisogna evitare il rischio, trascorsa la retorica degli “eroi” che prevalgano di nuovo gli interessi, le logiche e i vincoli che negli ultimi vent’anni hanno impoverito il pubblico e l’economia italiana.

Quelli nei quali l’obiettivo di spostare la ricchezza verso i profitti e le rendite tagliando la spesa pubblica, i salari e le pensioni veniva mascherato con la bugia della scarsità propagandata a reti unificata col mantra “i soldi non ci sono”

Oggi i fondi europei mostrano la falsità di quella solfa, da noi sempre denunciata. I soldi ci sono e altri se ne potrebbero ricavare da un fisco più giusto, ma, come dimostra il recovery plan non vengono utilizzati per un potenziamento strutturale del pubblico per il quale sarebbe indispensabile un grande piano di assunzioni, di riqualificazione e valorizzazione del personale. Non solo non si vuole assumere il personale necessario, ma anche sul fronte dei salari, tra i più bassi d’Europa, l’atteggiamento del governo è di chiusura rispetto alle legittime richieste.

Occorre una grande ripresa delle lotte per il rilancio del pubblico dentro un nuovo modello economico e sociale che metta al primo posto i diritti universali, la cura delle persone e dell’ambiente. Per questo da tempo proponiamo:

Assunzione di 500 mila lavoratrici e lavoratori stabili e consistenti aumenti salariali in tutti i settori della pubblica amministrazione per avvicinare l’Italia agli standard europei

Ripubblicizzazione dei servizi esternalizzati e ritorno alla gestione pubblica dei servizi dati in appalto con riassorbimento del Personale coinvolto

Cancellazione di tutte le forme di precarietà e ripristino del contratto a tempo pieno e indeterminato come norma in tutti i comparti della P.A

Eliminazione nella P. A. di tutti gli ostacoli occupazionali, professionali e salariali alla piena parità di genere

Partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici all’organizzazione di uffici e servizi, prevedendo forme certe di partecipazione degli utenti.

Rosa Rinaldi, responsabile nazionale sanità
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

di Antonello Patta* -

Oggi, 22 giugno 2021, il sole 24 ore e Salvini spiegano magistralmente il reddito di cittadinanza come strumento per fornire alle aziende lavoro precario a basso costo. Il giornalista offre l’assist ricordando come la proposta del comitato scientifico istituito dal ministro Orlando per fare il tagliano al Rdc dovrà “necessariamente comprendere il link con l’occupazione”. Il leader leghista coglie la palla al balzo per sottolineare che così com’è oggi la legge è un disincentivo al lavoro perché “ci sono tante aziende calabresi che faticano a trovare personale per la stagione estiva”. E stigmatizza quei lavoratori che invece di lavorare per 500 euro preferiscono stare a casa e prendere il reddito di cittadinanza. Non si poteva chiarire meglio l’obiettivo originario perseguito da MS5 e Lega, non realizzato anche a causa del covid, di legare il “sussidio” all’accettazione obbligatoria di lavori anche intermittenti e poco dignitosi. E’ il tentativo di attuare fino in fondo anche in Italia un sistema di workfare che, come si vede nel bel film di Ken Loach “Io Daniel Blake”, esprime la morale autoritaria del capitalismo contemporaneo che pretende di educare i lavoratori a meritare i diritti sociali bollando come parassiti quanti si rifiutano di accettare lavori poveri, precari e malpagati. Un sistema che, come ricorda Roberto Ciccarelli, nei paesi in cui è attivo da anni ha prodotto la “trappola della povertà” che imprigiona le persone in un “circolo vizioso di bisogni non soddisfatti, carenza di proposte serie di lavoro e indebitamento”.

Occorre contrastare con forza il tentativo dei partiti di governo di emanare norme che legando il “reddito di cittadinanza” alle cosiddette politiche attive del lavoro lo trasformano in un sussidio funzionale all’ulteriore estensione di un mercato del lavoro senza tutele e diritti e del fenomeno dei lavoratori poveri.

Battersi per un vero reddito di cittadinanza universale senza vincoli di sorta è il modo migliore per affiancare le lotte contro tutte le forme di precarietà, per l’introduzione di un salario minimo legale in linea col dettato costituzionale, per restituire valore al lavoro e dignità ai lavoratori.

*Resp lavoro Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Consideriamo il governo Draghi responsabile politico del clima di tensione che si è creato nel settore della logistica e che ha portato oggi all'assassinio del compagno Adil Belakhdim, coordinatore del SICOBAS di Novara. Di fronte ai più di 400 licenziamenti della FedEx a Piacenza e ripetute azioni di sciopero e protesta il ministro Giorgetti non ha mai convocato il tavolo con il SICOBAS e i lavoratori licenziati, ma ha scelto di incontrare solo l'impresa. Il governo è responsabile di quanto accade perché non solo non modifica le leggi inique che hanno trasformato il mercato del lavoro in un far west senza diritti e con salari da fame, non solo non è intervenuto per impedire i licenziamenti alla Fedex di Piacenza, ma lascia che la polizia stia a guardare le azioni violente contro i lavoratori e intervenga solo contro questi ultimi.

L’omicidio di Nadil è figlio della protervia dei padroni che negli ultimi mesi sono ricorsi nella logistica a tutti i mezzi per piegare le lotte e continuare a mantenere condizioni di sfruttamento, bassi salari, precarietà: licenziamenti di massa, aggressioni violente ai presidi dei lavoratori, utilizzo di vigilantes come mazzieri.

Parteciperemo e invitiamo a partecipare alla manifestazione nazionale indetta dal Sicobas per domani a Roma con concentramento in piazza della Repubblica alle 14.

Non si può accettare passivamente questa guerra contro lavoratrici e lavoratori che quotidianamente vengono ammazzati sul lavoro come accaduto a Luana D'Orazio o perchè scioperano come Adil Belakhdim.

La manifestazione e gli scioperi in corso sono una prima giusta risposta non solo all'omicidio di Adil ucciso, ma anche a tutte le iniziative violente messe in campo contro il diritto di lottare e scioperare.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

Il coordinatore del Sicobas di Novara, Adil Belakhdim, è stato travolto e ucciso da un camion che ha forzato il presidio dei lavoratori davanti alla Lidl di Biandrate in occasione dello sciopero nazionale della logistica.
Dopo le aggressioni subite dai lavoratori a Prato, a San Giuliano Milanese e quella violentissima con l’utilizzo di vigilantes di Tavazzano appare chiara la volontà padronale di uno scontro duro per piegare le lotte dei lavoratori e del Sicobas.
L’omicidio del sindacalista è figlio della protervia padronale che non accetta che possano essere messe in discussione le condizioni di sfruttamento, i bassi salari e la precarietà vigenti nella logistica.
E’ l’ennesimo attacco al diritto di scioperare e lottare per tutele e diritti minimi e contro il potere di ricatto dei lavoratori garantito alle aziende da leggi inique e dall’utilizzo a rotazione di finte cooperative sostituite alla bisogna per poter licenziare e ridurre i salari.
Chiamiamo in causa le gravissime responsabilità di padroni che stanno riportando indietro di cento anni le condizioni dei lavoratori riportandoli al rango di sudditi senza parola e senza diritti.
Ma non si possono tacere le vere e proprie connivenze di questo e dei governi degli ultimi trent’anni che hanno approvato e non stanno modificando leggi che hanno trasformato il mercato del lavoro in un suk di braccia.
Nell’esprimere solidarietà alle compagne e ai compagni del Sicobas e alla famiglia di Adil ribadiamo con grande forza la necessità di abolire tutte le leggi che hanno precarizzato il mercato del lavoro e di introdurre un salario minimo orario legale.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

La notte scorsa a Tavazzano (LO) un presidio di lavoratori della logistica indetto dal SI Cobas per ottenere la riassunzione di lavoratori licenziati è stato vittima di un’aggressione con bastoni da parte di vigilantes che ha causato diversi feriti, tra cui uno che da una prima ricostruzione parrebbe grave e trasportato in codice rosso in Pronto soccorso.
Un caso simile è accaduto settimane fa a San Giuliano Milanese (MI) e secondo il Sindacato queste aggressioni sono la risposta padronale alla lotta dei lavoratori di Piacenza e di tutti i siti della FEDEX- ZAMPIERI che l’hanno seguita con l’obiettivo ultimo di attaccare il diritto di sciopero.
Il tentativo di diffondere versione diverse sui fatti si scontra contro il fatto inconfutabile che all’origine ci siano interventi repressivi contro i lavoratori in lotta, altre volte la polizia, questa volta, scrivono diversi giornali, addirittura i bodyguard con bastoni.
Anche questa volta all’origine ci sono le condizioni di sfruttamento e la mancanza di diritti e tutele dei lavoratori diffuse in tutti i comparti della logistica e soprattutto la pratica dei licenziamenti per sostituire i dipendenti con personale delle finte cooperative più precario, con paghe sempre più basse e più ricattabile.
La Fedex non giochi al rinvio e firmi subito l’accordo raggiunto grazie alle lotte che prevede tra l’altro la stabilizzazione di 500 lavoratori!

Rifondazione Comunista esprime la propria solidarietà ai lavoratori in lotta e l’auspicio di una risoluzione positiva delle condizioni del lavoratore al pronto soccorso in codice rosso.

Antonello Patta – responsabile nazionale lavoro
Fabrizio Baggi – segretario regionale Lombardia
Partito della Rifondazione Comunista/ Sinistra Europea

Il 30 giugno si potrà licenziare in tutti i settori dell’industria e delle costruzioni. Così nel decreto sostegni bis che ha segnato una vittoria di Confindustria nell’orientamento del governo indifferente alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro prevista dalla Banca d’Italia.
Oggi tutti i partiti e i rappresentanti degli industriali si affannano a smentire, col sostegno dell’ufficio parlamentare di bilancio, gli effetti gravissimi di questa scelta sul mondo del lavoro; fino a ieri avevano raccontato che con il blocco dei licenziamenti non si sarebbero potuti assumere i giovani, oggi la versione appare diversa solo perché l’accento è posto sul fatto che le imprese prevedono un saldo positivo di occupati, invece che sui licenziamenti.
In altre parole le imprese che hanno ricevuto e continuano a ricevere valanghe di miliardi di soldi pubblici potranno scaricare sulla società il costo e le sofferenze di centinaia di migliaia di nuovi disoccupati per modificare la composizione dei propri occupati.
Il come lo si capisce osservando il lavorio dei partiti di governo, dal Pd alla Lega, per ammorbidire ancor di più le causali per i contrati a termine per “renderli più flessibili per consentire alle imprese di ripartire” come sostiene la sottosegretaria al lavoro leghista Tiziana Nisini. E’ evidente che guardando i numeri del mercato del lavoro trainato già oggi dai contratti a termine si punta a sostituire occupazione stabile con altri contratti precari.
Si spiega così la contraddittorietà delle scelte, e dei discorsi dei vari politici di governo. Se si stanno attivando una serie di strumenti che permetteranno alle imprese di gestire le uscite dal lavoro evitando ai lavoratori di finire disoccupati ( estensione del contratto di espansione, contratti di solidarietà) perchè non attuarli mantenendo in vigore il blocco dei licenziamenti?
Non si spiega nemmeno il perché non si voglia attendere nemmeno il varo degli ammortizzatori sociali che però temiamo condizionati, anche loro, all’accettazione di lavori precari.
E’ del tutto insufficiente la mediazione dei ministri Orlando del Pd e Giorgetti della Lega che concordano sulla proroga del blocco dei licenziamenti solo per i settori della moda e del tessile dove, con tutta evidenza. fa comodo anche alle aziende continuare a vivere di cassaintegrazione covid pagata dallo stato finche non escono dalla crisi.
Come Rifondazione Comunista sosterremo tutte le lotte necessarie a contrastare la gravissima situazione occupazionale del paese per affrontare seriamente la quale proponiamo:
-blocco dei licenziamenti;
-un grande piano per la piena e buona occupazione centrata su: assunzione di almeno un milione di persone nel pubblico; riduzione dell’orario di lavoro; riconversione ambientale dell’economia
-un piano di risanamento idrogeologico del territorio;
-il ripristino dell’articolo 18 contro i licenziamenti senza giusta causa
-l’abolizione del jobs act e di tutte le leggi che hanno prodotto precarietà

Antonello Patta Responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

Oggi 9 giugno 2021 mobilitazione con presidi in molte città italiane tra cui Roma, davanti a Montecitorio tra le 15 e le 18, per chiedere modifiche al decreto Sostegni bis, la cui conversione in legge è cominciata alla Camera e prevede la stabilizzazione di appena 9.000 precari rispetto alle oltre 100 mila cattedre vacanti.
La protesta è organizzata da diversi sindacati tra cui Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola che contestano “I criteri per le stabilizzazioni costruiti scientemente a tavolino proprio per ridurre il numero delle persone da assumere in pianta stabile”.
Si pretende contemporaneamente il possesso dell’abilitazione o della specializzazione nel sostegno e l’anzianità di servizio di 36 mesi quando è noto che: gli abilitati sono pochi perché i corsi abilitanti non si fanno dal 2014.
Per il sostegno è altrettanto noto che dei circa 30 mila specializzati disponibili, che permetterebbero di coprire i 25 mila posti in organico scoperti, pochi hanno l’anzianità di servizio richiesta.
E’ evidente che, dietro la retorica sull’importanza dell’istruzione e della formazione è ancora una volta in atto un'operazione di risparmio ai danni della scuola…. mentre si danno miliardi alle imprese.
Con i provvedimenti in campo, concorso Azzolina, decreto sostegni bis e immissioni in ruolo si arriverebbe all’inizio della scuola con almeno 60 mila cattedre da assegnare rispetto alle 110 mila attualmente vacanti. Altro che “ci rivediamo a settembre” per studenti e insegnanti! La girandola degli incarichi, la perdita di continuità didattica, la condizione di precariato per decine di migliaia di insegnanti segnerà anche il prossimo anno scolastico, alla faccia della centralità della Scuola decantata dal ministro Bianchi e da Draghi.
Rifondazione Comunista sostiene tutte le mobilitazioni del personale precario della scuola, docente e ATA, che va stabilizzato sia se in possesso di abilitazione senza i tre anni di servizio, sia non abilitato con i tre anni di servizio, inserendolo in un percorso di formazione durante l'anno di prova. Va abolita la distinzione tra organico di fatto e organico di diritto e coperto subito almeno quello di fatto che ammonta a circa 100.000 cattedre vacanti. Va abolita la norma assurda e incostituzionale che vieta la di ripresentarsi a successivi concorsi ordinari.

Loredana Fraleone, responsabile Scuola
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

La Commissione Europea ancora una volta si schiera contro i lavoratori con Draghi e Confindustria per lo sblocco dei licenziamenti.
Non è una novità e non ci sorprende. Alla Commissione Europea i licenziamenti sono sempre piaciuti. Infatti c'è anche un indice - si chiama NAWRU - che indica la disoccupazione ottimale per ogni paese. Per l'Italia è sempre intorno al 10%. In contrasto con il "diritto al lavoro" sancito dall'articolo 4 della Costituzione le politiche economiche dell'UE hanno come fine un'alta disoccupazione per tenere bassi i salari.
Fin dal Trattato di Maastricht l'Unione Europea è nata per smantellare i diritti conquistati dai lavoratori, precarizzare, ridurre il peso dei salari, smantellare lo stato sociale. Tutte le sciagurate riforme dell'ultimo trentennio sono state consigliate, raccomandate, imposte dall'UE che è talmente neoliberista da dire di no persino alla proposta Biden sui vaccini.
Bisogna dire no a questo diktat come hanno fatto i lavoratori francesi stoppando la riforma delle pensioni.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro di Rifondazione Comunista

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