Intervista a Stefano Rodotà sulla sentenza della Corte Costituzionale sui beni comuni

Stefano Rodotà, un risultato, quello ottenuto con la sentenza della Consulta, che premia anche il lavoro del suo Comitato di giuristi.
Premia soprattutto la grande elaborazione culturale che è stata messa a punto in questi mesi sia intorno al bene comune dell'acqua e dei servizi pubblici essenziali, sia per quanto riguarda il rapporto fecondo tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa al quale la sentenza fa esplicito riferimento. Si restituisce così alla volontà popolare quel ruolo fondamentale che il governo Berlusconi prima e il governo Monti poi hanno cercato di sottrarle.

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Contributo introduttivo a cura R.Lembo ( Cicma)

La campagna è partita con un Manifesto-Appello di denuncia sui rischi sottostanti la proposta  di costruzione di una grande Multiutility del Nord- appello che attraverso iniziative territoriali a livello Milanese ed in altre città ed il successivo lancio attraverso il sito del Forum ha visto l’adesione di diverse miglia ai di persone ed il coinvolgimento di diverse personalità.

Gli obiettivi alla base della Campagna possono essere cosi riassunti :

-      denunciare il rischio di annullamento delle conquiste referendarie  rispetto al rilancio della autonomia dei Comuni e delle modalità di gestione diretta sotto il controllo dei cittadini di importanti servizi pubblici locali come l'acqua, i rifiuti, del TPL, l'energia

-      evidenziare la natura finanziaria, lobbistica e verticistica di istituzioni, managers e correnti di partiti, sottostante il progetto di creazione di un Multiulity  percorso avviato espropriando dal dibattito  i consigli comunali delle città ( Milano e Torno) .

-      far conoscere  i rischi del progetto (finanziarizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali che interessano i cittadini) e richiamare l’attenzione sui limiti del progetto : le economie di scala derivanti dalle fusione non compensano i  forti livelli di indebitamento delle aziende oggetto del processo di fusione

-      sollecitare nelle città il coinvolgimento dei cittadini attraverso momenti di confronto pubblico finalizzati a stimolare il pronunciamento da parte dei consigli comunali, delle forze politiche, dei sindacati  e  recuperare la mobilitazione dei gruppi e di quanti hanno sostenuto il referendum sull’acqua

-      coinvolgere e mobilitazione contro il progetto altri comitati sensibili ed impegnati  a difesa dei  beni comuni  come i  Comitati  energia, rifiuti, trasporti  etc…

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Sulla questione delle risorse idriche in Calabria dobbiamo passare all’azione se non vogliamo che la giunta regionale  reazionaria del presidente Scopelliti, con l’appoggio degli ambienti del centro-sinistra cointeressati alla gestione privatistica dell’acqua pubblica, proceda speditamente in direzione della vanificazione degli esiti referendari.

Una sintetica cronistoria. Nel 1997 il consiglio regionale della Calabria ha approvato la legge regionale 3 ottobre 1997 n. 10, recante: "Norme in materia di valorizzazione e razionale utilizzazione delle risorse idriche …".

All’articolo 40 la citata legge prevede che l’acqua dei calabresi possa diventare oggetto di profitto capitalistico. Si riportano nel seguito i commi fondamentali.

1. La Giunta regionale è autorizzata, ai sensi dell'art. 22, comma 3, lett. e), della legge n. 142 del 1990, a costituire una società mista a prevalente capitale pubblico, per garantire su tutto il territorio regionale un equilibrio del bilancio idrico e la priorità negli usi, in attuazione di quanto previsto dagli articoli 2, 3, comma 1 e 2, e 10, comma 7, della legge n. 36 del 1994, nonché dagli articoli 3 e 10 della legge n. 183 del 1989.

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di Emilio Molinari

La multiutility del Nord è una realtà che nel silenzio generale va costruendosi pezzo per pezzo ed io, permettetemelo, sono indignato e sono sicuro che lo sarebbero 27 milioni di italiani del referendum del giugno scorso, se solo lo sapessero. La multiutiliy del Nord: si chiama così un mostro finanziario figlio del ministro Passera, dell'assessore Tabacci di Milano e del sindaco Fassino di Torino. Molto oltre la privatizzazione e la vendita della maggioranza delle quote azionarie di una Spa partecipata da comuni, come sta avvenendo per Acea a Roma e Sea a Milano.
Parlo di un progetto che via via, porterà alla finanziarizzazione di tutti i servizi pubblici locali strategici e, in senso lato, dei beni comuni essenziali: acqua, energia e smaltimento dei rifiuti.

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Articolo tratto da http://info.rsi.ch

Amianto, Schmidheiny ricorre

Contro la sentenza emessa in febbraio a Torino

Stephan Schmidheiny ha inoltrato ricorso contro la sentenza sul caso Eternit emessa da un tribunale di Torino in febbraio. Lui e il barone belga Louis de Cartier erano stati condannati a 16 anni di carcere e a risarcimenti milionari per disastro ambientale doloso e omissione volontaria delle cautele anti-infortuni.

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