Oggi, tutti i grandi mezzi d’informazione, dopo una penosa campagna contro i furbetti del reddito non meritato, danno grande spazio all’attacco di Confindustria allo stato sociale e neanche una riga viene dedicata al fatto che da domani un milione di italiani in più, già duramente colpiti nella pandemia, si troverà senza i soldi per mettere insieme il pranzo con la cena.
Sono le persone che avendo ottenuto il reddito di cittadinanza 18 mesi fa lo vedranno scadere il 30 settembre; dovranno poi attendere un mese per rifare la domanda e sottoporsi, per poterlo riottenere, non si sa in che tempi, a una trafila ancor più assurda della prima volta perché prevede l’obbligo di accettare una proposta d’impiego dovunque sul territorio nazionale a partire da 800 euro di salario che in molte parti d’Italia bastano a malapena per l’affitto.
Invece di tubare con Bonomi, cui l’assistenzialismo di stato va bene solo per le imprese, contro il reddito di cittadinanza, il governo intervenga subito per garantire una continuità di reddito alle persone cui scade il sostegno oggi e al milione e mezzo complessivamente interessate da qui a dicembre.
In un paese in cui i poveri sono ben di più dei tre milioni che hanno goduto mediamente di 562 euro a famiglia(!), occorre istituire un reddito di base vero per tutti quelli che non possono lavorare o non trovano un lavoro retribuito dignitosamente, sganciandolo dai meccanismi che ne fanno uno strumento di sostegno alla crescita della precarietà. Il reddito di cittadinanza in vigore va esteso ai troppi esclusi e liberato da condizionalita' di workfare neoliberista. Il contrario di quel che chiede la canea reazionaria sui grandi quotidiani e gli schermi televisivi. Il nuovo capo di Confindustria con l'espressione Sussidistan ha dimostrato non solo a quale grado di arroganza e prepotenza sia arrivato il capitalismo italiano ma anche che lì c'è il cuore della più pericolosa destra reale, nemica dei diritti sociali, estranea alla Costituzione, pure razzista. È ora di prenderli in parola. Basta con l'innaffiarli di denaro pubblico senza contropartite. Si investa nel garantire reddito per tutte/i e creando lavoro buono con un piano di assunzioni pubbliche a partire da sanità e scuola. Un gap di almeno un milione di unità ci separa dagli altri paesi Ocse.
La dignità delle persone prima dei profitti!

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Antonello Patta, Responsabile Lavoro, PRC-S.E.

C’era già scritto nelle raccomandazioni della Commissione Europea sulle linee guida per il recovery fund approvate pochi giorni fa dal governo italiano e inviate al parlamento: “Attuare pienamente le passate riforme pensionistiche onde ridurre il peso della spesa pensionistica”.
Esattamente il mantra del fronte neoliberista italiano con a capo Confindustria, ma robustamente rappresentato anche nel governo.
E Conte non ha perso tempo a rispondere alla chiamata una volta incassato domenica il voto di un elettorato progressista e di sinistra mobilitato con la paura. In un’intervista al Corriere ha dichiarato che il prossimo anno il governo abolirà quota cento, che ha salvato migliaia di lavoratori dalla trappola in cui erano stati precipitati, ripristinando tranne che per pochi casi la legge Fornero. Quota 100 era un provvedimento limitato ma non rinnovarlo peggiora solo la situazione.
Cogliamo la preoccupazione e la rabbia dei tanti lavoratori che vedono prospettarsi, nelle discussioni tra governo e sindacati, il ripristino dell’età pensionistica, tranne per i lavori usuranti, a 67 anni, che per chi non ha 20 anni di contributi, o non ha raggiunto il montante contributivo previsto diventano indefinitamente di più.
La drammatica crisi occupazionale del paese specie quella giovanile richiederebbe misure urgenti tra cui il pensionamento a 60 anni o con 40 anni di contributi, invece si persiste in una scelta che colpisce duramente sia chi lavora da una vita sia chi il lavoro non lo trova.
L’abbiamo detto nella nostra campagna in primavera e lo ripetiamo: oggi è più che mai necessario fare come in Francia, aprire una stagione di lotte i cui obiettivi centrali ci sia l’abrogazione definitiva della legge Fornero.

Chi si lamenta dello sfondamento della destra tra i lavoratori dovrebbe riflettere sul fatto che ancora una volta è il Pd a togliere diritti e Salvini potrà ergersi a loro difensore.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Per la commissione europea con il recovery fund si deve continuare sulla strada dell’attacco ai diritti dei lavoratori con due avvertenze: devono far parte di pacchetti ampi perché così incontrano meno resistenze e, meglio ancora, se realizzate attraverso la concertazione, ma con l’avvertenza di “non esagerare per non annacquare le misure”.
E l’esempio virtuoso da seguire nel varare le prossime riforme è indicato nel Jobs act. Non è uno scherzo, ma il contenuto del “paper” presentato venerdì dalla Commissione ai ministri delle finanze degli stati riuniti a Berlino.
Né ci sono dubbi che gli estensori siano consapevoli di parlare di uno dei più organici attacchi ai lavoratori del nostro paese perché nel testo si esprime un giudizio positivo sul Jobs Act definito “pacchetto completo di riforme del mercato del lavoro”.
Queste indicazioni ed altre più odiose perché subdolamente suggerite come utili a indorare la pillola (comunicazione efficace, risarcimenti “anche solo temporanei”!) e il silenzio dei nostri governanti chiamano tutto il mondo del lavoro alla lotta contro un utilizzo dei fondi europei per aumentare lo sfruttamento e la precarizzazione dei lavoratori. La Commissione Europea anche con Ursula von der Leyen continua a portare avanti politiche neoliberiste al servizio del grande capitale.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Un tempo il maxi-processo si faceva alla mafia. Ora siamo tornati a quelli di epoche lontane contro i lavoratori. Con i 53 di oggi sono arrivati a 120 i lavoratori di Italpizza di Modena, società leader nella produzione di pizze surgelate, rinviati a giudizio per aver lottato in difesa dei loro diritti contro vere e proprie angherie e irregolarità, carichi di lavoro insostenibili, flessibilità selvaggia e perfino irregolarità contributive certificati dall’ispettorato del lavoro a carico delle due cooperative cui l’azienda del famoso marchio aveva trasferito i lavoratori e tutta la produzione.

In pratica una forma di caporalato in grande per ridurre i costi delegando le modalità per aumentare lo sfruttamento senza neanche la briga di delocalizzare rischiando una penalizzazione del marchio.

E le due cooperative, oltre a introdurre turni massacranti, approfittando di leggi inique, hanno applicato il contratto multiservizi e non quello alimentare, riducendo così pesantemente salari diretti e indiretti, tutele e diritti.

A tutto ciò giustamente si sono ribellati i lavoratori e le lavoratrici, soprattutto straniere, protagoniste in prima fila di dieci mesi di lotte durissime resistendo alle difficoltà economiche, alle cariche e alle manganellate della polizia intervenuta in continuazione per impedire i picchetti.

Oggi al posto dell’azienda e delle cooperative sono sotto inchiesta i lavoratori e le lavoratrici con accuse gravissime connesse con il decreto sicurezza di Salvini che il governo attuale lascia colpevolmente in vigore. 120 lavoratori finiscono sotto processo per manifestazione non autorizzata, resistenza, lesioni, invasioni di edificio, minacce, violenza privata, ma le imputazioni in realtà descrivono la criminalizzazione in atto dei picchetti sindacali.

Doveroso schierarsi contro questo accanimento giudiziario, per il diritto dei lavoratori a organizzarsi e combattere per salari e condizioni di lavoro umane e dignitose, contro leggi ingiuste che tutelano ogni forma di sfruttamento e precarietà.

I lavoratori Italpizza non vanno lasciati soli. Va difeso il diritto di organizzarsi e lottare.

Come Rifondazione Comunista abbiamo sostenuto la lotta dei lavoratori di Italpizza e crediamo che vada costruita la più ampia solidarietà nei loro confronti.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista S.E.

I dati forniti dall’Istat con i conti economici trimestrali presentano un quadro peggiorativo rispetto alle previsioni avanzate precedentemente registrando la peggior caduta del Pil che non si registrava da 25 anni e un andamento sotto la media dell’Ue.
I dati danno per il secondo trimestre del 2020 un calo del 17,7% rispetto allo stesso periodo del 2019 e una
variazione acquisita per il 2020 del 14,4%.
I dati testimoniano in generale il grande impatto negativo della pandemia da covid 19 e del conseguente blocco delle attività nel periodo considerato per il nostro paese.
Ma entrando nel dettaglio dei dati si scopre che il calo del pil è stato determinato principalmente dal calo della domanda interna (9,5%) e in particolare dal crollo dei consumi delle famiglie che diminuiscono mediamente del 12,4%.
E’ il dato più preoccupante perché rimanda al durissimo colpo subito dai lavoratori e dalle lavoratrici, quelli occupati pagati con cassa integrazione ricevuta spesso in ritardo e con pesanti decurtazioni salariali , quelli precari, disoccupati o impiegati nelle mille forme di lavoro semilegale o illegale che hanno ricevuto sussidi insufficienti e sempre in ritardo, i tanti rimasti senza reddito perché il lavoro l’hanno perso.
E’ la conferma delle intollerabili emergenze salariali e occupazionali che gravano sulle persone e l’economia del paese che rischiano seriamente di aggravarsi nella prossima a causa della tracotanza di un fronte padronale che pretende libertà di licenziamento e non vuole firmare i contratti.
L’unico modo per non subire l’offensiva neoliberista annunciata è la costruzione di un fronte di lotta ampio e unitario del lavoro e dei diritti per l’aumento dei salari attraverso la firma dei contratti e la loro applicazione universale, la difesa e il rilancio di buona occupazione anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, assunzioni nel pubblico per colmare il gap con gli altri paesi europei, la stabilizzazione dei precari, la richiesta di investimenti che garantiscano i diritti alla salute, all’istruzione alla casa, la fine delle discriminazioni per i lavoratori immigrati, la parità tra i generi nei luoghi di lavoro, il diritto alla pensione a 60 anni e un reddito di cittadinanza garantito a tutte e tutti, un piano per il lavoro incentrato sulla riconversione ambientale e la messa in sicurezza del territorio.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Basta soldi a pioggia a tutti, ma solo alle imprese, niente aumenti in busta paga, libertà di licenziamento. E’ questo il contenuto della lettera che il presidente di #Confindustria ha inviato agli industriali. Gli obiettivi del falco Bonomi, in continuità con le posizioni ultraliberiste da quando è stato eletto, sono due: mantenere alta la pressione sul governo in vista delle decisioni su cassa integrazione e blocco dei licenziamenti e sulla destinazione dei fondi del recovery fund da una parte e l’invito ai propri associati a sostenere la linea con “tutta la risolutezza necessaria” in vista della ripresa degli incontri con i sindacati a settembre dall’altra.

Ma la lettera è soprattutto un attacco durissimo ai diritti del #lavoro, al salario e ai contratti nazionali, proprio mentre più di 10 milioni di lavoratori attendono da anni la firma del contratto.
La missiva mette sotto attacco tutte le forme di sostegno al #reddito delle persone in difficoltà, così come “l’eccesso di spesa” per la previdenza perché sottrarrebbero risorse alle imprese.
Attacca il binomio Cig-blocco dei licenziamenti perché impedirebbe i processi di riorganizzazione e ristrutturazione necessari per il rilancio e l’innovazione nelle produzioni.
Esprime un veto secco agli aumenti salariali in busta paga, aprendo al massimo a piccole concessioni in termini di welfare aziendale che com’è noto gode di forti sgravi fiscali a carico della collettività e agli aumenti nei contratti aziendali legati alla produttività.
Il senso generale del Bonomi pensiero è riassunto nell’attacco al diritto di cittadinanza in generale a favore di politiche del lavoro improntate agli Hartz tedeschi per mettere a regime un lavoro marginalizzato e precario. In realtà l'Italia è già un paese con salari da fame e estesissima precarizzazione del lavoro. Dopo tre decenni di "riforme" dettate da Confindustria invece di riflettere sul loro fallimento questi moderni schiavisti perseverano in maniera diabolica. Anche di fronte alla pandemia mostrano la loro irresponsabilità sociale.

Le proposte di Bonomi e dei quotidiani padronali vanno respinte.
La risposta a tanta tracotanza dovrebbe essere un autunno di mobilitazioni e di lotte unitarie su piattaforme che unifichino tutto il mondo del lavoro pubblico e privato, stabile, precario e marginale, dei giovani, delle donne, dei pensionati, in difesa del salario e del reddito, dei diritti, dell’occupazione.

La migliore difesa è l'attacco.

Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Rifondazione Comunista sostiene le lavoratrici e i lavoratori della #sanitàprivata, 100 mila in tutta Italia oggi in lotta per il rinnovo del contratto nazionale che i padroni rifiutano di firmare nonostante sia scaduto da 14 anni e le loro aziende vivano grazie ai soldi pubblici.
Solo un’arroganza senza limiti può spiegare che si arrivi perfino a rinnegare una preintesa siglata solo due mesi fa e la mancanza di vergogna nel lasciare senza contratto lavoratori e lavoratrici che hanno continuato a lavorare nei mesi del lockdown e per di più in condizioni di scarsa sicurezza, riduzione delle tutele e costantemente sotto ricatto.
Rifondazione Comunista sostiene la giornata di lotta con presidi davanti alle prefetture indetta in tutta Italia da di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl contro “soggetti che non meritano di lavorare con soldi pubblici”.
Basta padroni predoni coi soldi pubblici!

Revocare convenzioni con la sanità privata! Riassorbire personale nel pubblico!

Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

sanitap

Come in molti avevamo temuto, sperando di sbagliarci, parte molto male per il sistema auto del nostro paese il matrimonio Fca-Psa.
E’ di oggi la notizia che Fca ha interrotto bruscamente i rapporti con molti fornitori di elementi per le citycar in Italia, chiedendo di interrompere immediatamente tutte le attività di ricerca, sviluppo e produzione per le auto più piccole del brand, che d’ora in poi verranno costruite con il "modello francese" , senza peraltro dare indicazioni sulla possibilità di riconvertire l'indotto per la costruzione dei nuovi elementi necessari.
La scelta , se confermata, rischia di produrre conseguenze gravissime sull’indotto italiano costituito da mille aziende in cui lavorano 58 mila operai.
Dopo le minacce di ridimensionamento e chiusura degli stabilimenti di Brescia e Lecce da parte di CNH, anch’essa controllata dalla famiglia Agnelli, l’annuncio odierno rischia di suonare come una conferma del disimpegno dall’Italia della società di diritto olandese, ieri Fiat, tra i principali responsabili della crisi terminale della produzione automobilistica Italiana.
L’altro grande responsabile il governo attuale che, come quelli precedenti non ha uno straccio di politica industriale limitandosi a erogare incentivi; che mentre la Francia poneva precise condizioni alla fusione Fca- Psa stava a guardare e in più garantiva 6 miliardi di prestiti a Fca.
Il PRC è impegnato a sostenere un rilancio delle lotte che coinvolga tutte le lavoratici e i lavoratori del settore perché solo così sarà possibile salvare contemporaneamente l’occupazione e il futuro dell’automotive in Italia.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale PRC-S.E.
Antonello Patta, Responsabile lavoro PRC-S.E.

Apprendiamo da un comunicato stampa del SICOBAS nazionale di una grave aggressione ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori in sciopero alla TNT-FEDEX di San Giuliano Milanese (MI) messa in atto dalle guardie private assoldate dalla multinazionale americana che hanno aggredito le/i scioperanti con pistole taser.

Un fatto ancor più grave perché arriva dopo una precedente aggressione avvenuta la scorsa settimana con modalità simili. E’ inammissibile l’utilizzo di guardie private, ancor più se armate, per reprimere le giuste rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori; la cosa risulta ancora più grave in quanto colpisce dipendenti come quelle/i della logistica e trasporti che dall’inizio della pandemia in poi, si sono trovate/i ad operare spesso in condizioni difficilissime causate dall’aumento dei carichi di lavoro ed esposte/i ad alto rischio come si vede dai contagi diffusi ancora oggi nel settore.

Rifondazione Comunista è al fianco di queste lavoratrici e di questi lavoratori, denuncia la gravissima situazione e chiede con forza che chi di dovere intervenga per far luce su quanto accaduto ed impedire che simili fatti si ripetano.

Antonello Patta – responsabile nazionale dipartimento lavoro
Fabrizio Baggi – segretario regionale Lombardia, Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea

Pensionati e lavoratori si mobilitano in diverse parti d’Italia con scioperi e manifestazioni promosse da CGIL CISL E UIL insieme ai sindacati dei pensionati e della sanità, a partire da domani a Trieste. Gli anziani sono la "categoria" più colpita dal Covid e dai tagli alla sanità pubblica che hanno colpito pesantemente la medicina territoriale e i servizi di prevenzione e indebolito tutto il sistema. Il diritto alla salute previsto dall'art. 32 della Costituzione va tutto riconquistato, attraverso un piano per le assunzioni di personale sanitario nelle strutture pubbliche dopo anni di piante organiche bloccate e di aumento intollerabile del precariato in sanità, il rafforzamento della prevenzione, dei servizi territoriali e della diagnostica.

Va attivato immediatamente un piano per il recupero del pesantissimo ed ormai, per le persone, insostenibile allungamento dei tempi e delle liste di attesa per la diagnostica, interventi programmati e sospesi, visite specialistiche; insomma bisogna che a livello nazionale ci si doti di un vero e proprio piano strategico con assunzioni e investimenti adeguati per garantire davvero il diritto alla salute e alla cura.

Rifondazione Comunista sostiene la lotta degli anziani e dei lavoratori promossa dai sindacati confederali che prevede la manifestazione di domani a Trieste, lo sciopero contro le politiche dell'Azienda Sanitaria del Friuli occidentale il 24 a Pordenone e il 23 luglio di nuovo una manifestazione a Pescara, davanti all'assessorato regionale alla sanità per ottenere un piano straordinario per la medicina territoriale.

Rifondazione comunista da tempo rivendica il rilancio di un Servizio Sanitario Nazionale fondato su prevenzione, diagnosi e cura con una fitta rete di servizi sociosanitari sul territorio così come previsto dalla legge 833. Perciò saremo in piazza a sostegno della giusta lotta dei pensionati, dei lavoratori del settore sanitario e delle tante persone che vivono con angoscia la propria condizione di attesa per poter ricevere, le cure necessarie.

Rosa Rinaldi, Segreteria nazionale PRC-S.E.
Antonello Patta, Responsabile lavoro PRC-S.E

Rifondazione Comunista sostiene la lotta dei lavoratori e lavoratrici della Whirlpool oggi in sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo contro la chiusura dello stabilimento di Napoli visto come l’inizio di un disimpegno del gruppo dall’Italia. Tutto ciò mentre in fabbrica si lavora a pieno regime con tutti e 420 i lavoratori in produzione, il mercato del bianco tiene e la Whirlpool è in espansione nonostante la crisi da Covid. Con queste premesse ci si aspetterebbe dalla multinazionale americana un piano industriale di rilancio produttivo e occupazionale e invece no: dopo anni di accordi disattesi, rinvii e piani alternativi truffa la Whirlpool insiste sul progetto di chiusura dello stabilimento di Napoli che lascerebbe senza lavoro i 420 dipendenti e almeno 1000 dell’indotto e sarebbe un duro colpo all’economia del territorio.

E ha anche l’arroganza di dichiarare che la produzione verrebbe spostato in Polonia o in Turchia confermando, appunto, che non esiste un problema di mercato. La chiusura del sito produttivo di Napoli rappresenterebbe l’ennesima vittoria di una globalizzazione antisociale in cui alle imprese viene concessa la libertà di muoversi liberamente all’inseguimento del massimo profitto scaricando i costi sui lavoratori trattati come merci da spremere fino all’osso e buttare quando si presenta l’occasione di maggiori utili.

Pratica possibile da molti anni in Italia grazie a governi che nonostante il declino del tessuto produttivo del paese insistono caparbiamente a credere nelle virtù progressive dei mercati come dimostra il regalo ai Benetton nella vicenda autostrade. Per questo giustamente la lotta dei lavoratori della Whirlpool chiama in causa non solo la multinazionale proprietaria, ma anche il governo che senza neanche uno straccio di politica industriale finisce, come dicono esplicitamente Fiom, Fim e Uilm, per assecondare gli obiettivi della proprietà. Siamo con i lavoratori della Whirlpool per l’unica conclusione accettabile per Napoli e per il Paese: la salvaguardia integrale delle produzioni e dell’occupazione!

E' ora di dire basta al dumping salariale dentro i confini dell'UE: va fissato un salario minimo europeo dentro un mercato comune per evitare che i lavoratori siano messi gli uni contro gli altri mentre il nemico è chi fa profitto sui differenziali salariali. E' inaccettabile poi che la Turchia, con la repressione antidemocratica che la caratterizza, sia divenuta il paradiso dei delocalizzatori. E' ora che su scala nazionale e europea la classe lavoratrice lotti su una piattaforma avanzata e internazionalista. Il nemico dei lavoratori non sono gli immigrati ma una classe capitalista socialmente irresponsabile che li sfrutta in un mercato dove lor signori sono liberi di fare affari sulla pelle di una classe lavoratrice ricattabile e contrattualmente debole.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Rifondazione Comunista sostiene la lotta dei 700 lavoratori della CNHI di Lecce oggi in sciopero di quattro ore con presidio davanti ai cancelli in risposta alla scelta dei vertici aziendali di rimangiarsi gli accordi sottoscritti appena tre mesi fa, che prevedevano addirittura un aumento della produzione.
Siamo ancora una volta di fronte a scelte di multinazionali lasciate libere di inseguire il massimo profitto nell’indifferenza più totale per il destino delle persone e i processi di desertificazione industriale del nostro paese. La lotta dei lavoratori è la giusta risposta contro il rischio chiusura di uno stabilimento che rappresenta il principale insediamento produttivo della zona industriale di Lecce. E vuole essere un forte richiamo al governo, che ha appena concesso agli Agnelli, che controllano l’azienda, la garanzia pubblica per un prestito di 6,2 miliardi, ad assumersi le proprie responsabilità. E’ ora che dopo anni di totale sudditanza alle logiche del profitto e dei mercati responsabili del declino economico e produttivo del paese si cambi rotta; si mettano in campo politiche industriali per la salvaguardia dell’occupazione e delle produzioni in un progetto di riconversione ambientale e sociale dell’economia. Siamo con la lotta dei lavoratori della Cnhi di Lecce nella convinzione che solo una ripresa delle mobilitazioni che sappiano unire lavoratori e lavoratrici stabili con i non garantiti, disoccupati o precari senza tutele, pubblici e privati, migranti e non potrà costringere governo e padroni a cambiare. Per questo occorre che l’intervento a salvaguardia dell’occupazione e dei siti produttivi sia accompagnato da

-riduzione dell’orario a parità di salario
-innalzamento dei livelli salariali a partire dalla chiusura dei contratti aperti
-reddito universale per tutte e tutti quelli senza lavoro e salario dignitoso
-stabilizzazione dei precari a partire dalla sanità e dalla scuola
-un salario minimo garantito in tutti i settori con eliminazione dei contratti precari e pirati

Maurizio Acerbo, Segretario Nazionale
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro
Partito della Rifondazione Comunista –Sinistra Europea

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Come Rifondazione Comunista esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori della FIAC di Pontecchio Marconi in lotta da due mesi per la difesa dell’occupazione.

Condividiamo la rabbia e la preoccupazione dei dipendenti dopo l’incontro di oggi chiusosi senza risultati per la chiusura arrogante della dirigenza.
La loro lotta si scontra con l’ennesima multinazionale che dopo anni di lauti profitti vuole spostare le produzioni inferendo un altro duro colpo all’occupazione e all’economia del territorio, mentre le istituzioni locali e nazionali stanno di fatto a guardare.
Non possiamo non sentire come nostra la generosissima lotta delle e dei dipendenti di questa azienda che come molti altri in tutta Italia sono impegnati in difesa non solo del posto di lavoro, ma di un tessuto produttivo nazionale sempre più impoverito .
Ma abbiamo il dovere di evitare che questo sia l’ennesimo atto del tristissimo stillicidio, che dura da anni, di lotte, anche eroiche destinate alla sconfitta
Allora dobbiamo dire con forza che, di fronte a governi che lasciano i destini dell’occupazione e dell’economia del paese nella disponibilità completa di industriali e finanzieri che vanno e vengono a loro piacimento, solo l’unificazione delle tante singole resistenze in una nuova grande stagione di lotte potrà invertire la tendenza alla desertificazione industriale produttiva.
Solo così sarà possibile obbligare il governo a definire un progetto per il futuro produttivo del paese da realizzarsi con politiche industriali che coniughino tutela ambientale, innovazione e lavoro di qualità.
Con questi obiettivi sosteniamo con forza i lavoratori e le lavoratrici della Fiac che nell’assemblea odierna hanno deciso di intensificare la lotta.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

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La ministra Lamorgese lancia l’allarme sul rischio tensioni sociali in autunno come “esito di questo periodo di grave crisi economica” perché, chiarisce la ministra, “vediamo negozi chiusi, cittadini che non hanno nemmeno la possibilità di provvedere ai propri bisogni quotidiani”. Per evitare tensioni diciamo alla ministra e al governo c'è necessità di misure che impediscano il prodursi del disagio sociale. Innanzitutto va garantito un reddito a tutte/i per tutte le persone prive di forme di sostentamento adeguate a una vita dignitosa. E misure per affrontare la crisi che mettano al primo posto i diritti delle persone:

- un piano nazionale del lavoro da realizzare nella riconversione ambientale dell’economia, nella ricostruzione della sanità e della scuola pubbliche, nella salvaguardia e messa in sicurezza del territorio.
- la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario
- un salario minimo per legge in tutti i settori economici e produttivi.

Abbiamo la sensazione che senza protesta sociale il governo non avrà il coraggio di una svolta. Davanti a disoccupazione, povertà e perdita di diritti tifare rivolta è un rivolta. Come insegnano Francia agli Usa chi sta in basso per farsi ascoltare deve lottare per i propri diritti.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Antonello Patta, responsabile lavoro
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

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