Mentre va avanti la sceneggiata sull'orario del "coprifuoco" la maggioranza di governo si prepara ad approvare un PNRR che non risponde ai bisogni sociali e ambientali del paese.

Un'elaborazione priva di trasparenza per un "piano" che nonostante le chiacchiere sulla finzione ecologica consegnerà una valanga di miliardi ai soliti noti interessi forti con persino la beffa di ben 17 miliardi destinati alla spesa per armamenti.

Emblematico che le risorse destinate alla sanità siano largamente insufficienti a colmare i danni causati dai tagli.

Rifondazione Comunista parteciperà al presidio che si terrà oggi davanti alla Camera dei Deputati a partire dalle 15 con le altre organizzazioni e associazioni aderenti a "La società della cura" per proporre un'alternativa a questo PNRR.

Rosa Rinaldi, responsabile sanità
Elena Mazzoni, responsabile ambiente
Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Come avevamo denunciato il ministro della transizione ecologica Cingolani non ha nulla a che fare con l'ambientalismo. Ci vuole una faccia davvero tosta per dichiarare in parlamento che non ci sono problemi a fare ricerche del titanio in una Zona di Protezione Speciale europea.
Il ministro dice che si può dare il via libera al permesso di ricerca di titanio nell'area del Beigua nonostante nell'area siano vietate le attività estrattive e l'apertura di nuove cave.
Non si capisce perchè si autorizzi dunque in zona protetta la ricerca di una società multinazionale volta a realizzare un'attività espressamente vietata.
Si va verso la realizzazione di una enorme miniera a cielo aperto un passo alla volta?
Molto più serio comunicare alla multinazionale che non sono autorizzabili ricerche perchè quelle aree sono comunque intoccabili e che il titanio rimarrà lì sotto.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Elena Mazzoni, responsabile ambiente
Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

beigua

 

Oggi 22 marzo è la Giornata mondiale dell’acqua e “Diamo valore all'acqua” è il tema con cui le Nazioni Unite hanno deciso di caratterizzare questa giornata. Purtroppo il valore per i governi neoliberisti si misura in profitti per gli azionisti non nella salvaguardia di un bene comune essenziale per la vita di miliardi di esseri umani.

Si stanno accelerando i processi di privatizzazione, mercificazione e finanziarizzazione. A fine 2020 l’acqua è stata quotata in borsa a Wall Street. L'Italia, con le sue grandi multi-utilities, è da anni dentro questi processi grazie alla scelta di entrambi i poli di privatizzare i servizi idrici. Non a caso il governo Pd-M5S-LeU aveva previsto di beneficiare le spa dell'acqua con 4 miliardi di fondi nella bozza di Recovery Plan. Tutte le forze che sostengono l'attuale governo e i precedenti hanno scientemente tradito la volontà espressa dal popolo italiano nel referendum del 2011 e entrambi gli schieramenti sono uniti dalla condivisione delle politiche neoliberiste.

Rifondazione Comunista sostiene la proposta del Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, ovvero di un intervento che, nell’arco dei prossimi 5 anni, costruisca investimenti pubblici così ripartiti: 2 mld di € per la ripubblicizzazione del servizio idrico, da utilizzare nel primo anno di intervento; 7,5 mld. di € (cui aggiungere risorse provenienti dai soggetti gestori per circa ulteriori 2,5 mld) per la ristrutturazione delle reti idriche; 26 mld. di € (di cui 50% provenienti dal Recovery Plan e il restante 50% da ulteriori fonti di entrata quali l’applicazione più onerosa del principio “chi inquina paga”, la patrimoniale e l’eliminazione dei SAD.

Sosteniamo l’appello “Quotazione in Borsa dell’acqua: NO grazie”, lanciato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua a fine gennaio e che si può firmare a questo link http://chng.it/8jDc4LwfBD.

L’appello ha già raccolto oltre 42.000 firme che verranno consegnate al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e alla Presidenza di Camera e Senato in un incontro in cui verrà chiesta con forza una presa di posizione ufficiale, del Governo e del Parlamento, contro la quotazione dell'acqua in Borsa, l’adozione di ogni iniziativa utile e misura concreta, al riavvio della discussione della proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” (A. C. n. 52) fino alla sua approvazione.

In risposta alle attività speculative, intorno al bene comune acqua, l’ONU ha lanciato un appello internazionale, in occasione della giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo 2021, per difendere e valorizzare la risorsa idrica, il cui slogan è “#water2me.

C’è bisogno di battersi per un'alternativa al sistema neoliberista basato sullo sfruttamento della natura e delle nostre vite, nel rispetto dell’esito del referendum del 2011, e di investire perché l’acqua sia pubblica, pulita, accessibile a tutte e tutti, sicura e senza profitto #acquainborsaNOgrazie.

Nel sostenere, come sempre, tutte le campagne di movimento riteniamo doveroso aggiungere che proprio la vicenda dell'acqua dimostra che è necessario costruire un'alternativa politica e sociale ai poli esistenti oggi quasi tutti riuniti intorno al banchiere Draghi e che domani torneranno a fronteggiarsi come pesudo-alternative tutte interne al "pensiero unico". Anche per difendere l'acqua bene comune va costruita un'alternativa politica e sociale.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale
Elena Mazzoni, responsabile ambiente
Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

acqua22

Care Compagne e cari Compagni,
oggi, 19 marzo 2021, è la Giornata Mondiale di Azione per il Clima, la giornata in cui tutto il mondo ci si mobilita, in presenza ed in modo virtuale, per chiedere giustizia climatica, ambientale, economica e sociale.

Il riscaldamento globale costituisce una questione etica e politica ed investe ampi settori quali l'uguaglianza, i diritti umani, i diritti collettivi e le responsabilità storiche ed economiche che stanno alla base del cambiamento climatico.

Servono misure immediate e concrete in linea con la scienza, con il principio di giustizia climatica, con i diritti di tutte e tutti e non asservite agli interessi economici di governi ed imprese, responsabili della crisi attuale e che si nascondono dietro false promesse.

Gli effetti della crisi climatica sono già sotto i nostri occhi, la stessa sindemia del Covid, che ha la sua origine nella devastazione ambientale, evidenzia il bisogno di modificare urgentemente e radicalmente lo stato di cose presente. Occorre cambiare direzione per questo oggi alle 11:30 lanceremo sul sito L’Italia giusta e sostenibile-La nostra proposta di Recovery Plan che vi invitiamo a condividere e socializzare ovunque e che trovate in allegato insieme alla grafica da utilizzare.

Perché la battaglia contro la crisi climatica sia vinta servono obiettivi ambiziosi e reali, un forte intervento statale, investimenti nel settore pubblico e nessuna ingerenza di quei soggetti, da Eni a Confindustria, passando per Rockhopper e simili, che la crisi climatica, economica e sociale, l'hanno prodotta e sfruttata.

Affettuosi saluti comunisti

Elena Mazzoni, segreteria nazionale, responsabile Ambiente PRC-SE
Marco Cassatella, responsabile Ambiente Giovani Comunisti PRC-SE


a19

Ancora una condanna per Eni, dopo la maxi multa di 5 milioni di euro dello scorso anno per “pratica commerciale ingannevole” in merito alla pubblicità “ENIdiesel+”, che spacciava per non impattante, bio, green e rinnovabile un diesel esattamente identico agli altri. La sentenza questa volta, arrivata ieri in tarda serata, condanna il colosso per traffico illecito di rifiuti nel centro Oli di Viggiano e dispone una confisca da 44,2 milioni. La vicenda del polo Oli di Viggiano era al centro del caso che portò alle dimissioni dell’allora ministra dello Sviluppo Federica Guidi e che vide coinvolto Roberto Cerreto, il renziano ora braccio destro di Cingolani al nuovo super ministero della transizione ecologica.

Un manager di Eni sarebbe stato scelto come referente del tavolo ambiente e energia e dei lavori preparatori dei diversi delegati ministeriali per il G20 Ambiente, clima e energia che si terrà a luglio a Napoli. Se confermato sarebbe l'ennesima vergogna, affidare a una big del gas fossile e del petrolio, con varie condanne per pratiche illecite, le trattative del tavolo ambiente ed energia del G20.

Eni è un’azienda con grossi interessi internazionali nell’ambito del mercato delle fossili e le cui attività hanno un impatto negativo sul clima del Pianeta e una delle aziende italiane con il più alto livello di emissioni di Co2 al mondo, nonché tra le realtà principalmente responsabili dell’emergenza climatica in corso: le sue emissioni globali sono maggiori di quelle dell’Italia. Nei suoi piani futuri non prevede affatto la svolta green che sbandiera con spot o interventi sui media, ma intende continuare a puntare sul gas fossile, una delle cause della crisi climatica.

Abbiamo sempre denunciato questo modo di agire, inquinante ed illecito, permesso dal totale silenzio dei governi se non addirittura con il loro sostegno. L'Italia ed il Pianeta hanno bisogno di una vera svolta green e non può essere affidata a chi è la causa stessa del problema.

Elena Mazzoni, Responsabile nazionale ambiente PRC-S.E.

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