Rifondazione Comunista sostiene la mobilitazione delle reti, movimenti ed associazioni, che si battono per la giustizia climatica e sociale e che oggi erano sotto il MISE per contestare il ministro della finzione ecologica Cingolani.

Ogni anno vengono regalati alle aziende del settore fossile, per finanziare il loro business, che è una delle principali cause della crisi climatica in cui ci troviamo e degli spropositati aumenti in bolletta di luce e gas, 20 miliardi.
Chiediamo, insieme alle realtà che si sono mobilitate oggi, che questi soldi vengano utilizzati per uscire realmente dall’emergenza sanitaria e ambientale.
Chiediamo investimenti in sanità pubblica, che ha mostrato tutte le sue carenze dopo decenni di privatizzazioni; progetti di riconversione energetica che escludano la metanizzazione, privilegiando gli interventi dal basso proposti da enti locali e reti di cooperative e comunità energetiche che puntino all’autoproduzione, all’efficientamento; comunità energetiche in grado di fornire energia al 100% rinnovabile ed etica; messa in sicurezza dei territori devastati da colpevoli incurie, inondazioni e terremoti, complice anche la dissennata cementificazione e speculazione immobiliare; bonifica delle centinaia di discariche tossiche e di siti inquinati, protezione dell’aria dagli inquinanti e risanamento dei sistemi idrici.
La transIzione ecologica sia vera e cominci subito.

Maurizio Acerbo, Segretario nazionale
Elena Mazzoni, Responsabile nazionale ambiente, Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea

Venerdì 24 settembre sarà di nuovo Sciopero Globale per il Clima ed in tutte le città di Italia ci saranno mobilitazioni.
È necessaria la nostra partecipazione per affrontare la problematica del cambiamento climatico nell’ottica anticapitalista ed evitare che diventi un green washing di comodo sia per le aziende che per alcune forze politiche.

Ancora di più in un momento in cui il ministro alla finzione ecologica, Cingolani, ed il governo tutto usano la transizione ecologica come scusa per alzare i costi delle bollette per le forniture essenziali.

Inoltre quest’anno, in autunno, si terrà la Cop 26, la conferenza mondiale a cui ogni Stato dovrà portare i propri impegni per la riduzione delle emissioni e per la risoluzione della crisi climatica.

Un evento che ha l'ambizione di progettare un piano per salvaguardare il pianeta, scongiurare l'emergenza climatica, salvare ecosistemi e persone. Tuttavia la conferenza ci appare più come il tentativo di inglobare la lotta delle e degli ambientalist? e studentess? in una pantomima che servirà solo a migliorare l'immagine mediatica dei capi di Stato, delegittimare e assuefarla la lotta, sterilizzarla in modo che chi inquina, devasta possa continuare a farlo arricchendosi. Non ci stupisce infatti che tra gli sponsor della cop26 ci sia Unliver, una delle multinazionali dell'alimentare che è complice di sfruttamento del lavoro nelle piantagioni di zucchero, di deforestazioni e di altri squilibri sociali ed ambientali.

Per questo noi saremo nelle piazze e nelle strade per ribadire che il pianeta può essere salvato dalla devastazione ambientale solo se il sistema venga ribaltato. Per essere ancora più chiari e chiare non ci accontentiamo di vedere degli attivisti all'interno di una conferenza sul clima, vogliamo vedere cambiamenti reali. Il pianeta va verso la catastrofe e noi faremo qualsiasi cosa possibile per salvarlo.

Guardando alla Cop 26 lo sciopero di quest’anno sarà più intersezionale che mai, perché siamo unit? nella nostra lotta per la giustizia climatica, ma dobbiamo riconoscere che non tutt? ne subiamo le stesse conseguenze, né per tipo né per gravità.

La crisi climatica non è una crisi isolata.

Tensioni socio-economiche come il razzismo, il sessismo, l’abilismo, le disparità sociali ed economiche, sono tutti fenomeni che amplificano gli impatti della crisi climatica e che, viceversa, saranno amplificati da essa.

I MAPA (Most Affected People and Areas, le persone e le aree più colpite) stanno già vivendo le conseguenze peggiori della crisi climatica senza possibilità di adattamento. Questo a causa di élite privilegiate del Nord globale, che hanno distrutto le terre dei MAPA attraverso il colonialismo, l’imperialismo e il capitalismo più aggressivo.

Come per la pandemia da Covid-19 e in tutte le grandi crisi della storia, i paesi sovrasfruttati e le persone emarginate vengono sistematicamente abbandonate a loro stesse.Per questo la protesta sarà al fianco dei MAPA che già da tempo lottano contro varie forme di sfruttamento e oppressione perpetrate da secoli contro di loro e le loro terre, come le comunità indigene, ultimo baluardo della difesa della foresta amazzonica.

L’ultimo rapporto IPCC del 9 agosto 2021 ha confermato che l’enorme intensificarsi di eventi climatici estremi è strettamente legato alla crisi attuale.
Quest'estate abbiamo potuto osservare con i nostri occhi i danni che gli eventi estremi causano in tutto il mondo: in Canada, in Germania, in Cina, ma anche in Sardegna e in Sicilia.
È necessario scendere in massa per le strade per supportare chi lavora e chi difende l’ambiente e chiedere il risarcimento delle aggressioni capitalistiche subite nei secoli dai MAPA; l’abbattimento drastico delle emissioni nei paesi del Nord globale; l’accesso ai vaccini e alle cure per tutt?; la cancellazione del debito e dei sussidi ambientalmente dannosi; diritto all’occupazione fuori dal ricatto ambiente-lavoro; giustizia climatica e giustizia sociale.

Di seguito la lista ad oggi delle piazze confermate, in alcuni casi sedi di presidi statici, in altre punto di partenza dei cortei:

Alessandria Piazza Marconi 9.00
Ancona Teatro delle Muse 10.00
Andria Largo torneo 9.00
Aversa Piazza Municipio 10.00
Aosta Arco di Augusto 9:00
Asti davanti al comune ore 10:00
Bergamo 7.30 Flash Mob in Piazzale Guglielmo Marconi - 11.30 manifestazione statica in Piazza Vittorio Veneto - 15:30 Flash Mob sulle mura
Bologna Piazza Verdi 9.00
Bolzano Piazza Tribunale, Gerichtsplatz, alle 11
Brescia Piazza Duomo 10.00
Brindisi Stazione 8:30
Cagliari piazza dei Centomila 9:00
Casteddu (Cagliari) piazza dei Centomila 9.00
Catania Piazza Stesicoro 9.00
Catanzaro Piazza Matteotti alle 9.15
Chieri Liceo Monti 8.00
Chieti Piazzale Mazzini (Villa Comunale) 9.30
Comiso Vittoria (RG), Piazza del Popolo 9.00
Cuveglio Palazzo Verbania, via Dante Alighieri 5, Luino 9.00
Firenze piazza S.Maria novella 9.30
Forlì Piazzale della Vittoria alle ore 9:00
Genova Piazza Brignole 9.00
Gorizia Parco della Rimembranza 10.00
Lecce Piazza Sant'Oronzo 10.00
Lucca piazzale Verdi alle 9:30
Mantova Piazza Sordello 10.00
Massa Comune di Massa alle 9.30
Messina Piazza Duomo 9.00
Milano Largo Cairoli 9.00
Modena parco cittadino NOVI SAD alle ore 18:00
Mogliano Veneto Skate park via Coielli 8.00
Monza Piazza Trento e Trieste 9.00
Napoli Piazza Dante 9.00
Novara Piazza Garibaldi 9.00
Palermo Piazza Giuseppe Verdi 9.30
Padova Piazzale stazione 9.00
Pavia Piazza della Vittoria 9.30
Parma Piazzale Rondani 9.00
Pescara comune 8:30-10:30 e piazza unione 10:45-12:30
Piacenza Piazza Cavalli 9.00
Pisa Piazza Guerrazzi 9.00
Prato Piazza delle Carceri 9.00
Ravenna piazza del Popolo alle ore 9
Roma Piazza Vittorio Emanuele 9.30
Sanremo Piazza Colombo 10.30
Torino Piazza Statuto 9.30
Treviso Stazione dei treni 9.00
Venezia piazzale Roma ore 9:00
Verona Piazza Cittadella ore 9:30
Vicenza Piazzale stazione 9.30

Mappa in continuo aggiornamento sul sito di Fridays for Future https://fridaysforfutureitalia.it/mappa/

In allegato a questa comunicazione trovate grafica social e volantino.

Giustizia climatica è giustizia sociale

Saluti comunisti

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-SE
Elena Mazzoni, Segreteria nazionale, responsabile nazionale Ambiente PRC-SE
Marco Cassatella, responsabile Ambiente Giovani Comunist* PRC-SE

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Mercoledì 1 settembre verrà lanciata, in oltre 80 città di tutto il Mondo, la campagna #PlantBasedTreaty, progettata per mettere i sistemi di produzione alimentare in prima linea nella lotta contro la crisi climatico-ecologica, sostenuta da associazioni, movimenti ed artisti di fama internazionale come il musicista Moby. Ci saremo anche noi del Partito della Rifondazione Comunista, e dei/le Giovani/e Comunisti/e con il Segretario nazionale Maurizio Acerbo. Parteciperà anche Paolo Berdini, unico candidato sindaco ecologista a Roma. L'appuntamento a Roma, dalle 10:30, in piazza del Campidoglio insieme a diverse altre associazioni e movimenti tra cui Animal Save Roma, Fairwatch, Fridays for Future e Extinction Rebellion, per ribadire l'insostenibilità sociale, ambientale ed etica dell'attuale sistema economico ed alimentare. Abbiamo deciso di impegnarci attivamente attraverso la cooperazione con le diverse associazioni che si occupano e preoccupano di curare il pianeta dalle scelleratezze del sistema capitalista. La lotta per salvare il Pianeta e garantire la sopravvivenza della nostra specie non può non passare per la lotta in favore del cibo che crediamo sia giusto produrre e mangiare per noi stess? e per il pianeta.

Elena Mazzoni, responsabile nazionale ambiente PRC-SE
Marco cassatella, responsabile nazionale ambiente Giovani/e Comunisti/e

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Elena Mazzoni*
Marco Cassatella**

Come Partito della Rifondazione Comunista e Giovani Comuniste/i abbiamo deciso di aderire al Plant Based Treaty una campagna “progettata per mettere i sistemi di produzione alimentare in prima linea nella lotta contro la crisi climatico-ecologica. il Plant Based Treaty mira a fermare il diffuso degrado degli ecosistemi causato dall’industria animale e a promuovere una trasformazione del sistema di produzione alimentare in un sistema etico, sostenibile e giusto per ogni specie vivente.”

La Terra è un treno in corsa sul ciglio di un burrone e le conseguenze di devastazione ed inquinamento ci stanno facendo cadere.

Tuttavia aldilà di quello che è facile pensare l’inquinamento ambientale non deriva solo dal settore dei trasporti o dalla produzione di energia. Diverse e molto complesse sono le stime della ripartizione dell’inquinamento in base ai settori delle principali attività umane. Secondo la più citata dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico) che si basa su dati del 2010:

- Il 25% deriva dalla produzione di elettricità e calore, dalla combustione di carbone, gas naturali o

petrolio;

- Il 24% dall’agricoltura, allevamento e deforestazione;

- Il 14% dai trasporti

- Il 6% dal consumo di combustibili fossili per uso residenziale o commerciale;

- Il 10% da altre attività come raffinazione del petrolio, estrazione dei combustibili fossili e il loro trasporto.

L’idea che il consumo della carne possa essere un pericolo per la salute del pianeta oltre che della nostra fa

storcere il naso a tanti. Ma incominciando a considerare le percentuali sopracitate le idee si incominciano a schiarire, anche se alcune domande restano: come può un’abitudine alimentare causare inquinamento, consumo di suolo, deforestazione, perdita di biodiversità, diffusione di germi patogeni, maggiore mortalità per chi la consuma?

La risposta è sempre la stessa: il sistema di produzione.

Nel sistema di mercato liberale la produzione dei beni è condizionata dalla “domanda” del bene stesso. La richiesta di carne negli ultimi 60 anni è cresciuta vertiginosamente e questo ha portato ad un incremento della produzione che a sua volta ha reso necessaria l’industrializzazione del settore agricolo sancendo la

nascita del sistema agroalimentare. Questo processo ha ridefinito la produzione agricola, che nella metà del novecento era basata sulla coltivazione di prodotti vegetali, i quali a parità di peso sono molto più nutrienti e quindi sfamavano e sfamano più bocche rispetto alla carne. Ma siccome le leggi del mercato hanno la meglio su tutto il resto, nascono le infinite distese di allevamenti intensivi (e di coltivazioni intensive di mangimi). Luoghi o non luoghi che si erigono lontano dagli occhi di tutti: animali stipati in pochi metri, ingrassati fino all’impossibile, cresciuti solo per rispettare le logiche del mercato. Con lo sviluppo del sistema di allevamento industriale la produzione di carne è aumentata vertiginosamente. Oggi si producono 335 milioni di tonnellate di carne. Nel 2050 si stima che la produzione arriverà a 455 milioni di tonnellate (Un Food and Agricoltue Organization, 2018). Questo significa che ci saranno sempre più spazi che dovranno essere destinati alla produzione di carne. Ma l’aumento della produzione ha anche altre conseguenze, ancora più drammatiche:

- L’acqua utilizzabile dall’uomo è lo 0,5% di quella totale. Il 70% di questa è destinata all’agricoltura.

Gli allevamenti intensivi necessitano del 70 volte in più di acqua rispetto alle coltivazioni vegetali.

- Alla zootecnica è imputabile il 18% delle emissioni di gas serra( in particolare CO2 e metano) del pianeta, percentuale maggiore del settore dei trasporti (dati FAO). Anche se tutte le emissioni provenienti dai combustibili fossili del mondo finissero oggi, non saremmo ancora in grado di limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali

- Lo spazio necessario per gli allevamenti è stato ottenuto distruggendo l’ormai ex polmone del Mondo. La Foresta Amazzonica rischia di scomparire definitivamente a causa dell’industria della carne.

- Gli allevamenti intensivi sono una sorta di laboratorio di sintesi di germi patogeni. L’elevato numero di animali connesso ai farmaci somministrati agli animali, le condizioni di vita poco dignitose da un punto di vista igienico, l’elevato numero di polveri sottili liberate negli allevamenti sono i principali fattori che hanno portato allo sviluppo di malattie come aviaria, morbo della mucca pazza, salmonellosi, campylobacteriosi, influenza A (H1N1).

- Lo sfruttamento intensivo delle risorse ittiche rischia di decimare la biodiversità marina. Gli allevamenti di acquacoltura sono per lo più insostenibili da un punto di vista economico, in quanto per la produzione di una certa quantità di pasce è necessaria una quantità superiore di mangimi. Inoltre la pesca e dell’acquacoltura è responsabile del 27% dei rifiuti presenti negli oceani deriva dalla pesca e dall’acquacoltura.

Quindi se non vogliamo vivere in Mondo malato, inquinato, desertificato e colonizzato dalla produzione di carne dobbiamo cambiare rotta.

Per il nostro partito aderire a questa campagna non significa che dall’oggi al domani tutte e tutti ci definiamo vegani o vegetariani. Significa considerare il fatto che alcuni dei problemi ambientali del pianeta derivano da cosa l’industria alimentare ha deciso che dovessimo mangiare. Significa che oggi scegliere di continuare ad avere una dieta basata sui prodotti di origine animale equivale a scegliere un modello di sviluppo malato.

Le 3 richieste principali del trattato si concentrano su:

- La fine dell’ ampliamento delle terre destinate all’allevamento, e delle aree marine destinate all’acquacoltura e alla pesca.

- Transizione attiva dai sistemi di produzione alimentare basati sull’uso di animali a sistemi di produzione alimentari a base vegetale

- Ripristino degli ecosistemi e riforestazione della Terra

C’è chi decide di utilizzare i fondi per la finta transizione ecologica per il finanziamento di multinazionali che devastano ed inquinano il pianeta. C’è chi inquina, desertifica, prosciuga, fa ammalare per arricchirsi. Poi c’è chi ragiona insieme a scienziati, istituzioni accademiche e associazioni per trovare la cura alla malattia creata da altri. Il Pianeta rischia il baratro e noi non smetteremo mai di lottare per provare a salvarlo.

Mangiare meno carne, contrastare attivamente chi propone un sistema alimentare basato su deforestazione, consumo di suolo, inquinamento e maltrattamento delle specie viventi per noi è un modo per farlo.

*Responsabile Ambiente PRC-S.E.
*Responsabile Ambiente G.C.

A 10 anni dal referendum, no alle privatizzazioni, per un Recovery Plan dei diritti e per un futuro ecocompatibile 10 anni fa una coalizione ampia e determinata ha sancito una vittoria storica nel nostro Paese: con 27 milioni di Sì ai referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare abbiamo costretto ad un passo indietro chi per decenni ha imposto privatizzazioni e estrattivismo. 10 anni dopo, in piena pandemia, quella vittoria basata sulla difesa dei beni comuni e sull’affermazione dei diritti di tutt? sui profitti di pochi, ha un significato ancora più attuale. Da dicembre 2020 l’acqua, al pari di una qualsiasi altra merce, è stata quotata in Borsa. Un passaggio epocale che apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni e costituisce una grave minaccia ai diritti umani fondamentali.

Inoltre, la cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan, così come aggiornato dal governo Draghi, punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione, in particolare nel Mezzogiorno. L’attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con l’azione dei governi precedenti tesa a disconoscere e tentare di cancellare l’esito referendario: un ulteriore incentivo verso la gestione mercantile dei beni comuni, un evidente vulnus democratico per il mancato rispetto della volontà popolare. E' una risposta del tutto errata alla crisi sindemica, riproponendo le stesse ricette che hanno contribuito a crearla. La crisi ecosistemica, climatica, economica, sociale e l’emergenza sanitaria impongono una radicale inversione di rotta che metta al centro la tutela dei beni comuni in quanto elementi fondanti le comunità e la società, che garantisca una reale transizione ecologica, un'efficace azione di contrasto ai cambiamenti climatici e una fuoriuscita dai combustibili fossili e che garantisca a tutt? i diritti fondamentali, a partire dal diritto all'accesso all'acqua, dal diritto alla salute, dal diritto ad un ambiente salubre, dal diritto ad un lavoro sicuro e non precario, dal diritto alla casa per uscire finalmente dall’emergenza abitativa.

Oggi più di ieri è importante riaffermare il valore universale dell'acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa come argine alla messa sul mercato dei nostri territori e delle nostre vite, contrastare il rilancio dei processi di privatizzazione attuato mediante il PNRR e le riforme che lo accompagneranno. Chiediamo di completare con il “deposito nazionale” il recesso da ciclo nucleare risolvendo in modo razionale e partecipato con le comunità locali l'eredità radioattiva di una stagione infausta. Denunciamo l'ipotesi di rilancio del nucleare sotto ogni forma sia per la produzione di energia elettrica che della filiera dell’ idrogeno.

Continuiamo a batterci contro il nucleare civile e militare in ogni sede europea e internazionale. Per rilanciare con forza e rimettere al centro del dibattito pubblico i temi paradigmatici e fortemente attuali emersi dalla campagna referendaria di 10 anni fa è stata organizzata un grande mobilitazione che si sviluppa tanto a livello locale quanto a livello nazionale secondo il seguente schema.

iniziative diffuse sui territori;

Promuove: Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Aderiscono: ISDE Italia – Medici per l’Ambiente; Associazione Costituzione Beni Comuni di Milano; WWF Italia; Movimento Consumatori; Medicina Democratica Onlus; CCA dbr Coordinamento dei Comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico di Massa Carrara; Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana Aps; Partito della Rifondazione Comunista; Giuristi Democratici; Associazione Laudato Sì; ARCI; Unione Sindacale di Base – USB; Legambiente; Movimento per il diritto all’abitare.

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