RC La Spezia: "Su ACAM il solito vicolo cieco, basta con i ricatti" 

Il risultato del consiglio comunale straordinario su Acam alla Spezia ci consegna un quadro assai preoccupante. Si venderà Acam Gas togliendo al gruppo Acam l'unica fonte di redditività e di sviluppo industriale importante, si privatizzerà Acam Ambiente gettando un ombra di incertezze sulla gestione dei rifiuti e non grande incertezza avvolge le sorti di Acam Acque, viste le contraddizioni tra Piano di Riassetto ed accordo Sindaci-Sindacati sul futuro dell'acqua, nonostante un referendum in cui 27 milioni di italiani hanno chiesto che rimanga pubblica.

 

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Il Comitato Esposti Amianto Lazio, quale rappresentante di lavoratori e cittadini esposti all’amianto e di familiari vittime dell’amianto, in vista della definizione di misure che il Governo intende adottare in merito al problema amianto in occasione della 2a Conferenza Governativa Amianto (Venezia dal 23-25 novembre) ha redatto un documento contenente proposte e osservazioni.

Pur condividendo altri documenti redatti da altre associazioni degli esposti, si ritiene di aggiungere alcuni elementi che riteniamo importanti al fine di fuoriuscire dall’amianto nei luoghi di vita e di lavoro. In particolare si rende necessario ad oggi porre il divieto di utilizzo dell’amianto. La legge 257 del ’92 infatti vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la produzione e la commercializzazione, ma non ha stabilito chiaramente che è vietato utilizzare questo materiale pericoloso. Oltre ad una aggiornamento legislativo in tal senso occorre bonificare i territori con adeguati incentivi (ad oggi censiti in numero di 34.148), promuovere un’efficace sorveglianza sanitaria ed epidemiologica e prevederne la gratuità, garantire il risarcimento alle vittime professionali, familiari ed ambientali, definire le responsabilità degli enti coinvolti, prevedere un coordinamento a livello nazionale per garantire parità di trattamento e di standard in materia. Abbiamo richiesto di acquisire il nostro documento agli atti della Conferenza unitamente alla documentazione presentata da altre associazioni e forze sindacali.

 

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“Ce lo chiede l’Europa!” Quante volte abbiamo sentito questa nenia? La controriforma delle pensioni, il fiscal compact, il pareggio di bilancio in Costituzione, la precarizzazione del lavoro, l’austerità…Il Governo tripartisan del server della Goldman Sachs Monti ci catechizza ogni giorno dicendoci
che siamo obbligati ad agire perché ce lo chiede l’Europa. Adesso vedremo se ciò vale anche per il dispositivo della Risoluzione del Parlamento Europeo sul tema “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” [2011/2068(INI)] del maggio 2012, la quale – nella parte relativa alla trasformazione dell’economia – al punto 32, obbliga a tenere conto della gerarchia dei rifiuti e della necessità di ridurli fino a raggiungere livelli prossimi allo zero, nonché a introdurre un divieto generale dello smaltimento in discarica a livello europeo e di abolire progressivamente, entro la fine del decennio (2020) l’incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili. Questo significa – addirittura – che dovremmo già cominciare– addirittura – che dovremmo già cominciare a pensare alla dismissione dell'attuale S. Zeno, altro che costruirne uno nuovo da 120 milioni di euro, il quale – dopo 3/4 anni - andrebbe chiuso per legge: infatti, dal 1.1.2021 non potremo più bruciare nessun tipo di rifiuto che sia minimamente compostabile e riciclabile...ce lo chiede l'Europa! 

Le Segreterie Provinciale e Comunale di Arezzo di Rifondazione Comunista



Monta l'opposizione in Europa contro la proposta di un bando sul “fracking”,

la fatturazione idraulica che consiste nello spingere nel terreno acqua ed elementi chimici ad alta pressione per liberare idrocarburi.



Paolo Ferrero e Rosa Rinaldi, segretario nazionale e responsabile nazionale Ambiente del Partito della Rifondazione comunista, in merito al referendum tenuto il  18 novembre 2012 in Val d'Aosta, dichiarano:

«La schiacciante vittoria contro il pirogassificatore (94% dei sì su circa 51 mila cittadini valdostani che si sono recati alle urne) rappresenta una sonora bocciatura delle obsolete e dannose politiche di incenerimento. I cittadini valdostani col loro voto e con lo strumento del referendum hanno impedito l'installazione sul loro territorio di un impianto killer che avrebbe causato gravissimi danni a salute, ambiente, agricoltura e turismo. Il voto indica chiaramente anche l'alternativa da seguire:  riduzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti perseguendo l'obiettivo rifiuti zero, una strategia che, oltre ad essere virtuosa dal punto di vista ambientale, creerebbe molti più posti di lavoro rispetto all'incenerimento».


19 novembre 2012

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