di Giorgio Faunieri

Non solo Draghi e Monti. I tedeschi hanno la guardia alta e la memoria lunga con tutti. Naturale, quindi, che a cinque anni esatti dallo scoppio della bolla dei mutui concessi senza garanzie reali, i cosiddetti subprime, che sono stati la causa remota della crisi che stiamo vivendo ancora oggi, il quotidiano economico tedesco Handelsblatt  nei giorni scorsi sia andato a vedere che cosa fanno oggi “i piromani” che hanno dato fuoco alle polveri della crisi del debito. Stanno ovviamente tutti bene e nessuno passa le proprie giornate in galera. Vale comunque la pena ricordare i loro nomi e le loro facce, perché gran parte della colpa di quanto sta accadendo ora è proprio di questi signori. Richard Fuld Conosciuto tra gli addetti ai lavori come “il Gorilla di Wall Street”, l’ex ad di Lehman Brothers ancora non si capacita come mai il governo di Washington abbia lasciato fallire solo la “sua” banca:

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di Vladimiro Giacchè

1) Cosa significa il pareggio di bilancio in costituzione?

Significa diverse cose. In primo luogo, che da oggi il nostro ordinamento costituzionale si ispira ad una precisa concezione economica, quella neoliberista in salsa tedesca, secondo cui la ricetta per la crescita consiste di 3 elementi: libertà dei mercati, politiche monetarie unicamente rivolte al controllo dell’inflazione e divieto per lo Stato di qualsivoglia intervento in deficit spending sull’economia. Di fatto, viene illegalizzato il keynesismo. Non solo.

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di Claudia Pratelli

Cosa c’è per i precari nella riforma del lavoro? Abbiamo seguito il plasmarsi della riforma con un’attenzione che a tratti si è fatta ansia. L’abbiamo rincorsa dietro alle dichiarazioni (tutte altisonanti) dei ministri del governo e interpretata da documenti che erano prima linee guida, poi un documento di policy approvato dal Consiglio dei ministri, ma mai testi definitivi.

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di Claudio de Fiores

Per la prima volta dalla sua fondazione il fallimento dell'Unione europea non è più un'ipotesi immaginaria. Eppure l'Unione non pare avere alcuna intenzione di mutare rotta. La sua ideologia era e continua a a essere il liberismo. Per gli ideologi del monetarismo comunitario, d'altronde, vi è una sola ricetta in grado di sconfiggere la crisi, quella che, giorno dopo giorno, ci viene propinata dai governi tecnici, dalle agenzie di rating, dalle lettere della Bce: lo smantellamento dei diritti sociali, l'inasprimento delle politiche di austerità, le privatizzazioni.

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di Argiris Panagopoulos

A cinque giorni prima delle elezioni di domenica prossima lo scontro politico in Grecia diventa più duro, in un contesto di interventi europei che vede, il salvataggio delle banche spagnole con le tasche dei contribuenti, il Portogallo e l'Irlanda a sperare ad un alleggerimento delle dure misure del Memorandum e l'Italia a essere candidata probabilmente come il prossimo obbiettivo dei speculatori dei mercati.

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Intervista a Stefano Lucarelli
di Alessio Mazzucco

Prima Monti, poi la Fornero e Passera, si sono detti ottimisti sull’uscita prossima dalla crisi. Valori economici quali disoccupazione e produzione industriale paiono smentirli: qual è la sua opinione sulle loro dichiarazioni?

La mia prima reazione è stata di incredulità: gli ultimi dati ISTAT (Giugno 2012) infatti indicano che il numero dei disoccupati (2.792 mila) è cresciuto del 2,7% rispetto a Maggio e, soprattutto, registrano una crescita su base annua del 37,5% (761 mila unità). Gli indici ISTAT della produzione industriale corretti per gli effetti di calendario registrano, a Giugno 2012, variazioni tendenziali negative in tutti i comparti. La diminuzione più marcata riguarda il raggruppamento dei beni intermedi (-10,2%), ma cali significativi si registrano anche per i beni di consumo (-8,0%) e per i beni strumentali (-7,5%).

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di redditogarantito.it

Nel giugno scorso un'ampia coalizione di associazioni, reti sociali, partiti, movimenti, comitati, collettivi ha lanciato la campagna per un reddito minimo garantito in Italia. Una campagna nata intorno ad una proposta di legge di iniziativa popolare che intende istituire anche nel nostro Paese una garanzia per il reddito per coloro che sono precari, disoccupati e inoccupati, oggi soprattutto giovani, donne e Working Poor.
Una campagna che vuole rilanciare quelle fondamenta di un modello sociale europeo che le politiche neoliberiste hanno minato, per un Welfare universale che garantisca misure di sostegno alle persone, per rilanciare politiche di redistribuzione delle ricchezze e mettere al centro del dibattito politico le garanzie, i diritti, le libertà di scelta delle persone.

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di Tommaso Di Francesco

Dalla fortezza Europa non si passa. A meno di 24 ore dal naufragio nell'Egeo di una carretta di migranti disperati che ha visto la morte di almeno sessanta persone di cui la metà bambini, ieri un'altra tragedia in mare al largo delle coste italiane di Lampedusa, con altrettanti «dispersi». Sia per questo disastro che per quello accaduto nel mare greco-turco, si tratta di disperati iracheni, afgani, siriani, palestinesi, tunisini in fuga da miseria e guerre, anche nostre, in corso o da conflitti e rivolte inconcluse.
Per l'Italia è una tragedia «tradizionale», per la Grecia c'è una novità. Lì la feroce crisi interna, i diktat draconiani della troika europea e l'attenta strategia di violenze dei movimenti xenofobi e neonazisti, hanno portato ad incrudelire ancora di più se necessario le politiche anti-immigrazione con espulsioni massicce e la pratica ormai diventata regola di nuovi campi di detenzione.

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di Alberto Rotondo

La situazione della Repubblica italiana in questo squarcio di inizio millennio ricorda il muro di père Mulot, un famoso aneddoto del “manichino di vimini”, secondo capitolo della Storia Contemporanea di Anatole France: a cavallo tra ottocento e novecento, la Terza Repubblica francese sembrava agonizzante sotto i colpi degli scandali finanziari dei suoi politici e dei suoi uomini di affari, messi mirabilmente in evidenza dall’intelligenza critica di  Emile Zola nel suo j’accuse collettivo sull’affaire Dreyfuss, che aveva rivelato l’esistenza di una classe dirigente corrotta e immorale, mentre l’indignazione generale faceva tremare le istituzioni repubblicane.

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