di Luca Celada

Lo sguardo retrospettivo e introspettivo sull'antagonismo delle idee ha coinvolto anche la sezione documentaria del Toronto Film Festival dove si è visto anche Free Angela and All Political Prisoners. Il documentario di Shola Lynch passato in prima mondiale al Roy Thomson Hall, narra del processo nel 1971 contro Angela Davis e rievoca il movimento mondiale a suo favore. Davis era una «figlia del sud» secondo la tradizione biografica afroamericana di quella generazione, figlia di genitori illuminati, insegnanti e attivi nel Southern Negro Congress organizzazione per i diritti civili di ambiente sindacale, che nella Birmingham (Alabama) profondamente segregata spinsero i figli verso lo studio.

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di Roberto Musacchio

La Commissione Europea ha bocciato due progetti di Iniziativa dei Cittadini Europei, le ICE, una sorta di proposte di legge di iniziativa popolare previste dal Trattato di Lisbona che chiedono alla Commissione di intervenire, visto che solo essa e il Consiglio possono avanzare testi legislativi, su determinati campi attivando la raccolta di almeno un milione di firme in almeno 7 Paesi.

I due progetti bocciati riguardavano la creazione di un reddito minimo europeo garantito a tutti, proposta avanzata dai movimenti che si sono creati intorno a questo tema, e la costituzione di una banca pubblica per lo sviluppo, suggerita dal Partito della Sinistra Europea.

Le motivazioni della bocciatura sono contenute in poche righe che rimandano alla presunta mancata copertura giuridica da parte dei Trattati.

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121122catalognadi Roberto Musacchio
Chi ha guardato le immagini dell’ultimo classico, la partita di calcio tra Barcellona e Real Madrid, non può che essere rimasto colpito, oltreché dal gioco eccellente, da quella marea di giallo e rosso, i colori della bandiera catalana, che andava dal campo agli spalti, colmi di quasi cento mila persone. Basta avere davanti quella immagine per capire cosa sarà il prossimo voto, anticipato, per il rinnovo della assemblea regionale catalana che si svolgerà domenica prossima, 25 novembre. Un voto che sembra destinato a pesare sul futuro dell’Europa probabilmente più delle contemporanee primarie italiane di Pd, Sel, Psi. In primo piano nel voto l’intenzione di Artur Mas, presidente uscente della Generalitat,  e di molti partiti catalani di arrivare quanto prima ad un referendum per l’indipendenza.

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121008chavezdi Geraldina Colotti
Venezuela ancora fremente in queste giornate post elettorali in cui si profilano ruoli, candidature e schieramenti. All'orizzonte, due appuntamenti elettorali che definiranno la configurazione del paese sul piano regionale e comunale (rispettivamente il 16 dicembre e nell'aprile 2013). Domani verranno presentate le candidature degli aspiranti governatori. Henrique Capriles Radonski - candidato presidente dell'opposizione che ha totalizzato il 44, 14% contro il 55% di Chávez - non ha nascosto l'intenzione di presentarsi nello stato di Miranda, in cui ha già governato. Contro di lui, l'attuale vicepresidente del Venezuela, Elías Jaua, ex sociologo marxista, fondatore del Partito Socialista Unito e fra i redattori della Costituzione.

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di Paolo Ferrero

Il cordoglio per i diplomatici statunitensi morti ieri in Libia non può nascondere una elementare verità: la situazione oggi in Libia è il frutto dei bombardamenti occidentali e della sciagurata politica di guerra. I paesi occidentali, pur di mettere mano sul petrolio e di modificare le alleanze e gli equilibri geopolitici devastano i paesi e li riportano alla barbarie. E’ successo in Iraq, è successo in Libia, stanno cercando di farlo accadere in Siria.
Le guerre umanitarie non esistono, esistono solo gli interessi politici ed economici che si ammantano di democrazia. Vergognoso che l’ONU sia scomparsa dalla gestione delle crisi, vergognoso che i mass media si occupino di un paese quando c’è da costruire la campagna stampa per fare la guerra o quando uccidono qualche occidentale. In politica internazionale, contro le guerre sempre, per la trattativa sempre.

china

di Pietro Greco

Le parole di Wen Jaobao, lo scorso 5 marzo, hanno colto tutti di sorpresa. Anche a Pechino. Intervenendo all'annuale Congresso del Popolo, il Primo Ministro...

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syrizacscomizio

di Anna Maria Merlo
Alexis Tsipras, prima di andare Berlino, è passato per Parigi su invito di Jean-Luc Mélenchon e di Pierre Laurent del Front de Gauche. Il leader di Syriza, che potrebbe diventare il primo partito in Grecia con le elezioni del 17 giugno, ha lanciato un appello drammatico, mentre Bruxelles e Berlino continuano a mettere in guardia i cittadini greci e a minacciarli neppure più velatamente sul «referendum» sull'euro rappresentato dal prossimo voto: «nessun popolo può essere spinto al suicidio - ha risposto Tsipras - la lotta di Atene è la lotta di tutta Europa». Per Mélenchon, grazie al successo di Syriza, «la catena di rassegnazione e di servitù si sta spezzando», la Grecia rappresenta ormai «la linea del fronte» contro il liberismo.

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121015cecadi Fonte Kaosenlared da Marx 21
La “caccia alle streghe” anticomunista, le discriminazioni nei loro confronti e le minacce di messa al bando non hanno impedito ai comunisti della Repubblica Ceca di conseguire uno straordinario successo elettorale nelle elezioni regionali (tranne Praga) e per il rinnovo del mandato di 27 senatori che si sono svolte il 12-13 ottobre.
Il Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM) diventa così la seconda forza politica del paese.

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121011germaniaForex News
Jürgen Donges, membro del rinomato Consiglio dei 5 esperti economici della Germania, ha detto chiaramente che quando la Germania acconsente al salvataggio di Grecia o Spagna, pensa a salvare le banche tedesche esposte in questi paesi.
Le sue parole hanno fatto scalpore nella Twittersfera e nei giornali spagnoli, contribuendo a peggiorare le relazioni già tese tra Berlino e Madrid, e ad alzare i toni del dibattito in merito alla richiesta di salvataggio della Spagna.
Donges, 72 anni, è nato a Siviglia, in Spagna, ed è da tanto tempo membro del Consiglio, a volte soprannominato in Germania come il “Saggio”. Ha rilasciato queste crude dichiarazioni a Jordi Evole, il regista dello shaw “Salvados” sul canale spagnolo LaSexta. Qui un più ampio resoconto dal sito spagnolo El Economista.

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