di Slavoj Zizek *

Al termine della sua vita Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, fece la famosa domanda «che cosa vuole una donna?», ammettendo la perplessità di fronte all'enigma della sessualità femminile. Una simile perplessità sorge oggi: «Che cosa vuole l'Europa?» Questa è la domanda che voi, il popolo greco, state rivolgendo all'Europa. Ma l'Europa non sa quello che vuole.

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di Geraldina Colotti

Hector Navarro ci riceve nel suo studio al ministero dell’Energia elettrica, tra bilanci di fine anno e bollettini medici sulla salute del presidente Hugo Chávez, convalescente a Cuba. Cinque volte ministro del governo bolivariano, Navarro assolve attualmente anche un altro incarico delicato, dirige la formazione politica del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv). Sotto il ritratto del presidente, alcune foto di famiglia. A parte, quella di un uomo in divisa: «Era mio padre – dice il ministro – è stato lui a insegnarmi per primo il marxismo. Le Forze armate in Venezuela hanno una storia diversa da quelle degli altri paesi latinoamericani».

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120708videladi Horacio Verbitsky
La condanna all’ergastolo dell’ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla – per “la pratica sistematica e generalizzata di sottrazione, detenzione e occultamento di minorenni” in occasione del “sequestro, prigionia, sparizione o morte delle loro madri, nel quadro di un piano generale di annichilimento che dispiegò su parte della popolazione civile con la giustificazione di combattere contro la sovversione” – costituisce un trionfo straordinario della società sul terrorismo di Stato che la soggiogò tra il 1976 e il 1983.
Sono stati condannati anche altri sei capi militari, come Benito Bignone, pure lui ex dittatore, che ordinò di bruciare tutta la documentazione su questi casi; l’ex capo della più grande guarnigione dell’esercito di Buenos Aires, il generale Santiago Riveros, che nel 2000 era già stato condannato in contumacia dalla II Corte d’Assise di Roma per crimini contro cittadini italo-argentini.

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120926indignadosdi Giuseppe Grosso
Feriti e arresti per la protesta organizzata da Coordinadora 25S e Plataforma en Pie. È il risveglio degli «indignados»
I primi pullman sono arrivati a Madrid già nella prima mattinata di ieri, carichi di manifestanti. Sono giunti dai paesi della periferia della capitale, ma anche da lontano: Bilbao, Barcellona e da quasi tutte le principali città della Spagna con l'obiettivo dichiarato di rispondere alla chiamata del movimento «rodea el congreso» e scendere in piazza per circondare il parlamento spagnolo. Una forma di protesta pacifica e simbolica - organizzata dalla Coordinadora 25S e dalla Plataforma en Pie, di cui fanno parte, tra gli altri, il Partido comunista e Izquierda Anticapitalista - contro l'asfissiante situazione del Paese e la gestione a base di tagli del governo conservatore del Partido Popular.

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di Argiris Panagopoulos

È stata la piu difficile campagna elettorale quella che si chiude oggi in Grecia, con il tentativo del leader della destra Samaras di ritornare in piazza Syntagma per il suo ultimo comizio, per dimostrare che Nuova Democrazia ha ancora i numeri per governare. Intanto ieri decine di migliaia di ateniesi sono andati in piazza Omonoia a sentire Alexis Tzipras, il leader di Syriza, che in un clima di allegria

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di Fabio Marcelli

Come ci insegna la storia italiana più o meno recente, tra stragi impunite, trattative con la mafia, ecc., nel segreto di Stato si celano le peggiori nefandezze. Non sarà quindi mai sufficientemente lodato il lavoro minuzioso e utile con il quale Julien Assange ha saputo mettere in piazza le trame e i segreti della diplomazia pubblica e privata, mettendo alla berlina governi, banche e imprese multinazionali. Dalle rivelazioni su stragi ed abusi commessi dalle forze armate occidentali, al disvelamento di retroscena diplomatici e di altro genere che gettano una luce veritiera sul modo di pensare e di operare di chi detiene il potere in questo mondo.

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di Samir Hassan

Nuovo round del match (prevedibilmente destinato a durare a lungo) Cameron-Correa sulla sorte di Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks ricercato da Svezia e Stati uniti, a cui l'Ecuador ha concesso giovedì scorso asilo diplomatico nella sua ambasciata di Londra e a cui il governo britannico nega il salvacondotto per lasciare il paese. Mercoledì nel Salón de los banquetos del palazzo presidenziale il presidente della repubblica Rafael Correa ha fatto il punto della situazione davanti a una sessantina di giornalisti ecuadoriani e stranieri. Parole chiare e nette. «Negoziazione?L'Ecuador non negozia i diritti fondamentali di una persona.

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di Benedetto Vecchi

Il braccio di ferro tra Londra e Quito ha una rilevanza che va ben al di là della sorte di Julian Assange. La posta in gioco, infatti, è la possibilità o meno che la Rete possa essere un medium per un'attività giornalistica al di fuori delle grandi corporation dell'informazione. In fondo Wikileaks ha svolto, nelle forme che ha deciso più opportune, di diffondere informazioni che avevano una indubbia rilevanza pubblica.
La messa on line del video e dell'audio relativi all'uccisione di alcuni civili iracheni da parte di militari statunitensi, la pubblicazione dei cablogate delle ambasciate statunitensi al dipartimento di stato, ma anche la diffusione di materiali che testimoniavano episodi di corruzione di questa o quella multinazionale sono state azioni che attengono appunto ad una normale attività informativa, giornalistica.

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di Julian Assange

Nessun giornale ha pubblicato il discorso integrale fatto da Julian Assange domenica dall'ambasciata ecuadoregna, eccolo qui.

Sono qua (N.d.T.: inteso come fisicamente sul balcone dell’ambasciata) con voi oggi perché non posso essere con voi laggiù. Ma grazie per essere venuti. Grazie del vostro impegno, della vostra generosità e del vostro spirito.
Mercoledì notte, dopo la minaccia portata a questa ambasciata, dopo l’arrivo della polizia, siete giunti nel cuore della notte per controllare, e avete portato con voi l’attenzione dei media mondiali.

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